| DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, utilizzerò lo strumento del "parziale dissenso"
per un richiamo di coerenza e di sistematicità
rispetto...
Presidente, se ottenessi un minimo non dico di silenzio ma
almeno di minor chiasso forse riuscirei ad essere più
sintetico!
Esprimerò - dicevo - un parziale dissenso per ricordare
che è assolutamente inopportuno continuare a legiferare
per forza di inerzia. Dire "no" a questo provvedimento,
infatti, significherebbe negare alle province ormai
istituite quel minimo di strutture innegabili soprattutto
in settori delicati, come quello delle forze dell'ordine o
dei vigili del fuoco, che evidentemente esprimono
necessità primarie. E' questo ciò che io chiamo
"legiferare per forza di inerzia": nel momento in cui si
costituiscono taluni enti, cioè, si deve poi far fronte
doverosamente alle loro primarie necessità.
Il richiamo alla coerenza, però, è di diverso tipo: già la
legge n. 142 stabiliva che l'istituzione di nuove province
non doveva comportare necessariamente l'istituzione di
organi decentrati dello Stato. Si trattava di
un'affermazione velleitaria ed irrealistica, ma rispetto
ad essa quella normativa viene contraddetta.
Si diceva, inoltre, che si doveva provvedere alle nuove
province con distacco di mezzi e personale comunque
provenienti dagli apparati esistenti; questo nella logica
del tanto auspicato - teoricamente - contenimento dei
costi. Ma è esattamente ciò che non si è in condizione di
fare, ed è esattamente ciò che non stiamo facendo! Anche
su questo punto la legge n. 142 viene contraddetta.
L'onorevole Mattarella a tale riguardo sosteneva poc'anzi
che bisognerebbe prevedere, insieme alla nuova provincia,
tutto ciò che essa comporta, vale a dire uffici e servizi
connessi all'ente stesso. Anche questo, come principio,
pur perfettamente logico, è in contraddizione con la legge
n. 142, la quale stabiliva - ripeto - che l'istituzione di
una nuova provincia non doveva comportare l'istituzione di
organi decentrati dello Stato.
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Siamo quindi di fronte ad una serie di contraddizioni. La
verità è che, fra coloro che intervengono per limitare la
proliferazione delle province e coloro che, tutto sommato,
auspicano l'istituzione di questa o quella nuova provincia
(e non mi sarebbe difficile unirmi al coro, senza alcun
distinguo, essendo anch'io proveniente da un territorio
come quello dello spoletino e del folignate, che pure
ambiscono all'istituzione di una ipotetica nuova
provincia), in realtà, si può osservare che oggi molte
comunità locali spingono per divenire province, pur in
difetto di popolazione o di territorio, per una specifica
ragione: ormai, incapaci come siamo di dare luogo ad
organiche riforme del reticolo dei servizi diffusi sul
territorio, l'unica prospettiva per una città che abbia
qualche tradizione o storia alle spalle di poter
conservare un tribunale, un ospedale, una conservatoria
dei registri immobiliari, o altri servizi fondamentali, è
divenire capoluogo di provincia. Una città che non lo sia,
infatti, fatalmente perde ogni ufficio ed ogni servizio
fondamentale, riducendosi a periferia e territorio
emarginato, con un indotto negativo quanto mai
devastante.
Se dunque, sotto questo profilo, non perveniamo ad una
razionalizzazione e non cambiamo registro, avremo un
profluvio di richieste di nuove province, e non vedo come
sarà possibile dire ragionevolmente di no a tale tipo di
istanze. In presenza di una situazione del genere, ritengo
che non sia giusto legiferare per forza di inerzia.
Considerando appunto l'irrazionalità degli atti a monte,
giustamente sottolineata da numerosi colleghi, mi sembra
che vada tenuto presente come si fosse sostenuto vanamente
e a sproposito, spesso ipocritamente, che non si sarebbero
generati nuovi oneri, quando invece era di tutta evidenza
che essi si sarebbero verificati.
Intendo pertanto esprimere un voto parzialmente critico e
di dissenso. Infatti, o abbiamo di fronte una prospettiva
di riforma del reticolo della pubblica amministrazione e
degli enti locali che, anche rimettendo incisivamente mano
alla legge n. 142, preveda un chiaro scenario per regioni,
province e comuni (salvo quanto di questi tre livelli
istituzionali e amministratlvi debba rimanere
in piedi), oppure cadremo in continue contraddizioni.
Infine, con riferimento a quanto si osservava in ordine
alle norme sull'iter per l'istituzione di nuove province,
basterà ricordare la legge n. 142, in base alla quale
l'istanza per l'istituzione di un nuovo ente deve essere
deliberata dalla maggioranza dei comuni che rappresentino
la maggioranza della popolazione; è una norma
assolutamente sbagliata, che non garantisce la razionalità
dell'iniziativa e che andrebbe incisivamente riformata.
Per queste ragioni, che affido alla disattenzione o alla
parziale cortese attenzione dei colleghi, dichiaro la mia
astensione dalla votazione finale sul provvedimento in
esame.
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