| FERDINANDO IMPOSIMATO. Ringrazio i nostri ospiti per le
relazioni molto puntuali sul problema dell'organizzazione
degli uffici giudiziari, relazioni caratterizzate da dovizia
di particolari ed inserite in un quadro abbastanza allarmante,
anche perché da esso emergono difficoltà obiettive legate non
alla volontà dei responsabili dei competenti uffici del
Ministero di grazia e giustizia e del CSM ma, spesso, a
carenze strutturali ed anche legislative. Anche oggi abbiamo
avuto conferma del fatto che la distribuzione degli uffici
giudiziari in Italia non è all'altezza della situazione.
L'attuale configurazione risale a 120 anni fa; vi sono stati
interventi di Enrico De Nicola, circa 40 anni fa, e ancor
prima di Pasquale Stanislao Mancini sulla necessità della
revisione degli uffici giudiziari. Continuo a ritenere che, se
non si provvederà a realizzare tale obiettivo, sulla base
degli accurati studi effettuati dal Ministero di grazia e
giustizia e dal Consiglio superiore della magistratura, dai
quali si desume un'analitica descrizione dei carichi pendenti
nei vari uffici giudiziari e delle necessità sorte nelle
diverse realtà territoriali, il problema della crisi della
giustizia civile e penale non potrà essere risolto. Insisto su
un punto: qualsiasi provvedimento è destinato a fallire se non
sarà accompagnato da uno sforzo, che dovrà esser profuso dal
ministro di grazia e giustizia d'intesa con le Commissioni
giustizia di Camera e Senato e con la Commissione bicamerale
Antimafia, per giungere ad una revisione, almeno parziale,
delle circoscrizioni giudiziarie.
Ritengo, inoltre, che si debba pensare sempre più
intensamente alla possibilità di prevedere un giudice unico di
prima istanza. Da anni è stata prospettata l'esigenza di
ridurre il numero dei giudici di tribunale e di corte
d'appello (in quest'ultima, per esempio i giudici potrebbero
essere 3 anzichè 5), prevedendo nel contempo un giudice unico
di prima istanza. In questo modo, anche senza ricorrere a
concorsi, si potrebbe procedere ad una razionale distribuzione
dei giudici sul territorio. Uno dei maggiori esperti di
diritto affermava che la verità e la giustizia delle decisioni
sono inversamente proporzionali al numero dei giudici che
partecipano alle decisioni stesse; in sostanza, non si può
ritenere che vi possa essere maggiore giustizia quanto più
alto è il numero dei giudici che decidono. Ritengo si tratti
di un punto da mettere in evidenza e vi invito a riflettere su
un fatto: nonostante gli sforzi che potranno essere profusi
dagli uffici responsabili, non riusciremo a venire a capo dei
problemi che emergono nelle varie realtà giudiziarie se non
realizzeremo profonde riforme strutturali.
Si stanno svolgendo concorsi per assumere uditori
giudiziari che dovrebbero ricoprire i posti presso gli uffici
disagiati,
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con riferimento ai quali non sono state proposte domande. A
tale riguardo, penso sia necessario prevedere incentivi, dal
momento che la revisione delle strutture è purtroppo ancora un
sogno. Tali incentivi non potranno che essere legati alla
possibilità di una carriera ed all'acquisizione di maggiori
privilegi da parte di quei magistrati che abbiano trascorso un
certo numero di anni negli uffici giudiziari più disagiati. E'
già stato ricordato che molti posti messi a concorso in questo
tipo di uffici non sono stati ricoperti, sicché ci troviamo di
fronte a una situazione di difficile soluzione nel senso che
tali posti sono destinati a rimanere scoperti ancora per anni.
Occorre pertanto prevedere per legge la possibilità di
trasferire i magistrati, così come proposto da numerosi
progetti di legge che dovrebbero comunque essere esaminati
dalle competenti Commissioni parlamentari perchè finalmente si
crei la possibilità che un magistrato, dopo un certo numero di
anni, possa anche essere trasferito d'ufficio, dal momento che
i principi dell'indipendenza della magistratura e
dell'inamovibilità del magistrato non significano certo che un
giudice debba rimanere nello stesso posto per venti anni o
anche più. E' necessario pertanto svolgere una riflessione in
questa direzione, tenendo ovviamente presenti tutte le
garanzie previste dalla Costituzione.
Quanto allo sciopero degli avvocati, attualmente in corso,
penso si tratti di una vicenda drammatica. Vorrei capire bene
- mi rivolgo al dottor Testi e al dottor Falcone - quali siano
le ragioni - stando a quanto loro risulta - che hanno indotto
gli avvocati a portare avanti una forma di protesta che -
ripeto - considero drammatica perché rischia di far saltare
molti processi con imputati detenuti, con conseguenze che non
possono che risolversi a favore delle associazioni criminali
di stampo mafioso. Si sostiene, per esempio, che a Napoli lo
sciopero sia stato determinato dalla volontà di opporsi al
trasferimento del tribunale (motivazione che, francamente, non
condivido), mentre altrove il problema fondamentale sarebbe
quello dell'opposizione all'introduzione nel nostro
ordinamento della figura del giudice di pace. Insomma, le
ragioni dello sciopero sono le più varie, compresa quella
legata alla mancata copertura dei posti in vari uffici
giudiziari. Vorremmo cercare di capire se sia possibile fare
qualcosa perché lo sciopero sia revocato ed anche se la
protesta abbia un suo fondamento nella realtà giudiziaria, se
cioè affondi le sue radici nei disagi e nella difficoltà in
cui si muovono i magistrati.
Infine, vorrei conoscere le proposte che gli esperti del
ministero e del CSM intendono formulare sul piano legislativo
al fine di risolvere in maniera definitiva i più gravi
problemi legati alla crisi della giustizia civile e penale.
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