| La Commissione procede all'esame del disegno di legge.
Il relatore Luca CARLI (gruppo della DC) ricorda che con
il referendum del 18 aprile 1993 sono stati abrogati i
decreti iniziali di istituzione del ministero dell'agricoltura
e che i disegni di legge presentati successivamente al
referendum sia dal Governo che da varie forze politiche
non sono stati approvati prima della scadenza del 4 agosto
1993, data di entrata in vigore degli effetti abrogativi del
referendum stesso.
Il Governo nel contempo ha varato il decreto-legge
all'esame della Commissione, che ricalca sostanzialmente il
testo del disegno di legge già approvato dal Senato e dalla
Camera in sede referente. Richiamando l'esame svoltosi
precedentemente, sottolinea alcune questioni rilevanti per la
competenza della Commissione, nonché le differenze tra il
testo approvato ed il decreto-legge.
Il settore agricolo nella Comunità europea è stato il
primo ad essere integrato nei vari Paesi e quello che trova
ancora tutt'oggi i maggiori ostacoli di integrazione non solo
tra i Paesi comunitari ma soprattutto tra questi ed i
rimanenti, come attesta l'andamento delle trattative
dell' Uruguay Round in sede GATT, non ancora concluse.
Molte volte in questi ultimi anni durante le varie
trattative interministeriali per il settore agricolo, l'Italia
si è trovata in difficoltà, non solo per i ritardi nel
recepimento dei provvedimenti comunitari, nell'integrazione
commerciale, nell'applicazione a volte distorta di
provvedimenti di intervento comunitari, ma anche per i
cambiamenti dei rappresentanti italiani e delle linee di
politica del settore da loro sostenute.
Questo ha portato la Comunità europea a ritenere che
l'Italia attribuisce al settore primario scarso interesse;
anche se dal punto di vista economico l'agricoltura
rappresenta nella bilancia commerciale la seconda voce per le
importazioni subito dopo le fonti energetiche.
Tale limitata credibilità a livello europeo è caduta ancor
più in basso alla luce della proposta referendaria e dei
risultati del referendum. Di conseguenza il ministro
dell'agricoltura, nelle delicate trattative per le quote latte
e i prezzi dei prodotti agricoli per l'anno in corso, avvenuti
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in concomitanza con i risultati del referendum, non è
stato ritenuto un interlocutore valido per la rappresentanza
di uno stato. Pertanto la trattativa è stata rinviata con il
conseguente rinvio della soluzione di un problema molto
rilevante.
Con il decreto-legge all'ordine del giorno si assegnano
alle regioni gran parte delle funzioni amministrative
precedentemente gestite dal ministero. Viene proposto un
ministero con portafoglio, seppur limitato al 20 per cento del
totale degli stanziamenti destinati agli interventi
strutturali. Si istituisce così un punto unitario di
riferimento nazionale per le regioni con compiti di
coordinamento di interventi di mercato e di indirizzo
generale, compiti indispensabili per avere una legittimazione
internazionale di rappresentanza. Inoltre, si accorpano alle
competenze agricole e forestali le competenze agro-industriali
e della pesca marittima precedentemente inglobate in altri
ministeri; si prevede il riordino in un unico ente dei vari
istituti di ricerca e sperimentazione agraria; e si istituisce
un comitato permanente delle politiche agro-alimentari
nell'ambito della conferenza permanente per i rapporti tra
Stato e regioni.
Rispetto al testo del disegno di legge approvato dal
Senato sono stati eliminati alcuni comitati interministeriali,
sostituiti da intese che il ministro dell'agricoltura dovrà
stabilire sia con il ministro dell'industria sia con il
ministro della sanità per il coordinamento dei rispettivi
settori. In particolare non è stata riproposta la creazione
del Comitato di coordinamento fra istituendo ministero e
ministero della sanità per il settore veterinario, che a suo
avviso risulta utile per una ottimale gestione del settore.
Propone, infine, l'espressione del seguente parere
favorevole condizionato:
"La Commissione speciale per le politiche comunitarie,
esaminato il disegno di legge di conversione in legge
del decreto-legge 4 agosto 1993, n. 272, recante riordinamento
delle competenze regionali e istituzione del Ministero per il
coordinamento delle politiche agricole, alimentari e forestali
(3048),
considerato che la carenza di coordinamento fra il
ministero della sanità e il ministero dell'agricoltura in
materia di servizi sanitari lascia il Paese ancora distante
dalle moderne organizzazioni di molti altri Stati europei che
hanno saputo trovare una forma di integrazione ottimale tra i
due settori con utilità per l'agricoltura e maggiore tutela
per la salute dei consumatori,
esprime
PARERE FAVOREVOLE
a condizione di prevedere un effettivo coordinamento per il
settore veterinario tra il ministero della sanità e
l'istituendo ministero delle attività agro-alimentari e
forestali".
Relatore.
Il sottosegretario Pasquale DIGLIO fa presente che la
maggiore ampiezza del disegno di legge già esaminato dalle
Camere in relazione all'istituzione del ministero per le
politiche agro-alimentari rispetto al decreto-legge oggi
all'esame della Commissione, riflette la diversa natura
giuridica dell'atto e, per questi motivi, ritiene che l'esame
del disegno di legge di conversione possa essere utile per
arricchire il contenuto del decreto-legge. Nel contempo è
tuttavia necessario dare attuazione alla nuova impostazione
amministrativa con particolare riferimento alla struttura
ministeriale, all'AIMA, e al Corpo forestale dello Stato.
Il deputato Bruno MATTEJA (gruppo della lega nord) si
dichiara contrario al decreto-legge in esame che disattende il
risultato del referendum: non a caso le Regioni hanno
presentato ricorso presso la Corte costituzionale.
Il deputato Matteo PIREDDA (gruppo della DC) concorda con
il parere del relatore e chiede al Governo di sapere se si
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intenda procedere al riordino in un unico ente degli istituti
previsti all'articolo 3, comma 2, lettere c) e d),
considerate le difficoltà di qualificazione dei diversi tipi
di istituti e tenuta presente l'esperienza degli altri Paesi.
In relazione alla pesca marittima esprime perplessità sulla
mancata attribuzione delle relative competenze alle
Regioni.
Il sottosegretario Pasquale DIGLIO fa presente che il
riordino degli enti è già in corso e che comunque sarà tenuta
presente l'esigenza sottolineata dal deputato Piredda di una
semplificazione e di una aggregazione più ampia tra i diversi
tipi di istituti. Quanto alle questioni relative alla pesca,
sottolinea l'esigenza di un momento di coordinamento e di
indirizzo generale a livello nazionale.
Il relatore Luca CARLI dopo aver espresso consenso con le
osservazioni del deputato Piredda relative alla attribuzione
delle competenze in materia di pesca, che rafforzerebbero
l'autonomia regionale, non ritiene condivisibili le
considerazioni del deputato Matteja riguardanti il sostanziale
stravolgimento del risultato del referendum in quanto
considera necessaria un'autorità nazionale di coordinamento
che agisca nella rappresentanza internazionale degli
interessi. Il decreto-legge attua i principi costituzionali
nel senso che trasferisce le competenze amministrative alle
Regioni lasciando in vita un'autorità centrale.
La Commissione approva quindi la proposta di parere
favorevole condizionato del relatore.
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