| GIROLAMO TRIPODI. Ho ascoltato con attenzione le
esposizioni del presidente Testi, del presidente Falcone, del
presidente Mannino e del dottor Parziale. Avevamo l'esigenza
di conoscere e di trovare il modo di affrontare certi
problemi; un'esigenza che nasce soprattutto dalla drammaticità
in cui versano alcune sedi giudiziarie, dove sono
particolarmente presenti le organizzazioni mafiose (si
chiamino 'ndrangheta, Cosa nostra, camorra o Sacra corona
unita). In queste sedi, per mancanza di personale, si rischia
di non poter celebrare alcuni maxiprocessi contro centinaia di
imputati. Ci sono migliaia di imputati che possono
riacquistare la libertà per decorrenza dei termini - caro
presidente - a causa del fatto che non è possibile proseguire
nel procedimento, come sarebbe indispensabile.
Pensavamo di ottenere qualche risposta su questi problemi.
A dire il vero - mi dovete scusare la franchezza - non l'ho
trovata, mentre invece si è svolta più una discussione sulla
situazione attuale e sulla distribuzione dei settemila
magistrati e dell'altro personale. Anzi, del personale di
cancelleria, degli assistenti giudiziari non si è parlato
affatto; si è parlato solo dei magistrati, ma ritengo che il
problema non sia costituito solo dall'assenza di magistrati ma
anche da quella del personale di ogni tipo, fino alla
dattilografa, ai segretari e così via.
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Da parte dei rappresentanti del ministero non è emerso
soprattutto il fatto che questo preoccupante scenario è
sollevato spesso in tutte le sedi da parte dei magistrati, che
lì operano in numero molto ristretto, lavorando notte e giorno
nel tentativo di ripristinare la legalità dove le
organizzazioni criminali in questo momento dominano ai danni
della collettività.
A questo punto, poiché non posso svolgere considerazioni
che richiederebbero molto tempo, voglio solo richiamare il
caso della sede di Reggio Calabria, perché credo sia la sede
nella quale vi è particolarmente una situazione in cui si
rischia la paralisi ed il fallimento dello Stato. Capisco che
lo Stato possa anche assumersi la responsabilità di non
corrispondere a queste esigenze con gli strumenti adeguati per
poter combattere la criminalità organizzata, ma gli
inquirenti, magistrati e forze dell'ordine, dopo aver svolto
un ottimo lavoro, rischiando più volte la loro vita, si
trovano poi di fronte a questa realtà, di fronte al rischio
che vinca la delinquenza organizzata: non vince lo Stato, non
vince il diritto, non vince la democrazia, non vince la
civiltà!
I problemi di queste sedi sono stati sollecitati più
volte; abbiamo acquisito delle note, anche nel corso di una
nostra visita a Reggio Calabria e poi anche in altre regioni.
Vi leggiamo l'allarme lanciato da questi magistrati e si
tratta di documenti pervenuti anche a voi, sia al ministero
sia al CSM. Comunque, su questo problema le misure adottate
non sono state adeguate, non hanno modificato la drammaticità
della situazione. Per esempio, abbiamo una procura
distrettuale composta di cinque unità, di fronte a circa
tremila indagati (certe indagini sono ormai definite) e di
fronte a circa 1.250 indagini in corso. Non soltanto è
difficile celebrare i processi, ma è anche difficile istruire
le richieste. Come loro sanno - non scopro niente - la procura
distrettuale di Reggio Calabria ha avanzato al GIP richieste
di istruzione riguardanti oltre 500 persone indagate per
affiliazione alle organizzazioni mafiose e per gravi reati
(sono stati scoperti i responsabili di tutti gli omicidi del
periodo della guerra di mafia a Reggio Calabria: più di 500
persone assassinate solo a Reggio Calabria, oltre 1.000 in
tutta la provincia). Questa richiesta è stata avanzata nel
mese di novembre e ad essa non è stato dato seguito perché
mancano persino i GIP. Tanto per citare un fatto paradossale,
nonostante la carenza di cui ho parlato, nonostante la
mancanza di GIP, la dottoressa Iside Russo è stata trasferita
ad un altro ufficio, mi pare alla corte d'appello.
In questi anni, è stata effettuata a Reggio Calabria una
serie di trasferimenti, per molti aspetti veramente anomali,
da certi uffici, cioè dal tribunale alla sezione civile, alla
procura, e così via, cioè trasferimenti da un settore
all'altro. Eppure, in questa città occorrevano perlomeno
magistrati che potessero dar corso alle richieste da parte dei
pubblici ministeri (mi riferisco sempre alla carenza di GIP).
Per non ricordare le carenze dell'organico del tribunale di
Reggio Calabria. Come dicevo, a Reggio Calabria si devono
celebrare 15 processi per mafia, che riguardano migliaia e
migliaia di persone (elencate in queste note che sono state
indirizzate sia agli organi ministeriali sia al CSM).
Allora, se le cose stanno in questo modo, come è possibile
che a livello di ministero non ci sia alcuna preoccupazione e
si manifesti una certa rassegnazione? "La situazione è quella
che è. Abbiamo questa realtà ed abbiamo cercato di tener conto
delle varie esigenze di organico in questa mappa delle
strutture giudiziarie". Mi pare che ragionando in questo modo
venga ancora perseguita una logica di distribuzione che è
soltanto meccanica, perché non è rapportata alle esigenze
particolari e peculiari delle varie realtà giudiziarie. Reggio
Calabria o Palermo o Catanzaro, insomma sedi di questo genere,
sono altra cosa: l'organico di Firenze, di Bologna o di
Venezia - tanto per fare un esempio - non può essere
considerato alla stessa stregua di quello di queste sedi. Se a
Reggio Calabria ci sono 4.000 tra imputati e indagati
appartenenti alla criminalità organizzata, è evidente che non
si può pensare che vi siano le stesse esigenze di
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Firenze o di un'altra città di questo tipo. Presidente Testi -
mi rivolgo a lei in quanto responsabile di questo settore -
bisogna cambiare tutto il meccanismo. Anche per quanto
riguarda la proposta di legge sugli incentivi che dovrebbe
dare lo Stato - su cui sono d'accordo - si pone il problema di
cambiare indirizzo. Così come bisogna cambiare indirizzo per
quanto riguarda l'utilizzazione di magistrati, perché credo si
debba cercare di ridurre il numero dei 200 magistrati che
attualmente non svolgono le proprie funzioni. Se abbiamo
bisogno di magistrati perché la casa brucia, è lì che dobbiamo
intervenire. E credo che la casa bruci a Reggio Calabria, a
Palermo, a Caltanissetta, a Messina, a Catanzaro, a Napoli, a
Salerno, in tutte queste sedi! Naturalmente, se si vuole
combattere la mafia...!
Colgo quest'occasione, presidente, per questo che non
vorrei fosse considerato uno sfogo. Vogliamo cogliere
quest'occasione per discutere con lei ed anche con il
presidente della commissione del CSM, il dottor Mannino, che
salutiamo con piacere (oltretutto è di Reggio Calabria e
conosce questa situazione, anzi l'ha vissuta, tant'è vero che
aveva fatto richiesta di trasferimento ad un'altra sede perché
si trovava nell'impossibilità di lavorare concretamente).
Credo che vada modificata questa situazione e quindi
intanto vogliamo sapere quali misure verranno prese per Reggio
Calabria, per risolvere questi problemi, per dare coraggio a
questi magistrati e metterli in condizione di poter
lavorare.
Seconda questione. Quali misure possono essere assunte per
superare meccanismi ormai logori, come quello
dell'assegnazione in base al criterio della popolazione? Sulla
base della popolazione del distretto si assegna un certo
numero di magistrati. Siccome la provincia di Reggio Calabria
ha una popolazione complessiva di 550 mila abitanti, è
considerata una piccola provincia e quindi, secondo questo
meccanismo, ad essa vengono assegnati pochi magistrati. Ma a
Reggio Calabria abbiamo seimila affiliati alla mafia, che
arrivano a 50 mila con tutto il resto! E' un pericolo non solo
per Reggio Calabria ma per l'intera nazione, perché la
'ndrangheta di Reggio Calabria è a Roma, è a Milano, è in
Piemonte, a Bardonecchia - come abbiamo visto l'altro giorno -
ed è anche in America, in Australia ed in altri paesi.
Di fronte a questa situazione, vorrei sapere cosa
intendiate fare, quali risposte si danno a questi magistrati,
quali risposte si danno alla collettività che aspetta
giustizia. Questo è quel che chiediamo in questo momento.
Leggevo oggi sul giornale che la procura distrettuale
antimafia di Milano sostiene di non poter andare avanti perché
mancano gli assistenti. Ecco, credo che sia necessaria una
selezione degli interventi e degli impegni e prendere tutte le
misure necessarie. Cosa è più importante? E' più importante
avere una situazione così frastagliata, così frammentata o
avere invece strumenti efficaci in certe zone, dove con la
presenza dello Stato, attraverso l'autorità giudiziaria, è
possibile colpire, dare un contributo alla lotta alla
criminalità organizzata? Se si vuole fare questo, lo si fa; se
non lo si vuole fare, è un altro discorso. Domani ascolteremo
il ministro e discuteremo anche di questi problemi, perché
certamente il ministro deve occuparsi delle inchieste, ma
anche di questi argomenti (può occuparsi anche di inchieste,
quando sono giuste, e non lo sono certamente quelle che ha
promosso).
Comunque, per quanto riguarda questi problemi, credo che
anche l'organo tecnico ed il CSM debbano dare risposte. Sono
questi i problemi che pensiamo si debbano affrontare, problemi
nei confronti dei quali non crediamo sia sufficiente la
semplice attenzione; piuttosto, bisogna avere uno scatto per
rovesciare i meccanismi e dare anche a queste sedi la
possibilità di funzionare.
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