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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


101134
STC0049-0010
COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA Resoc. Stenogr. n. 49 del 9 maggio 1995 (STC12-MAF-49)
(suddiviso in 46 Unità Documento)
Unità Documento n.10 (che inizia a pag.1274 dello stampato)
...Audizione del dottor Saverio Felice Mannino, membro del Consiglio superiore della magistratura, del dottor Carlo Adriano Testi, direttore generale, del dottor Giuseppe Falcone, capo della segreteria, e del dottor Roberto Parziale, ...
FERDINANDO IMPOSIMATO.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TIZIANA PARENTI
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    FERDINANDO IMPOSIMATO.  Ringrazio i nostri ospiti per le
  relazioni molto puntuali sul problema dell'organizzazione
  degli uffici giudiziari, relazioni caratterizzate da dovizia
  di particolari ed inserite in un quadro abbastanza allarmante,
  anche perché da esso emergono difficoltà obiettive legate non
  alla volontà dei responsabili dei competenti uffici del
  Ministero di grazia e giustizia e del CSM ma, spesso, a
  carenze strutturali ed anche legislative.  Anche oggi abbiamo
  avuto conferma del fatto che la distribuzione degli uffici
  giudiziari in Italia non è all'altezza della situazione.
  L'attuale configurazione risale a 120 anni fa; vi sono stati
  interventi di Enrico De Nicola, circa 40 anni fa, e ancor
  prima di Pasquale Stanislao Mancini sulla necessità della
  revisione degli uffici giudiziari.  Continuo a ritenere che, se
  non si provvederà a realizzare tale obiettivo, sulla base
  degli accurati studi effettuati dal Ministero di grazia e
  giustizia e dal Consiglio superiore della magistratura, dai
  quali si desume un'analitica descrizione dei carichi pendenti
  nei vari uffici giudiziari e delle necessità sorte nelle
  diverse realtà territoriali, il problema della crisi della
  giustizia civile e penale non potrà essere risolto.  Insisto su
  un punto: qualsiasi provvedimento è destinato a fallire se non
  sarà accompagnato da uno sforzo, che dovrà esser profuso dal
  ministro di grazia e giustizia d'intesa con le Commissioni
  giustizia di Camera e Senato e con la Commissione bicamerale
  Antimafia, per giungere ad una revisione, almeno parziale,
  delle circoscrizioni giudiziarie.
     Ritengo, inoltre, che si debba pensare sempre più
  intensamente alla possibilità di prevedere un giudice unico di
  prima istanza.  Da anni è stata prospettata l'esigenza di
  ridurre il numero dei giudici di tribunale e di corte
  d'appello (in quest'ultima, per esempio i giudici potrebbero
  essere 3 anzichè 5), prevedendo nel contempo un giudice unico
  di prima istanza.  In questo modo, anche senza ricorrere a
  concorsi, si potrebbe procedere ad una razionale distribuzione
  dei giudici sul territorio.  Uno dei maggiori esperti di
  diritto affermava che la verità e la giustizia delle decisioni
  sono inversamente proporzionali al numero dei giudici che
  partecipano alle decisioni stesse; in sostanza, non si può
  ritenere che vi possa essere maggiore giustizia quanto più
  alto è il numero dei giudici che decidono.  Ritengo si tratti
  di un punto da mettere in evidenza e vi invito a riflettere su
  un fatto: nonostante gli sforzi che potranno essere profusi
  dagli uffici responsabili, non riusciremo a venire a capo dei
  problemi che emergono nelle varie realtà giudiziarie se non
  realizzeremo profonde riforme strutturali.
     Si stanno svolgendo concorsi per assumere uditori
  giudiziari che dovrebbero ricoprire i posti presso gli uffici
  disagiati,
 
                             Pag. 1275
 
  con riferimento ai quali non sono state proposte domande.  A
  tale riguardo, penso sia necessario prevedere incentivi, dal
  momento che la revisione delle strutture è purtroppo ancora un
  sogno.  Tali incentivi non potranno che essere legati alla
  possibilità di una carriera ed all'acquisizione di maggiori
  privilegi da parte di quei magistrati che abbiano trascorso un
  certo numero di anni negli uffici giudiziari più disagiati.  E'
  già stato ricordato che molti posti messi a concorso in questo
  tipo di uffici non sono stati ricoperti, sicché ci troviamo di
  fronte a una situazione di difficile soluzione nel senso che
  tali posti sono destinati a rimanere scoperti ancora per anni.
  Occorre pertanto prevedere per legge la possibilità di
  trasferire i magistrati, così come proposto da numerosi
  progetti di legge che dovrebbero comunque essere esaminati
  dalle competenti Commissioni parlamentari perchè finalmente si
  crei la possibilità che un magistrato, dopo un certo numero di
  anni, possa anche essere trasferito d'ufficio, dal momento che
  i principi dell'indipendenza della magistratura e
  dell'inamovibilità del magistrato non significano certo che un
  giudice debba rimanere nello stesso posto per venti anni o
  anche più.  E' necessario pertanto svolgere una riflessione in
  questa direzione, tenendo ovviamente presenti tutte le
  garanzie previste dalla Costituzione.
     Quanto allo sciopero degli avvocati, attualmente in corso,
  penso si tratti di una vicenda drammatica.  Vorrei capire bene
  - mi rivolgo al dottor Testi e al dottor Falcone - quali siano
  le ragioni - stando a quanto loro risulta - che hanno indotto
  gli avvocati a portare avanti una forma di protesta che -
  ripeto - considero drammatica perché rischia di far saltare
  molti processi con imputati detenuti, con conseguenze che non
  possono che risolversi a favore delle associazioni criminali
  di stampo mafioso.  Si sostiene, per esempio, che a Napoli lo
  sciopero sia stato determinato dalla volontà di opporsi al
  trasferimento del tribunale (motivazione che, francamente, non
  condivido), mentre altrove il problema fondamentale sarebbe
  quello dell'opposizione all'introduzione nel nostro
  ordinamento della figura del giudice di pace.  Insomma, le
  ragioni dello sciopero sono le più varie, compresa quella
  legata alla mancata copertura dei posti in vari uffici
  giudiziari.  Vorremmo cercare di capire se sia possibile fare
  qualcosa perché lo sciopero sia revocato ed anche se la
  protesta abbia un suo fondamento nella realtà giudiziaria, se
  cioè affondi le sue radici nei disagi e nella difficoltà in
  cui si muovono i magistrati.
     Infine, vorrei conoscere le proposte che gli esperti del
  ministero e del CSM intendono formulare sul piano legislativo
  al fine di risolvere in maniera definitiva i più gravi
  problemi legati alla crisi della giustizia civile e penale.
 
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