| SILVIO LIOTTA. L'hanno descritto migliaia di volte tutti
i giornali: si dà la mano e poi la si stringe sul polso. Si
mette il dito in un certo modo...
Mi sono molto meravigliato e ho cercato di ricostruire i
fatti. Ho pensato che forse c'era qualche altro Liotta
Silvestre indicato in qualche elenco. Poiché esiste un Liotta
Silvestro nato a Castelvetrano (io sono Liotta Silvestre, nato
a Cremona) ho pensato che egli evidentemente, consultando
qualche annuario, avesse ritenuto che Liotta Silvestre e
Liotta Silvestro fossero la stessa persona (siamo nati
entrambi nel 1935).
A questo proposito, consegno alla Commissione copia della
dichiarazione rilasciata il 17 febbraio 1994 su richiesta
dell'assemblea regionale siciliana (della quale allora ero il
segretario generale), ai sensi di una delibera adottata a
seguito di una mozione approvata dall'assemblea stessa. Con
tale atto ci veniva chiesto di dichiarare la nostra
appartenenza o non appartenenza alla massoneria. Le consegno,
signor presidente, dieci copie dell'atto depositato presso
l'assemblea il 18 febbraio 1994, con il quale, sotto la mia
responsabilità, dichiaro di non avere mai appartenuto e di non
appartenere alla massoneria.
Perché, tra l'altro, non potevo conoscere Mandalari?
Perché nel corso della mia vita ho servito (come aveva fatto,
lo dico non per vuota retorica, mio padre, che era un alto
ufficiale dell'esercito)... né coloro che nella loro vita io
avevo conosciuto e che mi avevano seguito durante la mia
crescita anche di funzionario... Al riguardo, se la
Commissione lo ritiene opportuno, si può acquisire la
testimonianza della moglie del giudice Chinnici. E' stato
quest'ultimo a prepararmi per il concorso all'assemblea
regionale siciliana. Ho conosciuto il giudice Chinnici a
Partanna, in provincia di Trapani, luogo di origine dei miei
genitori e dove il cancelliere capo della pretura era un
fratello di mio padre. Quando ero ragazzo, la signora Chinnici
è stata per un anno la mia insegnante di scienze. Così conobbi
il giudice Chinnici quando lui si trasferì a Palermo. Diverse
volte ho avuto l'onore di ospitarlo a casa con la famiglia;
c'era un ottimo rapporto.
Come ho incontrato questo Mandalari? Io non dovevo essere
candidato alle ultime elezioni politiche; sono un candidato
per caso. Il collegio n. 8 di Sicilia 1 (Partinico-Monreale)
era stato assegnato, in base agli accordi intercorsi nel polo
del buon governo, al centro cristiano democratico.
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Il mercoledì antecedente alla raccolta delle firme, o
comunque nei giorni immediatamente precedenti, il candidato
designato dal CCD, la professoressa Lea Giangrande di Monreale
(docente nelle scuole di quella città nonché vicesindaco per
molti anni), ha ritenuto di non accettare più la
candidatura.
Alla fine del 1993 avevo conosciuto l'incaricato della
nascente formazione politica forza Italia, Gianfranco
Miccichè, che ebbi occasione di incontrare proprio quella
sera. Egli mi disse: "Dottor Liotta - allora ci davamo del lei
- perché non si vuole candidare?". Onestamente ritenevo di
dover concludere la mia carriera come segretario generale
dell'assemblea regionale siciliana, dove ero stato
riconfermato nell'incarico nel febbraio 1990. Nell'assemblea
regionale siciliana si era verificata una vicenda analoga a
quella della Camera dei deputati: era stato modificato il
regolamento, per cui quello di segretario generale non era più
un incarico a vita, ossia assegnato fino all'epoca della
pensione, ma a termine, cioè per quattro anni. In sostanza, è
la stessa vicenda che si è verificata alla Camera per il
dottor Marra ed il professor Traversa.
Nel 1990, scaduti i quattro anni, il consiglio di
presidenza ritenne di confermarmi all'unanimità segretario
generale dell'assemblea regionale. La prima volta ero stato
eletto a maggioranza poiché non avevano votato per me i
rappresentanti del PDS, i quali dichiararono di volermi vedere
prima alla prova. Dopo i primi quattro anni votarono per me
anche i rappresentanti di questa forza politica.
Come dicevo, ritenevo di dover continuare a svolgere il
mio incarico fino alla naturale scadenza; tra l'altro, ero
l'unico a poter rimanere fino a 65 anni in rapporto alla mia
precedente esperienza e quindi avrei avuto la possibilità di
restare altri sette anni in assemblea, dove ero orientato a
concludere la mia carriera.
Risposi quindi che si trattava di una richiesta
improvvisa, che andava valutata, e che avrei dato una risposta
il giorno successivo. Ne parlai a casa; i miei avevano
l'impressione che cominciassi ad essere meno appassionato al
lavoro che svolgevo da tanti anni e mi dissero di tentare
questa esperienza, anche se si presentava rischiosa. Infatti,
in caso di mancata elezione, sarebbe stato difficile ritornare
a svolgere le funzioni di segretario generale in un'assemblea
legislativa, soprattutto dopo aver apertamente assunto una
posizione politica. In caso di mancata elezione, comunque,
sarei andato in pensione.
Parlai con il dottor Gianfranco Miccichè e gli feci
presente che non potevo candidarmi in un collegio del centro
cristiano democratico perché avevo sempre collaborato da
tecnico con i presidenti della regione dell'epoca e con quelli
dell'assemblea regionale, sempre in seguito ad autorizzazione
del consiglio di presidenza dell'assemblea ottenuta con
l'unanimità dei consensi. Per circa 8 anni sono stato
segretario addetto alla commissione bilancio dell'assemblea;
con il presidente Mattarella ho trasformato, da tecnico, il
bilancio della regione (fino all'anno 1976 era scritto a mano,
successivamente lo abbiamo informatizzato) e quindi posi come
condizione, non avendo mai voluto avere rapporti politici con
la democrazia cristiana, di non averne neanche in
quell'occasione, tanto più che il partito si era diviso in due
gruppi. Dissi che per poter valutare la candidatura, la
condizione era che forza Italia si facesse cedere il collegio
dal centro cristiano democratico. Tale condizione si è
verificata, come mi venne comunicato, nel corso di una
riunione tenutasi il giorno successivo in un teatro di Roma.
Il giovedì sera o il venerdì mattina mi comunicarono che il
cambio di collegio c'era stato (successivamente ho saputo che
in realtà non si era verificato perché l'offerta del collegio
era stata rifiutata dal CCD) e che il centro cristiano
democratico aveva rinunciato al collego di Partinico-Monreale.
Il sabato mattina sono andato a raccogliere le firme, facendo
un'esperienza che non avevo mai provato, dal momento
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che sono dovuto andare in giro per i comuni a cercare le
persone disposte a firmare. Fra l'altro, mi sono recato in
comuni dai quali mancavo da molti anni e dove mi ero recato su
invito di qualche amico in campagna.
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