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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XI Legislatura

Documento


68774
STC0060-0057
COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA Resoc. Stenogr. n. 60 del 14 settembre 1993 (STC11-MAF-60)
(suddiviso in 103 Unità Documento)
Unità Documento n.57 (che inizia a pag.2670 dello stampato)
...Discussione della relazione sulla criminalità in Puglia.
FRANCESCO CAFARELLI.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE
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    FRANCESCO CAFARELLI.  Credo che si possa con onestà dare
  atto al collega Robol di aver svolto un ottimo lavoro, come
  credo si possa dire che la Commissione ha raggiunto un buon
  risultato, in quanto della Puglia è ora possibile avere uno
  spaccato utile a formulare suggerimenti validi per chi oggi
  possa trovarsi nelle condizioni in cui si è trovata la Puglia
  dieci anni fa; e ad impostare così - come abbiamo fatto per le
  audizioni - un metodo che possa servire ad operare in via
  preventiva, nelle regioni che si trovano a registrare il
  fenomeno ancora nella fase iniziale.
     Signor presidente, considerate l'ora e la stanchezza
  (anche io ho seguito i colleghi in Sardegna), cercherò di
  attenermi ai documenti e di evitare commenti personali, anche
  se seguo dal 1985 la vicenda dello sviluppo e della
  penetrazione della criminalità in Puglia.
     Desidero dire al collega Robol che abbiamo già ottenuto un
  risultato: questa volta abbiamo potuto scrivere la relazione
  senza dovervi apportare modifiche, cioè senza subire, come è
  avvenuto in precedenza, pressioni per "pulirla", soprattutto
  quando essa faceva riferimento a personaggi molto noti
  (facciamo una volta per sempre questo nome: i Casillo!) dei
  quali oggi abbiamo potuto parlare ufficialmente grazie a
  quello che ci hanno detto i collaboratori di giustizia.  Lo
  stesso Robol, però, ha citato la pagina ma non ha fatto il
  cognome della famiglia alla quale si riferiva: vi è questa
  difficoltà, che ci portiamo appresso fin dal 1986.  Del resto
  anche questa Commissione si è trovata in difficoltà fin
  dall'inizio, fin da quando la delegazione è partita per la
 
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  Puglia la prima volta (gennaio 1993).  La Commissione era già
  in possesso di alcuni elementi circa la presenza della
  criminalità a Foggia.  Chiedo scusa, signor Presidente, se
  parlo della situazione della Capitanata (conosco quella zona
  che è legata alla provincia di Bari), ma credo - lo hanno
  detto Robol ed anche il senatore Frasca - che essa possa
  essere emblematica anche per altre regioni.  Facendo l'analisi
  di tutti gli elementi accertati ed ufficialmente a nostra
  disposizione, si può giungere ad uno spaccato della
  situazione, non solo alla formulazione di una relazione
  (facendo solo questo faremmo una cosa monca) ma anche
  all'individuazione di ipotesi e proposte (mi richiamo ad una
  battuta felice di Robol relativa al processo di Lecce).
     A Lecce si è svolto un processo alla criminalità
  organizzata che ha fatto registrare una vittoria della parte
  sana dello Stato che si è contrapposta alla criminalità
  organizzata.  La situazione di Lecce è simile a quella di altre
  realtà: se fossimo intervenuti per tempo su di esse,
  probabilmente oggi avremmo comunque parlato della presenza del
  fenomeno della camorra pugliese ma con minore preoccupazione
  perché esso sarebbe stato di entità sicuramente diversa da
  quella che l'onorevole Robol dice di aver registrato e della
  quale è preoccupato.
     Sempre in riferimento ai dati a nostra disposizione,
  emerge la tipicità dell'omicidio Sciorio: la polizia e
  soprattutto i carabinieri (qui non si citano mai i
  carabinieri: manca Boso!), nel corso dell'indagine, trovarono
  un libro e un'agenda; il primo conteneva le regole per
  l'affiliazione alla nuova camorra e la seconda conteneva dei
  nomi.
     Abbiamo inoltre avuto a disposizione l'indagine della
  UIGOS di Foggia e - sempre per citare fatti oggettivi - le
  dichiarazioni di un altro uomo della camorra molto noto
  allora, Pasquale Barra, il quale parlò con il dottor Apperti,
  sostituto procuratore della Repubblica di Foggia.  In sostanza,
  riferì di situazioni che poi sono state confermate, a distanza
  di anni, dalle dichiarazioni di Galasso e Annacondia.  Ripeto,
  sono fatti riportati nella sentenza Maritati, che consegnerò
  alla Commissione - anche se dovrebbe già averla: se Maritati
  non avesse incontrato difficoltà e avesse potuto continuare le
  indagini riguardanti il troncone della Capitanata, avremmo
  potuto registrare una vittoria non solo a Lecce, ma anche a
  Foggia, a Bari e nella Puglia in generale.
     Dunque, a disposizione delle autorità preposte alla lotta
  contro la criminalità erano i dati concernenti l'omicidio
  Sciorio e le risultanze delle indagini sull'omicidio stesso e
  di quelle svolte dalla UIGOS e dalla Guardia di finanza, su
  cui dovremmo fare chiarezza, signor Presidente.  Occorrerebbe
  soprattutto fare chiarezza sulle due indagini avviate dalla
  Guardia di finanza che, quando giungono a riscontri oggettivi,
  stranamente si interrompono.  In altri termini accade che la
  verifica della Guardia di finanza sul gruppo Casillo, allorché
  riscontra dati oggettivi viene sospesa con la motivazione che
  i Casillo, su suggerimento di un loro amico magistrato,
  avevano spostato le loro attività da Foggia a San Giuseppe
  Vesuviano.  Non so se sia possibile sospendere una verifica e
  non saperne più nulla!  E' come se la Guardia di finanza
  interrompesse la sua attività ai confini della provincia di
  Foggia, senza andare oltre: la Guardia di finanza può o no
  andare dappertutto?  E' necessario un accertamento.
     L'altra questione riguarda la relazione dell'Arma dei
  carabinieri risalente all'ottobre 1985, anch'essa a
  disposizione delle autorità preposte.  Che cosa si è
  verificato, onorevole Robol?  Perché non si è mai arrivati alla
  celebrazione di un processo sulla criminalità organizzata del
  troncone di Foggia?  Anche in questo caso bisogna accertare e
  fare chiarezza: non solo fu trasferito il dottor Gigli,
  responsabile dell'ufficio UIGOS - prima fu anche demolito
  moralmente, con la rivelazione di sue presunte collusioni con
  la delinquenza locale (si disse che aveva ricevuto in regalo
  un'autovettura) - ma fu attaccato anche il questore, dottor
  Rosa: si disse che poiché il figlio era un drogato,
 
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  il padre non aveva titolo per condurre un'indagine nei
  confronti della presenza della criminalità organizzata, a
  Foggia.  Furono anche trasferiti un capitano della Guardia di
  finanza ed un maresciallo si dimise.
     Né va perso di vista il ruolo svolto dal mondo politico
  (allego documentazione), attraversato da contrasti e vuoti,
  così come non va sottovalutato l'atteggiamento di una parte
  della stampa che ha svolto una funzione non secondaria: mi
  riferisco ad alcune fonti d'informazione ed emittenti che sin
  dal 1985 risultavano soggiogate da capitali di provenienza
  illecita.
     Sull'altro fronte, chi erano i preposti alla verifica dei
  fatti che sto ricordando (che, lo ripeto sono agli atti)?  Chi
  era preposto all'accertamento della giustezza o della
  erroneità dei fatti, delle responsabilità o della presenza
  della camorra pugliese?  Vi sono denunce al Consiglio superiore
  della magistratura nei confronti del procuratore della
  Repubblica di Foggia, dottor Cudillo; del sostituto
  procuratore, dottor Apperti; del giudice istruttore di allora
  dottor Baldi, nonché di altri due magistrati, il dottor Monaco
  di Foggia e il giudice istruttore dottor Picardi (trasferitosi
  successivamente a Napoli).
     Queste persone sono intervenute pesantemente non solo per
  minacciare e trasferire chi si era interessato alle indagini
  sulla presenza della camorra in Capitanata, ma anche per
  manipolare le risultanze delle indagini a disposizione della
  magistratura.  Tutto questo risulta agli atti del Consiglio
  superiore della magistratura oltre ad essere stato registrato
  dagli ispettori che, su mia denuncia, hanno aperto il caso
  Foggia.  Cudillo, da parte sua, aveva partecipato alla
  commissione aggiudicatrice dell'appalto-concorso per la
  realizzazione del tribunale di Foggia, vinto - già allora,
  senatore Brutti - dalla FEAL, attualmente COGEFAR-Impresit:
  non solo un procuratore della Repubblica partecipò alla
  procedura di aggiudicazione dell'appalto, ma l'appalto fu
  concesso ad una ditta il cui amministratore delegato unico era
  stato condannato ai sensi dell'articolo 416-bis!  La
  circostanza fu fatta rilevare dalla Commissione, ma il
  procuratore rispose che lui non era tenuto a leggere i
  giornali!  Su questo non è stata mai fatta chiarezza!
     Ancora: nel corso dell'inchiesta Maritati vengono
  minacciati due appartenenti alla Criminalpol inviati da
  Maritati e che, provenendo da Bari, non potevano essere
  "avvicinati" a Foggia; - e lo stesso giudice Maritati fu
  minacciato, fino ad essere derubato del suo lavoro.
     Che cosa è avvenuto?  Come è successo?  Fatto strano: ogni
  qualvolta si è richiamata l'attenzione sulla criminalità
  foggiana, è intervenuto un magistrato risultato comunque
  coinvolto in rapporti di amicizia con i Casillo!  In questo
  caso lo ha fatto Baldi che ha presentato richiesta di
  autorizzazione a procedere nei miei confronti.  Del resto, il
  ruolo dei Casillo (Pasquale, Aniello e prima ancora il padre)
  era quello di aggiustare i processi, di mantenere rapporti con
  i magistrati, riuscendo così ad essere al di sopra delle
  fazioni di Cutolo e di Alfieri.  Gennaro Casillo non veniva mai
  toccato perché aggiustava i processi, dice Galasso.
 
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