| FRANCESCO CAFARELLI. Credo che si possa con onestà dare
atto al collega Robol di aver svolto un ottimo lavoro, come
credo si possa dire che la Commissione ha raggiunto un buon
risultato, in quanto della Puglia è ora possibile avere uno
spaccato utile a formulare suggerimenti validi per chi oggi
possa trovarsi nelle condizioni in cui si è trovata la Puglia
dieci anni fa; e ad impostare così - come abbiamo fatto per le
audizioni - un metodo che possa servire ad operare in via
preventiva, nelle regioni che si trovano a registrare il
fenomeno ancora nella fase iniziale.
Signor presidente, considerate l'ora e la stanchezza
(anche io ho seguito i colleghi in Sardegna), cercherò di
attenermi ai documenti e di evitare commenti personali, anche
se seguo dal 1985 la vicenda dello sviluppo e della
penetrazione della criminalità in Puglia.
Desidero dire al collega Robol che abbiamo già ottenuto un
risultato: questa volta abbiamo potuto scrivere la relazione
senza dovervi apportare modifiche, cioè senza subire, come è
avvenuto in precedenza, pressioni per "pulirla", soprattutto
quando essa faceva riferimento a personaggi molto noti
(facciamo una volta per sempre questo nome: i Casillo!) dei
quali oggi abbiamo potuto parlare ufficialmente grazie a
quello che ci hanno detto i collaboratori di giustizia. Lo
stesso Robol, però, ha citato la pagina ma non ha fatto il
cognome della famiglia alla quale si riferiva: vi è questa
difficoltà, che ci portiamo appresso fin dal 1986. Del resto
anche questa Commissione si è trovata in difficoltà fin
dall'inizio, fin da quando la delegazione è partita per la
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Puglia la prima volta (gennaio 1993). La Commissione era già
in possesso di alcuni elementi circa la presenza della
criminalità a Foggia. Chiedo scusa, signor Presidente, se
parlo della situazione della Capitanata (conosco quella zona
che è legata alla provincia di Bari), ma credo - lo hanno
detto Robol ed anche il senatore Frasca - che essa possa
essere emblematica anche per altre regioni. Facendo l'analisi
di tutti gli elementi accertati ed ufficialmente a nostra
disposizione, si può giungere ad uno spaccato della
situazione, non solo alla formulazione di una relazione
(facendo solo questo faremmo una cosa monca) ma anche
all'individuazione di ipotesi e proposte (mi richiamo ad una
battuta felice di Robol relativa al processo di Lecce).
A Lecce si è svolto un processo alla criminalità
organizzata che ha fatto registrare una vittoria della parte
sana dello Stato che si è contrapposta alla criminalità
organizzata. La situazione di Lecce è simile a quella di altre
realtà: se fossimo intervenuti per tempo su di esse,
probabilmente oggi avremmo comunque parlato della presenza del
fenomeno della camorra pugliese ma con minore preoccupazione
perché esso sarebbe stato di entità sicuramente diversa da
quella che l'onorevole Robol dice di aver registrato e della
quale è preoccupato.
Sempre in riferimento ai dati a nostra disposizione,
emerge la tipicità dell'omicidio Sciorio: la polizia e
soprattutto i carabinieri (qui non si citano mai i
carabinieri: manca Boso!), nel corso dell'indagine, trovarono
un libro e un'agenda; il primo conteneva le regole per
l'affiliazione alla nuova camorra e la seconda conteneva dei
nomi.
Abbiamo inoltre avuto a disposizione l'indagine della
UIGOS di Foggia e - sempre per citare fatti oggettivi - le
dichiarazioni di un altro uomo della camorra molto noto
allora, Pasquale Barra, il quale parlò con il dottor Apperti,
sostituto procuratore della Repubblica di Foggia. In sostanza,
riferì di situazioni che poi sono state confermate, a distanza
di anni, dalle dichiarazioni di Galasso e Annacondia. Ripeto,
sono fatti riportati nella sentenza Maritati, che consegnerò
alla Commissione - anche se dovrebbe già averla: se Maritati
non avesse incontrato difficoltà e avesse potuto continuare le
indagini riguardanti il troncone della Capitanata, avremmo
potuto registrare una vittoria non solo a Lecce, ma anche a
Foggia, a Bari e nella Puglia in generale.
Dunque, a disposizione delle autorità preposte alla lotta
contro la criminalità erano i dati concernenti l'omicidio
Sciorio e le risultanze delle indagini sull'omicidio stesso e
di quelle svolte dalla UIGOS e dalla Guardia di finanza, su
cui dovremmo fare chiarezza, signor Presidente. Occorrerebbe
soprattutto fare chiarezza sulle due indagini avviate dalla
Guardia di finanza che, quando giungono a riscontri oggettivi,
stranamente si interrompono. In altri termini accade che la
verifica della Guardia di finanza sul gruppo Casillo, allorché
riscontra dati oggettivi viene sospesa con la motivazione che
i Casillo, su suggerimento di un loro amico magistrato,
avevano spostato le loro attività da Foggia a San Giuseppe
Vesuviano. Non so se sia possibile sospendere una verifica e
non saperne più nulla! E' come se la Guardia di finanza
interrompesse la sua attività ai confini della provincia di
Foggia, senza andare oltre: la Guardia di finanza può o no
andare dappertutto? E' necessario un accertamento.
L'altra questione riguarda la relazione dell'Arma dei
carabinieri risalente all'ottobre 1985, anch'essa a
disposizione delle autorità preposte. Che cosa si è
verificato, onorevole Robol? Perché non si è mai arrivati alla
celebrazione di un processo sulla criminalità organizzata del
troncone di Foggia? Anche in questo caso bisogna accertare e
fare chiarezza: non solo fu trasferito il dottor Gigli,
responsabile dell'ufficio UIGOS - prima fu anche demolito
moralmente, con la rivelazione di sue presunte collusioni con
la delinquenza locale (si disse che aveva ricevuto in regalo
un'autovettura) - ma fu attaccato anche il questore, dottor
Rosa: si disse che poiché il figlio era un drogato,
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il padre non aveva titolo per condurre un'indagine nei
confronti della presenza della criminalità organizzata, a
Foggia. Furono anche trasferiti un capitano della Guardia di
finanza ed un maresciallo si dimise.
Né va perso di vista il ruolo svolto dal mondo politico
(allego documentazione), attraversato da contrasti e vuoti,
così come non va sottovalutato l'atteggiamento di una parte
della stampa che ha svolto una funzione non secondaria: mi
riferisco ad alcune fonti d'informazione ed emittenti che sin
dal 1985 risultavano soggiogate da capitali di provenienza
illecita.
Sull'altro fronte, chi erano i preposti alla verifica dei
fatti che sto ricordando (che, lo ripeto sono agli atti)? Chi
era preposto all'accertamento della giustezza o della
erroneità dei fatti, delle responsabilità o della presenza
della camorra pugliese? Vi sono denunce al Consiglio superiore
della magistratura nei confronti del procuratore della
Repubblica di Foggia, dottor Cudillo; del sostituto
procuratore, dottor Apperti; del giudice istruttore di allora
dottor Baldi, nonché di altri due magistrati, il dottor Monaco
di Foggia e il giudice istruttore dottor Picardi (trasferitosi
successivamente a Napoli).
Queste persone sono intervenute pesantemente non solo per
minacciare e trasferire chi si era interessato alle indagini
sulla presenza della camorra in Capitanata, ma anche per
manipolare le risultanze delle indagini a disposizione della
magistratura. Tutto questo risulta agli atti del Consiglio
superiore della magistratura oltre ad essere stato registrato
dagli ispettori che, su mia denuncia, hanno aperto il caso
Foggia. Cudillo, da parte sua, aveva partecipato alla
commissione aggiudicatrice dell'appalto-concorso per la
realizzazione del tribunale di Foggia, vinto - già allora,
senatore Brutti - dalla FEAL, attualmente COGEFAR-Impresit:
non solo un procuratore della Repubblica partecipò alla
procedura di aggiudicazione dell'appalto, ma l'appalto fu
concesso ad una ditta il cui amministratore delegato unico era
stato condannato ai sensi dell'articolo 416-bis! La
circostanza fu fatta rilevare dalla Commissione, ma il
procuratore rispose che lui non era tenuto a leggere i
giornali! Su questo non è stata mai fatta chiarezza!
Ancora: nel corso dell'inchiesta Maritati vengono
minacciati due appartenenti alla Criminalpol inviati da
Maritati e che, provenendo da Bari, non potevano essere
"avvicinati" a Foggia; - e lo stesso giudice Maritati fu
minacciato, fino ad essere derubato del suo lavoro.
Che cosa è avvenuto? Come è successo? Fatto strano: ogni
qualvolta si è richiamata l'attenzione sulla criminalità
foggiana, è intervenuto un magistrato risultato comunque
coinvolto in rapporti di amicizia con i Casillo! In questo
caso lo ha fatto Baldi che ha presentato richiesta di
autorizzazione a procedere nei miei confronti. Del resto, il
ruolo dei Casillo (Pasquale, Aniello e prima ancora il padre)
era quello di aggiustare i processi, di mantenere rapporti con
i magistrati, riuscendo così ad essere al di sopra delle
fazioni di Cutolo e di Alfieri. Gennaro Casillo non veniva mai
toccato perché aggiustava i processi, dice Galasso.
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