| GIUSEPPE SCOZZARI. I fatti obiettivi che indico, e che
possono essere del tutto casuali, fanno presupporre che in
fondo (peraltro non è nemmeno reato essere della corrente di
Andreotti, per carità; Andreotti ha i suoi problemi ma non
vuol dire che se uno è stato nella sua corrente è passibile di
chissà che) l'evoluzione politica registratasi in Sicilia
dalla scorsa legislatura all'attuale, con la scomparsa di una
delle correnti più forti della democrazia cristiana e con la
ricomparsa in altre forze politiche di alcuni noti esponenti,
tracci un quadro politico molto chiaro.
La sua straordinaria amicizia o vicinanza con Mario
d'Acquisto - e lei fa bene a salutarlo, se ha i rapporti che
ha; nessuno penso possa additarla a responsabilità se lei
saluta una persona: mi pare errata questa concezione della
vita e del rapporto con le persone - non può far prescindere
dal fatto che con tutta evidenza Mario D'Acquisto ha
rappresentato, assieme a Salvo Lima, gli interessi più forti
nella Sicilia. Dopo Piersanti Mattarella, ci fu la
restaurazione nell'assemblea regionale siciliana e in quel
momento di tale restaurazione Mario D'Acquisto era la punta
massima, essendo appunto il presidente della regione. Questo è
un primo riferimento di tipo politico, perché per quanto mi
riguarda non sono qui a contestare fatti di tipo giudiziario;
e poi a chi, per carità? Lei è al di fuori, è citato in queste
conversazioni telefoniche, però indubbiamente la sua è una
posizione diversa dalle altre.
Il primo elemento che dobbiamo chiarire è dunque il
contesto politico e il secondo è il ruolo del Mandalari.
Infatti, attorno alla vicenda Mandalari si è inserito un clima
quasi pirandelliano - e cito Pirandello perché siamo
conterranei - perché Mandalari da un lato viene definito come
un pericolosissimo uomo d'onore, il proconsole di Riina negli
affari (per questo motivo, forse perché dice anche
"cretinetto" all'onorevole Miccichè viene assegnata una scorta
a Miccichè, e da questo si evince una sorta di pericolosità
sociale del Mandalari); dall'altro il Mandalari ha dei
rapporti, così come si evince dalle intercettazioni
telefoniche, con alcuni soggetti che hanno sostenuto
fortemente la campagna elettorale di forza Italia; e siccome
Micciché è di forza Italia, voglio capire in quale contesto
opera il Mandalari.
Torniamo alla vicenda Andreotti. C'è un indizio esterno
molto forte: la presidenza della Commissione bilancio della
Camera negli ultimi anni è stata di esclusivo appannaggio di
questa corrente di pensiero: cito D'Acquisto, Cristofori,
Cirino Pomicino. Oggi, non è che lei sia un referente di
Andreotti - questo non lo voglio dire, almeno non mi risulta
dalle carte - però certamente ha un rapporto fortissimo, anche
politico, con Mario D'Acquisto, laddove quest'ultimo nasce ed
opera, dopo la caduta della democrazia cristiana,
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come uno dei responsabili più autorevoli del centro cristiano
democratico in Sicilia, un centro che ha trovato in Sicilia il
naturale sfogo di tipo politico ed elettorale nelle liste di
forza Italia.
Questa è la prima riflessione di tipo obiettivo che sorge:
il quadro esterno agli occhi di chi osserva quali sono stati i
rapporti fra dirigenti, forze politiche della passata
democrazia cristiana e di quella attuale, che ha forme e sigle
diverse; anche se in molte parti è rinnovata, alcuni uomini
del passato ricoprono oggi ruoli politici più o meno visibili
in queste formazioni politiche.
La prima riflessione che si pone, il primo ragionamento di
tipo politico che si fa è proprio questo. Se Mandalari è un
tipo pericoloso, mi chiedo perché ha intrattenuto rapporti
molto forti con Franco Tusa: nei loro dialoghi esistono dei
riferimenti quasi scontati, normali anche nei suoi confronti;
intendo dire che questi personaggi parlavano anche di lei in
modo molto naturale, come elemento che costituisce la sponda,
all'interno di forza Italia, contrapposta al rampantismo di
Micciché.
Cito qualche piccolo episodio delle intercettazioni
telefoniche. Ad esempio il Mandalari rispondeva che "Silvio,
probabilmente (...)". (per onestà intellettuale debbo dire
anche quello che scrive lo SCO) "probabilmente Silvio Liotta
era partito per Roma e sarebbe tornato dopodomani per una
delibera, per un comitato direttivo, in presenza di un
deputato e di un senatore (...)".
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