| PAOLA MANZINI. Intervengo, signor Presidente, per
esprimere il sostegno del nostro gruppo alla richiesta
avanzata dall'onorevole Rubino. Come i colleghi sanno, la
Commissione, prima dei referendum dell'11 giugno, aveva
già predisposto due testi unificati. Mi riferisco ora, in
particolare, a quello relativo alla riforma della
disciplina del commercio.
E' nostra opinione che il lavoro già svolto non debba
ritenersi vanificato dall'esito referendario e che quindi
occorrerà tenerne conto. Le associazioni del commercio e
dei consumatori si sono già pronunciate in merito alla
necessità di procedere all'approvazione di nuove normative
in materia. E' d'altra parte comune convinzione che il
settore abbia bisogno di un profondo rinnovamento
normativo, alla luce dell'obsolescenza del contesto di
riferimento della legge n. 426, peraltro già oggetto
nell'ultimo decennio di poderosi interventi modificatori,
i quali, nel tentativo di ovviare alla rigidità
dell'impianto originario, hanno finito per consegnarci un
complesso di norme mutilato e contraddittorio. Se dai
referendum avesse prevalso il "sì" è nostra opinione che,
ancorché risolversi, la situazione sarebbe invece
peggiorata.
Il settore del commercio, in generale quello dei servizi,
è di primaria importanza per il paese ed i processi di
riorganizzazione e qualificazione necessaria al suo
sviluppo necessitano di indirizzi certi e nel contempo
adeguati a valorizzare le vocazioni e le specificità
territoriali, investendo direttamente le competenze dei
governi regionali.
In questo senso abbiamo fornito il nostro contributo ai
lavori della Commissione e riteniamo oggi opportuno
rivisitare i testi già predisposti al fine di licenziare
in tempi brevi riforme essenziali per gli operatori, per i
consumatori e per i cittadini (Applausi dei deputati
del gruppo di rifondazione comunista-progressisti).
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