| SEGUITO DISCUSSIONE: C2549, C141, C181, C221, C227, C264,
C265, C276, C313, C314, C321, C367, C421, C422, C440, C452,
C519, C626, C710, C711, C712, C782, C819, C838, C844, C906,
C1048, C1055, C1067, C1101, C1105, C1106, C1138, C1387, C1408,
C1447, C1514, C1564, C1606, C1691, C1723, C1784, C1939, C1950,
C1983, C2015, C2047, C2049, C2067, C2095, C2108, C2153, C2155,
C2179, C2214, C2301, C2326, C2332, C2433, C2463, C2520, C2539,
C2570.
LAVASS
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| ...SEGUITO DISCUSSIONE: C2549, C141, C181, C221, C227, C264,
C265, C276, C313, C314, C321, C367, C421, C422, C440, C452,
C519, C626, C710, C711, C712, C782, C819, C838, C844, C906,
C1048, C1055, C1067, C1101, C1105, C1106, C1138, C1387, C1408,
C1447, C1514, C1564, C1606, C1691, C1723, C1784, C1939, C1950,
C1983, C2015, C2047, C2049, C2067, C2095, C2108, C2153, C2155,
C2179, C2214, C2301, C2326, C2332, C2433, C2463, C2520, C2539,
C2570.
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| LANFRANCO TURCI. Siamo dunque in presenza di una proposta
che ha una doppia valenza, con un aspetto più propriamente
sociale: si tratta di indirizzare una parte del risparmio
forzoso del trattamento di fine rapporto verso uno
strumento, quale i fondi pensione, che ne consenta una
maggiore valorizzazione. In tal modo si va a costruire un
filone integrativo della futura previdenza pubblica,
cosicché si può ritenere che da qui a 15 o 20 anni, quando
la riforma sarà entrata a regime, a fianco della
previdenza pubblica e quindi della pensione pubblica,
avremo una significativa pensione integrativa collettiva
che contribuirà alla formazione del reddito dei futuri
pensionati, oltre ovviamente alla parte derivante dalla
previdenza pubblica.
Pag. 12804
Non siamo, comunque, di fronte solo ad un'importante
riforma dal lato previdenziale e sociale; siamo di fronte
anche ad una fortissima innovazione per quanto riguarda
l'aspetto finanziario ed è soprattutto su tale versante
che ha lavorato la Commissione finanze, considerata anche
la natura della sua competenza.
Vorrei ricordare ai colleghi un solo dato per dare il
senso dell'importanza dei termini ai quali ci stiamo
riferendo: secondo, per esempio, le previsioni del centro
studi CER, a cinque anni dall'entrata in vigore della
riforma è prevedibile che l'ammontare delle risorse messe
in moto dai fondi pensione sarà di circa 60 mila miliardi;
è inoltre prevedibile che sia di 150 mila miliardi dopo 10
anni e di 900 mila miliardi in un arco di tempo più lungo.
Queste stime del CER sono state effettuate escludendo dal
calcolo l'apporto dei dipendenti pubblici; considerato
però che la riforma riguarderà anche tali lavoratori, vi è
da ritenere che tale ammontare sarà ancora più
significativo. Ebbene, cifre di tal genere saranno in
grado di cambiare radicalmente lo spessore ed il modo di
essere dei mercati finanziari italiani. Da tempo ci si
lamenta del fatto che in Italia i mercati finanziari sono
asfittici, dominati da tradizionali soggetti legati alle
grandi famiglie, incapaci di alimentare un sano flusso di
capitalizzazione nel nostro sistema imprenditoriale. Si
deve dunque ritenere che non meno significativa, rispetto
al versante sociale e previdenziale, la riforma sarà sul
lato dei mercati finanziari con un ispessimento ed una
maggiore trasparenza degli stessi, nonché con una
rivitalizzazione complessiva dell'apparato produttivo.
In tale ottica la Commissione finanze ha lavorato sul
testo predisposto dal Governo, cercando di apportare
alcune modifiche significative nel senso di accentuare
l'indicazione di massima che ho illustrato.
Vorrei accennare ad alcune delle modifiche, alle quali si
è giunti dopo un assiduo lavoro della Commissione finanze,
recepite dal relatore, collega Sartori.
Ci siamo innanzitutto sforzati di sottolineare il
riconoscimento della titolarità dei fondi pensione circa
le risorse che saranno loro assegnate dai contratti e
dagli accordi
che daranno vita agli stessi. Su tale punto vi è stato un
grosso dibattito anche fra gli addetti ai lavori e sulla
stampa specializzata. Ciò che intendiamo richiamare
all'attenzione dei colleghi è che i fondi pensione non
potranno essere dei semplici passacarte, dei soggetti
anonimi, insignificanti, capaci solo di delegare le
risorse a coloro che già oggi operano sui mercati
finanziari, si chiamino assicurazioni, banche, SIM o fondi
aperti, poiché questi sono i soggetti al quali fa
riferimento la legge. Stabilendo la titolarità, e con ciò
il diritto di voto, in capo ai fondi pensione per i titoli
mobiliari che saranno acquisiti dai gestori, intendiamo
affermare un ruolo attivo dei fondi pensione nel futuro
dei mercati finanziari italiani.
Se guardiamo all'esperienza di altri paesi, possiamo
notare che, per esempio, negli Stati Uniti i fondi
pensione controllano il 20 per cento del titoli azionari.
So bene che negli Stati Uniti i fondi pensione hanno un
peso che sicuramente non sarà raggiunto in futuro in
Italia, perché è noto che in quel paese la previdenza
pubblica ha un ruolo marginale. Indubbiamente, si può però
ritenere che nei prossimi anni i fondi pensione potranno
giocare un ruolo importante sia sui titoli del debito
pubblico, sia sui titoli azionari; vorremmo pertanto
creare le condizioni perché lo svolgano da soggetti attivi
e non semplicemente da portaborse o da portavoce di
qualcun altro.
Questa è stata la prima ispirazione secondo la quale ci
siamo mossi ed in forza della quale abbiamo lavorato, in
particolare, sul tema delicato del rapporto fra fondi
pensione e gestori e, in particolare, tra fondi pensione e
assicurazioni.
La distinzione tra fondi pensione e gestori, che fa parte
della filosofia della proposta del Governo e dell'accordo
tra quest'ultimo e sindacati, ci ha trovato d'accordo in
quanto, pur affermando un ruolo attivo dei fondi pensione,
siamo anche noi convinti dell'opportunità di escludere una
gestione attiva in capo ai fondi pensione e, quindi, di
una distinzione di ruoli tra fondo pensione e gestore
finanziario. Dopo di ciò, però, avendo "picchettato"
questo rapporto con la titolarità e con il diritto di
voto, crediamo di aver affrontato il tema in modo
equilibrato.
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All'interno di questa cornice si è posta la vexata
quaestio delle assicurazioni. Al riguardo, vorrei
premettere che non condivido una lettura demonologica od
ideologica del tema, quasi che in relazione all'esistenza
o meno di uno spazio per le assicurazioni in questo campo
affermassimo il capitalismo virtuoso del duemila, o il
capitalismo perverso degli anni trenta.
In verità, nessuno di noi è così ingenuo da non sapere che
oggi sistema assicurativo e sistema finanziario sono
strettamente compenetrati, cosicché se volessimo parlare
del maggiore gruppo assicurativo italiano faremmo fatica a
distinguerne il controllo da quello dei più grandi gruppi
finanziari italiani; oppure, se volessimo guardare ai
processi di privatizzazione messi in atto dal Governo Dini
per quello che riguarda l'INA, sapremmo con certezza che
da qui a qualche tempo, l'INA, che è il secondo gruppo
assicurativo italiano, sarà controllato da un gruppo
composto dalle maggiori banche italiane.
Definito il contesto per evitare di sopravvalutare aspetti
tecnici importanti ma non strategicamente determinanti, ci
siamo mossi per ridurre quanto più possibile
l'utilizzazione della gestione in conto patrimonio, da
parte delle assicurazioni, delle risorse dei fondi
pensione. Valuteremo gli emendamenti che su questo aspetto
ci presenterà il relatore Sartori, il quale ieri sera ha
accennato ad una qualche possibile e parziale modifica su
questo terreno. Tengo a dire che la Commissione finanze si
è mossa in un'ottica tesa comunque a valorizzare al
massimo il ruolo dei fondi pensione, senza pregiudiziali -
lo ripeto - ideologiche che non hanno ispirato il nostro
lavoro e il nostro sforzo di elaborazione.
Vorrei sottolineare due aspetti del lavoro compiuto dalla
Commissione finanze. La proposta del Governo prevede, a
modifica del precedente decreto legislativo n. 124 del
1993, tutt'ora vigente, la possibilità per i fondi
pensione di erogare direttamente le rendite ai lavoratori,
una volta che questi ultimi abbiano maturato l'età del
pensionamento, ipotesi questa esclusa dal decreto
legislativo che ho richiamato.
Dopo un'ampia discussione, abbiamo ri
tenuto di accettare questa modifica, prevedendo però di
contornarla da ulteriori elementi di garanzia rispetto a
quelli già previsti nel testo del Governo. Ciò proprio
perché sappiamo che si tratta di meccanismi delicati -
soprattutto quelli che riguardano l'erogazione terminale
della rendita individuale - che debbono essere corredati
da adeguate garanzie, di tipo sia finanziario sia
gestionale. Al riguardo nel parere della Commissione
finanze si è proposto di inserire alcuni elementi
correttivi nel testo del Governo.
Infine, nella nostra impostazione abbiamo superato una
delle richieste di delega che il Governo aveva inserito
nel suo progetto e che riguardava l'istituzione e la
regolamentazione della commissione di vigilanza. Abbiamo
ritenuto più opportuno (con l'intesa naturalmente anche
dei rappresentanti del Governo nella Commissione finanze)
di superare il principio di delega ed andare ad una piena,
sostanziale normativizzazione anche della funzionalità
della commissione di vigilanza in una nuova veste. Abbiamo
previsto una commissione di vigilanza ristretta - sul
modello della CONSOB per intenderci - al fine di
valorizzarne l'autorevolezza, l'autonomia e la
professionalità. Credo che la soluzione cui siamo giunti
sia valida e che, se al momento opportuno le scelte che il
Governo dovrà compiere saranno qualificate sul piano
professionale e deontologico, avremo una commissione
capace di accompagnare il decollo dei fondi pensione e di
evitare degenerazioni che, come in tutte le cose umane,
sono possibili anche nella fase di nascita e di crescita
dei fondi pensione.
Credo così di aver accennato un po' a tutti i problemi,
tranne forse ad uno, che voglio ora sottolineare.
Nella dinamica di costituzione di questo secondo pilastro
previdenziale e di questo nuovo investitore istituzionale,
rappresentato dai fondi pensione, abbiamo tenuto presente
un possibile rischio in termini economici e sociali che
non deve essere sottovalutato dalla Camera. In sostanza, i
fondi pensione, per loro stessa natura, saranno capaci di
attrarre risorse dalla generalità delle imprese, dalla
generalità dei territori, ma potranno essere più
funzionali ai
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mercati azionari quotati, ai mercati finanziari che
operano in rapporto alle grandi imprese e alle aree forti
del paese, piuttosto che ai territori deboli o a quella
galassia enorme delle piccole imprese, pur decisive per
l'attuale ed anche per il futuro sviluppo economico del
nostro paese.
Non è facile risolvere questo problema che emerge
inevitabilmente con la costituzione dei fondi pensione,
anche perché abbiamo escluso che la soluzione possa
trovarsi in vincoli amministrativi di portafoglio in capo
ai futuri fondi pensione: sarebbe una soluzione
burocratica, con il rischio di immobilizzare, senza
frutto, una buona parte delle risorse dei fondi
pensione.
Al momento, abbiamo intravisto una via d'uscita intanto
nel fatto che i fondi pensione non sono necessariamente
solo nazionali, ma possono essere anche territoriali;
dunque, possono nascere dei fondi pensione articolati
territorialmente, più capaci quindi di dialogare con la
realtà dei mercati finanziari locali, con la realtà
imprenditoriale locale. E' questa una linea di indirizzo
che non dovrà essere scoraggiata per far nascere solo
fondi pensione basati su contratti nazionali.
In secondo luogo, abbiamo previsto espressamente, con una
modifica al testo del Governo, che i fondi pensione
possano acquisire direttamente quote dei fondi immobiliari
chiusi. Questo strumento finanziario, com è noto, è stato
istituito con legge approvata nella scorsa legislatura. In
Italia è ancora in fase di decollo: cominciano ora a
nascere i primi fondi immobiliari chiusi, che
rappresentano uno strumento tipicamente tarato sul decollo
delle piccole e medie imprese. E' bene dire però che in
paesi con mercati finanziari più evoluti dei nostri, i
fondi immobiliari chiusi hanno già una solida tradizione:
operano attivamente nella fase di crescita e di decollo
delle piccole e medie imprese. Devo dire, poi, che i dati
acquisiti dimostrano che nei paesi che hanno una vasta
rete di fondi immobiliari chiusi, sono proprio i fondi
pensione i principali azionisti di tali fondi.
Dunque, abbiamo inteso indicare espressamente questa
strada, che deve essere incoraggiata per il futuro.
Naturalmente, anche tale indicazione non basterà.
Occorrerà uno sforzo che, prima ancora che giuridico e
legislativo, dovrà essere economico, dovrà essere compiuto
dagli operatori economici, dalle associazioni di
rappresentanza delle imprese artigiane e delle piccole e
medie imprese, dagli operatori finanziari, per portare sul
mercato nuovi prodotti finanziari, capaci da un lato di
interagire con le risorse dei fondi pensione e dall'altro
di interagire con i processi di capitalizzazione delle
piccole e medie imprese.
Questa è una sfida che abbiamo di fronte e che deve essere
incoraggiata se vogliamo evitare, appunto, un possibile
effetto perverso della nascita di questo investitore
istituzionale, che sia attratto unicamente o verso i
titoli del debito pubblico o verso i titoli immobiliari
delle grandi imprese. E' una preoccupazione che al momento
si può solo sottolineare ed indicare come campo di lavoro
per il futuro (Applausi dei deputati del gruppo
progressisti-federativo).
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