| CARLO AMEDEO GIOVANARDI. Presidente, intervengo a nome
dei deputati del gruppo del centro cristiano democratico
per esprimere solidarietà al collega Magrone per l'atto di
cui è stato vittima.
Per quanto riguarda, invece, l'argomento sul quale altri
colleghi sono intervenuti, dobbiamo dire che, nonostante
la delicatezza delle implicazioni, che riguardano la
ripresa degli esperimenti nucleari da parte della Francia
ed anche il contesto più complessivo nel quale tali
avvenimenti si collocano, sono molto più preoccupato per
la sorte degli abitanti dell' enclave musulmana in
Bosnia, che sta per essere occupata dalle truppe serbe:
quei civili - donne e bambini - purtroppo pagheranno con
la vita una situazione alla quale la comunità
internazionale non riesce a trovare soluzione. E' un
discorso che rientra nella più ampia problematica della
tutela dei diritti civili, alla quale siamo molto
sensibili.
Va detto però che taluni di noi, mentre non perdonano
alcunchè alle nazioni progredite dell'Occidente, nazioni
alleate ed amiche, che magari fanno parte come noi della
Comunità europea, quando esse assumono atteggiamenti che,
giustamente, ci risultano sgraditi e, senza intavolare
nemmeno una minima discussione ed un minimo confronto per
capire le reciproche ragioni, esprimono ferma la loro
condanna, rimangono indifferenti quando gli stessi
atteggiamenti, le medesime brutali violazioni dei diritti
civili vengono compiute da paesi del Terzo mondo o da
grandi nazioni come la Cina popolare, cui faceva
riferimento in precedenza il collega Guidi. Ouest'ultima
ancora oggi effettua esperimenti nucleari e ciò avviene
nell'ambito di un sistema autarchico che non consente ad
alcuno di intervenire dentro i confini di quel paese.
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Vicende del genere ripropongono il problema complessivo
del nucleare gestito dalle potenze che ufficialmente
avevano la bomba atomica, nonché il problema della
dissoluzione dell'ex Unione sovietica. Non si possono
infatti tacere i pericoli derivanti dalla gestione
dell'arma atomica da parte di Stati e staterelli sorti
dopo la dissoluzione di quell'impero.
Vi è poi il problema dei rapporti tra Israele e i paesi
arabi.
Da tutti i casi citati emerge con evidenza che quello
della sicurezza internazionale è un problema complesso che
investe molti paesi; per tale ragione questioni
estremamente complesse e di portata internazionale come
queste non possono essere affrontate con un'azione come
quella portata avanti da Greenpeace.
Signor Presidente, concludendo, ritengo che il Parlamento
debba approfondire bene la materia attraverso un dialogo
con il Governo e che ciò debba avvenire nella Commissione
esteri. Tali questioni non vanno dibattute in modo
emotivo, bensì approfondito. Infatti, se in tutti noi vi è
in maniera epidermica il rifiuto di una scelta come quella
fatta dalla Francia, è bene anche che il Parlamento
affronti la questione nella sua complessità. E' questa la
visione nella quale si devono muovere anche il Governo e
la stessa Comunità europea. Riteniamo pertanto che la sede
più idonea per approfondire la questione sia la
Commissione esteri e non le sedi di cui parlano oggi i
giornali. (Applausi dei deputati del gruppo del centro
cristiano democratico).
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