| ALBERTO ROBOL, Relatore. Glielo spiegherò tra un
attimo, onorevole Matteoli.
Dicevo che bisogna tener conto non solo della posizione
geografica della Puglia, ma anche dei suoi collegamenti con la
ex Jugoslavia, dei suoi rapporti con il mare (tutto ciò viene
messo ben in evidenza nel documento ROS) e del fatto
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che è venuto ad aprirsi un processo di coscientizzazione
della società civile (è questo che intendevo dire prima,
onorevole Matteoli) che, come Commissione, non possiamo non
aver registrato durante le nostre visite, per esempio a
Mesagne e a Montescaglioso, o nella giornata passata nella
scuola di Taranto.
Credo che come politici e legislatori spetti a noi vedere
se in questa situazione, che per alcuni versi è
esasperatamente lacerante, vi siano anche motivi di speranza.
In fondo, il recupero della politica non può non avere una sua
dimensione pedagogica, per cui non può considerarsi illuso,
utopista o sentimentale chi mette in luce anche questi
aspetti. E' per questo che nella relazione ho voluto porre in
rilievo che accanto alla presenza tradizionalmente negativa
della criminalità organizzata si registra una interessante
fase di presa di coscienza della società nella sua interezza,
soprattutto della società generazionalmente interessante
perché nuova: i 350 studenti delle scuole di Taranto, i 50
interventi da essi svolti assieme ai docenti rappresentano la
testimonianza di una società che si muove verso il recupero
della politica. Quest'ultima non può limitarsi a registrare
passivamente la disperazione e nemmeno può fare il gioco di
una contrapposizione statica; anche la politica della nostra
Commissione, quindi, non deve essere bloccata o
esasperatamente pessimista, quasi essa fosse chiamata a
registrare solo il negativo da attribuire ad un ceto dirigente
anziché ad un altro.
E' in atto un processo politico sul quale, ovviamente, il
giudizio deve essere espresso. Quindi, dopo la discussione che
in continuazione e dal vivo abbiamo portato avanti in questi
mesi con chi è stato con noi in Commissione, la conclusione
che ho tratto è stata che il processo di Lecce ha determinato
una grossissima sconfitta della violenza organizzata;
conseguentemente, il decennio degli anni ottanta, che appare
come quello della nascita di questa criminalità e
dell'ufficialità dei collegamenti della Sacra corona unita
alla 'ndrangheta e alla camorra, viene anche visto come quello
in cui ha avuto termine questo tipo di violenza organizzata.
Ma se questo è un dato estremamente positivo, va chiarito che
il crollo della violenza organizzata non è assolutamente
ascrivibile, in termini esclusivi, all'azione giudiziaria,
bensì anche a quella politica e culturale.
Dunque, non vi sono solo fenomeni di grande disoccupazione
e di vuoto delle strutture, ma anche fenomeni di cultura
politica, i quali tendono a riempire le devastazioni di tutti
questi anni. Vorrei porre maggiormente l'attenzione su questo,
perché credo che sia giusto esprimere una parola di
incoraggiamento, di vita e di speranza, senza con ciò voler
mettere in secondo piano i dati negativi che emergono dalla
relazione e che per certi aspetti risultano estremamente
allarmanti, anche se oggi, forse, lo sono di meno rispetto a
qualche anno fa. Prima del luglio di quest'anno, la
Commissione si era recata in Puglia ben cinque volte, per cui
ha potuto constatare quanto la situazione fosse grave.
Tuttavia, accanto a questo dato negativo, credo che sia
importante mettere in luce anche il cambiamento in atto,
inteso come risposta ad un bisogno e come volontà di vita.
Se consideriamo che accanto al mondo del volontariato e
della cultura, che rappresenta un investimento generazionale
per il futuro, vi è anche la risposta del mondo
dell'antiracket, risposta che in termini generici possiamo
chiamare corporativa ma che in termini produttivi e politici è
di grande peso, comprendiamo che la società si è svegliata. E
questo dato emerge nella relazione, anche se nella stessa le
parole dedicategli sono sicuramente minori rispetto a quelle
usate per evidenziare i dati negativi. In pratica, anche se
nella relazione vi è un rapporto in fondo sproporzionato tra
le citazioni e i riferimenti di carattere giudiziario e quelli
di carattere politico, culturale e sociale, credo che il suo
taglio sia giusto.
Credo che la Commissione - almeno per quanto riguarda me -
abbia potuto vedere in Puglia non solo i colpi di coda,
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che sono i più pericolosi per certi versi, di una violenza e
di una criminalità organizzate, ma anche le contraddizioni che
nella società si sono aperte e quindi la voglia di
testimonianza di un altro modello di vita. Vorrei che si
ponesse l'accento sulle assemblee pubbliche: prima ho citato
Taranto, ora cito quella svoltasi in consiglio comunale a
Mesagne con la popolazione che ha seguito i lavori della
Commissione e che ha visto in essa un momento di liberazione;
quella di Montescaglioso, nel sopralluogo di fine luglio, dove
vi è stata una chiara presa di posizione, e dove ha
partecipato tutta la popolazione. Questi sono segni, oltre che
segnali, di un'inversione di rotta. Allora, se la Commissione
(chiudo con quanto ha detto Catenacci a Bari in un colloquio
privato alla fine dell'audizione) ha un senso, lo ha perché
sul territorio riesce ad essere e non può non essere un
momento di pungolo continuo e anche di gratificazione per gli
elementi di contraddizione che vi sono sul territorio. La
Commissione ha un compito politico che è quello di risvegliare
il senso di un vivere civile che altrimenti rischia di
vanificarsi.
Prima si è fatto riferimento alle grandi questioni dello
Stato e della criminalità: io credo che al di là e forse anche
al di sopra, nel senso della trascendenza, dello Stato vi sia
la persona; intendo dire che lo Stato è l'espressione anche
della persona e della società, quindi il compito di una
Commissione politica, nel suo viaggio attraverso le situazioni
di criminalità organizzata, è quello di recuperare il senso
dello Stato come senso della società nelle sue articolazioni.
Questo mi premeva dire come avvio del dibattito. Credo che
ciascuno, in base ai dati contenuti nella lunga relazione che
consta di 70 pagine, potrà sviluppare una serie di
ragionamenti.
Per concludere desidero dire, se mi è consentito, che fin
dall'inizio ho avuto un certo imbarazzo ad occuparmi di un
campo per me assolutamente nuovo (credo di dover pagare il
prezzo di questa sorta di noviziato di ricerca). Però da
gennaio ho avuto occasione di visitare oltre alla Puglia, la
Sicilia, la Campania, la Calabria ed ho potuto constatare che
anche in queste zone del nostro paese nelle quali in apparenza
il momento della violenza è fondamentale ed essenziale vi è
una società civile in forte movimento: questo a mio parere è
un fatto politico del quale forse si parla poco ma che deve
essere evidenziato.
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