Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


113798
STA0212-0038
Stenografico d'Aula n. 212 del 6 luglio 1995 (STA12-212)
(suddiviso in 260 Unità Documento)
Unità Documento n.38 (che inizia a pag.12796 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.8)
SEGUITO DISCUSSIONE: C2549, C141, C181, C221, C227, C264, C265, C276, C313, C314, C321, C367, C421, C422, C440, C452, C519, C626, C710, C711, C712, C782, C819, C838, C844, C906, C1048, C1055, C1067, C1101, C1105, C1106, C1138, C1387, C1408, C1447, C1514, C1564, C1606, C1691, C1723, C1784, C1939, C1950, C1983, C2015, C2047, C2049, C2067, C2095, C2108, C2153, C2155, C2179, C2214, C2301, C2326, C2332, C2433, C2463, C2520, C2539, C2570. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: C2549, C141, C181, C221, C227, C264, C265, C276, C313, C314, C321, C367, C421, C422, C440, C452, C519, C626, C710, C711, C712, C782, C819, C838, C844, C906, C1048, C1055, C1067, C1101, C1105, C1106, C1138, C1387, C1408, C1447, C1514, C1564, C1606, C1691, C1723, C1784, C1939, C1950, C1983, C2015, C2047, C2049, C2067, C2095, C2108, C2153, C2155, C2179, C2214, C2301, C2326, C2332, C2433, C2463, C2520, C2539, C2570.
TIZIANA VALPIANA.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE IRENE PIVETTI
ZZSTA ZZRES ZZSTA060795 ZZSTA950706 ZZSTA000795 ZZSTA000095 ZZSTA212 ZZ12 ZZDI ZZLL
    TIZIANA VALPIANA.  Quando Alex, all'inizio di quest'anno,
  con un gesto di amicizia che riservava a molti, un di più
  di rara e squisita gentilezza che ci fa ancora più
  apprezzare il suo modo di fare politica, mi ha regalato
  l'abbonamento ad un mensile di impegno sociale che lui
  appoggiava, lo ha accompagnato con un biglietto in cui si
  augurava che un dono lungo un anno fosse un modo per farsi
  ricordare fino alla fine dell'anno.
    Non mi sono chiesta allora il perché di questa frase,
  tanto anche quest'anno, come negli ultimi vent'anni, pur
  senza mai un appuntamento, Alex l'avrei incontrato spesso.
  Impegnati in partiti politici e in istituzioni diverse,
  era di conforto, di tanto in tanto, confrontare le
  identità di cultura e di vedute, capire che il progetto e
  la visione finali erano comuni.  L'ho incontrato infatti in
  tante e disparate occasioni, quest'anno: ad un convegno
  contro gli euromissili, alla testa di carovane di aiuto
  nella ex Iugoslavia, al forum interetnico di Verona e,
  l'ultima volta, proprio qui a Montecitorio, dove,
  partecipando
 
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  come parlamentare europeo ad una cerimonia ufficiale, non
  ha mancato di fare una capatina, anche se era venuto al
  corrente dell'iniziativa solo pochi istanti prima,
  intervenendo - come sempre - con competenza e cognizione
  di causa, ad una conferenza stampa sul problema della
  nazione  apache.
      Non mi sono chiesta il motivo di quel biglietto perché
  sapevo e sapevamo tutti che avremmo incontrato Alex
  ovunque ci fossero state (o lui stesso avesse organizzato)
  attività volte a riunire le persone in un mondo sempre più
  diviso, a scambiare e a diffondere culture, come ha fatto
  in tutti gli anni della sua vita, lui per primo a tradurre
  e a far conoscere don Milani nei paesi di lingua tedesca,
  lui tra i primi a dar voce in Italia all'ambientalismo e
  all'ecopacifismo, lui a introdurre in Italia il commercio
  equo e solidale con i paesi del sud del mondo, lui a far
  conoscere il problema della deforestazione in Amazzonia,
  ad organizzarvi spedizioni conoscitive e di appoggio, a
  sostenere il ricordo della lotta di Chico Mendes.  Poi,
  l'ingresso nelle istituzioni: il consiglio regionale, il
  Parlamento europeo; dopo, con fatica e contro voglia, una
  nuova candidatura ed una nuova, faticosa elezione, sempre
  assolutamente estraneo ai privilegi.
    E' ancora lui a lavorare all'unificazione e alla
  conciliazione tra le due Germanie, a sostenere la lotta
  dei primi obiettori di coscienza dei paesi dell'est, lui
  con i beati costruttori di pace, lui entusiasta
  organizzatore della banca etica, lui a far conoscere in
  Europa il pensiero dell'ecologia profonda di Ivan Illich;
  è sua la prima intervista a Gheddafi, sua la mediazione
  per lo scambio di prigionieri a Bagdad; poi Cipro, il
  Kossovo, gli zingari, i palestinesi, in un eclettismo che
  mai nulla aveva di improvvisato, ma che era il frutto di
  un'intelligenza straordinaria e di una disponibilità senza
  limiti, che non si è mai arrestata davanti a nulla,
  davanti a nessuna delle cause civili e morali per cui si è
  battuto nel nostro paese e nel mondo negli ultimi
  trent'anni, con la stessa serietà e competenza, con lo
  stesso rigore che lo ha visto, fin da ragazzino, italiano
  di madrelingua tedesca, di padre ebreo (e Alex ha scelto
  l'anniversario della sua morte per morire),
  di madre cattolica, battersi contro ogni divisione etnica,
  in un lavoro quotidiano che ha  sicuramente inciso su come
  si vive e ci si rispetta oggi in Alto Adige.
    Questo mi sembra il luogo giusto per riflettere anche su
  una legge così odiosa ed anacronistica come quella che ha
  impedito, poco più di due mesi fa, ad Alex, cittadino del
  mondo, di diventare, con quello che sarebbe stato senza
  ombra di dubbio un plebiscito, sindaco di Bolzano, per non
  aver voluto dichiarare la propria appartenenza etnica.
  Alex non l'avrebbe mai fatto: non si sentiva né italiano
  né tedesco, né serbo né bosniaco; anzi, ora forse, dopo
  una vita spesa a spezzare divisioni e a superare barriere,
  ha voluto superare anche l'ultima, la più terribile.  Alex
  ha forse scelto di non essere più, per non essere mai più
  di parte.
    Non me lo sono chiesta allora e non voglio chiedermi oggi
  cosa volesse dire quel biglietto; rimane solo nel fondo
  l'angoscia di aver contribuito, con le nostre continue
  richieste di collaborazione e di intervento, a rendere
  proprio insostenibili quei pesi che l'hanno reso - come
  dice nell'ultimo biglietto lasciato agli amici - così
  stanco ed oberato, più disperato che mai.
    In tutti questi anni abbiamo pensato solo che ad ogni
  richiesta sarebbe giunta sicuramente una sua risposta
  positiva e che poi negli anni e puntigliosamente Alex ci
  avrebbe tenuto al corrente (una lettera, un ritaglio di
  giornale, un messaggio attraverso un amico o uno
  sconosciuto) sull'argomento che ci stava a cuore, senza
  mai dimenticare un sorriso, un'attenzione, gli auguri per
  il compleanno.
    Alex era lì, disponibile, con mille numeri di telefono,
  senza mai chiedersi dove trovasse la forza, senza mai un
  momento di cedimento da parte di chi era diventato, per un
  intero movimento, un punto di riferimento.  Forse Alex ora
  non crede più nella possibilità di un cambiamento di rotta
  per l'umanità, forse è solo immensamente stanco di
  rincorrere una meta che sembra più irraggiungibile
  nonostante il lavoro, l'impegno e la dedizione.  Oggi ci
  chiede di non essere tristi, anche se ora siamo disperati,
  e di continuare in ciò che era, ed è, giusto: a dire e a
  praticare che non esistono uguali e diversi,
 
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  non esistono nemici né razze; esiste invece  l'ignoranza,
  l'incomprensione...
 
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