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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XI Legislatura

Documento


993
DDL0104-0002
Progetto di legge Camera n. 104 - testo presentato - (DDL11-104)
(suddiviso in 9 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C104. TESTIPDL
...C104.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC104 ZZ11 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Mentre la decima legislatura volgeva
  al termine, essendo fin d'allora evidente agli occhi di tutti
  come l'attuale non potesse sottrarsi all'obbligo di riforme
  istituzionali profonde, a cominciare da quella elettorale,
  presentai questa proposta di legge.
    Il grave marasma nel quale sono cadute le istituzioni
  repubblicane, le loro disfunzioni, le polemiche e i conflitti
  insorti tra chi le rappresenta, le ulteriori prove
  referendarie cui saranno sottoposte dopo l'esito del
  referendum  già effettuato lo scorso giugno, rendono del
  tutto imprevedibili un decorso tradizionale e ordinario
  dell'undicesima legislatura, il perpetuarsi ancora a lungo
  dell'attuale modo di
  governare e di legiferare, il permanere delle attuali regole
  per la scelta dei parlamentari.
    E' convinzione di chi ripresenta l'attuale proposta che,
  così come è avvenuto in Francia oltre trent'anni fa, il
  cambiamento istituzionale si svilupperà in una nuova fase
  costituente a partire da una nuova legge elettorale, il cui
  varo dovrà precedere le scadenze referendarie, se non si vorrà
  lasciare a un Parlamento delegittimato dal probabile esito dei
  referendum  il compito delicato di interpretarne
  correttamente il significato.
    Sarà, peraltro, una nuova, del tutto diversa legge
  elettorale a ridisegnare l'ormai consueto e pressoché
  unanimemente
 
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  contestato sistema dei partiti, bocciato chiaramente
  dall'ultima consultazione elettorale.
    La prima presentazione della presente proposta di legge
  avveniva quando, come abbiamo premesso, la legislatura stava
  per chiudersi e quando la Commissione affari costituzionali
  della Camera dei deputati aveva già abbandonato la speranza di
  giungere a qualche conclusione in presenza di ben otto diversi
  progetti di riforma, presentati dal 2 luglio 1987 al 20 luglio
  dell'anno in corso, da parte di radicali, democristiani,
  deputati del PDS e liberali.  Essa risponde al desiderio di
  precisare un'opinione, frutto di molti anni di esperienza
  parlamentare di permanenza per oltre un triennio nella carica
  di Ministro per i rapporti con il parlamento e più volte
  espressa negli ultimi anni in interventi sulla stampa e nelle
  sedi politiche; una tale precisazione ritengo ancora più
  opportuno concretare e ufficializzare all'inizio di una
  legislatura che avrà come compito prioritario e precipuo
  quello della riforma elettorale.
  I fini da raggiungere.
      Fini ed esigenze, spesso contrapposti, ma da conciliare,
  vanno definiti ed analizzati in premessa.
    Il nostro sistema politico si sta dimostrando sempre più
  incapace di decisioni tempestive ed adeguate rispetto ai
  problemi da risolvere.  Assemblearismo e consociativismo hanno
  caratterizzato tanta parte delle nostre vicende politiche e
  hanno trovato genesi, spiegazione e giustificazione nella
  necessità di conservare e consolidare una democrazia, sia pure
  imperfetta, in quanto non basata sul ricambio delle forze al
  potere.  Ci sembra del tutto inutile, in questa sede,
  analizzare le ragioni per cui questa stagione della nostra
  storia può considerarsi conclusa.
    E' necessario e indifferibile creare le premesse per la
  formazione di governi autorevoli e forti, espressione che
  spero non spaventi più, capaci di amministrare con fermezza,
  basati su una maggioranza coerente e compatta, contrapposta a
  un'opposizione, dotata di ampie possibi-
  lità di controllo sull'attività governativa, libera nel suo
  diritto alla critica e alla denuncia, legittimata a proporsi
  come futura maggioranza di governo, ma alla quale sia negato
  il potere di impedire o di ritardare irragionevolmente
  l'attività dell'esecutivo e le decisioni legislative della
  maggioranza parlamentare.
    Un Governo siffatto può ricevere autorevolezza e forza
  soltanto dalla diretta investitura popolare e la scelta dello
  schieramento di maggioranza deve, dunque, scaturire dal voto
  dei cittadini.
    Seconda esigenza da soddisfare è il miglioramento dei
  meccanismi selettivi della rappresentanza parlamentare.
    L'affievolirsi delle caratterizzazioni ideologiche dei
  partiti, fino alla loro quasi totale scomparsa, ha ampliato
  enormemente l'area del cosiddetto "voto scambio" e ha
  trasformato il voto di stima, prima in larga misura basato sui
  trascorsi di partito e sulle garanzie ideologiche fornite dal
  candidato, in voto di immagine, creato o alimentato dai mezzi
  di comunicazione di massa.  Ritengo questo intrecciarsi di
  motivi alla base del palese, progressivo peggioramento della
  rappresentanza politica.
    Si avverte, peraltro, che non soltanto l'ultima prova
  elettorale, basata sulla preferenza unica, ma anche le
  precedenti hanno dimostrato con l'aumento delle preferenze
  espresse nell'ambito di ciascuna lista che si va verso una
  crescente personalizzazione del voto.  Il  referendum  del
  9 giugno 1991 ha inoltre manifestato che la sensibilità
  popolare spinge verso l'uninominalità del voto.
    Terza ed ultima esigenza da considerare è quella di tener
  presente la storia politica del nostro Paese, che dalla fine
  del secolo scorso ad oggi è storia di partiti.  Essi hanno
  svolto e continuano a svolgere una funzione politica
  importante e da ciò consegue sia il dovere di non cercare la
  cancellazione delle forze tradizionali minori per effetto di
  qualche marchingegno elettorale, sia quello di consentire a
  forze nuove ed emergenti di esprimersi in Parlamento.  Ciò
  anche per evitare la ricaduta in quel trasformismo
  opportunistico degli eletti che caratterizzò i primi decenni
  del Parlamento nazionale.
 
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    Alle suddette esigenze: investitura popolare del governo
  del Paese, possibile alternarsi di schieramenti diversi e
  contrapposti, migliori meccanismi selettivi della
  rappresentanza popolare, mantenimento di un ruolo alle forze
  politiche, tradizionali e nuove, cerca di rispondere
  l'impostazione della presente proposta.
  Il ballottaggio elettorale a doppio turno con correzione
  proporzionale.
      Dei 630 deputati, previsti dalla nostra Costituzione,
  circa due terzi sono, secondo la presente proposta, eletti
  sulla base di collegi uninominali con sistema maggioritario a
  doppio turno; poco meno di un terzo, sempre sulla base di
  collegi uninominali, ma con criterio proporzionale analogo a
  quello attualmente adottato per il Senato.
    L'articolo 2 stabilisce i criteri per la suddivisione del
  territorio nazionale nei 430 collegi nazionali, tali da
  prendere poco più di centomila elettori in media per ciascun
  collegio.  Il ridotto numero degli elettori dovrebbe consentire
  un confronto diretto tra candidati e una più approfondita e
  migliore loro valutazione.  Ne conseguirà, inoltre, una
  riduzione delle sfere elettorali e un'attenuazione del peso
  delle  lobbies  sulle scelte elettorali e sui
  comportamenti parlamentari.
    Con l'articolo 3 si prevede la possibilità per un numero di
  elettori, pari all'1 per cento degli aventi diritto, di
  presentare un proprio candidato.  Il numero dei presentatori è
  stato previsto sufficientemente alto per evitare presentazioni
  di mero disturbo, anche in considerazione del fatto che le
  candidature così presentate non sono soggette a una soglia da
  superare per passare al secondo turno, come nel sistema
  francese al contrario non sono suscettibili di rinuncia anche
  se, ovviamente, possono costituire un punto di convergenza di
  un'alleanza di forze politiche attraverso il ritiro da parte
  di queste dei loro candidati, così come previsto dall'articolo
  4.  L'impossibilità della rinuncia evita qualsiasi forma di
  baratto tra forze politiche e candidato, sulla base dei
  consensi di cui localmente gode.
    La presentazione di candidati su tutto il territorio
  nazionale è consentita alle forze politiche già rappresentate
  in uno dei due rami del Parlamento con un proprio gruppo
  parlamentare.  Il meccanismo al secondo turno della elezione è
  quello della maggioranza relativa dei voti e costringe,
  quindi, alla costituzione di coalizioni, in previsione delle
  quali non può non essere avvertita da ciascun partito
  l'esigenza di un'attenta scelta di candidature, tali da
  costituire possibile punto di convergenza anche per altri
  partiti.  Ne conseguirà una più accurata valutazione del
  credito che il candidato può godere al di là dei confini della
  propria parte politica.
    L'articolo 5 prevede che i duecento seggi restanti siano
  assegnati ai candidati dei singoli partiti con criterio di
  proporzionalità, lievemente corretto dalla ripartizione di
  centodieci seggi ai partiti della coalizione che raggiunge la
  maggioranza, anche relativa, in modo da assicurare, salvo casi
  del tutto limite, ipotizzabili ma difficilmente verificabili,
  la costituzione di una maggioranza parlamentare di governo.
    Secondo il comma 3 dell'articolo 5, i seggi sono ripartiti
  proporzionalmente e attribuiti secondo la graduatoria delle
  percentuali conseguite all'interno di ciascuna lista.
    Il meccanismo di attribuzione non evita che uno stesso
  collegio sia rappresentato da più parlamentari, il che
  costituisce certamente un'anomalia nella logica del collegio
  uninominale, anche se si verifica da sempre nella elezione del
  Senato repubblicano.  L'inconveniente potrebbe essere eliminato
  escludendo dall'attribuzione dei seggi i candidati non
  confermati dalle forze politiche per il secondo turno e
  riducendo quindi l'eventuale presenza di più parlamentari
  rappresentanti lo stesso collegio a uno soltanto di
  maggioranza e a uno, o eventualmente più, dell'opposizione.  Si
  è preferito mantenerlo per contrappesare le scelte di partito
  con le scelte degli elettori, consentendo, cioè, l'elezione di
  un candidato non confermato dai partiti al secondo turno,
  qualora abbia riportato
 
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  una sufficiente percentuale di voti all'interno della
  lista di appartenenza.
                           *  *  *
    Con la presente proposta non si affronta il problema
  dell'elezione del Senato della Repubblica che pure andrebbe
  razionalmente coordinato con la soluzione data a quello della
  elezione della Camera dei deputati.  Mi limito ad aggiungere
  che se si volesse, come da alcune parti si chiede, la
  differenziazione tra le due Camere basata soprattutto su
  funzioni, competenze e procedure, il sistema di elezione
  potrebbe anche essere sostanzialmente analogo.  Come, peraltro,
  non sarebbe irrazionale ricorrere, almeno in parte, ad
  elezione di secondo grado così come parzialmente prevede, da
  parte dei consigli
  regionali, una delle proposte di legge presentate alla Camera
  dei deputati nella precedente legislatura.
                           *  *  *
    Onorevoli colleghi, la riforma elettorale non esaurisce
  certamente i problemi di una più vasta riforma istituzionale
  adeguata ai tempi, ma ne è, a mio giudizio, il presupposto
  essenziale, il necessario punto di partenza.  Resta aperta la
  questione di un diverso rapporto tra Parlamento, Governo,
  regioni, enti pubblici e di una riflessione profonda sulle
  rispettive competenze.  Occorre, in definitiva, creare un
  assetto politico istituzionale capace di decisioni pronte, non
  sottoposte a defatiganti prassi compromissorie, all'altezza
  delle esigenze di una società economica e civile, sviluppata
  ed evoluta.
 
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