| SCALIA, RONCHI, MATTIOLI, APUZZO, BETTIN, BOATO, CRIPPA, DE
BENETTI, GIULIARI, LECCESE, PAISSAN, PECORARO SCANIO, PIERONI,
PRATESI, RUTELLI e TURRONI. - Al Presidente del Consiglio
dei ministri e ai Ministri dell'industria, commercio e
artigianato, del lavoro e previdenza sociale, dell'ambiente e
dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il dramma occupazionale che investe tutto il nostro Paese
in questi giorni sta mostrando alcuni aspetti davvero
preoccupanti: gli operai dell'Enichem di Crotone da giorni
stanno protestando contro la chiusura di alcuni impianti, che
in pratica segnerebbe il disimpegno dell'ENI dal polo chimico
di Crotone;
la protesta degli operai, dopo il no dell'ENI a un
congelamento della cassa integrazione a zero ore per 333
dipendenti, sta assumendo contorni molto duri: scontri
violenti con le forze dell'ordine (che sembra abbiano sparato
anche ad altezza d'uomo), incendi, pezzi di fosforo riversati
sul terreno, blocco della S.S. 106, eccetera;
la protesta non si è ancora attenuata ma i danni
all'ambiente, all'economia locale, alle strutture industriali
e agli stabilimenti sono ingenti e incalcolabili;
quattro persone hanno dovuto fare ricorso alle cure dei
sanitari dell'Ospedale San Giovanni Dio, perché intossicate
dai fumi sprigionati dal fosforo in fiamme;
la situazione creatasi a Crotone potrebbe verificarsi in
altre aree classificate, secondo l'analisi preliminare del
Ministero dell'ambiente, di cui al punto seguente, "ad alta
densità di rischio industriale", che, in ogni caso, sono
possibili sedi di forti tensioni occupazionali e sociali;
l'analisi preliminare del Ministero dell'ambiente (SIAR,
agosto 1992), condotta su circa i 2/3 di quegli impianti a
rischio di incidente rilevante per i quali sono stati
presentati i rapporti di sicurezza (ex decreto del
Presidente della Repubblica n. 175 del 1988), ha condotto alla
definizione di 18 aree ad "alta densità di rischio
industriale";
nelle aree "ad alta densità di rischio industriale", che
sono soltanto la parte più nota ma non certo esaustiva della
mappa del rischio industriale nel nostro Paese, sono stimabili
come coinvolti nelle aree attorno agli impianti definite come:
"area dei decessi" non meno di centomila cittadini e nelle
aree attorno agli impianti definite come "area dei ferimenti"
non meno di un milione di cittadini -:
quali provvedimenti i Ministri competenti intendano
prevedere per alleviare la tensione sociale determinatesi
nell'area crotonese in conseguenza degli episodi ricordati in
premessa;
se il Ministro competente non intenda provvedere
immediatamente alla chiusura del comparto produttivo sede
degli incidenti;
se, più in generale, la Presidenza del Consiglio e il
Governo non ritengano di intervenire nei confronti della
inaccettabile situazione d'alto rischio, che coinvolge
centinaia di migliaia di italiani a causa della presenza delle
industrie a rischio di incidente rilevante nel territorio
nazionale, predisponendo i finanziamenti necessari, già nella
imminente sessione di bilancio, a un programma di:
ristrutturazioni, mirate a una maggiore sicurezza almeno degli
impianti già dichiarati a "rischio di incidente rilevante"; di
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delocalizzazioni, rilocalizzazioni, chiusure dei medesimi
impianti a seconda delle valutazioni e delle analisi per essi
previste;
se i Ministri competenti non ritengano, attesa la
confermata inattuazione e, in ogni caso, le difficoltà
attuative del decreto del Presidente della Repubblica n. 175
del 88 (legge Seveso) intervenire con un decreto per
affrontare gli aspetti urgenti e indifferibili, prevedendo
anche a tale scopo un forte potenziamento e specifiche
attribuzioni all'Agenzia per l'ambiente.(3-01396)
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