| MARIANNA LI CALZI. L'audizione odierna può essere
considerata come la prosecuzione del lavoro di un gruppo
ristretto informale che si è incontrato con i gentili ospiti
qui presenti, i quali ancora una volta hanno manifestato tutta
la propria disponibilità, oggi svolgendo delle relazioni molto
esaustive e collaborando pochi giorni fa ad un tavolo
ristretto in cui sono state esaminate tutte le possibilità.
L'oggetto di tale incontro era quello di sopperire con
urgenza ai problemi di organico per le sedi giudiziarie dove
sono in
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atto processi di criminalità organizzata che, per vari
motivi, rischiano di non essere celebrati immediatamente.
Ci siamo posti il problema di esaminare le varie e
possibili soluzioni per reperire magistrati e personale in
genere. Siamo andati dalle soluzioni legislative più ampie
(che presuppongono di essere trasposte in un disegno di legge,
con tempi lunghi, visto che le soluzioni parlamentari non
possono certamente avere il carattere dell'immediatezza),
quali potrebbero essere la revisione delle circoscrizioni
giudiziarie, del giudice monocratico ed altre forme di
mobilità del personale di magistratura quali la temporaneità e
la rotazione di incarichi direttivi, oltre alla possibilità di
modifica della procedura concorsuale; tutta una serie di
soluzioni che però presupporrebbero tempi lunghi e molto
lontani, ma delle quali possiamo comunque parlare e prendere
atto per avanzare proposte concrete come Commissione
antimafia.
Si è posto anche il problema dell'istituzione dei
tribunali distrettuali, ma anche su questo versante vi sono
problematiche da affrontare e l'ipotesi è stata accantonata -
non eliminata -; ci siamo poi concentrati sulle soluzioni più
immediate. Tra queste ultime, secondo quanto il Consiglio
superiore della magistratura aveva già indicato, avevamo o gli
incentivi per la permanenza nella stessa sede ai fini del
trasferimento, o le applicazioni, un istituto che è già stato
attuato per le sedi ad alto rischio, o il trasferimento
d'ufficio. Su ciascuna di queste soluzioni ci siamo soffermati
esaminando i pro e i contro.
L'ipotesi del trasferimento d'ufficio non ha trovato un
accoglimento positivo perchè pone il problema dei ricorsi che
bloccherebbero la pratica attuazione del trasferimento stesso.
Quanto alle applicazioni, che hanno costituito la valvola di
salvezza per alcune situazioni di grande complessità in
determinati momenti, si deve sapere che hanno costi altissimi,
a parte il fatto che pongono anche il problema di mettere in
discussione il giudice naturale, perché l'applicazione va
disposta ad hoc ed al momento. Il sistema degli
incentivi, secondo quanto ci ha riferito il presidente Mannino
basandosi su calcoli statistici, non ha prodotto risultati
concreti.
Pertanto, esaminate tutte queste possibilità, siamo
arrivati alla proposta che i colleghi hanno ricevuto, che non
è anonima, ma nasce dal lavoro del gruppo ristretto; abbiamo
cioè concluso che l'unica misura immediata che possiamo
prendere per dare risposta alle esigenze delle sedi dove vi
sono i processi bloccati è il trasferimento a disponibilità.
Si tratta di un istituto a mezza strada tra l'applicazione ed
il trasferimento d'ufficio. Ogni sei mesi si individuano le
sedi e vi sarà un elenco di magistrati che si dichiarano
disponibili; una volta individuate le sedi, i magistrati vi
saranno inviati. Avendo i magistrati manifestato la propria
disponibilità, con questa soluzione non vi sarebbe
l'inconveniente che invece si verificherebbe nel caso del
trasferimento d'ufficio, in quanto chiaramente non opporranno
ricorso. D'altro canto, non vi sarà neppure l'inconveniente
dell'applicazione, visto che i costi non saranno altissimi.
Avendo un elenco di sedi ed una preventiva disponibilità dei
magistrati, non si porrebbe neppure la questione della
violazione del giudice naturale. Quindi, quello da noi
proposto ci è sembrato il modo più opportuno per risolvere
questo problema venendo incontro alle esigenze immediate.
Resta da stabilire la misura dell'indennità; si è detto
che essa dovrebbe essere equiparata a quella corrisposta in
caso di trasferimento d'ufficio. Tuttavia, poichè quest'ultima
non è adeguata, si è pensato che sarebbe opportuno
rivalutarla. Il fatto poi che il Ministero abbia chiesto di
non assoggettarla all'IRPEF costituisce un ulteriore incentivo
a dichiararsi disposti al trasferimento in oggetto. E' chiaro
che la somma che eventualmente verrebbe erogata in più al
magistrato (una somma che non sarebbe davvero di grande
entità, anzi, sarebbe di gran lunga inferiore a quella che i
magistrati hanno percepito in questi ultimi anni grazie
all'istituto delle applicazioni) verrebbe del
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tutto vanificata ove tale indennità fosse assoggettata
all'IRPEF.
Siamo arrivati a formulare questa proposta perché, a
livello di misure immediate, nel corso dell'incontro non ci è
sembrato di poter individuare altre soluzioni, fermo restando
che la Commissione antimafia oltre a questa proposta ha non
solo il diritto, ma il dovere di proporre altre soluzioni.
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