| La Commissione prosegue l'esame del provvedimento.
Angela NAPOLI (gruppo alleanza nazionale) intende
anzitutto chiarire che la richiesta formulata ieri dal suo
gruppo di procedere alla discussione di carattere generale sul
provvedimento non aveva alcun intento ostruzionistico ma era
motivata dal fatto che il decreto-legge deve essere esaminato
alla luce dei risultati dell'anno scolastico 1994-1995.
Respinge quindi le accuse, mosse nei confronti del gruppo di
alleanza nazionale, di mancanza di serietà o addirittura di
subalternità a interessi particolari: il suo gruppo intende
invece partecipare con serietà e impegno al dibattito e
intende sì tutelare degli interessi ma quelli degli alunni e
delle famiglie.
Il gruppo di alleanza nazionale assicura quindi la massima
collaborazione per il miglioramento del testo del decreto.
Anzitutto andrebbe modificato il titolo del decreto, che fa
riferimento a "interventi di sostegno e di recupero",
espressione che non appare pertinente con l'articolo 2, che
reca invece una rubrica intitolata "Interventi didattici ed
educativi".
A conclusione dell'anno scolastico, si deve osservare che
vi sono state scuole dove sono stati promossi alunni con
possibilità di recupero in sei o sette discipline, scuole dove
non sono stati individuati i termini per i corsi di recupero,
scuole dove sono iniziati i corsi senza concluderli, scuole
dove i disagi degli alunni sono stati tutti considerati come
cause di carenze culturali di base, scuole dove non è stata
effettuata la programmazione di istituto,
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scuole dove non sono stati effettuati gli opportuni
interventi mirati sugli alunni, scuole dove si è penalizzato
lo studente già debole inviandolo a un recupero gravoso in
tutte le discipline, scuole che non hanno saputo o voluto
progettare gli interventi educativi che, al di là delle
carenze, promuovano un recupero globale di capacità, di
risorse umane e soprattutto di motivazioni alla crescita
personale, scuole nelle quali i docenti esterni non hanno
mantenuto i contatti con i docenti interni. Questi elementi
sono tratti dalle relazioni degli ispettori tecnici e
conducono a sostenere che la conclusione dell'anno scolastico
è stata decisamente fallimentare. Quanti hanno inteso avallare
fin dalla sua prima emanazione il decreto-legge dovrebbero
quindi mettersi una mano sulla coscienza, riflettendo sul
fatto che la scuola, quale servizio pubblico, dovrebbe
funzionare nell'interesse della crescita dei giovani e non già
diventare causa di disagio e talora di disperazione. La scuola
non dovrebbe creare scompensi, come sta invece accadendo in
questi giorni in tante parti d'Italia (Milano, Arezzo, Palmi)
a causa degli atti conclusivi dell'intero anno scolastico.
Sarebbe stato auspicabile che il decreto-legge,
considerate le indicazioni emerse dall'andamento dell'anno
scolastico, fosse reiterato in una diversa versione, anche
tenendo conto del lavoro svolto dalla Commissione cultura sul
precedente decreto. Invece il Governo si è limitato a
reiterare il provvedimento nel testo originario introducendo
solo l'estensione, apparentemente equa, della disciplina alle
scuole italiane all'estero. In conseguenza della modifica
introdotta, la copertura finanziaria è stata incrementata di
soli 180 milioni di lire, lasciando sostanzialmente inalterata
la cifra complessiva di 260 miliardi annui, rivelatasi
assolutamente inadeguata alle necessità, sia perché vi sono
stati corsi iniziati e non completati, sia perché il compenso
previsto per i presidi responsabili è di sole 4.000 lire
all'ora.
La sua parte politica ha espresso sin dall'inizio una
valutazione critica sul decreto, ritenendo che le riforme
della scuola non possano aver luogo con un provvedimento
d'urgenza senza che le strutture siano state adeguatamente
preparate. Fa comunque presente che il gruppo di alleanza
nazionale è favorevole alla conversione del decreto, a
condizione che siano recepiti alcuni punti fermi: a)
esclusione della possibilità per il Ministero di emanare
ordinanze; b) validità del decreto fino all'entrata in
vigore dell'autonomia scolastica, non ravvisandosi la
necessità di inserire tasselli di autonomia in questo
provvedimento mentre al Senato è in corso di esame il disegno
di legge di delega sull'argomento; c) obbligo di
prevedere i corsi per il collegio dei docenti; d)
distinzione tra corsi di sostegno e corsi di recupero;
e) obbligo di frequenza dei corsi da parte degli
studenti; f) valutazione e scrutini successivamente ai
corsi; g) obbligo di ricorrere ai docenti interni e poi
in quelli inseriti nelle graduatorie di istituto; h)
aumento dello stanziamento di bilancio a favore del
provvedimento; i) evitare il ricorso al "6 politico"
come è accaduto quest'anno.
Il decreto-legge, ha dichiarato ieri il sottosegretario, è
sostanzialmente ingestibile nell'attuale versione, ma rischia
di esserlo ancora di più qualora fossero introdotte modifiche
ambigue e inaccettabili. Quanto all' iter di esame del
provvedimento, il suo gruppo è contrario alla costituzione di
un Comitato ristretto, visto che gli interventi svolti nella
giornata di ieri hanno dimostrato che ognuno mantiene le
proprie posizioni; al fine di accelerare i tempi del
dibattito, sarebbe opportuno fissare già da oggi un termine
per la presentazione degli emendamenti. Vi è peraltro da
chiedersi come mai il decreto non sia stato convertito in
legge in precedenza. A questo riguardo, richiamandosi
all'intervento svolto ieri dal deputato Commisso, ricorda che
a suo tempo il provvedimento fu trasmesso dal Senato
unitamente a un disegno di legge il cui contenuto era
assolutamente inaccettabile per il gruppo di alleanza
nazionale. Tutto ciò avveniva nel dicembre del 1994 e, poiché
nel frattempo è cambiata la maggioranza di governo, ci si deve
chiedere perché tale nuova maggioranza
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non abbia convertito il decreto,
come è accaduto per quello, richiamato dalla stessa onorevole
Commisso, sul funzionamento delle università, che pure tanti
problemi ha creato e creerà al mondo universitario.
Il gruppo di alleanza nazionale conviene, in conclusione,
sulla necessità e l'urgenza del decreto, purché con esso non
si dia corso, in sede di emendamenti, a eventuali mostri
giuridici, di cui poi ciascuno, al di là dell'appartenenza
politica, dovrà rispondere con la propria coscienza di
legislatore.
Giovanni ZEN (gruppo PPI), relatore, ritiene che
entro la fine del mese in corso sia opportuno concludere
l'esame del provvedimento sull'abolizione degli esami di
riparazione; se non si rispettasse tale scadenza, sarebbe
allora opportuno lasciar decadere il decreto per concentrarsi
sul percorso della riforma dell'autonomia scolastica. Nel
corso dell'esame delle precedenti versioni del decreto-legge
si sono manifestati due atteggiamenti: quello di coloro che
hanno sostenuto l'opportunità di modificare integralmente il
testo, sostanzialmente allo scopo di non cambiare nulla, e
quello di coloro che temevano qualunque forma di modifica. Il
provvedimento in esame non è stato accolto positivamente in
Parlamento; ma ora è necessario che il Parlamento assuma un
atteggiamento responsabile. La scuola media superiore in
Italia non conosce il concetto di programmazione, per cui il
provvedimento in esame potrebbe essere la prima tappa di una
riforma che vada in tal senso cambiando la qualità della
scuola. Oggi si parla tanto di disoccupazione intellettuale; è
opportuno quindi dare a tale problema una risposta positiva,
poiché la scuola non è soltanto la sede della formazione ma è
anche una società che deve essere flessibile. Auspica, infine,
che le forze politiche trovino una convergenza, abbandonando
ogni atteggiamento di carattere pregiudiziale.
Luciana SBARBATI, presidente, osserva che se è
lodevole chi, condividendo il contenuto del provvedimento in
esame, si è adoperato per individuare un punto di convergenza,
ancor più encomiabile è chi, come lei stessa, pur non
credendoci, ha tentato ugualmente di trovare un accordo.
Concluso l'esame preliminare, propone quindi, consentendo la
Commissione, di fissare il termine per la presentazione degli
emendamenti al prossimo lunedì 10 luglio, alle 20. Rinvia,
quindi, il seguito dell'esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 9,30.
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