| ROBERTO PARZIALE, Magistrato addetto alla segreteria
dell'organizzazione giudiziaria e degli affari generali del
Ministero di grazia e giustizia. Un vecchio problema che
ricorre sempre con riferimento ai dati concernenti l'organico
della magistratura è che non si riesce a capire perché i dati
forniti dalle varie fonti non collimino mai tra loro. In
realtà non è che si perda da qualche parte una parte del
personale: il problema riguarda le modalità di determinazione
di queste scoperture.
I dati offerti poco fa dal presidente Testi si riferiscono
all'organico della magistratura che, come per tutte le
strutture dell'amministrazione pubblica, viene definito con
legge e stabilisce il numero massimo dei soggetti che possono
essere contemporaneamente presenti e per i quali lo Stato è
legittimato a pagare una retribuzione. Dall'altra parte vi
sono i posti della magistratura distribuiti negli uffici
giudiziari.
Dopo l'ultimo aumento del 1993, l'organico della
magistratura è composto da 9.109 unità; quello degli uffici
giudiziari è invece composto da 8.959 unità, perché vi è un
contingente di 150 posti riservato agli uditori che, come
prevede l'ordinamento giudiziario, non possono svolgere
direttamente funzioni giurisdizionali fin tanto che non
vengano favorevolmente valutati dopo aver effettuato un
periodo di tirocinio che, secondo le ultime disposizioni, deve
essere di durata non inferiore a 13 mesi. A fronte di questo,
occorre poi verificare quanti soggetti sono effettivamente in
servizio e quanti lo sono negli uffici giudiziari con funzioni
giurisdizionali o giudiziarie (a seconda che siano giudicanti
o requirenti).
E' necessario intanto partire dal presupposto che gli
uditori giudiziari, pur essendo nell'organico della
magistratura perché sono stati assunti, svolgono il periodo di
tirocinio: attualmente sono in questa situazione circa 500
magistrati, 250 dei quali hanno preso servizio un mese fa e
gli altri 250, già in servizio, assumeranno le funzioni
giurisdizionali, dopo l'estate, negli uffici di destinazione.
E' evidente che allo stato questi posti sono tutti vacanti, ma
non può non essere così, perché se non ci fossero posti
vacanti non si sarebbe potuto procedere alle assunzioni.
Va poi considerato che il divario fra il personale in
servizio nell'organico della magistratura e quello negli
uffici giudiziari sconta il fenomeno dei fuori ruolo, che
riguarda gli incarichi dei magistrati addetti al Ministero di
grazia e giustizia, come nel nostro caso, i componenti eletti
al CSM, i parlamentari, i consiglieri regionali, i presidenti
delle regioni, i magistrati collocati fuori ruolo presso le
Commissioni parlamentari, presso il SECIT. Questo numero, che
viene sempre un po' gonfiato, attualmente ammonta a 200 unità,
pari a circa il 2,5 per cento dell'organico complessivo della
magistratura (considerando i posti effettivamente coperti).
Passando ad indicare cifre più chiare, non posso non
constatare come ci troviamo di fronte ad una situazione per
cui, rispetto ai 9.109 posti previsti nell'organico della
magistratura (si tratta di una rilevazione aggiornata a
qualche giorno fa),
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sono in servizio 8.488 magistrati. I posti scoperti
riguardano, pertanto, circa 650 unità, con riferimento alle
quali sono in corso di svolgimento procedure concorsuali per
un totale di 611 unità. Nel prossimo mese di luglio, inoltre,
sarà attivata un ulteriore procedura concorsuale per circa 300
posti. In sostanza, stiamo cercando di recuperare il
décalage connesso all'aumento di organico avvenuto
dapprima nel 1989, con 1058 unità, e successivamente nel 1993,
con 600 unità.
Occorre considerare che la struttura del concorso per
uditore giudiziario è rimasta sostanzialemnte inalterata
rispetto a quella del periodo immediatamente successivo alla
guerra. All'epoca, il numero medio dei soggetti che
partecipava a questo tipo di procedura concorsuale superava
difficilmente le 500 unità; attualmente, invece, partecipano
al concorso non meno di 7-8.000 candidati. Ne consegue che il
solo strumento di selezione - la procedura concorsuale,
appunto - comporta un dispendio di circa 3 anni, periodo al
quale vanno aggiunti i 13 mesi dedicati al tirocinio. Ciò
significa che ad ogni aumento di organico, l'effetto utile per
la magistratura non può che necessariamente verificarsi a
distanza di 4 anni-4 anni e mezzo dal momento della
definizione dell'organico. Questa è la ragione per la quale
occorrerebbe invertire l'ottica dell'intervento finalizzato
all'aumento dell'organico, nel senso cioè di intervenire non
quando ormai si sono create situazioni di necessità, dal
momento che a queste ultime, ferma restando l'attuale
situazione, daremmo comunque una risposta ed una soluzione con
4 anni di ritardo. Occorre, al contrario, guardare al futuro,
anticipando i problemi e pianificando la necessaria attività
per reclutare personale specializzato destinato a svolgere
funzioni specifiche.
Per quanto riguarda l'individuazione del provvedimento che
potrebbe essere complessivamente adottato per venire incontro
alle esigenze contingenti di alcuni uffici, si è detto che la
soluzione potrebbe essere riferita al meccanismo di
identificazione, da porre in essere da parte del Consiglio,
delle sedi verso le quali orientare i trasferimenti di
ufficio, legandolo ad iniziative di incentivazione. E'
evidente che, quando si parla di incentivazione in sé e per sé
considerata, prescindendo cioè dalla previsione di un
qualsivoglia beneficio economico, anche minimo,
l'incentivazione stessa difficilmente può risultare
appetibile, soprattutto in considerazione del fatto che si
tratta comunque di soggetti che dovrebbero trasferire la
propria residenza e, spesso, le proprie famiglie, con tutto
ciò che questo significa in Italia.
Va tuttavia tenuto presente che attualmente questo tipo di
problemi viene già affrontato e risolto mediante il meccanismo
dell'applicazione. Per valutare anche l'impatto di tipo
economico che potrebbe determinare il tipo di soluzione
prevista - l'attribuzione di un'indennità in una misura che
sarà poi determinata, tenendo anche conto dell'incidenza del
sistema fiscale - occorre considerare che qualsiasi
applicazione comporta per ogni magistrato una spesa media
quantificabile in circa 400 mila lire al giorno. Ciò significa
che l'applicazione di un magistrato per un mese ha un costo
normalmente compreso tra i 9 e i 10 milioni, considerando il
rimborso delle spese di albergo, per i pasti e quello - pro
quota - relativo alle spese di viaggio che competono al
beneficiario a seconda del tipo di applicazione di volta in
volta scelto.
Nella valutazione del tipo di indennità, occorre tener
presente che, per così dire, si stabilizza un soggetto, il
quale per un certo numero di anni rimane in un determinato
posto, al contrario di quanto accade per il magistrato
applicato, il quale dà un apporto contingente, nel senso cioè
di risultare utile per cose di piccolo momento. Del resto, le
stesse norme sull'applicazione prevedono specificamente che i
magistrati applicati non debbano essere utilizzati per quelle
procedure di particolare complessità la cui durata fosse in
qualche modo in rapporto di contraddizione logica con
l'applicazione stessa. Sta di fatto che questo principio
spesso non trova applicazione, dal momento che la quasi
totalità dei procedimenti avviati in
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alcune regioni per i quali è necessaria l'applicazione dei
magistrati sono procedimenti per criminalità organizzata o
mafiosa il cui svolgimento, per definizione, non potrà mai
essere particolarmente breve o rapido. Dal punto di vista
economico, pertanto, il rapporto andrebbe posto tra un costo
mensile di 9-10 milioni ed un costo che potrebbe essere
stimato tra i 2 e i 3 milioni.
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