Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XI Legislatura

Documento


68981
SMC0226-0037
Bollettino Giunte e Commissioni n. 226 del 15 settembre 1993 - edizione definitiva - (SMC11-226)
(suddiviso in 47 Unità Documento)
Unità Documento n.37 (che inizia a pag.81 dello stampato)
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                 XIII COMMISSIONE PERMANENTE
                        (Agricoltura)
 
IN SEDE CONSULTIVA
C3048. LAVCOMM
C3048.
Disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 4 agosto 1993, n. 272, recante riordinamento delle competenze regionali e statali in materia agricola e forestale e istituzione del Ministero per il coordinamento delle politiche agricole, alimentari e forestali (3048). (Parere alla I Commissione, ex articolo 73, comma 1-bis del regolamento).
(Seguito dell'esame e rinvio).
Mercoledì 15 settembre 1993, ore 15,20. - Presidenza del Vice Presidente Carmine NARDONE.
ZZSMC ZZRES ZZSMC150993 ZZSMC930915 ZZSMC000993 ZZSMC000093 ZZSMC226 ZZ11 ZZD ZZC13 ZZCO ZZHH ZZII ZZFF
     La Commissione prosegue l'esame del provvedimento.
     Il deputato Franco BRUNI, dopo aver preliminarmente
  dichiarato di condividere la relazione svolta dal relatore
  Albertini, osserva che nel corso del dibattito che si è svolto
  sulla riforma del Ministero dell'agricoltura e foreste si è, a
  suo avviso, eccessivamente enfatizzato il significato
  dell'esito referendario.  Il  referendum  abrogrativo del
  Ministero dell'agricoltura - ricorda - è stato indetto non su
  richiesta dei cittadini ma su richiesta dei consigli
  regionali; la sentenza della Corte, poi, con la quale è stato
  dichiarato inammissibile il  referendum  si presta, nelle
  motivazioni, ad una serie di censure, in quanto contradditoria
  rispetto alle decisioni con le quali invece sono stati
  ritenuti inammissibili i  referendum  richiesti per la
  soppressione dei ministeri della sanità e dell'industria.
  Altro aspetto da considerare nella valutazione politica
  dell'esito referendario, è che questo è stato chiaramente
  condizionato dal contestuale svolgimento di altri
  referendum  relativi a materie molto diverse, e che hanno
  determinato un indubbio effetto negativo di trascinamento.
     Tutto ciò premesso, è comunque oggi necessario affrontare
  i problemi posti dall'esito del  referendum.  Una volta
  scaduto inutilmente il termine di 60 giorni di differimento
  dell'efficacia abrogativa del  referendum,  il Governo si
  è trovato nella necessità di intervenire, ed ha correttamente
  emanato il decreto in esame, confortato anche dal voto del
 
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  Senato e della Commissione Agricoltura della Camera sul
  disegno di legge atto Camera n. 2967.
     La risposta che a suo avviso deve essere data all'esito
  referendario è quella, contenuta nel disegno di legge n. 2967
  e nel decreto in esame, dell'istituzione di un nuovo diverso
  ministero, con competenze in materia agricola, alimentare e
  forestale.  Con il provvedimento in esame non si resuscita -
  come viene invece detto - il vecchio ministero attribuendogli
  per di più ampi poteri, ma si dà vita una struttura nuova e
  diversa che risponde ad una logica non settoriale,
  abbracciando, invece, l'intero comparto agro-industriale, agro
  alimentare, e si augura anche agroturistico, recependo così
  indicazioni di riforma da tempo avanzate.
     Per quanto riguarda poi l'aspetto del trasferimento delle
  competenze dal ministero alle regioni, osserva che questo è
  puntualmente previsto dal decreto in esame.  Al riguardo, più
  in generale, rileva che il problema del rapporto tra il
  livello statale e quello regionale in materia di competenze
  agricole non va impostato sulla base di una lettura astratta
  dell'articolo 117 della Costituzione, dovendosi invece tenere
  conto degli impegni che lo Stato ha assunto successivamente
  all'approvazione della Costituzione, con i trattati istitutivi
  delle Comunità europee.  Infatti con il trattato di Roma, ed
  ancora di recente con il trattato di Maastricht, i paesi
  membri hanno assunto l'impegno ad assicurare con una
  rappresentanza unitaria statuale la difesa degli interessi
  nazionali e l'attuazione degli impegni assunti in sede
  comunitaria.  Del resto, questa esigenza di un organismo
  nazionale che rappresenti l'Italia in sede comunitaria e che
  garantisca l'attuazione degli impegni assunti in tale sedi è
  stata riconosciuta dalla stessa Corte costituzionale, ed è
  condivisa da tutti i gruppi politici.  A suo avviso, il
  rappresentante a livello comunitario deve avere il rango di
  ministro, analogamente quanto avviene negli altri paesi
  membri.  Ma un ministro non può certo affrontare da solo i
  grandi temi dell'agricoltura senza essere adeguamente
  assistito da una idonea struttura di supporto, eventualmente
  più snella e più tecnica di quella attuale.  La presenza di una
  struttura tecnica di supporto è necessaria anche per garantire
  la partecipazione dell'Italia all'elaborazione della normativa
  comunitaria, e la sua uniforme applicazione sul territorio
  nazionale.  E' poi necessario che l'organismo statale disponga
  di proprie risorse finanziarie, in quanto la corresponsione
  dei contributi comunitari è, come noto, subordinata alla
  previsione di un intervento finanziario statale aggiuntivo.
     Sono quindi necessari un ministro, una struttura e un
  finanziamento, vale a dire quello che normalmente viene
  definito come un ministero.
     Quanto poi alle affermazioni fatte da taluni nel corso del
  dibattito, secondo le quale le organizzazioni professionali
  agricole premerebbero per la ricostituzione di un ministero
  per difendere propri privilegi particolari, fa presente che la
  forza delle organizzazioni professionali ed in particolare
  della Coldiretti deriva dal profondo radicamento nel mondo
  agricolo, che rimarrebbe forte ed inalterato anche col venir
  meno del ministero; del resto le organizzazioni professionali
  si sono confrontate in tutti questi anni anche con le regioni,
  e continuerebbero a farlo con eguale efficacia anche se queste
  divenissero gli unici interlocutori istituzionali.  Richiamando
  poi gli indebiti paralleli fatti con il periodo fascista a
  proposito della compenetrazione tra rappresentanti delle
  organizzazioni professionali ad esponenti delle istituzioni
  parlamentari, fa presente che oggi la presenza di
  rappresentanti sindacali nelle istituzione parlamentari non è,
  come nel periodo fascista, il risultato di una scelta
  dall'alto, ma bensì il risultato della libera scelta degli
  elettori, a cui solo lui così come gli altri parlamentari
  esponenti delle organizzazioni professionali rendono conto del
  proprio operato.
     In conclusione, richiamandosi a quanto già detto nel
  proprio intervento dal deputato Torchio, esprime il proprio
  avviso favorevole al decreto in esame così come ritiene che
  vadano recuperate le parti, non riprodotte nel decreto,
  contenute nel disegno di legge n. 2967, approvato dal Senato e
 
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  dalla Commissione Agricoltura della Camera, su cui si potrà
  aprire un opportuno confronto.
     Il deputato Uber ANGHINONI (gruppo della lega nord)
  osserva innanzitutto che la riforma del Ministero in
  discussione davanti alle Camere dovrebbe rappresentare un
  banco di prova ed una prefigurazione delle più ampie e
  profonde riforme dell'assetto statale che dovranno essere
  approvate nel prossimo futuro.  Ma a queste esigenze di riforma
  e di rinnovamento vengono opposte grosse resistenze, come è
  dimostrato dal decreto-legge in esame che, ignorando una
  precisa indicazione dell'elettorato, ricostituisce un
  Ministero con competenze in materia agricola per di più
  aumentate.  Ritiene inoltre inaccettabile la banalizzazione e
  la sottovalutazione che si tenta di compiere dell'esito
  referendario: è vero che il  referendum  è stato richiesto
  dai Consigli regionali, come del resto previsto dalla
  Costitusizione, ma è stato poi approvato dal corpo elettorale,
  ed il cittadino italiano ha compiuto una scelta cosciente e
  meditata, come è dimostrato dal fatto che i diversi
  referendum  hanno ottenuto maggioranze molto diverse fra
  loro.  Di fronte a questo pronunciamento elettorale, col
  disegno di legge n. 2967 prima e con il decreto oggi si tenta
  un vero e proprio colpo di mano per consolidare il potere
  centrale contro la volontà popolare.  In più occasioni le forze
  di Governo hanno accusato la Lega che con il suo comportamento
  ostruzionistico avrebbe impedito l'approvazione entro il 4
  agosto del disegno di legge 2967: tutto ciò è falso in quanto
  la Lega sarebbe stata disponibile ad un serio e costruttivo
  confronto sul disegno di legge ma questo non è stato resto
  possibile, dal momento che il disegno di legge venne iscritto
  all'ordine del giorno dell'Aula solo il pomeriggio dell'ultimo
  giorno utile senza una seria volontà di passare alla sua
  discussione.  In realtà le forze di Governo cercano di trovare
  dei capri espiatori per giustificare i propri
  comportamenti.
     Più in generale ritiene fortemente che la politica
  agricola non vada elaborata solo per controbilanciare la
  politica industriale e commerciale italiana, ma che invece
  debba essere una risorsa gestita con una rigorosa politica di
  settore che rilanci il mercato agricolo alimentare secondo una
  nuova logica di produzione che tenga conto dell'agricoltura e
  della zootecnia anche con criteri di selezione geografica.
     Ritiene poi una vera e propria forma di terrorismo
  politico affermare che i problemi del mondo agricolo
  verrebbero aggravati dalla mancanza di un Ministro italiano in
  sede comunitaria.  Infatti la presenza fino ad ora di quella
  rappresentanza che oggi si vuole conservare non ha certo
  impedito, anzi ha essa stesso determinato lo scarso peso che
  l'Italia ha in sede comunitaria, la scarsa fiducia e la
  mancata credibilità di cui spesso veniamo accusati a
  Bruxelles.  Ricorda che l'attuale Ministro dell'agricoltura
  dopo il  referendum  dichiarò che la regionalizzazione
  decretata dal  referendum  corrispondeva in realtà ad una
  esigenza di maggiore vicinanza ai produttori, tenendo conto
  del grande divario esistente tra il Nord e il Sud dell'Italia
  per cui tale scelta poteva essere indice del desiderio di
  voler gestire l'agricoltura più da vicino e quindi con un peso
  politico amplificato; lo stesso Diana dichiarò poi necessaria
  l'esistenza di un dicastero che garantisse il coordinamento
  tra regioni e comunità europea.  Ritiene che l'analisi di
  allora di Diana non abbia trovato oggi rispondenza nel testo
  del decreto-legge.
     A suo avviso occorre quindi, alla luce anche della
  fallimentare esperienza della partecipazione ministeriale alla
  elaborazione delle politiche comunitarie, non riesumare i
  vecchi schemi ma avviare un radicale cambiamento che preveda
  una partecipazione più diretta delle regioni, secondo il
  modello federalista contenuto nella proposta di legge
  presentata dal gruppo della lega nord, che non ha avuto alcuna
  attenzione da parte delle forze di Governo.  Ricorda infine che
  in un suo precedente intervento aveva rivolto un appello a
  tutte le forze politiche per avviare una riflessione profonda
 
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  sul nuovo Ministero che stava per nascere, ma che questo
  rimase inascoltato, per cui al gruppo della lega non possono
  essere attribuite responsabilità di nessun tipo.
     Il deputato Flavio TATTARINI (gruppo del PDS) ritiene che
  occorra prendere atto politicamente della precisa volontà di
  cambiamento rappresentata dall'esito del  referendum
  abrogativo del Ministero dell'agricoltura, il cui risultato
  non ha determinato un vuoto normativo, in quanto rimane fermo
  come punto di riferimento il disposto costituzionale, che
  all'articolo 117 indica chiaramente la direttrice di marcia
  cui ispirarsi nell'avviare la riforma dell'assetto
  istituzionale delle competenze nel settore agricolo, riforma
  che solo parzialmente venne incominciata con il decreto del
  Presidente della Repubblica n. 616 del 1977, e che va oggi,
  alla luce appunto dell'esito referendario, completata ed
  affermata in modo profondo e radicale.
     L'esito referendario, che ha messo in discussione non solo
  l'istituzione ministeriale, ma anche la intera gestione che in
  materia agricola è stata attuata in tutti questi anni, offre
  l'occasione per avviare finalmente un processo nuovo nella
  gestione della politica agricola del paese.  E' questo il reale
  significato politico del  referendum,  su cui bisogna
  discutere, e a cui occorre dare una risposta che non tradisca
  la volontà referendaria.
     E' necessaria quindi una riforma che sia coerente con il
  dettato costituzionale e rispetti il pronunciamento
  referendario.  Sotto questo aspetto il decreto è più limitato
  rispetto alla impostazione del disegno di legge n. 2967 che
  andrebbe invece recuperato.  Infatti bisogna rendersi conto che
  oggi la legittimazione politica anche delle funzioni che
  devono rimanere di competenza statale, quale quella di
  indirizzo e di coordinamento, deve essere una base nuova
  fondata sullo stretto raccordo con il livello regionale.
  Questo aspetto, contenuto nel disegno di legge n. 2967, va
  riaffermato anche nel decreto in esame, lo stesso deve dirsi
  per la legittimazione delle scelte che il Ministero compie in
  campo internazionale che anche qui non possono, politicamente,
  prescindere da un rapporto con le regioni.  Questi due punti
  devono essere chiaramente ribaditi nel decreto in esame,
  altrimenti il processo riformatore richiesto dal
  referendum  verrebbe arrestato.  Il vero nodo, appunto, è
  quello di prevedere una struttura centrale, Ministero o
  dipartimento che sia, la quale, nelle scelte nazionali od
  internazionali, non prescinda dalle posizioni delle regioni,
  ma che sul raccordo con queste legittimi politicamente
  l'esercizio delle proprie competenze.  Sotto questo aspetto,
  che costituisce il vero discrimine della riforma, il disegno
  di legge n. 2967, i cui contenuti andrebbero ripresi e
  migliorati, era più avanzato rispetto al decreto in esame, che
  contiene ambiguità e contraddizioni.
     Il deputato Bruno ZAMBON (gruppo della DC) osserva che nel
  corso dell'ampio dibattito svoltosi in diverse sedi ed
  occasioni sulla riforma del soppresso Ministero
  dell'agricoltura, da parte di forze politiche non sono sempre
  pervenute indicazioni chiare e precise; qualche forza
  politica, per esempio, assume in Parlamento posizioni diverse
  da quelle illustrate invece in sede locale.  Ricorda poi al
  deputato Anghinoni, il quale ha sostenuto che la
  responsabilità della mancata approvazione del disegno di legge
  n. 2967 non era da attribuirsi al gruppo della lega, che
  sarebbe stato disposnibile invece ad un positivo confronto,
  che in occasione dell'esame da parte dell'Assemblea il gruppo
  leghista ha iscritto a parlare tutti i suoi deputati,
  vanificando ogni possibilità di passare all'esame ed
  all'approvazione del provvedimento nel termine del 4 agosto.
  In ogni caso ritiene che oggi il problema vero da affrontare è
  che l'agricoltura italiana sta perdendo sempre più peso e
  prestigio all'interno ed a livello comunitario.  E' perciò
  necessario prevedere una struttura nazionale che possa
  fronteggiare i gravi problemi che affliggono il mondo agricolo
  e che in mancanza di un punto di riferimentostatale si
  aggraverebbero sempre di più.  Questa esigenza ovviamente non
  escludela necessità di avviare un profondo processo
  riformatore dell'assetto istituzionale delle competenze che
 
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  ridimensioni il ruolo della burocrazia ministeriale e
  sottolinei l'autonomia delle regioni nell'elaborazione delle
  politiche agricole.  In conclusione auspica che tutte le forze
  politiche affrontino con senso di responsabilità le esigenze
  di riforma per dare finalmente risposte vere ai problemi
  concreti dell'agricoltura.
     Il relatore Giuseppe ALBERTINI (gruppo del PSI),
  replicando, richiama la dichiarazione fatta dal Ministro
  Diana, che ha precisato che il decreto riproduce solo le parti
  del disegno di legge n. 2967 fornite dei requisiti di
  necessità e di urgenza previsti dall'articolo 77 della
  Costituzione, ma che le rimanenti parti qui pretermesse
  conservano il loro rilievo e la loro validità.  Alla luce anche
  dell'andamento del dibattito, in cui da più parti si è
  sottolineata l'esigenza di recuperare alcuni punti
  significativi del disegno di legge n. 2967, fa presente che
  alla Commissione si presentano a questo punto due strade: la
  prima consisterebbe nell'approvazione di un parere
  estremamente articolato con il quale si richiederebbe
  l'inserimento nel decreto-legge di tutte le parti del disegno
  di legge n. 2967 non riprodotte; la seconda strada, da lui
  preferita, sarebbe quella della approvazione di un parere
  focalizzato sulla necessità di introdurre nel decreto due
  punti fondamentali, che costituiscono a suo avviso delle
  scelte di fondo strategiche da cui non si può prescindere.
  Questi punti riguardano le competenze del Comitato permanente
  delle politiche agroalimentari e forestali, che costituisce
  uno dei nodi fondamentali del nuovo assetto istituzionale, le
  cui competenze sono state "alleggerite" nel decreto.  Al
  riguardo ritiene fondamentale che sia riprodotta nel decreto
  la norma contenuta nel disegno di legge n. 2967 secondo la
  quale il Comitato cura l'informazione, la consultazione ed il
  raccordo tra il Ministero, le regioni e le provincie autonome
  (...) assicurando il contributo delle regioni e delle
  provincie medesime alla elaborazione ed attuazione della
  politica agricola comune.
     L'altro punto fondamentale riguarda il processo
  riformatore degli assetti istituzionali del mondo agricolo,
  che non può certo essere limitato al solo Ministero, ma deve
  riguardare anche l'AIMA, l'Ispettorato repressione frodi, il
  Corpo forestale, l'Istituto di ricerche e sperimentazione
  agraria e tutti gli altri enti vigilati dal Ministero.  Questa
  seconda fase del processo di riforma, che riveste un preciso
  significato politico, anche se non è una conseguenza
  necessitata del  referendum  abrogativo, nel decreto-legge
  è semplicemente accennata mentre il disegno di legge prevedeva
  che entro sei mesi dalla data di entrata in vigore, il
  Ministro, di intesa con il Comitato permanente delle politiche
  agroalimentari e forestali presentasse al Parlamento una
  relazione sulle esigenze di riforma di tali enti.  Tale norma
  va recuperata in quanto prevede un vero e proprio impegno ad
  elaborare dei princìpi riformatori in materia, ed a
  coinvolgere il Parlamento in tale processo di riforma.
     Su questi due aspetti di fondo, a suo avviso, dovrebbe
  concentrarsi il parere della Commissione.  Altri aspetti, quali
  la previsione degli addetti agricoli, la previsione dei
  comitati permanenti per la veterinaria e la zootecnia e per la
  trasformazione industriale dei prodotti agricoli e forestali
  (la cui mancata riproposizione nel decreto non si giustifica
  essendo questi non centri di spesa, ma momenti di
  coordinamento delle competenze), ed altri, potrebbero essere
  forse lasciati alle iniziative dei gruppi parlamentari, che
  potrebbero presentare al riguardo degli emendamenti nel corso
  dell' iter  parlamentare.
     Il Presidente Carmine NARDONE rinvia il seguito del'esame
  alla seduta che è stata convocata per domani 16 settembre al
  termine della seduta per l'indagine conoscitiva sull'AIMA
  prevista alle ore 9,30.
 
     La seduta termina alle 16,30.
 
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