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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XI Legislatura

Documento


68788
STC0060-0071
COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA Resoc. Stenogr. n. 60 del 14 settembre 1993 (STC11-MAF-60)
(suddiviso in 103 Unità Documento)
Unità Documento n.71 (che inizia a pag.2674 dello stampato)
...Discussione della relazione sulla criminalità in Puglia.
FRANCESCO CAFARELLI.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE
ZZSTC ZZSTC140993 ZZSTC930914 ZZSTC000993 ZZSTC000093 ZZSTC60 ZZMAF ZZMAF140993 ZZMAF930914 ZZMAF000993 ZZMAF000093 ZZMAF60 ZZ11
    FRANCESCO CAFARELLI.  Sì.  A domanda del magistrato, ha
  risposto che non sapeva spiegare quello che aveva scritto.  Se
  una persona scrive una cosa, può anche dargli un significato
  diverso, ma deve comunque essere in grado di spiegare ciò che
  ha inteso dire!
     Senatore Robol, ogni volta che la Commissione si è recata
  in Puglia ha avuto di questi attacchi (e questo è accaduto
  stranamente solo in Puglia, neanche in Sicilia).  Il primo
  attacco l'avemmo quando il presidente della Commissione
  antimafia era l'onorevole Alinovi.  E' dal 1987, signor
  Presidente, che non riesco a far celebrare la prima udienza, a
  causa dei continui rinvii disposti dal presidente Di Taranto,
  del processo contro un altro giornalista che mi attaccò
  pubblicamente perché responsabile della visita della
  Commissione Antimafia a Foggia (durante la quale si parlò di
  Casillo).  Ricordo che alcune amministrazioni ci sollevarono
  contro l'opinione pubblica perché le avevamo infangate, in
  quanto la presenza della Commissione a Foggia significava il
  riconoscimento della presenza della camorra, mentre gli
  amministratori sostenevano il contrario.  Secondo loro, erano
  tutti sani, l'unico pazzo ero io che mi ero permesso di dire
  che avevo avuto sentore di qualcosa che non quadrava, per cui
  invitavo a verificare certi fatti, proprio perché se si fosse
  fatta chiarezza all'inizio avremmo avuto la speranza di
  arginarli, se non di eliminarli.  Tornando all'ultima visita.
     La sera stessa della nostra partenza per la Puglia, la mia
  segreteria di Bari è stata aperta e tutto è stato distrutto.
  Inoltre, ho ricevuto minacce mentre ero a Gela,
  successivamente messe in atto con un tentativo d'incendio del
  mio studio di
 
                             Pag. 2675
 
  Foggia.  Dunque, tutta una serie di piccoli fatti che non
  interessano, perché non sono una persona da tutelare ma una
  persona che deve comunque subire, che deve spaventarsi e
  fermarsi al punto in cui è arrivata, che non deve mai andare
  oltre nella denunzia.  Tutto questo non mi ha spaventato, e
  sono andato oltre, portando avanti la mia battaglia, cercando,
  nel limite delle mie possibilità, di tirar fuori tutto quello
  che era possibile.
     Cosa è venuto fuori?  Dai due pentiti si è appreso che
  nell'ambito della procura di Foggia, della procura presso la
  pretura e a livello di tribunale vi sono dei contrasti, non
  perché gli uni siano amici e gli altri nemici del nostro
  comune "amico" (Casillo), ma perché probabilmente gli uni e
  gli altri si dividono o cercano di dividersi il territorio di
  Foggia.  Lo dico ufficialmente, signor Presidente, qualcuno già
  ha avanzato ipotesi di candidatura a sindaco di Foggia - parlo
  di magistrati e non di politici - e altri di candidature al
  Senato o alla Camera.
    Che cosa abbiamo sentito a Foggia?  Io mi sono
  volutamente astenuto dal partecipare quel giorno
  all'audizione, però avevo già informato informalmente di
  questo il Presidente mi deve dare atto: dopo l'omicidio
  Panunzio si era giunti, grazie a due pentiti (se così si
  possono chiamare) e comunque a due imputati, a sapere che i
  Casillo erano quelli che aiutavano economicamente e per
  l'assistenza legale tutti i familiari dei detenuti,
  soprattutto di quelli collegati all'omicidio Panunzio.  Questo
  abbiamo saputo anche da un cittadino né indagato nè pentito
  (probabilmente anche lui non ne può più di questa situazione
  così pesante), che ha messo a disposizione del magistrato
  Carofiglio tutto quello che era a sua conoscenza.  Da queste
  persone abbiamo saputo cose che poi ci ha detto Galasso:
  abbiamo saputo tutto, della Sicilia, dei rapporti del gruppo
  Casillo con Riina e non solo con Bontate e con gli altri, di
  altri magistrati dei quali faccio i nomi (è giusto accertare
  la responsabilità): la GIP D'Alessandro, la quale, secondo
  Carofiglio, aveva permesso, grazie ad una banalità tecnica, a
  questi imputati detenuti da 48 ore di fare appello per essere
  scarcerati, non avendo confermato l'isolamento; tanto è vero
  che è dovuta intervenire successivamente la Direzione
  distrettuale antimafia di Bari per riarrestarli, dichiarando
  la propria competenza in quanto si trattava di fatti di
  delinquenza organizzata di stampo camorristico.  E questo è
  niente.
     Risulta agli atti, sempre a sentire il sostituto
  Carofiglio, che la D'Alessandro, tra l'altro una bella donna,
  abbia avuto rapporti intimi con il fratello di Pasquale
  Casillo.  Quindi noi abbiamo due GIP a Foggia, uno si chiama
  Baldi (oggi trasferito grazie alla mia denunzia nonostante le
  querele che ho avuto) e i cui parenti sono dipendenti del
  Casillo; l'altro va a letto - non ne ho le prove, lo dice
  Carofiglio - con il fratello di Casillo.
 
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