| FRANCESCO CAFARELLI. Sì. A domanda del magistrato, ha
risposto che non sapeva spiegare quello che aveva scritto. Se
una persona scrive una cosa, può anche dargli un significato
diverso, ma deve comunque essere in grado di spiegare ciò che
ha inteso dire!
Senatore Robol, ogni volta che la Commissione si è recata
in Puglia ha avuto di questi attacchi (e questo è accaduto
stranamente solo in Puglia, neanche in Sicilia). Il primo
attacco l'avemmo quando il presidente della Commissione
antimafia era l'onorevole Alinovi. E' dal 1987, signor
Presidente, che non riesco a far celebrare la prima udienza, a
causa dei continui rinvii disposti dal presidente Di Taranto,
del processo contro un altro giornalista che mi attaccò
pubblicamente perché responsabile della visita della
Commissione Antimafia a Foggia (durante la quale si parlò di
Casillo). Ricordo che alcune amministrazioni ci sollevarono
contro l'opinione pubblica perché le avevamo infangate, in
quanto la presenza della Commissione a Foggia significava il
riconoscimento della presenza della camorra, mentre gli
amministratori sostenevano il contrario. Secondo loro, erano
tutti sani, l'unico pazzo ero io che mi ero permesso di dire
che avevo avuto sentore di qualcosa che non quadrava, per cui
invitavo a verificare certi fatti, proprio perché se si fosse
fatta chiarezza all'inizio avremmo avuto la speranza di
arginarli, se non di eliminarli. Tornando all'ultima visita.
La sera stessa della nostra partenza per la Puglia, la mia
segreteria di Bari è stata aperta e tutto è stato distrutto.
Inoltre, ho ricevuto minacce mentre ero a Gela,
successivamente messe in atto con un tentativo d'incendio del
mio studio di
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Foggia. Dunque, tutta una serie di piccoli fatti che non
interessano, perché non sono una persona da tutelare ma una
persona che deve comunque subire, che deve spaventarsi e
fermarsi al punto in cui è arrivata, che non deve mai andare
oltre nella denunzia. Tutto questo non mi ha spaventato, e
sono andato oltre, portando avanti la mia battaglia, cercando,
nel limite delle mie possibilità, di tirar fuori tutto quello
che era possibile.
Cosa è venuto fuori? Dai due pentiti si è appreso che
nell'ambito della procura di Foggia, della procura presso la
pretura e a livello di tribunale vi sono dei contrasti, non
perché gli uni siano amici e gli altri nemici del nostro
comune "amico" (Casillo), ma perché probabilmente gli uni e
gli altri si dividono o cercano di dividersi il territorio di
Foggia. Lo dico ufficialmente, signor Presidente, qualcuno già
ha avanzato ipotesi di candidatura a sindaco di Foggia - parlo
di magistrati e non di politici - e altri di candidature al
Senato o alla Camera.
Che cosa abbiamo sentito a Foggia? Io mi sono
volutamente astenuto dal partecipare quel giorno
all'audizione, però avevo già informato informalmente di
questo il Presidente mi deve dare atto: dopo l'omicidio
Panunzio si era giunti, grazie a due pentiti (se così si
possono chiamare) e comunque a due imputati, a sapere che i
Casillo erano quelli che aiutavano economicamente e per
l'assistenza legale tutti i familiari dei detenuti,
soprattutto di quelli collegati all'omicidio Panunzio. Questo
abbiamo saputo anche da un cittadino né indagato nè pentito
(probabilmente anche lui non ne può più di questa situazione
così pesante), che ha messo a disposizione del magistrato
Carofiglio tutto quello che era a sua conoscenza. Da queste
persone abbiamo saputo cose che poi ci ha detto Galasso:
abbiamo saputo tutto, della Sicilia, dei rapporti del gruppo
Casillo con Riina e non solo con Bontate e con gli altri, di
altri magistrati dei quali faccio i nomi (è giusto accertare
la responsabilità): la GIP D'Alessandro, la quale, secondo
Carofiglio, aveva permesso, grazie ad una banalità tecnica, a
questi imputati detenuti da 48 ore di fare appello per essere
scarcerati, non avendo confermato l'isolamento; tanto è vero
che è dovuta intervenire successivamente la Direzione
distrettuale antimafia di Bari per riarrestarli, dichiarando
la propria competenza in quanto si trattava di fatti di
delinquenza organizzata di stampo camorristico. E questo è
niente.
Risulta agli atti, sempre a sentire il sostituto
Carofiglio, che la D'Alessandro, tra l'altro una bella donna,
abbia avuto rapporti intimi con il fratello di Pasquale
Casillo. Quindi noi abbiamo due GIP a Foggia, uno si chiama
Baldi (oggi trasferito grazie alla mia denunzia nonostante le
querele che ho avuto) e i cui parenti sono dipendenti del
Casillo; l'altro va a letto - non ne ho le prove, lo dice
Carofiglio - con il fratello di Casillo.
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