| SAVERIO DI BELLA. Vorrei partire, onorevole Liotta, dal
tipo di campagna elettorale che lei ha rivendicato di aver
condotto, dalla sottolineatura della sua scelta antimafia,
avallata dalle cose che ha detto. Infatti, per me
personalmente è molto interessante cercare di capire cosa
avvenga in un contesto mafioso come è sicuramente quello di
Monreale, in una fase di transizione com'è quella che stiamo
vivendo ed abbiamo vissuto nel corso della campagna elettorale
del 1994.
Fatta questa premessa, vorrei sapere se, nel momento in
cui avvicinava gli elettori, l'abbia colpita qualche
particolare, tenendo conto che la mafia si muoveva intorno a
forza Italia come ad altre organizzazioni politiche; perché la
mafia, come sappiamo, non ha remore ad avvicinare qualunque
forza politica ritenga possa essere utile o vincente in un
determinato collegio. Non c'è stato qualcosa che l'ha colpita
tenendo conto, ripeto, da una parte della possibilità di
parlare con la gente, quindi di vedere la reazione dei
cittadini, le aspettative, il desiderio di voltare pagina o
l'illusione di poterlo fare scegliendo in un modo o nell'altro
(in sostanza, veniva fatto un investimento su forza Italia da
parte di un'aliquota alta di cittadini che pensavano che
questa potesse portare ad una svolta anche antimafia),
dall'altra del fatto che era noto che per forza Italia
facevano la campagna elettorale personaggi come Mandalari e
Tusa o che si era avuto modo di vedere altri esponenti del
mondo massone o mafioso puntare su forza Italia per motivi ben
diversi dai suoi? Le chiedo se ha notato questa contraddizione
reale all'interno del collegio.
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