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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


113481
STC0058-0097
COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA Resoc. Stenogr. n. 58 del 5 luglio 1995 (STC12-MAF-58)
(suddiviso in 99 Unità Documento)
Unità Documento n.97 (che inizia a pag.1541 dello stampato)
...ALLEGATO
...ALLEGATO
2. PREMESSA STORICA
ZZSTC ZZSTC050795 ZZSTC950705 ZZSTC000795 ZZSTC000095 ZZSTC58 ZZMAF ZZMAF050795 ZZMAF950705 ZZMAF000795 ZZMAF000095 ZZMAF58 ZZ12
      La Commissione antimafia è tornata in Liguria dopo circa
  due anni dal sopralluogo effettuato nel luglio 1993.
      Lo sviluppo dell'azione giudiziaria e delle forze di
  polizia coordinata dalla D.D.A. del capoluogo ha fornito in
  questo arco di tempo lusinghieri risultati sotto il profilo
  della conoscenza del fenomeno criminale nella regione e della
  conseguente repressione.
      In tale contesto è stato notevole l'apporto fornito dai
  collaboratori di giustizia che con le loro dichiarazioni hanno
  corroborato un quadro investigativo che negli anni trascorsi
  era già stato delineato dall'ottimo lavoro degli apparati
  investigativi ma che giocoforza
 
                             Pag. 1542
 
  necessitava di una chiave di lettura che poteva essere offerta
  solo da chi viveva all'interno dell'apparato criminale.
      Nella precedente relazione della Commissione antimafia
  era stato dato atto della prima fase operativa della D.D.A.
  dedicata alla raccolta dei dati relativi agli insediamenti di
  organizzazioni criminali che aveva consentito di rilevare la
  presenza nella regione di alcuni gruppi delinquenziali
  rappresentati da famiglie di "grosso spessore criminale" che
  per il loro  modus operandi  e settori di interesse
  possono essere considerati appartenenti alla "grande
  criminalità organizzata".  Più specificatamente è apparso
  consolidato l'insediamento di gruppi criminali meridionali
  prevalentemente provenienti dalla Sicilia, Campania e
  Calabria, regioni caratterizzate da alta densità di presenze
  di organizzazioni riconducibili al carattere mafioso.
      Il quadro delineatosi nel corso delle audizioni dei
  Prefetti e dei rappresentanti delle forze dell'ordine ed in
  particolare dei dirigenti dei servizi interprovinciali di
  polizia giudiziaria rende uno spaccato chiaro della presenza
  sul territorio regionale delle citate organizzazioni criminali
  con precisi riferimenti ai settori illeciti occupati.
      Da tale disamina emerge la dislocazione territoriale di
  queste "famiglie" ove si vede nella città di Genova un forte
  insediamento di un'articolazione del clan mafioso di Piddu
  Madonia, la famiglia dei fratelli Fiandaca, proveniente dalla
  provincia di Caltanissetta nei primi anni '80 e del clan dei
  fratelli Angiollieri legati alla camorra.
      Gli Angiollieri presenti soprattutto nella zona ovest
  della città sono particolarmente attivi nell'attività
  dell'usura e delle estorsioni mentre i Fiandaca, attestati nel
  quartiere della Foce considerato il centro finanziario della
  città, controllano prevalentemente i settori del giuoco
  d'azzardo, il traffico di stupefacenti e negli ultimi anni si
  sono impadroniti del settore dell'usura grazie a una forte
  disponibilità di capitali provenienti dalle altre illecite
  attività nonchè ad una gestione attività in maniera
  manageriale provvedendo ad assoldare nelle fila
  dell'organizzazione personaggi insospettabili già operanti nel
  campo finanziario a cui venivano attribuite determinate zone
  d'influenza ed attività normalmente riconducibili, come
  territorio, ai quartieri cittadini.
      L'evoluzione del ruolo del clan Fiandaca su Genova vede
  il suo apice nel 1983 quando iniziano ad acquisire il
  controllo della "piazza genovese" per quanto attiene
  l'esercizio dell'usura, dell'estorsione e del traffico degli
  stupefacenti.
      I Fiandaca, in effetti, all'epoca dei fatti già
  disponevano di una struttura forte dell'appoggio della potente
  "famiglia" Cammarata di Riesi, nutrita di un folto numero di
  affiliati legati anche da vincoli di parentela e di
  comparatico, nonchè dotata di un già affermato potere di
  intimidazione derivante dalla diffusa consapevolezza delle
  caratteristiche dell'organizzazione sin qui descritte e
  dall'eclatanza degli episodi delittuosi agli stessi attribuiti
  dallo stesso ambiente criminale in cui si trovano ad operare e
  che tanta risonanza riscuotevano dagli organi di stampa che ne
  accrescevano la potenzialità.
      Il panorama dell'epoca relativo alle strutture siciliane
  vede, quindi, la predominanza sugli altri delle "famiglie"
  riesine dovuta alla loro abilità nell'"affiancarsi" ad
  espressioni criminali tipiche di altre regioni qui già
  operanti, attraverso un'oculata spartizione territoriale,
 
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  nonchè grazie alla capacità di "amalgamare" sotto un'unica
  bandiera i gruppi di compaesani qui stanziati, assicurando
  un'equa ripartizione dell'illecito profitto mediante
  un'ulteriore sotto-scompartimentazione territoriale degli
  stessi.
      In tale realtà, alla fine degli anni '80, viene ad
  affacciarsi il gruppo dei fratelli Emmanuello.  Questi,
  provenienti da Gela nell'89 a seguito di sottoposizione a
  misura di prevenzione, si inseriscono immediatamente nel
  contesto genovese grazie al "pedigree malavitoso" che li
  contraddistingue, ritagliandosi uno spazio di gestione nel
  centro urbano, senza entrare in contrasto con i loro
  corregionali grazie alla notoria potenzialità criminale e,
  soprattutto, in virtù della comune dipendenza dai vertici
  della Cosa Nostra nelle zone d'origine, tutti sottoposti
  all'autorità del rappresentante provinciale Piddu Madonia,
  capo della "famiglia" di Gela in cui gli Emmanuello sono
  inseriti.
      Analoga considerazione si ritiene possa valere per il
  c.d. clan dei "Maurici".  Questo, facente capo a Maurici
  Giacomo, composto prevalentemente da riesini e pertanto più
  vicino ed accomunato a quello dei Fiandaca, giunge nel
  capoluogo ligure intorno alla meta degli anni '70, vantando
  collegamenti con gli stessi vertici nisseni (Cammarata e
  Madonia), ma è da ritenersi minore per potenzialità, entità e
  sfera d'azione.
      In conclusione, l'analisi dell'evoluzione storica
  dell'insediamento mafioso in Liguria di elementi della
  criminalità organizzata siciliana, si ritiene consenta di
  individuare una quasi egemonia dei gruppi nisseni, tutti
  verticisticamente ricondotti all'autorità di Piddu Madonia per
  il tramite dei rispettivi capofamiglia delle zone d'origine
  che ne condizionano l'agire, ben scompartimentati in
  quest'area nel cui ambito operano in totale autonomia ed
  indipendenza gli uni dagli altri; frazionamento
  dell'organizzazione chè, ciò nonostante, non sminuisce il
  potere intimidatorio esercitato verso l'esterno grazie alla
  diffusa consapevolezza di doversi comunque confrontare con una
  così potente presenza siciliana sul territorio.
      Tale analisi della "criminalità nissena" in questa
  provincia, consente anche una più agevole lettura dei rapporti
  intercorrenti tra i suddetti gruppi.  Rapporti fortemente
  condizionati dalla realtà siciliana in continua evoluzione
  nelle zone d'origine, ove gli accordi e le alleanze allacciate
  tra quelle famiglie incidono e si ripercuotono sui gruppi
  genovesi che ne rappresentano i "tronconi periferici".
      Ecco, quindi, come gruppi minori quali quelli di Calvo,
  dei Maurici e degli stessi Emmanuello, sebbene militarmente ed
  economicamente meno influenti a nord rispetto al clan Fiandaca
  - decisamente predominante sugli altri - riescano a convivere
  tutti a pari livello in virtù di equilibri di forza e di
  influenza evidenziati non qui al nord, ma bensì nell'ambito
  della Cosa Nostra siciliana.
      Nella provincia di Genova sono altri presenti a Chiavari
  i fratelli Nucera, calabresi, il cui capofamiglia è già stato
  condannato per il reato di associazione mafiosa, che si stanno
  impadronendo del settore, tipico peraltro della 'ndrangheta,
  degli appalti dei rifiuti urbani, estendendo tale attività a
  molti comuni della riviera di levante vicini a Chiavari.
      Sempre in Genova, sono altresì presenti i fratelli Saccà,
  il cui capostipite Eugenio nella sua carriera criminale è
  stato più volte avvicinato
 
                             Pag. 1544
 
  ai nomi del gotha della criminalità italiana.  La zona
  d'influenza della famiglia Sacca si estende fino alla Versilia
  ove nell'intero territorio della provincia di Lucca sono stati
  accertati e successivamente sequestrati consistenti beni
  patrimoniali principalmente in possidenze immobiliari a
  carattere turistico alberghiero.
      Fortemente radicati nel ponente ligure fino alla città di
  Ventimiglia sono numerosi gruppi di origine calabrese i quali,
  come accertato in sede giudiziaria, estendono il loro
  "braccio" nella confinante Francia interessando oltre la Costa
  Azzurra anche i territori di Tolone e Marsiglia.
      Tale presenza considerevole, in particolare nelle
  provincie di Imperia e Savona, è da attribuire alla forte
  immigrazione che fin dagli anni '60 ha visto interi nuclei
  familiari scegliere questa regione per risolvere problemi di
  lavoro, sfuggire a "faide" familiari o più semplicemente alla
  giustizia, o dopo un iniziale periodo di soggiorno
  obbligato.
      Approfittando quindi della massiccia presenza nella
  suddetta zona del ponente ligure di soggetti di origine
  calabrese pienamente inseriti nella comunità del luogo e
  dediti ad attività economiche legali, gli uomini delle 'ndrine
  hanno trovato l' humus  necessario per penetrare
  capillarmente nella gestione delle attività illegali sul
  territorio costituendo una sorta di zona franca lontana dalla
  regione di origine ove più pressante era l'attività
  investigativa svolta nei loro confronti.
      Questa penetrazione è potuta avvenire in modo
  praticamente incontrastato per più ordini di ragioni:
        innanzitutto la struttura stessa della mafia calabrese
  (comunemente denominata 'ndrangheta) ha reso possibile il
  radicarsi delle varie cosche in modo assolutamente non
  appariscente.  Com'è noto la 'ndrangheta - a differenza della
  mafia siciliana che trova la sua espressione fondamentale
  nell'organizzazione denominata "Cosa Nostra" - non ha una
  struttura verticistica ed un vertice ("Cupola") che tutto
  dirige e regola sia pure con lotte sanguinarie al suo interno.
  Al contrario la 'ndrangheta (denominata anche "Onorata
  Società") e una struttura orizzontale formata da tante
  organizzazioni sparse sul territorio e denominate "Locali".  I
  singoli locali possono collegarsi tra loro - e il più delle
  volte ciò avviene - in un organismo superiore denominato
  "Crimine" nel quale sono rappresentati tutti i "Locali" che ne
  fanno parte; ma questo organismo è soltanto un organo di
  collegamento tra le organizzazioni territoriali e non il
  vertice dell'organizzazione.
      Ovviamente l'autonomia tra le varie organizzazioni rende
  più difficile il contrasto investigativo da parte delle forze
  dell'ordine e dell'autorità giudiziaria e lo svelamento della
  struttura associativa è spesso addirittura impossibile.
      In secondo luogo il radicamento in Liguria della
  'ndrangheta è avvenuto con forme e modalità tali da evitare
  che l'attenzione delle forze di polizia venisse richiamata
  sulle attività delle cosche.  I fatti di sangue ascrivibili
  alle cosche operanti nella zona sono numericamente limitati
  (ove si consideri quanto è successo in Calabria); si sono
  evitate contrapposizioni sanguinarie con le opposte
  organizzazioni che tentavano di assumere il controllo della
  attività criminali della zona (si veda quanto è avvenuto a
  Sanremo dove l'insediamento di appartenenti
 
                             Pag. 1545
 
  alla Nuova Famiglia e il contemporaneo allontanamento
  degli esponenti della 'ndrangheta dalle attività economiche
  precedentemente controllate - per esempio i prestiti ad usura
  nel Casino e fuori - è avvenuto in modo quasi indolore, forse
  addirittura concordato).
      Si pensi che, dopo iniziali coinvolgimenti in fatti
  clamorosi, come i sequestri di persona, gli appartenenti alle
  organizzazioni liguri hanno evitato accuratamente ogni
  coinvolgimento in attività più lucrose ma più eclatanti sempre
  nella logica indicata.
      La terza ragione per la quale questa presenza è rimasta a
  livello quasi sotterraneo è costituita dalla capacità che
  queste organizzazioni hanno dovuto operare praticamente su un
  duplice livello: quello illegale sottostante e uno legale di
  copertura.  Livello legale che veniva svolto con l'esercizio di
  attività economiche svolte spesso con la compiacente
  complicità delle amministrazioni locali i cui rappresentanti
  elettivi chiedevano ed ottenevamo l'appoggio esplicito delle
  organizzazioni criminali calabresi.
      Le attività criminali alle quali si sono da decenni
  dedicate queste organizzazioni sono quelle tipiche che la
  'ndrangheta svolge nelle altre zone d'Italia: in passato, come
  si è detto, i sequestri di persona.  Questa attività delittuosa
  solo raramente è stata compiuta in Liguria (che però
  costituiva un'importantissima base operativa per i sequestri):
  si ricordano soltanto i sequestri di Balboni Marco e Marzocco
  Claudio certamente riconducibili alle organizzazioni criminali
  di origine calabrese.
      Da sempre invece costituiscono oggetto attività di queste
  organizzazioni le estorsioni, le rapine, il traffico di armi,
  i fatti di violenza alle persone e alle cose, il riciclaggio
  e, soprattutto, il traffico di sostanze stupefacenti.
      Il traffico di sostanze stupefacenti, qui come altrove, è
  divenuto da 10-15 anni a questa parte, la principale tra le
  attività svolte dagli affiliati all'Onorata Società: dalla
  Liguria ed in particolare da Ventìmiglia passano alcuni dei
  principali canali di rifornimento della cocaina e
  dell' hascish  verso l'Italia con provenienza dalla Spagna
  e dall'Olanda.  L'eroina proviene principalmente da Milano ma
  nella provincia di Imperia operano alcuni dei principali
  trafficanti italiani di questa sostanza.
      In questo panorama di radicata presenza della criminalità
  organizzata di provenienza calabrese la città di Ventimiglia
  ha assunto una posizione di fondamentale importanza sia per la
  diffusa presenza di affiliati, sia per la presenza degli
  esponenti di maggior prestigio dell'Onorata Società sia per
  evidenti ragioni geografiche: ciò ha avuto come conseguenza
  che il "locale" di Ventimiglia sia divenuto il più importante
  dell'intera regione tanto da essere denominato "Camera di
  controllo" inteso come una sorta di apparato regolatore per i
  "locali" della Liguria e da "Camera di transito" per la
  Francia ove nella zona della Costa Azzurra sono presenti
  diversi "locali".
      In questo ambito il locale di Ventimiglia ha assunto per
  la Liguria e per tutta l'Italia settentrionale la delicata
  funzione di regolatore per i rapporti con la "famiglia"
  affiliata trasferitasi in
 
                             Pag. 1546
 
  Francia dove continuano ad operare come basi per attività
  criminali e rifugio per i latitanti.
      Sempre nel Ponente Ligure sono presenti consistenti
  insediamenti di famiglie campane, legate alla criminalità
  organizzata dei paesi di origine, giunte nella regione a
  seguito di un fenomeno migratorio iniziato già negli anni
  '50.
      La crescita socio-economica, connessa allo sviluppo delle
  attività prevalentemente del terziario, se da un lato ha
  consentito l'inserimento di queste famiglie nel tessuto
  sociale d'altro canto ha indirizzato le attività illecite in
  particolari ambiti quali, il contrabbando di tabacchi lavorati
  esteri (favorito questo specifico settore dalla particolare
  conformazione costiera ligure), il traffico di stupefacenti,
  il giuoco clandestino, l'intermediazione finanziaria passiva
  ed il riciclaggio.
      In questa zona della Liguria, come precedentemente
  citato, la camorra ha posto la sua attenzione orientata in tal
  senso dalla vicinanza geografica dei casinò di Sanremo e
  Mentone.
      Nella zona di Imperia, sul finire degli anni '80, nel
  quadro di una chiara strategia criminale, il controllo delle
  estorsioni, dell'usura e del traffico di stupefacenti è
  passato dai gruppi calabresi a quelli campani, senza
  ripercussioni sui già consolidati equilibri del crimine.
      Proprio in riferimento alla situazione creatasi a seguito
  dell'interessamento della malavita italiana intorno alle case
  da gioco è nato l'interesse delle Autorità Francesi che hanno
  accertato legami della criminalità locale del sud della
  Francia con gruppi criminali operanti in Liguria e con
  ramificazioni che giungono fino a Parigi, in Belgio e nel sud
  della Germania.
      Quando si parla di camorra in Liguria ed in particolare
  nella riviera di Ponente il riferimento deve andare al clan di
  Giovanni Tagliamento e del fratellastro Antonio Alberino.
      Operante da anni nella zona questa famiglia ha avuto
  contatti con tutti i più rappresentativi clan della camorra
  fino al noto Michele Zaza di cui costituiva uno dei bracci
  operativi piu attivi.
      Oggetto di attività investigative da parte anche di
  polizie europee il clan Tagliamento tra il 1993 ed il 1994 si
  può definire essere stato ampiamente identificato e
  disarticolato tanto che a seguito dell'intensa attività
  giudiziaria vede i suoi principali soggetti, poco più di una
  decina, ristretti nelle carceri italiane ed alcuni di essi
  attivi allo stato come collaboratori di giustizia.
 
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