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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


101146
STC0049-0022
COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA Resoc. Stenogr. n. 49 del 9 maggio 1995 (STC12-MAF-49)
(suddiviso in 46 Unità Documento)
Unità Documento n.22 (che inizia a pag.1285 dello stampato)
...Audizione del dottor Saverio Felice Mannino, membro del Consiglio superiore della magistratura, del dottor Carlo Adriano Testi, direttore generale, del dottor Giuseppe Falcone, capo della segreteria, e del dottor Roberto Parziale, ...
SAVERIO DI BELLA.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TIZIANA PARENTI
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    SAVERIO DI BELLA.  Vorrei partire da un dato che ormai mi
  sembra emergere con chiarezza; mi riferisco al fatto che
  dovremmo suddividere i problemi in due filoni: esiste un
  problema immediato di un intervento che renda possibile
  celebrare i processi e quindi garantire giustizia, problema
  che richiede efficacia e tempestività di intervento, quindi
  anche misure straordinarie (l'ipotesi di lavoro distribuita in
  fotocopia, che non è firmata ma che tutti abbiamo visto, si
  preoccupa di fornire al ministro di grazia e giustizia
  strumenti efficaci di intervento, per evitare che i tempi
  della giustizia diventino eterni).  Non so se sul piano tecnico
  l'ipotesi prospettata vada bene così com'è o possa essere
  ancora migliorata, ma mi sembra che essa dia un tentativo di
  risposta.
     Esiste poi il problema, che sottolineava il vicepresidente
  Ramponi, di conferire
 
                             Pag. 1286
 
  razionalità ed efficacia all'intero sistema giustizia nel
  nostro paese.  Non vi è dubbio che per fare questo non basti
  prendere in considerazione gli organici e valutare se essi
  siano o meno coperti: a Messina, per esempio, essi sono
  coperti, ma risalgono al tempo in cui Messina era una città
  nella quale non si verificavano delitti di sangue, non vi era
  mafia ed essa era una delle classiche città "babbe" della
  Sicilia o dell'Italia meridionale.  Se paragonata al carico di
  lavoro che grava oggi sui magistrati, la situazione appare
  disastrosa; tuttavia, per chi guardasse solo al primo dato
  (gli organici sono coperti) tutto sembrerebbe tranquillo.
  Occorre allora valutare se il numero dei giudici sia
  sufficiente, ma possiamo dire subito che non lo è, così come
  non lo è lo stanziamento deciso dal Parlamento e dal Governo
  per la giustizia: finché si spenderà per tale comparto una
  quota di poco superiore all'1 per cento (non ne ricordo la
  misura esatta) del bilancio dello Stato, si verificheranno
  situazioni paradossali che si tenterà di tamponare nel
  migliore dei modi, con sforzi disperati, ma sapendo già che
  non vi si riuscirà.  Tra l'altro, anche quando si ripropone il
  problema di spostare i giudici dal settore civile a quello
  penale, si sa già, stando alle risposte che ci hanno dato i
  magistrati, che questo non solo non risolve i problemi, ma li
  aggrava, perché lascia spazio, nel settore civile,
  all'intermediazione giudiziaria di tipo mafioso e quindi
  ripropone, caso mai, il dramma di una società che vede
  aumentare il peso della mafia anche a livello di gestione
  della giustizia: il rimedio sarebbe quindi peggiore del
  male.
     Se dividiamo questi problemi in due filoni, intanto diamo
  un'indicazione che consente di fare immediatamente ciò che è
  necessario fare, poiché nessuno può accettare che siano
  liberati per decorrenza dei termini e per denegata giustizia
  criminali che devono essere processati; nessuno però può
  confondere questa emergenza, alla quale occorre far fronte con
  tutta la capacità decisionale e innovativa di cui disponiamo,
  con il problema della giustizia intesa come servizio offerto a
  livelli qualitativamente alti, di cui il paese ha bisogno in
  tutti i settori e che va affrontato, invece, in tempi
  medio-lunghi, cercando di evitare i tempi morti: al riguardo,
  quattro anni per un concorso mi sembrano qualcosa di
  incredibile, anche se questo non accade soltanto nella
  magistratura.
     Si pone poi il problema degli organici da rivedere,
  dell'opportunità che il giudice sia o meno monocratico, e in
  generale di razionalizzare l'insieme del sistema tenendo conto
  delle esperienze che abbiamo maturato, dei suggerimenti già
  avanzati, delle proposte sul tappeto, e soprattutto del fatto
  che dobbiamo convincere il Parlamento e i Governi che quello
  della giustizia è un settore primario al quale va dedicata,
  anche sul piano finanziario, l'aliquota di risorse che esso
  richiede.  Si può infatti risparmiare in altri comparti, ma non
  in quello della giustizia e neppure in quello (non c'entra
  niente ma voglio dirlo lo stesso) della scuola, perché
  altrimenti da quest'ultimo verrebbero sottratte risorse,
  argomentando che, se vi sono i tribunali, le persone possono
  anche diventare delinquenti, visto che verranno condannate!
     Chiedo scusa per questo accostamento che apparentemente
  può essere del tutto estraneo alla materia in esame, ma
  siccome nell'Italia meridionale abbiamo constatato che spesso
  vengono poste alternative del genere (o la scuola o il
  tribunale, o il giudice o il poliziotto), credo che sia ora di
  cambiare strada.
 
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