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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XI Legislatura

Documento


68772
STC0060-0055
COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA Resoc. Stenogr. n. 60 del 14 settembre 1993 (STC11-MAF-60)
(suddiviso in 103 Unità Documento)
Unità Documento n.55 (che inizia a pag.2668 dello stampato)
...Discussione della relazione sulla criminalità in Puglia.
ALBERTO ROBOL, Relatore.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE
ZZSTC ZZSTC140993 ZZSTC930914 ZZSTC000993 ZZSTC000093 ZZSTC60 ZZMAF ZZMAF140993 ZZMAF930914 ZZMAF000993 ZZMAF000093 ZZMAF60 ZZ11
    ALBERTO ROBOL,  Relatore.  Glielo spiegherò tra un
  attimo, onorevole Matteoli.
     Dicevo che bisogna tener conto non solo della posizione
  geografica della Puglia, ma anche dei suoi collegamenti con la
  ex Jugoslavia, dei suoi rapporti con il mare (tutto ciò viene
  messo ben in evidenza nel documento ROS) e del fatto
 
                             Pag. 2669
 
  che è venuto ad aprirsi un processo di coscientizzazione
  della società civile (è questo che intendevo dire prima,
  onorevole Matteoli) che, come Commissione, non possiamo non
  aver registrato durante le nostre visite, per esempio a
  Mesagne e a Montescaglioso, o nella giornata passata nella
  scuola di Taranto.
     Credo che come politici e legislatori spetti a noi vedere
  se in questa situazione, che per alcuni versi è
  esasperatamente lacerante, vi siano anche motivi di speranza.
  In fondo, il recupero della politica non può non avere una sua
  dimensione pedagogica, per cui non può considerarsi illuso,
  utopista o sentimentale chi mette in luce anche questi
  aspetti.  E' per questo che nella relazione ho voluto porre in
  rilievo che accanto alla presenza tradizionalmente negativa
  della criminalità organizzata si registra una interessante
  fase di presa di coscienza della società nella sua interezza,
  soprattutto della società generazionalmente interessante
  perché nuova: i 350 studenti delle scuole di Taranto, i 50
  interventi da essi svolti assieme ai docenti rappresentano la
  testimonianza di una società che si muove verso il recupero
  della politica.  Quest'ultima non può limitarsi a registrare
  passivamente la disperazione e nemmeno può fare il gioco di
  una contrapposizione statica; anche la politica della nostra
  Commissione, quindi, non deve essere bloccata o
  esasperatamente pessimista, quasi essa fosse chiamata a
  registrare solo il negativo da attribuire ad un ceto dirigente
  anziché ad un altro.
     E' in atto un processo politico sul quale, ovviamente, il
  giudizio deve essere espresso.  Quindi, dopo la discussione che
  in continuazione e dal vivo abbiamo portato avanti in questi
  mesi con chi è stato con noi in Commissione, la conclusione
  che ho tratto è stata che il processo di Lecce ha determinato
  una grossissima sconfitta della violenza organizzata;
  conseguentemente, il decennio degli anni ottanta, che appare
  come quello della nascita di questa criminalità e
  dell'ufficialità dei collegamenti della Sacra corona unita
  alla 'ndrangheta e alla camorra, viene anche visto come quello
  in cui ha avuto termine questo tipo di violenza organizzata.
  Ma se questo è un dato estremamente positivo, va chiarito che
  il crollo della violenza organizzata non è assolutamente
  ascrivibile, in termini esclusivi, all'azione giudiziaria,
  bensì anche a quella politica e culturale.
     Dunque, non vi sono solo fenomeni di grande disoccupazione
  e di vuoto delle strutture, ma anche fenomeni di cultura
  politica, i quali tendono a riempire le devastazioni di tutti
  questi anni.  Vorrei porre maggiormente l'attenzione su questo,
  perché credo che sia giusto esprimere una parola di
  incoraggiamento, di vita e di speranza, senza con ciò voler
  mettere in secondo piano i dati negativi che emergono dalla
  relazione e che per certi aspetti risultano estremamente
  allarmanti, anche se oggi, forse, lo sono di meno rispetto a
  qualche anno fa.  Prima del luglio di quest'anno, la
  Commissione si era recata in Puglia ben cinque volte, per cui
  ha potuto constatare quanto la situazione fosse grave.
  Tuttavia, accanto a questo dato negativo, credo che sia
  importante mettere in luce anche il cambiamento in atto,
  inteso come risposta ad un bisogno e come volontà di vita.
     Se consideriamo che accanto al mondo del volontariato e
  della cultura, che rappresenta un investimento generazionale
  per il futuro, vi è anche la risposta del mondo
  dell'antiracket, risposta che in termini generici possiamo
  chiamare corporativa ma che in termini produttivi e politici è
  di grande peso, comprendiamo che la società si è svegliata.  E
  questo dato emerge nella relazione, anche se nella stessa le
  parole dedicategli sono sicuramente minori rispetto a quelle
  usate per evidenziare i dati negativi.  In pratica, anche se
  nella relazione vi è un rapporto in fondo sproporzionato tra
  le citazioni e i riferimenti di carattere giudiziario e quelli
  di carattere politico, culturale e sociale, credo che il suo
  taglio sia giusto.
     Credo che la Commissione - almeno per quanto riguarda me -
  abbia potuto vedere in Puglia non solo i colpi di coda,
 
                             Pag. 2670
 
  che sono i più pericolosi per certi versi, di una violenza e
  di una criminalità organizzate, ma anche le contraddizioni che
  nella società si sono aperte e quindi la voglia di
  testimonianza di un altro modello di vita.  Vorrei che si
  ponesse l'accento sulle assemblee pubbliche: prima ho citato
  Taranto, ora cito quella svoltasi in consiglio comunale a
  Mesagne con la popolazione che ha seguito i lavori della
  Commissione e che ha visto in essa un momento di liberazione;
  quella di Montescaglioso, nel sopralluogo di fine luglio, dove
  vi è stata una chiara presa di posizione, e dove ha
  partecipato tutta la popolazione.  Questi sono segni, oltre che
  segnali, di un'inversione di rotta.  Allora, se la Commissione
  (chiudo con quanto ha detto Catenacci a Bari in un colloquio
  privato alla fine dell'audizione) ha un senso, lo ha perché
  sul territorio riesce ad essere e non può non essere un
  momento di pungolo continuo e anche di gratificazione per gli
  elementi di contraddizione che vi sono sul territorio.  La
  Commissione ha un compito politico che è quello di risvegliare
  il senso di un vivere civile che altrimenti rischia di
  vanificarsi.
     Prima si è fatto riferimento alle grandi questioni dello
  Stato e della criminalità: io credo che al di là e forse anche
  al di sopra, nel senso della trascendenza, dello Stato vi sia
  la persona; intendo dire che lo Stato è l'espressione anche
  della persona e della società, quindi il compito di una
  Commissione politica, nel suo viaggio attraverso le situazioni
  di criminalità organizzata, è quello di recuperare il senso
  dello Stato come senso della società nelle sue articolazioni.
     Questo mi premeva dire come avvio del dibattito.  Credo che
  ciascuno, in base ai dati contenuti nella lunga relazione che
  consta di 70 pagine, potrà sviluppare una serie di
  ragionamenti.
     Per concludere desidero dire, se mi è consentito, che fin
  dall'inizio ho avuto un certo imbarazzo ad occuparmi di un
  campo per me assolutamente nuovo (credo di dover pagare il
  prezzo di questa sorta di noviziato di ricerca).  Però da
  gennaio ho avuto occasione di visitare oltre alla Puglia, la
  Sicilia, la Campania, la Calabria ed ho potuto constatare che
  anche in queste zone del nostro paese nelle quali in apparenza
  il momento della violenza è fondamentale ed essenziale vi è
  una società civile in forte movimento: questo a mio parere è
  un fatto politico del quale forse si parla poco ma che deve
  essere evidenziato.
 
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