| Nell'arco di tempo intercorso tra i due sopralluoghi di
questa Commissione attività della D.D.A. del capoluogo e delle
forze di polizia si è concretizzata in una serie di iniziative
investigative che hanno notevolmente innalzato il livello
attività di contrasto alla criminalità organizzata.
La precedente visita della Commissione avveniva
all'indomani della nota operazione "Mare Verde" che consentiva
la completa disarticolazione di una organizzazione
camorristica operante su Sanremo e la vicina Costa Azzurra.
Pag. 1547
L'operazione che vide la sua conclusione in una azione
congiunta della D.I.A. e della polizia giudiziaria di Nizza
(Fr) consenti per la prima volta di individuare un qualificato
livello della camorra "l'apparato finanziario" in cui accanto
a camorristi di livello riconosciuto operavano direttori di
banca ed imprenditori finanziari.
Nell'ambito della citata operazione "Mare Verde" era
emerso l'accertato condizionamento della camorra nella zona di
Sanremo ove si era assistito allo sviluppo di una operazione
finanziaria di altissimo livello gestita e controllata da
"camorristi" riconosciuti come Giannino Tagliamento ed Antonio
Alberino operanti da tempo sul territorio e con acclarati
interessi sulla costa azzurra.
Da un decennio a questa parte Tagliamento è stato
riconosciuto quale capo di un'organizzazione camorristica che
controlla gran parte delle attività criminali nella zona di
Sanremo con particolare riferimento alla gestione del traffico
di stupefacenti e delle attività usuraie connesse alla
gestione dei prestiti presso il locale casinò.
La D.D.A. genovese avvalendosi anche in questa attività
dell'apporto di collaboratori di giustizia gia inseriti a
pieno titolo nell'organizzazione criminale oggetto di indagine
nonchè di altre organizzazioni entrate in contatto con essa ha
ricostruito attività del clan Tagliamento ripercorrendo anni
di storia criminale contraddistinti da singoli episodi
delittuosi che nel loro insieme hanno costituito la strategia
di un'organizzazione di stampo mafioso responsabile di
numerosi delitti tutti tendenti ad imporsi su un territorio
particolarmente appetibile per le numerose attività turistiche
ed economiche riuscendo ad acquisire la gestione dei prestiti
ad usura presso i casinò di Sanremo e della vicina costa
azzurra.
Proprio nell'interesse di gestire più attività a cavallo
della frontiera italofrancese l'organizzazione aveva inserito
nei propri ranghi elementi delle forze di polizia che
avvalendosi del proprio status effettuavano trasporti di
stupefacenti e di denaro tra l'Italia e la Francia e che
svolgendo servizio in frontiera agevolavano il passaggio dei
membri dell'organizzazione evitandogli ogni forma di
controllo.
Alla fine del luglio 1993 la D.I.A. portava a compimento
l'operazione "medusa" diretta contro un'articolazione della
famiglia di Piddu Madonia operante su Genova e facente capo ai
fratelli Davide, Nunzio, Daniele ed Alessandro Emmanuello.
L'azione investigativa, supportata dalla collaborazione
di due collaboratori di giustizia pienamente inseriti
nell'organizzazione criminale, consentiva di ricostruire
attività criminale del clan mafioso degli Emmanuello che su
precisa disposizione di Madonia avevano organizzato, fin dal
1991, una squadra operativa su Genova costituendo un vero e
proprio braccio armato della famiglia d'origine commettendo
omicidi in commissione, avvalendosi di grande disponibilità di
armi ed automezzi, offrendo altresi una rete sicura di
protezione ai latitanti provenienti dalla Sicilia.
La squadra si finanziava attraverso attività consolidata
di rapine e di gestione del traffico di stupefacenti che dalla
città di Genova si estendeva fino al Piemonte.
Nell'ultimo anno l'azione della D.D.A. genovese si è
concretizzata ulteriormente nei confronti delle diramazioni di
"cosa nostra" nel capoluogo ligure aggredendo il clan Fiandaca
anch'esso diretta emanazione
Pag. 1548
di Piddu Madonia, ricostruendo dagli anni '80 ad oggi
attività di questa famiglia responsabile di aver gestito
ininterrottamente in maniera quasi egemonica il controllo di
attività illegali quali gestione del giuoco clandestino,
traffico di stupefacenti, estorsioni ed usura imponendosi sul
territorio con l'uso sistematico della forza e
dell'intimidazione ricorrendo, ove necessario, all'estrema
soluzione dell'omicidio.
La ricostruzione giudiziaria di circa dieci attività
criminali della famiglia Madonia in Genova è stata possibile
anche grazie all'apporto dato da numerosi collaboratori di
giustizia alcuni dei quali "uomini d'onore" di cosa nostra ed
in particolare questi ultimi hanno fornito la chiave di
lettura di efferati omicidi che rimasti insoluti per anni sono
finalmente stati spiegati nell'ambito delle faide interne di
cosa nostra siciliana le cui decisioni e mutamenti di
strategia avevano ed hanno necessariamente peculiare risvolto
sulle articolazioni esterne alla Sicilia, confermando altresì
che le decisioni importanti vengono adottate sempre in
Sicilia.
Prova ne è l'omicidio di Angelo Stuppia avvenuto a Genova
nel 1990 e che fu deciso da cosa nostra nell'ambito della
guerra che la vedeva contrapposta alla "Stidda" in cui erano
confluiti alcuni fuoriusciti dalle famiglie.
Un ulteriore tassello al mosaico
investigativo-giudiziario riferito alla famiglia Madonia a
conferma delle attività criminali portate aventi dal clan si è
avuto grazie alla collaborazione fornita da un altro soggetto
che anche se non affiliato formalmente ha curato per anni gli
interessi di Piddu Madonia su Genova e sul basso Piemonte
fornendo assistenza e riparo personalmente al boss che più
volte nel corso della sua latitanza si è portato in Liguria
per controllare da vicino la gestione del traffico di
stupefacenti tra la Sicilia ed il nord. Attività in questione
ha consentito di incriminare lo stesso Madonia più altri
uomini d'onore a massimi livelli della sua famiglia, per
traffico di stupefacenti fin dai primi anni '80 ai giorni
nostri.
Tutta questa attività giudiziaria nei confronti della
famiglia Madonia si è riversata adesso nella fase
dibattimentale in Corte d'Assise con una trentina di imputati
che devono rispondere di diversi omicidi, di traffico di
stupefacenti ed alcuni di 416- bis.
Sempre sul capoluogo genovese attività giudiziaria ha
fatto registrare altri concreti risultati sia nei confronti di
elementi legati alla camorra, come nell'operazione "mercoledì
delle ceneri" condotta contro il clan degli Angiolieri
arrestati nel '94 per associazione a delinquere finalizzata
all'usura ed estorsioni ed operanti nella zona a cavallo tra
Pegli ed Arenzano, sia nei confronti di un sodalizio storico
dell'ndrangheta attivo in particolare su Genova: quello degli
Asciutto-Grimaldi.
Attività questa, sviluppatasi in due distinti momenti nel
1994 ed all'inizio del 1995 e concretizzatasi grazie alla
decisiva collaborazione dei fratelli Grimaldi, Salvatore,
Vincenzo e Roberto.
Attività di contrasto alla criminalità organizzata nel
1994 ha registrato ulteriori successi sempre nei confronti
della 'ndrangheta grazie all'operazione "colpo della strega"
sempre coordinata dalla D.D.A. genovese.
L'azione della magistratura ha consentito di ricostruire
l'organigramma dell'onorata società operante da decenni nel
ponente ligure e
Pag. 1549
lo svilupparsi delle sue illecite attività individuando le
singole famiglie accomunate tra loro nel raggiungimento del
controllo di tutte le attività criminali svolte sul territorio
con la creazione di un sistema di intimidazione e di omertà
che rende non permeabile l'organizzazione anche e soprattutto
quando i suoi membri si associano poi per la gestione di
determinati affari con altri soggetti criminali estranei alle
famiglie.
In altre occasioni si è assistito alla trasformazione di
queste alleanze in lotte, anche cruente, per il raggiungimento
del controllo o di un territorio o di un determinato settore
criminale sovente identificabile nella gestione del traffico
di stupefacenti ed in tale "guerra di mafia" si verificano
l'omicidio in danno di Maurizio Caputo, maturato nell'ambito
degli interessi legati al traffico di stupefacenti nel
sanremese e il "presunto" omicidio di Stellitano Arcangelo
sempre maturato nel medesimo ambito.
L'indagine in argomento ha consentito la ricostruzione
dei quadri dell'organizzazione ai cui vertici si sono
succeduti personaggi quali l'anziano Ernesto Morabito, uno dei
primi "uomini di rispetto" trasferitosi in Liguria negli anni
50, il suo successore Antonio Palamara, dalla fine degli anni
'80 in carcere in Francia per traffico internazionale di
stupefacenti fino ad arrivare a Francesco Marcianò considerato
oggi la persona di maggior prestigio della 'ndrangheta in
Liguria.
Tra i gruppi criminali di maggior rilievo operanti nella
zona e coinvolti nella citata inchiesta, vanno ricordati
quello facente capo a Michele Condoluci e la famiglia
Maffodda, il clan Stellitano e i fratelli Barillà ed in ultimo
particolare valenza assume la figura di Domenico Carlino che
sarebbe salito ai vertici del "locale" di Ventimiglia a
seguito della detenzione di Antonio Palamara.
La complessa attività investigativa, supportata dalle
dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, ha
permesso di far luce su decenni di fatti criminali tipici
dell'organizzazione mafiosa che esercitava il suo controllo
sul territorio gestendo ogni tipo di attività illecita e per
la cui affermazione era più volte ricorsa anche all'omicidio
mettendo infine in evidenza quell'attività costante,
caratteristica di tali sodalizi, rappresentata dal voto di
scambio necessario a stabilire quel legame, più o meno
stretto, con taluni ambienti politici al fine di ottenere
determinati favori in cambio di appoggio in occasione delle
varie competizioni politiche.
| |