| SAVERIO DI BELLA. Vorrei partire da un dato che ormai mi
sembra emergere con chiarezza; mi riferisco al fatto che
dovremmo suddividere i problemi in due filoni: esiste un
problema immediato di un intervento che renda possibile
celebrare i processi e quindi garantire giustizia, problema
che richiede efficacia e tempestività di intervento, quindi
anche misure straordinarie (l'ipotesi di lavoro distribuita in
fotocopia, che non è firmata ma che tutti abbiamo visto, si
preoccupa di fornire al ministro di grazia e giustizia
strumenti efficaci di intervento, per evitare che i tempi
della giustizia diventino eterni). Non so se sul piano tecnico
l'ipotesi prospettata vada bene così com'è o possa essere
ancora migliorata, ma mi sembra che essa dia un tentativo di
risposta.
Esiste poi il problema, che sottolineava il vicepresidente
Ramponi, di conferire
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razionalità ed efficacia all'intero sistema giustizia nel
nostro paese. Non vi è dubbio che per fare questo non basti
prendere in considerazione gli organici e valutare se essi
siano o meno coperti: a Messina, per esempio, essi sono
coperti, ma risalgono al tempo in cui Messina era una città
nella quale non si verificavano delitti di sangue, non vi era
mafia ed essa era una delle classiche città "babbe" della
Sicilia o dell'Italia meridionale. Se paragonata al carico di
lavoro che grava oggi sui magistrati, la situazione appare
disastrosa; tuttavia, per chi guardasse solo al primo dato
(gli organici sono coperti) tutto sembrerebbe tranquillo.
Occorre allora valutare se il numero dei giudici sia
sufficiente, ma possiamo dire subito che non lo è, così come
non lo è lo stanziamento deciso dal Parlamento e dal Governo
per la giustizia: finché si spenderà per tale comparto una
quota di poco superiore all'1 per cento (non ne ricordo la
misura esatta) del bilancio dello Stato, si verificheranno
situazioni paradossali che si tenterà di tamponare nel
migliore dei modi, con sforzi disperati, ma sapendo già che
non vi si riuscirà. Tra l'altro, anche quando si ripropone il
problema di spostare i giudici dal settore civile a quello
penale, si sa già, stando alle risposte che ci hanno dato i
magistrati, che questo non solo non risolve i problemi, ma li
aggrava, perché lascia spazio, nel settore civile,
all'intermediazione giudiziaria di tipo mafioso e quindi
ripropone, caso mai, il dramma di una società che vede
aumentare il peso della mafia anche a livello di gestione
della giustizia: il rimedio sarebbe quindi peggiore del
male.
Se dividiamo questi problemi in due filoni, intanto diamo
un'indicazione che consente di fare immediatamente ciò che è
necessario fare, poiché nessuno può accettare che siano
liberati per decorrenza dei termini e per denegata giustizia
criminali che devono essere processati; nessuno però può
confondere questa emergenza, alla quale occorre far fronte con
tutta la capacità decisionale e innovativa di cui disponiamo,
con il problema della giustizia intesa come servizio offerto a
livelli qualitativamente alti, di cui il paese ha bisogno in
tutti i settori e che va affrontato, invece, in tempi
medio-lunghi, cercando di evitare i tempi morti: al riguardo,
quattro anni per un concorso mi sembrano qualcosa di
incredibile, anche se questo non accade soltanto nella
magistratura.
Si pone poi il problema degli organici da rivedere,
dell'opportunità che il giudice sia o meno monocratico, e in
generale di razionalizzare l'insieme del sistema tenendo conto
delle esperienze che abbiamo maturato, dei suggerimenti già
avanzati, delle proposte sul tappeto, e soprattutto del fatto
che dobbiamo convincere il Parlamento e i Governi che quello
della giustizia è un settore primario al quale va dedicata,
anche sul piano finanziario, l'aliquota di risorse che esso
richiede. Si può infatti risparmiare in altri comparti, ma non
in quello della giustizia e neppure in quello (non c'entra
niente ma voglio dirlo lo stesso) della scuola, perché
altrimenti da quest'ultimo verrebbero sottratte risorse,
argomentando che, se vi sono i tribunali, le persone possono
anche diventare delinquenti, visto che verranno condannate!
Chiedo scusa per questo accostamento che apparentemente
può essere del tutto estraneo alla materia in esame, ma
siccome nell'Italia meridionale abbiamo constatato che spesso
vengono poste alternative del genere (o la scuola o il
tribunale, o il giudice o il poliziotto), credo che sia ora di
cambiare strada.
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