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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


113833
STA0212-0073
Stenografico d'Aula n. 212 del 6 luglio 1995 (STA12-212)
(suddiviso in 260 Unità Documento)
Unità Documento n.73 (che inizia a pag.12802 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.8)
SEGUITO DISCUSSIONE: C2549, C141, C181, C221, C227, C264, C265, C276, C313, C314, C321, C367, C421, C422, C440, C452, C519, C626, C710, C711, C712, C782, C819, C838, C844, C906, C1048, C1055, C1067, C1101, C1105, C1106, C1138, C1387, C1408, C1447, C1514, C1564, C1606, C1691, C1723, C1784, C1939, C1950, C1983, C2015, C2047, C2049, C2067, C2095, C2108, C2153, C2155, C2179, C2214, C2301, C2326, C2332, C2433, C2463, C2520, C2539, C2570. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: C2549, C141, C181, C221, C227, C264, C265, C276, C313, C314, C321, C367, C421, C422, C440, C452, C519, C626, C710, C711, C712, C782, C819, C838, C844, C906, C1048, C1055, C1067, C1101, C1105, C1106, C1138, C1387, C1408, C1447, C1514, C1564, C1606, C1691, C1723, C1784, C1939, C1950, C1983, C2015, C2047, C2049, C2067, C2095, C2108, C2153, C2155, C2179, C2214, C2301, C2326, C2332, C2433, C2463, C2520, C2539, C2570.
LANFRANCO TURCI.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE IRENE PIVETTI
ZZSTA ZZRES ZZSTA060795 ZZSTA950706 ZZSTA000795 ZZSTA000095 ZZSTA212 ZZ12 ZZDI ZZLL
    LANFRANCO TURCI.  Signor Presidente, colleghi, desidero
  intervenire sul complesso degli emendamenti riferiti al
  titolo III, recante disposizioni in materia di previdenza
  complementare, in quanto sono stato relatore sul
  provvedimento in Commissione finanze proprio su tale
  materia.  In quella sede si è svolto un intenso lavoro, al
  quale i vari gruppi politici hanno fornito un notevole
  apporto, e si è proceduto ad un approfondimento tecnico
  anche con consulenze da parte di tecnici e ministeri
  interessati.
    Il titolo III contiene disposizioni di grandissima
  rilevanza; il fatto che esso sia stato incluso, come del
  resto era inevitabile, all'interno del provvedimento sulla
  riforma della previdenza pubblica obbligatoria, ha in
  parte sottratto l'attenzione dell'opinione pubblica
  sulla rilevanza che tale materia ha di per se stessa.
    Voglio solo ricordare che tre anni fa la materia ebbe una
  prima sistemazione organica con il decreto-legge n. 241
  (vi fu, poi, il decreto legislativo n. 124): appunto per
  la prima volta con una certa organicità il tema della
  previdenza complementare, dei fondi pensione, fu inserito
  nel sistema previdenziale italiano.  Il tentativo, come è
  noto, non ebbe esito felice, perché sin dall'inizio si
  individuò nel sistema fiscale che lo accompagnava un
  handicap notevole al decollo del nuovo strumento dei fondi
  pensione.
    Nell'importante accordo intervenuto tra Governo e parti
  sociali, in primo luogo i sindacati dei lavoratori
  dipendenti, l'argomento è stato riproposto in un quadro
  più organico, nell'ambito del quale il Governo ha potuto
  farsi carico di una serie di oneri fiscali necessari per
  permettere davvero (si può auspicabilmente ritenere che
  questa sarà la volta buona) il decollo, nel sistema
  previdenziale e finanziario italiano, della previdenza
  integrativa.
    Vorrei fare una premessa, una considerazione politica,
  anche in relazione all'intervento del collega Diliberto,
  presidente del gruppo di rifondazione comunista.  In merito
  al titolo III del provvedimento, relativo ai fondi
  pensione, non si può parlare dell'estrinsecarsi di una
  nuova maggioranza a spese della previdenza pubblica:
  questo titolo costituisce parte organica dell'accordo tra
  Governo e parti sociali, in primo luogo dei sindacati dei
  lavoratori.  Tra l'altro l'argomento è stato oggetto del
  referendum che i sindacati hanno organizzato nei luoghi di
  lavoro e che ha ottenuto il consenso di cui più volte si è
  parlato anche nel corso del dibattito.
    Il tentativo, dunque, di presentare i fondi pensione come
  una degenerazione del sistema previdenziale pubblico, come
  una deriva capitalistica, finanziaria o, peggio,
  assicurativa della previdenza pubblica è una deformazione
  inaccettabile in termini di fatto ed anche se consideriamo
  i sistemi pensionistici dei paesi con i quali ci
  misuriamo, in primo luogo della Comunità europea.  Nei
  paesi della Comunità a fianco dei quali viviamo da anni
  vige un regime pensionistico basato su
 
                             Pag. 12803
 
  tre pilastri: la previdenza pubblica, la previdenza
  integrativa (da noi dovrebbe entrare  a regime con la
  riforma) e le polizze vita individuali.
    In Italia finora vi sono stati solo il primo ed il terzo
  pilastro: la previdenza pubblica, con i noti problemi e
  travagli, per la quale la riforma contenuta nel primo e
  secondo titolo del disegno di legge dovrebbe configurare
  una soluzione valida a lungo termine, e la previdenza
  individuale, cioè le polizze vita.  Con il provvedimento
  inseriamo organicamente anche il secondo pilastro, in
  armonia con i regimi pensionistici di altri paesi europei
  e con la necessaria evoluzione sia dei sistemi
  previdenziali sia dei mercati finanziari.
    Vorrei dunque tranquillizzare il collega Diliberto sul
  fatto che non siamo di fronte ad alcun tradimento di
  classe, dei lavoratori dipendenti, ad alcuna degenerazione
  finanziaria o capitalistica dei progressisti, del PDS.
  Spero con ciò di aver fugato le preoccupazioni non fondate
  dei colleghi di rifondazione comunista.
    Intendo ora riprendere il filo del mio ragionamento.  Con
  il titolo III che, ripeto, in altro momento ha avuto la
  dignità di un'autonoma definizione legislativa, dovremmo
  consentire il decollo della previdenza integrativa; la
  questione è di grande rilevanza in termini sociali e
  finanziari.
    Da un punto di vista sociale, vorrei ricordare, in
  relazione al lavoro dipendente, che il finanziamento della
  previdenza integrativa si baserà su tre apporti: quello
  che contrattualmente sarà definito in capo ai datori di
  lavoro, quello che contrattualmente interesserà i
  lavoratori e la progressiva smobilizzazione del
  trattamento di fine rapporto.  A questo proposito,
  rispondendo ancora alle preoccupazioni dei colleghi di
  rifondazione comunista, voglio far presente che la
  trasformazione del trattamento di fine rapporto in
  previdenza integrativa va a vantaggio unicamente dei
  lavoratori dipendenti, se consideriamo che oggi il
  trattamento in questione sostanzialmente è un sistema
  senza costi di autofinanziamento delle imprese.  Non
  capisco, quindi, la pregiudiziale ideologica nei confronti
  della previdenza integrativa sollevata dai banchi di
  rifondazione comunista e
  di alleanza nazionale.  Chiedo scusa, perché  guardavo più
  sul lato sinistro dell'aula che sul destro; devo dire che
  alleanza nazionale nel dibattito sulle pensioni sta
  mettendo in mostra un  mix  incredibile di populismo e
  assistenzialismo che avevamo notato in altri momenti tra
  le file del Movimento sociale italiano.
    Tornando all'essenza della nostra proposta, è bene tener
  presente che sia pure in modo graduale...
 
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