| FRANCESCO CAFARELLI. Certo. Mi sono sempre dovuto
muovere senza farmi notare: se avessi sottoposto
all'attenzione della Commissione il rapporto di parentela tra
Gennaro e Pasquale, non saremmo andati oltre una certa data.
Dirò di più. Dirò di strane coincidenze. Quando la
Commissione decise di affrontare la relazione sulla Puglia è
giunta immediatamente una lettera di Casillo alla Commissione
- è un documento ufficiale della Commissione -. In essa
Casillo sostiene di non essere parente
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di Vincenzo Casillo; sappiamo invece che è cugino di Vincenzo
Casillo, braccio destro di Cutolo e saltato in aria a Roma.
Inoltre, dice di non conoscere Sciorio e che lo aveva
incontrato occasionalmente con altri commercianti. Invece,
risulta agli atti che Sciorio era stato assunto come uomo di
fiducia dei Casillo (chiedo di acquisire agli atti la lettera
di assunzione); ma questo era solo il ruolo ufficiale perché
in realtà era il rappresentante non solo della camorra ma
anche della mafia, visto che altrimenti i Casillo non
avrebbero potuto manovrare nell'ambito siciliano.
Ma c'è di più (e oggi nei processi ne abbiamo avuto
riscontro), a proposito dei magistrati che, sia come tribunale
della libertà sia come giudice istruttore, avevano riesaminato
due mandati di cattura emessi dal dottor Russetti (il quale fu
definito un folle per essersi permesso di farlo): è risultato
che il sostituto Picardi, era inquilino dei Casillo, il genero
dell'altro magistrato, il giudice istruttore Baldi, che mi ha
querelato perché ho detto queste cose al Consiglio superiore
della magistratura, era tecnico di fiducia e rappresentante
politico di Casillo al Comune di Foggia. Inoltre, il
procuratore legale di Casillo aveva sposato la sorella del
genero del giudice Baldi. Quindi, quest'ultimo, che
obiettivamente avrebbe dovuto ammettere di non essere nelle
condizioni di giudicare, non solo non si è astenuto dal farlo,
ma lo ha fatto a favore di Casillo. Quando Apperti, altro
sostituto della procura di Foggia, ha avuto in mano le
dichiarazioni del Barra - questo risulta dalle dichiarazioni
rese da due sostituti procuratori di Foggia, cioè da D'Amelio
e Cea - non ha proseguito le indagini, anzi, le ha chiuse ed
ha prosciolto Casillo da qualsiasi imputazione.
La situazione in cui ci siamo mossi, senatore Robol, è
questa: tutti quelli che erano preposti all'attività di
contrasto non solo non si sono impegnati in tal senso ma hanno
minacciato chi, al contrario, lo stava facendo; inoltre, nel
momento in cui come magistrati hanno richiesto ed ottenuto di
giudicare quel personaggio, hanno fatto in modo che venisse
prosciolto prima che fossero avviati i processi. L'unico
filone ancora in piedi è quello della Guardia di finanza di
Napoli, ma dal 1989 sono trascorsi quattro anni e non sappiamo
ancora che verifiche abbia attuato e a quali riscontri sia
pervenuta. Per memoria storica, comunque, va detto che nel
rapporto della Guardia di finanza di Foggia e di quella di
Bari veniva riscontrato che i bilanci erano manipolati per
potere ottenere i contributi AIMA e che il grano era oggetto
di spostamenti inutili anziché essere conservato. Inoltre, era
stato scoperto un fatto molto strano, che la procura di Foggia
non si è mai preoccupata di accertare: per quale ragione un
imprenditore trasferiva da un'azienda all'altra - sempre
appartenente alla sua holding - merci inesistenti, nel
senso che i mezzi che avrebbero dovuto trasportarle in realtà
non contenevano nulla? Mi spiego meglio: c'era solo il
trasferimento materiale dei camion e dei TIR, c'erano le
bollette di accompagnamento, le quali attestavano che la merce
veniva trasferita dal soggetto A a quello B, ma non é mai
stata trovata la merce.
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