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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


113630
SMC0188-0007
Bollettino Giunte e Commissioni n. 188 del 6 luglio 1995 - edizione definitiva - (SMC12-188)
(suddiviso in 15 Unità Documento)
Unità Documento n.7 (che inizia a pag.19 dello stampato)
                             Pag. 19
 
                  VII COMMISSIONE PERMANENTE
               (Cultura, scienza e istruzione)
 
 
IN SEDE REFERENTE
C2794. LAVCOMM
C2794.
Disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 28 giugno 1995, n. 253, recante disposizioni urgenti concernenti abolizione degli esami di riparazione e di seconda sessione ed attivazione dei relativi interventi di sostegno e di recupero (2794) (Parere della I, della V e della XI Commissione).
(Seguito dell'esame e rinvio).
Angela NAPOLI. Giovanni ZEN. Luciana SBARBATI, presidente. Pag. 22
Giovedì 6 luglio 1995. - Presidenza del Vicepresidente Luciana SBARBATI. - Interviene il Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione Etheldreda Porzio Serravalle.
ZZSMC ZZRES ZZSMC060795 ZZSMC950706 ZZSMC000795 ZZSMC000095 ZZSMC188 ZZ12 ZZD ZZC7 ZZRE ZZHH ZZII ZZFF
     La Commissione prosegue l'esame del provvedimento.
 
     Angela NAPOLI (gruppo alleanza nazionale) intende
  anzitutto chiarire che la richiesta formulata ieri dal suo
  gruppo di procedere alla discussione di carattere generale sul
  provvedimento non aveva alcun intento ostruzionistico ma era
  motivata dal fatto che il decreto-legge deve essere esaminato
  alla luce dei risultati dell'anno scolastico 1994-1995.
  Respinge quindi le accuse, mosse nei confronti del gruppo di
  alleanza nazionale, di mancanza di serietà o addirittura di
  subalternità a interessi particolari: il suo gruppo intende
  invece partecipare con serietà e impegno al dibattito e
  intende sì tutelare degli interessi ma quelli degli alunni e
  delle famiglie.
     Il gruppo di alleanza nazionale assicura quindi la massima
  collaborazione per il miglioramento del testo del decreto.
  Anzitutto andrebbe modificato il titolo del decreto, che fa
  riferimento a "interventi di sostegno e di recupero",
  espressione che non appare pertinente con l'articolo 2, che
  reca invece una rubrica intitolata "Interventi didattici ed
  educativi".
     A conclusione dell'anno scolastico, si deve osservare che
  vi sono state scuole dove sono stati promossi alunni con
  possibilità di recupero in sei o sette discipline, scuole dove
  non sono stati individuati i termini per i corsi di recupero,
  scuole dove sono iniziati i corsi senza concluderli, scuole
  dove i disagi degli alunni sono stati tutti considerati come
  cause di carenze culturali di base, scuole dove non è stata
  effettuata la programmazione di istituto,
 
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  scuole dove non sono stati effettuati gli opportuni
  interventi mirati sugli alunni, scuole dove si è penalizzato
  lo studente già debole inviandolo a un recupero gravoso in
  tutte le discipline, scuole che non hanno saputo o voluto
  progettare gli interventi educativi che, al di là delle
  carenze, promuovano un recupero globale di capacità, di
  risorse umane e soprattutto di motivazioni alla crescita
  personale, scuole nelle quali i docenti esterni non hanno
  mantenuto i contatti con i docenti interni.  Questi elementi
  sono tratti dalle relazioni degli ispettori tecnici e
  conducono a sostenere che la conclusione dell'anno scolastico
  è stata decisamente fallimentare.  Quanti hanno inteso avallare
  fin dalla sua prima emanazione il decreto-legge dovrebbero
  quindi mettersi una mano sulla coscienza, riflettendo sul
  fatto che la scuola, quale servizio pubblico, dovrebbe
  funzionare nell'interesse della crescita dei giovani e non già
  diventare causa di disagio e talora di disperazione.  La scuola
  non dovrebbe creare scompensi, come sta invece accadendo in
  questi giorni in tante parti d'Italia (Milano, Arezzo, Palmi)
  a causa degli atti conclusivi dell'intero anno scolastico.
     Sarebbe stato auspicabile che il decreto-legge,
  considerate le indicazioni emerse dall'andamento dell'anno
  scolastico, fosse reiterato in una diversa versione, anche
  tenendo conto del lavoro svolto dalla Commissione cultura sul
  precedente decreto.  Invece il Governo si è limitato a
  reiterare il provvedimento nel testo originario introducendo
  solo l'estensione, apparentemente equa, della disciplina alle
  scuole italiane all'estero.  In conseguenza della modifica
  introdotta, la copertura finanziaria è stata incrementata di
  soli 180 milioni di lire, lasciando sostanzialmente inalterata
  la cifra complessiva di 260 miliardi annui, rivelatasi
  assolutamente inadeguata alle necessità, sia perché vi sono
  stati corsi iniziati e non completati, sia perché il compenso
  previsto per i presidi responsabili è di sole 4.000 lire
  all'ora.
     La sua parte politica ha espresso sin dall'inizio una
  valutazione critica sul decreto, ritenendo che le riforme
  della scuola non possano aver luogo con un provvedimento
  d'urgenza senza che le strutture siano state adeguatamente
  preparate.  Fa comunque presente che il gruppo di alleanza
  nazionale è favorevole alla conversione del decreto, a
  condizione che siano recepiti alcuni punti fermi:  a)
  esclusione della possibilità per il Ministero di emanare
  ordinanze;  b)  validità del decreto fino all'entrata in
  vigore dell'autonomia scolastica, non ravvisandosi la
  necessità di inserire tasselli di autonomia in questo
  provvedimento mentre al Senato è in corso di esame il disegno
  di legge di delega sull'argomento;  c)  obbligo di
  prevedere i corsi per il collegio dei docenti;  d)
  distinzione tra corsi di sostegno e corsi di recupero;
  e)  obbligo di frequenza dei corsi da parte degli
  studenti;  f)  valutazione e scrutini successivamente ai
  corsi;  g)  obbligo di ricorrere ai docenti interni e poi
  in quelli inseriti nelle graduatorie di istituto;  h)
  aumento dello stanziamento di bilancio a favore del
  provvedimento;  i)  evitare il ricorso al "6 politico"
  come è accaduto quest'anno.
     Il decreto-legge, ha dichiarato ieri il sottosegretario, è
  sostanzialmente ingestibile nell'attuale versione, ma rischia
  di esserlo ancora di più qualora fossero introdotte modifiche
  ambigue e inaccettabili.  Quanto all' iter  di esame del
  provvedimento, il suo gruppo è contrario alla costituzione di
  un Comitato ristretto, visto che gli interventi svolti nella
  giornata di ieri hanno dimostrato che ognuno mantiene le
  proprie posizioni; al fine di accelerare i tempi del
  dibattito, sarebbe opportuno fissare già da oggi un termine
  per la presentazione degli emendamenti.  Vi è peraltro da
  chiedersi come mai il decreto non sia stato convertito in
  legge in precedenza.  A questo riguardo, richiamandosi
  all'intervento svolto ieri dal deputato Commisso, ricorda che
  a suo tempo il provvedimento fu trasmesso dal Senato
  unitamente a un disegno di legge il cui contenuto era
  assolutamente inaccettabile per il gruppo di alleanza
  nazionale.  Tutto ciò avveniva nel dicembre del 1994 e, poiché
  nel frattempo è cambiata la maggioranza di governo, ci si deve
  chiedere perché tale nuova maggioranza
 
                              Pag. 21
 
  non abbia convertito il decreto,
  come è accaduto per quello, richiamato dalla stessa onorevole
  Commisso, sul funzionamento delle università, che pure tanti
  problemi ha creato e creerà al mondo universitario.
     Il gruppo di alleanza nazionale conviene, in conclusione,
  sulla necessità e l'urgenza del decreto, purché con esso non
  si dia corso, in sede di emendamenti, a eventuali mostri
  giuridici, di cui poi ciascuno, al di là dell'appartenenza
  politica, dovrà rispondere con la propria coscienza di
  legislatore.
 
     Giovanni ZEN (gruppo PPI),  relatore,  ritiene che
  entro la fine del mese in corso sia opportuno concludere
  l'esame del provvedimento sull'abolizione degli esami di
  riparazione; se non si rispettasse tale scadenza, sarebbe
  allora opportuno lasciar decadere il decreto per concentrarsi
  sul percorso della riforma dell'autonomia scolastica.  Nel
  corso dell'esame delle precedenti versioni del decreto-legge
  si sono manifestati due atteggiamenti: quello di coloro che
  hanno sostenuto l'opportunità di modificare integralmente il
  testo, sostanzialmente allo scopo di non cambiare nulla, e
  quello di coloro che temevano qualunque forma di modifica.  Il
  provvedimento in esame non è stato accolto positivamente in
  Parlamento; ma ora è necessario che il Parlamento assuma un
  atteggiamento responsabile.  La scuola media superiore in
  Italia non conosce il concetto di programmazione, per cui il
  provvedimento in esame potrebbe essere la prima tappa di una
  riforma che vada in tal senso cambiando la qualità della
  scuola.  Oggi si parla tanto di disoccupazione intellettuale; è
  opportuno quindi dare a tale problema una risposta positiva,
  poiché la scuola non è soltanto la sede della formazione ma è
  anche una società che deve essere flessibile.  Auspica, infine,
  che le forze politiche trovino una convergenza, abbandonando
  ogni atteggiamento di carattere pregiudiziale.
 
     Luciana SBARBATI,  presidente,  osserva che se è
  lodevole chi, condividendo il contenuto del provvedimento in
  esame, si è adoperato per individuare un punto di convergenza,
  ancor più encomiabile è chi, come lei stessa, pur non
  credendoci, ha tentato ugualmente di trovare un accordo.
  Concluso l'esame preliminare, propone quindi, consentendo la
  Commissione, di fissare il termine per la presentazione degli
  emendamenti al prossimo lunedì 10 luglio, alle 20.  Rinvia,
  quindi, il seguito dell'esame ad altra seduta.
 
     La seduta termina alle 9,30.
 
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