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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


114522
STC0059-0008
COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA Resoc. Stenogr. n. 59 dell'11 luglio 1995 (STC12-MAF-59)
(suddiviso in 158 Unità Documento)
Unità Documento n.8 (che inizia a pag.1557 dello stampato)
...Audizione dell'onorevole Silvio Liotta sul caso Mandalari.
SILVIO LIOTTA.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TIZIANA PARENTI
ZZSTC ZZSTC110795 ZZSTC950711 ZZSTC000795 ZZSTC000095 ZZSTC59 ZZMAF ZZMAF110795 ZZMAF950711 ZZMAF000795 ZZMAF000095 ZZMAF59 ZZ12
    SILVIO LIOTTA.  L'hanno descritto migliaia di volte tutti
  i giornali: si dà la mano e poi la si stringe sul polso.  Si
  mette il dito in un certo modo...
     Mi sono molto meravigliato e ho cercato di ricostruire i
  fatti.  Ho pensato che forse c'era qualche altro Liotta
  Silvestre indicato in qualche elenco.  Poiché esiste un Liotta
  Silvestro nato a Castelvetrano (io sono Liotta Silvestre, nato
  a Cremona) ho pensato che egli evidentemente, consultando
  qualche annuario, avesse ritenuto che Liotta Silvestre e
  Liotta Silvestro fossero la stessa persona (siamo nati
  entrambi nel 1935).
     A questo proposito, consegno alla Commissione copia della
  dichiarazione rilasciata il 17 febbraio 1994 su richiesta
  dell'assemblea regionale siciliana (della quale allora ero il
  segretario generale), ai sensi di una delibera adottata a
  seguito di una mozione approvata dall'assemblea stessa.  Con
  tale atto ci veniva chiesto di dichiarare la nostra
  appartenenza o non appartenenza alla massoneria.  Le consegno,
  signor presidente, dieci copie dell'atto depositato presso
  l'assemblea il 18 febbraio 1994, con il quale, sotto la mia
  responsabilità, dichiaro di non avere mai appartenuto e di non
  appartenere alla massoneria.
     Perché, tra l'altro, non potevo conoscere Mandalari?
  Perché nel corso della mia vita ho servito (come aveva fatto,
  lo dico non per vuota retorica, mio padre, che era un alto
  ufficiale dell'esercito)... né coloro che nella loro vita io
  avevo conosciuto e che mi avevano seguito durante la mia
  crescita anche di funzionario...  Al riguardo, se la
  Commissione lo ritiene opportuno, si può acquisire la
  testimonianza della moglie del giudice Chinnici.  E' stato
  quest'ultimo a prepararmi per il concorso all'assemblea
  regionale siciliana.  Ho conosciuto il giudice Chinnici a
  Partanna, in provincia di Trapani, luogo di origine dei miei
  genitori e dove il cancelliere capo della pretura era un
  fratello di mio padre.  Quando ero ragazzo, la signora Chinnici
  è stata per un anno la mia insegnante di scienze.  Così conobbi
  il giudice Chinnici quando lui si trasferì a Palermo.  Diverse
  volte ho avuto l'onore di ospitarlo a casa con la famiglia;
  c'era un ottimo rapporto.
     Come ho incontrato questo Mandalari?  Io non dovevo essere
  candidato alle ultime elezioni politiche; sono un candidato
  per caso.  Il collegio n. 8 di Sicilia 1 (Partinico-Monreale)
  era stato assegnato, in base agli accordi intercorsi nel polo
  del buon governo, al centro cristiano democratico.
 
                             Pag. 1558
 
     Il mercoledì antecedente alla raccolta delle firme, o
  comunque nei giorni immediatamente precedenti, il candidato
  designato dal CCD, la professoressa Lea Giangrande di Monreale
  (docente nelle scuole di quella città nonché vicesindaco per
  molti anni), ha ritenuto di non accettare più la
  candidatura.
     Alla fine del 1993 avevo conosciuto l'incaricato della
  nascente formazione politica forza Italia, Gianfranco
  Miccichè, che ebbi occasione di incontrare proprio quella
  sera.  Egli mi disse: "Dottor Liotta - allora ci davamo del lei
  - perché non si vuole candidare?".  Onestamente ritenevo di
  dover concludere la mia carriera come segretario generale
  dell'assemblea regionale siciliana, dove ero stato
  riconfermato nell'incarico nel febbraio 1990.  Nell'assemblea
  regionale siciliana si era verificata una vicenda analoga a
  quella della Camera dei deputati: era stato modificato il
  regolamento, per cui quello di segretario generale non era più
  un incarico a vita, ossia assegnato fino all'epoca della
  pensione, ma a termine, cioè per quattro anni.  In sostanza, è
  la stessa vicenda che si è verificata alla Camera per il
  dottor Marra ed il professor Traversa.
     Nel 1990, scaduti i quattro anni, il consiglio di
  presidenza ritenne di confermarmi all'unanimità segretario
  generale dell'assemblea regionale.  La prima volta ero stato
  eletto a maggioranza poiché non avevano votato per me i
  rappresentanti del PDS, i quali dichiararono di volermi vedere
  prima alla prova.  Dopo i primi quattro anni votarono per me
  anche i rappresentanti di questa forza politica.
     Come dicevo, ritenevo di dover continuare a svolgere il
  mio incarico fino alla naturale scadenza; tra l'altro, ero
  l'unico a poter rimanere fino a 65 anni in rapporto alla mia
  precedente esperienza e quindi avrei avuto la possibilità di
  restare altri sette anni in assemblea, dove ero orientato a
  concludere la mia carriera.
     Risposi quindi che si trattava di una richiesta
  improvvisa, che andava valutata, e che avrei dato una risposta
  il giorno successivo.  Ne parlai a casa; i miei avevano
  l'impressione che cominciassi ad essere meno appassionato al
  lavoro che svolgevo da tanti anni e mi dissero di tentare
  questa esperienza, anche se si presentava rischiosa.  Infatti,
  in caso di mancata elezione, sarebbe stato difficile ritornare
  a svolgere le funzioni di segretario generale in un'assemblea
  legislativa, soprattutto dopo aver apertamente assunto una
  posizione politica.  In caso di mancata elezione, comunque,
  sarei andato in pensione.
     Parlai con il dottor Gianfranco Miccichè e gli feci
  presente che non potevo candidarmi in un collegio del centro
  cristiano democratico perché avevo sempre collaborato da
  tecnico con i presidenti della regione dell'epoca e con quelli
  dell'assemblea regionale, sempre in seguito ad autorizzazione
  del consiglio di presidenza dell'assemblea ottenuta con
  l'unanimità dei consensi.  Per circa 8 anni sono stato
  segretario addetto alla commissione bilancio dell'assemblea;
  con il presidente Mattarella ho trasformato, da tecnico, il
  bilancio della regione (fino all'anno 1976 era scritto a mano,
  successivamente lo abbiamo informatizzato) e quindi posi come
  condizione, non avendo mai voluto avere rapporti politici con
  la democrazia cristiana, di non averne neanche in
  quell'occasione, tanto più che il partito si era diviso in due
  gruppi.  Dissi che per poter valutare la candidatura, la
  condizione era che forza Italia si facesse cedere il collegio
  dal centro cristiano democratico.  Tale condizione si è
  verificata, come mi venne comunicato, nel corso di una
  riunione tenutasi il giorno successivo in un teatro di Roma.
  Il giovedì sera o il venerdì mattina mi comunicarono che il
  cambio di collegio c'era stato (successivamente ho saputo che
  in realtà non si era verificato perché l'offerta del collegio
  era stata rifiutata dal CCD) e che il centro cristiano
  democratico aveva rinunciato al collego di Partinico-Monreale.
  Il sabato mattina sono andato a raccogliere le firme, facendo
  un'esperienza che non avevo mai provato, dal momento
 
                             Pag. 1559
 
  che sono dovuto andare in giro per i comuni a cercare le
  persone disposte a firmare.  Fra l'altro, mi sono recato in
  comuni dai quali mancavo da molti anni e dove mi ero recato su
  invito di qualche amico in campagna.
 
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