| ANTONINO BUTTITTA. Signor presidente, la criminalità, e
in particolare quella organizzata, è un fenomeno fisiologico,
anzi epidemico di società complesse come la nostra. Al
contrario non è un fenomeno epidemico, né fisiologico, il
rapporto, anzi la connessione, tra criminalità e Stato. Nel
nostro paese purtroppo da alcuni anni a questa parte il
rapporto, la connessione o meglio la complicità risultano di
tutta evidenza. Poiché stiamo parlando di un rapporto, di una
connessione, di una complicità tra due soggetti, abbiamo il
dovere di chiarire la natura e l'identità dei soggetti
medesimi. La natura e l'identità del soggetto "criminalità"
(mafia o camorra) la stiamo chiarendo, lo fanno soprattutto i
magistrati, mentre la natura e l'identità del soggetto che
denominiamo "Stato" risulta assai vaga e indefinita. Quando
diciamo "Stato" di che cosa stiamo parlando? Lo Stato è
Parisi! Ma Stato siamo anche noi; lo Stato è questa
Commissione! Stato sono tutte le articolazioni istituzionali
della società civile.
Se vogliamo chiarire, come dobbiamo - è un nostro dovere,
non siamo qui per fare letteratura o sociologia! - questo
rapporto, si deve individuare di quale Stato, o meglio di
quale "pezzo" dello Stato si sta parlando in ordine al
rapporto con la criminalità.
Ecco perché mi trovano pienamente d'accordo le proposte, i
suggerimenti e le richieste fatti dal senatore Brutti e
ribaditi dal collega Frasca.
Da qui, una considerazione di carattere più generale.
Proprio perché non facciamo letteratura, sociologia o politica
del politichese ma abbiamo doveri di carattere istituzionale
oltreché morale nei confronti della società civile, non
possiamo affrontare tutta la materia che ci sta di fronte. Il
fenomeno della criminalità organizzata, della mafia e della
'ndrangheta è assai vasto, dai confini indefiniti, tale da
coinvolgere, soprattutto nel Sud del nostro paese, ampi strati
sociali. Rischiamo, quindi, di non esaurire mai lo studio, il
governo critico ed il controllo di questo fenomeno. Se ci
limiteremo a trattare tutto o un po' di tutto
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- come in qualche caso, ahimé, ho visto fare in Commissione
-, finiremo per fermarci all'epidermide del fenomeno stesso.
Dobbiamo individuare alcuni fatti essenziali e
fondamentali, quale quello di cui stiamo parlando e quale,
ancora, quello relativo al rapporto tra mafia, appalti e
politica, su cui insisterò perché credo che abbiamo il dovere
di parlarne. Dobbiamo affrontare due o tre temi essenziali e
approfondirli andando fino in fondo, altrimenti il nostro
lavoro resterà pregevole e nobile per la memoria delle
generazioni a venire ma non conseguirà risultati decisivi in
ordine alla eliminazione del fenomeno in questione.
Pur rendendomi conto che si tratta di indagini complesse e
che dovremo riascoltare o auscultare molti personaggi che
abbiamo finora sentito, mi permetterei di insistere affinché
il nostro lavoro abbia i reali connotati dell'indagine, cioè
quelli di una ricerca diretta ad assumere, come fatto
conoscitivo e giudicativo, tutti gli elementi del fenomeno o
di quella parte di esso che abbiamo inteso osservare,
considerare, studiare e giudicare. A mio avviso, la proposta
del senatore Brutti deve considerarsi ineludibile.
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