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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


113482
STC0058-0098
COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA Resoc. Stenogr. n. 58 del 5 luglio 1995 (STC12-MAF-58)
(suddiviso in 99 Unità Documento)
Unità Documento n.98 (che inizia a pag.1546 dello stampato)
...ALLEGATO
...ALLEGATO
3. L'AZIONE GIUDIZIARIA
ZZSTC ZZSTC050795 ZZSTC950705 ZZSTC000795 ZZSTC000095 ZZSTC58 ZZMAF ZZMAF050795 ZZMAF950705 ZZMAF000795 ZZMAF000095 ZZMAF58 ZZ12
      Nell'arco di tempo intercorso tra i due sopralluoghi di
  questa Commissione attività della D.D.A. del capoluogo e delle
  forze di polizia si è concretizzata in una serie di iniziative
  investigative che hanno notevolmente innalzato il livello
  attività di contrasto alla criminalità organizzata.
      La precedente visita della Commissione avveniva
  all'indomani della nota operazione "Mare Verde" che consentiva
  la completa disarticolazione di una organizzazione
  camorristica operante su Sanremo e la vicina Costa Azzurra.
 
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      L'operazione che vide la sua conclusione in una azione
  congiunta della D.I.A. e della polizia giudiziaria di Nizza
  (Fr) consenti per la prima volta di individuare un qualificato
  livello della camorra "l'apparato finanziario" in cui accanto
  a camorristi di livello riconosciuto operavano direttori di
  banca ed imprenditori finanziari.
      Nell'ambito della citata operazione "Mare Verde" era
  emerso l'accertato condizionamento della camorra nella zona di
  Sanremo ove si era assistito allo sviluppo di una operazione
  finanziaria di altissimo livello gestita e controllata da
  "camorristi" riconosciuti come Giannino Tagliamento ed Antonio
  Alberino operanti da tempo sul territorio e con acclarati
  interessi sulla costa azzurra.
      Da un decennio a questa parte Tagliamento è stato
  riconosciuto quale capo di un'organizzazione camorristica che
  controlla gran parte delle attività criminali nella zona di
  Sanremo con particolare riferimento alla gestione del traffico
  di stupefacenti e delle attività usuraie connesse alla
  gestione dei prestiti presso il locale casinò.
      La D.D.A. genovese avvalendosi anche in questa attività
  dell'apporto di collaboratori di giustizia gia inseriti a
  pieno titolo nell'organizzazione criminale oggetto di indagine
  nonchè di altre organizzazioni entrate in contatto con essa ha
  ricostruito attività del clan Tagliamento ripercorrendo anni
  di storia criminale contraddistinti da singoli episodi
  delittuosi che nel loro insieme hanno costituito la strategia
  di un'organizzazione di stampo mafioso responsabile di
  numerosi delitti tutti tendenti ad imporsi su un territorio
  particolarmente appetibile per le numerose attività turistiche
  ed economiche riuscendo ad acquisire la gestione dei prestiti
  ad usura presso i casinò di Sanremo e della vicina costa
  azzurra.
      Proprio nell'interesse di gestire più attività a cavallo
  della frontiera italofrancese l'organizzazione aveva inserito
  nei propri ranghi elementi delle forze di polizia che
  avvalendosi del proprio  status  effettuavano trasporti di
  stupefacenti e di denaro tra l'Italia e la Francia e che
  svolgendo servizio in frontiera agevolavano il passaggio dei
  membri dell'organizzazione evitandogli ogni forma di
  controllo.
      Alla fine del luglio 1993 la D.I.A. portava a compimento
  l'operazione "medusa" diretta contro un'articolazione della
  famiglia di Piddu Madonia operante su Genova e facente capo ai
  fratelli Davide, Nunzio, Daniele ed Alessandro Emmanuello.
      L'azione investigativa, supportata dalla collaborazione
  di due collaboratori di giustizia pienamente inseriti
  nell'organizzazione criminale, consentiva di ricostruire
  attività criminale del clan mafioso degli Emmanuello che su
  precisa disposizione di Madonia avevano organizzato, fin dal
  1991, una squadra operativa su Genova costituendo un vero e
  proprio braccio armato della famiglia d'origine commettendo
  omicidi in commissione, avvalendosi di grande disponibilità di
  armi ed automezzi, offrendo altresi una rete sicura di
  protezione ai latitanti provenienti dalla Sicilia.
      La squadra si finanziava attraverso attività consolidata
  di rapine e di gestione del traffico di stupefacenti che dalla
  città di Genova si estendeva fino al Piemonte.
      Nell'ultimo anno l'azione della D.D.A. genovese si è
  concretizzata ulteriormente nei confronti delle diramazioni di
  "cosa nostra" nel capoluogo ligure aggredendo il clan Fiandaca
  anch'esso diretta emanazione
 
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  di Piddu Madonia, ricostruendo dagli anni '80 ad oggi
  attività di questa famiglia responsabile di aver gestito
  ininterrottamente in maniera quasi egemonica il controllo di
  attività illegali quali gestione del giuoco clandestino,
  traffico di stupefacenti, estorsioni ed usura imponendosi sul
  territorio con l'uso sistematico della forza e
  dell'intimidazione ricorrendo, ove necessario, all'estrema
  soluzione dell'omicidio.
      La ricostruzione giudiziaria di circa dieci attività
  criminali della famiglia Madonia in Genova è stata possibile
  anche grazie all'apporto dato da numerosi collaboratori di
  giustizia alcuni dei quali "uomini d'onore" di cosa nostra ed
  in particolare questi ultimi hanno fornito la chiave di
  lettura di efferati omicidi che rimasti insoluti per anni sono
  finalmente stati spiegati nell'ambito delle faide interne di
  cosa nostra siciliana le cui decisioni e mutamenti di
  strategia avevano ed hanno necessariamente peculiare risvolto
  sulle articolazioni esterne alla Sicilia, confermando altresì
  che le decisioni importanti vengono adottate sempre in
  Sicilia.
      Prova ne è l'omicidio di Angelo Stuppia avvenuto a Genova
  nel 1990 e che fu deciso da cosa nostra nell'ambito della
  guerra che la vedeva contrapposta alla "Stidda" in cui erano
  confluiti alcuni fuoriusciti dalle famiglie.
      Un ulteriore tassello al mosaico
  investigativo-giudiziario riferito alla famiglia Madonia a
  conferma delle attività criminali portate aventi dal clan si è
  avuto grazie alla collaborazione fornita da un altro soggetto
  che anche se non affiliato formalmente ha curato per anni gli
  interessi di Piddu Madonia su Genova e sul basso Piemonte
  fornendo assistenza e riparo personalmente al boss che più
  volte nel corso della sua latitanza si è portato in Liguria
  per controllare da vicino la gestione del traffico di
  stupefacenti tra la Sicilia ed il nord.  Attività in questione
  ha consentito di incriminare lo stesso Madonia più altri
  uomini d'onore a massimi livelli della sua famiglia, per
  traffico di stupefacenti fin dai primi anni '80 ai giorni
  nostri.
      Tutta questa attività giudiziaria nei confronti della
  famiglia Madonia si è riversata adesso nella fase
  dibattimentale in Corte d'Assise con una trentina di imputati
  che devono rispondere di diversi omicidi, di traffico di
  stupefacenti ed alcuni di 416- bis.
      Sempre sul capoluogo genovese attività giudiziaria ha
  fatto registrare altri concreti risultati sia nei confronti di
  elementi legati alla camorra, come nell'operazione "mercoledì
  delle ceneri" condotta contro il clan degli Angiolieri
  arrestati nel '94 per associazione a delinquere finalizzata
  all'usura ed estorsioni ed operanti nella zona a cavallo tra
  Pegli ed Arenzano, sia nei confronti di un sodalizio storico
  dell'ndrangheta attivo in particolare su Genova: quello degli
  Asciutto-Grimaldi.
      Attività questa, sviluppatasi in due distinti momenti nel
  1994 ed all'inizio del 1995 e concretizzatasi grazie alla
  decisiva collaborazione dei fratelli Grimaldi, Salvatore,
  Vincenzo e Roberto.
      Attività di contrasto alla criminalità organizzata nel
  1994 ha registrato ulteriori successi sempre nei confronti
  della 'ndrangheta grazie all'operazione "colpo della strega"
  sempre coordinata dalla D.D.A. genovese.
      L'azione della magistratura ha consentito di ricostruire
  l'organigramma dell'onorata società operante da decenni nel
  ponente ligure e
 
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  lo svilupparsi delle sue illecite attività individuando le
  singole famiglie accomunate tra loro nel raggiungimento del
  controllo di tutte le attività criminali svolte sul territorio
  con la creazione di un sistema di intimidazione e di omertà
  che rende non permeabile l'organizzazione anche e soprattutto
  quando i suoi membri si associano poi per la gestione di
  determinati affari con altri soggetti criminali estranei alle
  famiglie.
      In altre occasioni si è assistito alla trasformazione di
  queste alleanze in lotte, anche cruente, per il raggiungimento
  del controllo o di un territorio o di un determinato settore
  criminale sovente identificabile nella gestione del traffico
  di stupefacenti ed in tale "guerra di mafia" si verificano
  l'omicidio in danno di Maurizio Caputo, maturato nell'ambito
  degli interessi legati al traffico di stupefacenti nel
  sanremese e il "presunto" omicidio di Stellitano Arcangelo
  sempre maturato nel medesimo ambito.
      L'indagine in argomento ha consentito la ricostruzione
  dei quadri dell'organizzazione ai cui vertici si sono
  succeduti personaggi quali l'anziano Ernesto Morabito, uno dei
  primi "uomini di rispetto" trasferitosi in Liguria negli anni
  50, il suo successore Antonio Palamara, dalla fine degli anni
  '80 in carcere in Francia per traffico internazionale di
  stupefacenti fino ad arrivare a Francesco Marcianò considerato
  oggi la persona di maggior prestigio della 'ndrangheta in
  Liguria.
      Tra i gruppi criminali di maggior rilievo operanti nella
  zona e coinvolti nella citata inchiesta, vanno ricordati
  quello facente capo a Michele Condoluci e la famiglia
  Maffodda, il clan Stellitano e i fratelli Barillà ed in ultimo
  particolare valenza assume la figura di Domenico Carlino che
  sarebbe salito ai vertici del "locale" di Ventimiglia a
  seguito della detenzione di Antonio Palamara.
      La complessa attività investigativa, supportata dalle
  dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, ha
  permesso di far luce su decenni di fatti criminali tipici
  dell'organizzazione mafiosa che esercitava il suo controllo
  sul territorio gestendo ogni tipo di attività illecita e per
  la cui affermazione era più volte ricorsa anche all'omicidio
  mettendo infine in evidenza quell'attività costante,
  caratteristica di tali sodalizi, rappresentata dal voto di
  scambio necessario a stabilire quel legame, più o meno
  stretto, con taluni ambienti politici al fine di ottenere
  determinati favori in cambio di appoggio in occasione delle
  varie competizioni politiche.
 
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