| La Commissione inizia l'esame della proposta di legge.
Gabriele DE ROSA (gruppo PPI), relatore, fa
presente che il XIII congresso internazionale delle scienze
preistoriche e protostoriche, che si terrà a Forli dall'8 al
14 settembre 1996, si preannuncia come evento culturale di
grande importanza non solo per il progresso degli studi nel
campo delle società non letterate, nei campi dell'archeologia,
delle varie età, dal paleolitico all'età del ferro, ma per
quanto esso potrà offrire nell'opinione pubblica non solo
italiana, ma europea e mondiale, come materia di comparazione
fra civiltà molto diverse, tuttavia riavvicinate attraverso
una ricerca scientifica sempre più nuova, e ricca di domande e
di prospettive. Sta finendo l'età dell'eurocentrismo, quando
appunto la scienza storica europea rappresentava il termine di
confronto con gli altri linguaggi culturali dei paesi "altri".
Proprio la nascita e l'evoluzione dell'etnostoria, non più
chiusa nell'ambito dei nostri concetti teorici sulle
cosiddette società primitive, ma aperta all'analisi della
storia vera e propria, dei processi culturali delle singole
popolazioni del mondo abitato, a qualunque livello di
organizzazione sociale appartengano, con particolare riguardo
alle popolazioni non-industriali è il passo in avanti che
consente oggi un diverso approccio, rispetto al secolo
passato, nello studio delle popolazioni indigene.
Nel momento storico attuale, così carico di incertezze e
di nuove paure - dalle guerre vicine e più lontane, dal
ritorno agli spettri nucleari alla immensa sete di giustizia,
che sembra sommergere ogni tentativo di appagamento - eventi
come il congresso di Forli appaiono come un richiamo profondo
o un aiuto prezioso
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offertoci dal mondo della cultura e della ricerca scientifica
a riscoprire, per un giorno, per una settimana, i vincoli più
importanti, o i soli veramente importanti, che legano in
definitiva le vicende dell'umanità a un comune destino.
Nel leggere il programma scientifico del congresso di
Forli si può essere colpiti da un eclettismo delle voci,
dall'eterogeneità dei temi, delle discipline, dei metodi di
indagine: "I primi uomini e le loro manifestazioni culturali"
è il titolo di una delle sessioni tematiche, che sembra
rifarsi al campo vastissimo dell'etnostoria, certamente fra le
scienze più giovani e di più dibattuta elaborazione, che
investe lo studio delle società cosiddette semplici o
primitive. Negli ultimi decenni, dagli anni Quaranta in poi,
l'etnostoria è uscita in maniera prorompente dalla fase
gestionale, coinvolgendo sempre più etnografia e ricerca
storica insieme, più di quanto avvenisse nel passato, con un
allargamento interdisciplinare, che sarebbe stato incredibile
prevedere agli inizi del secolo, quando ancora gli etnologi si
rifiutavano all'innesto con la ricerca storica. Quando fra i
temi del Congresso si fa riferimento alla preistoria d'Africa,
dell'Asia, dell'Oceania, dell'America è chiaro l'intendimento
di arrivare a una serie di bilanci delle ricerche e degli
esiti degli studi sulle popolazioni non letterate del mondo:
dalle popolazioni precolombiane a quelle aborigene
dell'Australia, alle popolazioni dell'Africa e dell'America.
Oltre alle fonti documentarie tradizionali, scritte e orali,
sono ricordate le fonti archeologiche: il che non fa che
ribadire la validità del connubio fra etnografia e metodo
storico. Certamente, l'Europa non è il campo privilegiato
dell'etnostoria; in tale continente, come è stato osservato da
Trigger, "l'immediato equivalente sarebbe più lo studio del
folclore e delle sopravvivenze preindustriali sulle società
moderne che non quello delle 'culture a contatto" del mondo
extraeuropeo". Il Congresso, in altre parole, con i suoi temi
etnostorici offre un aiuto ad uscire dall'eurocentrismo, per
scoprire e capire meglio il passato di popolazioni per lunga
tradizione codificate come popolazioni senza processi storici,
ovvero senza cambiamento.
Nel Congresso sono previsti altri temi, teorici e
metodologici, per così dire più "europei": sul paleolitico
inferiore, medio e superiore, sul neolitico, sull'età del
ferro ecc., ma anche su archeologia e storia del Medioevo, un
campo di indagine in Italia relativamente recente, ma molto
sviluppato in quei paesi nei quali, per così dire, manca
un'età antica, classica, e la storia incomincia con il
Medioevo; ad esempio, la Polonia. Al Congresso verrà
illustrato "al mondo intero - come si legge nella proposta di
legge - il patrimonio archeologico italiano e l'opera di
ricerca che lo ha portato alla luce, oltreché le istituzioni
culturali e scientifiche che operano in Italia, promuovendone
l'immagine e la conoscenza". Ritiene che verranno presentate
anche le ricerche che le missioni archeologiche italiane
conducono all'estero, nel Mediterraneo e nel Vicino Oriente;
si augura che una così vasta rassegna concorra ad accrescere
nelle scuole del Paese quell'interesse per il mondo
preistorico e per l'antichità, che è essenziale riserva per la
cultura e lo spirito della convulsa modernità. Esprime,
infine, l'auspicio di una rapida approvazione della proposta
in esame che mira ad ottenere un contributo statale per la
riuscita del congresso, oltre ai finanziamenti degli enti
locali forlivesi, della regione Emilia-Romagna, della locale
cassa di risparmio, delle sponsorizzazioni private, nonché dei
proventi derivanti dalla commercializzazione dei prodotti
editoriali.
Propone, quindi, di costituire un Comitato ristretto.
Luciana SBARBATI, presidente, esprime perplessità
sulla copertura finanziaria prevista dalla proposta di legge
in esame.
La Commissione delibera, infine, di costituire un Comitato
ristretto, riservandosi il presidente di nominarne i
componenti sulla base delle indicazioni dei gruppi.
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Luciana SBARBATI, presidente, sospende la seduta
fino alle 15.
La seduta, sospesa alle 11,55, è ripresa alle
15,10.
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