| SEGUITO DISCUSSIONE: C2549, C141, C181, C221, C227, C264,
C265, C276, C313, C314, C321, C367, C421, C422, C440, C452,
C519, C626, C710, C711, C712, C782, C819, C838, C844, C906,
C1048, C1055, C1067, C1101, C1105, C1106, C1138, C1387, C1408,
C1447, C1514, C1564, C1606, C1691, C1723, C1784, C1939, C1950,
C1983, C2015, C2047, C2049, C2067, C2095, C2108, C2153, C2155,
C2179, C2214, C2301, C2326, C2332, C2433, C2463, C2520, C2539,
C2570.
LAVASS
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| TIZIANA VALPIANA. Quando Alex, all'inizio di quest'anno,
con un gesto di amicizia che riservava a molti, un di più
di rara e squisita gentilezza che ci fa ancora più
apprezzare il suo modo di fare politica, mi ha regalato
l'abbonamento ad un mensile di impegno sociale che lui
appoggiava, lo ha accompagnato con un biglietto in cui si
augurava che un dono lungo un anno fosse un modo per farsi
ricordare fino alla fine dell'anno.
Non mi sono chiesta allora il perché di questa frase,
tanto anche quest'anno, come negli ultimi vent'anni, pur
senza mai un appuntamento, Alex l'avrei incontrato spesso.
Impegnati in partiti politici e in istituzioni diverse,
era di conforto, di tanto in tanto, confrontare le
identità di cultura e di vedute, capire che il progetto e
la visione finali erano comuni. L'ho incontrato infatti in
tante e disparate occasioni, quest'anno: ad un convegno
contro gli euromissili, alla testa di carovane di aiuto
nella ex Iugoslavia, al forum interetnico di Verona e,
l'ultima volta, proprio qui a Montecitorio, dove,
partecipando
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come parlamentare europeo ad una cerimonia ufficiale, non
ha mancato di fare una capatina, anche se era venuto al
corrente dell'iniziativa solo pochi istanti prima,
intervenendo - come sempre - con competenza e cognizione
di causa, ad una conferenza stampa sul problema della
nazione apache.
Non mi sono chiesta il motivo di quel biglietto perché
sapevo e sapevamo tutti che avremmo incontrato Alex
ovunque ci fossero state (o lui stesso avesse organizzato)
attività volte a riunire le persone in un mondo sempre più
diviso, a scambiare e a diffondere culture, come ha fatto
in tutti gli anni della sua vita, lui per primo a tradurre
e a far conoscere don Milani nei paesi di lingua tedesca,
lui tra i primi a dar voce in Italia all'ambientalismo e
all'ecopacifismo, lui a introdurre in Italia il commercio
equo e solidale con i paesi del sud del mondo, lui a far
conoscere il problema della deforestazione in Amazzonia,
ad organizzarvi spedizioni conoscitive e di appoggio, a
sostenere il ricordo della lotta di Chico Mendes. Poi,
l'ingresso nelle istituzioni: il consiglio regionale, il
Parlamento europeo; dopo, con fatica e contro voglia, una
nuova candidatura ed una nuova, faticosa elezione, sempre
assolutamente estraneo ai privilegi.
E' ancora lui a lavorare all'unificazione e alla
conciliazione tra le due Germanie, a sostenere la lotta
dei primi obiettori di coscienza dei paesi dell'est, lui
con i beati costruttori di pace, lui entusiasta
organizzatore della banca etica, lui a far conoscere in
Europa il pensiero dell'ecologia profonda di Ivan Illich;
è sua la prima intervista a Gheddafi, sua la mediazione
per lo scambio di prigionieri a Bagdad; poi Cipro, il
Kossovo, gli zingari, i palestinesi, in un eclettismo che
mai nulla aveva di improvvisato, ma che era il frutto di
un'intelligenza straordinaria e di una disponibilità senza
limiti, che non si è mai arrestata davanti a nulla,
davanti a nessuna delle cause civili e morali per cui si è
battuto nel nostro paese e nel mondo negli ultimi
trent'anni, con la stessa serietà e competenza, con lo
stesso rigore che lo ha visto, fin da ragazzino, italiano
di madrelingua tedesca, di padre ebreo (e Alex ha scelto
l'anniversario della sua morte per morire),
di madre cattolica, battersi contro ogni divisione etnica,
in un lavoro quotidiano che ha sicuramente inciso su come
si vive e ci si rispetta oggi in Alto Adige.
Questo mi sembra il luogo giusto per riflettere anche su
una legge così odiosa ed anacronistica come quella che ha
impedito, poco più di due mesi fa, ad Alex, cittadino del
mondo, di diventare, con quello che sarebbe stato senza
ombra di dubbio un plebiscito, sindaco di Bolzano, per non
aver voluto dichiarare la propria appartenenza etnica.
Alex non l'avrebbe mai fatto: non si sentiva né italiano
né tedesco, né serbo né bosniaco; anzi, ora forse, dopo
una vita spesa a spezzare divisioni e a superare barriere,
ha voluto superare anche l'ultima, la più terribile. Alex
ha forse scelto di non essere più, per non essere mai più
di parte.
Non me lo sono chiesta allora e non voglio chiedermi oggi
cosa volesse dire quel biglietto; rimane solo nel fondo
l'angoscia di aver contribuito, con le nostre continue
richieste di collaborazione e di intervento, a rendere
proprio insostenibili quei pesi che l'hanno reso - come
dice nell'ultimo biglietto lasciato agli amici - così
stanco ed oberato, più disperato che mai.
In tutti questi anni abbiamo pensato solo che ad ogni
richiesta sarebbe giunta sicuramente una sua risposta
positiva e che poi negli anni e puntigliosamente Alex ci
avrebbe tenuto al corrente (una lettera, un ritaglio di
giornale, un messaggio attraverso un amico o uno
sconosciuto) sull'argomento che ci stava a cuore, senza
mai dimenticare un sorriso, un'attenzione, gli auguri per
il compleanno.
Alex era lì, disponibile, con mille numeri di telefono,
senza mai chiedersi dove trovasse la forza, senza mai un
momento di cedimento da parte di chi era diventato, per un
intero movimento, un punto di riferimento. Forse Alex ora
non crede più nella possibilità di un cambiamento di rotta
per l'umanità, forse è solo immensamente stanco di
rincorrere una meta che sembra più irraggiungibile
nonostante il lavoro, l'impegno e la dedizione. Oggi ci
chiede di non essere tristi, anche se ora siamo disperati,
e di continuare in ciò che era, ed è, giusto: a dire e a
praticare che non esistono uguali e diversi,
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non esistono nemici né razze; esiste invece l'ignoranza,
l'incomprensione...
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