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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


125241
STA0241-0011
Stenografico d'Aula n. 241 del 19 settembre 1995 (STA12-241)
(suddiviso in 107 Unità Documento)
Unità Documento n.11 (che inizia a pag.14913 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.8)
DISCUSSIONE: C2990; C2989. LAVASS
...DISCUSSIONE: C2990; C2989.
ROBERTO DI ROSA, Relatore.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE IRENE PIVETTI
ZZSTA ZZRES ZZSTA190995 ZZSTA950919 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA241 ZZ12 ZZDI ZZLL
    ROBERTO  DI ROSA,  Relatore.  Signor Presidente,
  onorevoli colleghi, il rendiconto e l'assestamento
  rappresentano due atti dovuti ai fini della sessione di
  bilancio e dell'approvazione dei documenti contabili.
    Con l'esame del rendiconto, il Parlamento assolve sia ad
  una funzione giuridico-costituzionale, verificando che il
  Governo si sia effettivamente uniformato alle
  autorizzazioni concesse con la legge di bilancio, sia ad
  una funzione politico-finanziaria che consente di passare,
  tra l'altro, dalla precedente legge di bilancio al nuovo
  progetto di bilancio.
    Resta in ombra da sempre un'altra funzione, non meno
  rilevante sotto il profilo politico delle precedenti, che
  permette di far emergere il significato amministrativo ed
  economico delle risultanze contabilizzate, i costi
  sostenuti ed i risultati conseguiti per ciascun servizio,
  programma e progetto, in relazione agli obiettivi ed agli
  indirizzi del programma di Governo.  Ho citato testualmente
  i contenuti della legge n. 468, che prevede che il Governo
  debba presentare in allegato al rendiconto dello Stato una
  relazione sui punti che ho ricordato.  Tale documento non è
  mai stato presentato, privando con ciò il Parlamento della
  base conoscitiva necessaria per esercitare compiutamente
  la sua funzione di controllo.  Non si tratta soltanto di
  presentare una relazione più esaustiva nell'analisi dei
  dati a consuntivo, ma di favorire - anche attraverso
  modifiche della legge di contabilità e l'approntamento di
  nuovi strumenti conoscitivi - un vero e proprio salto di
  cultura che affianchi al necessario momento
  preventivo-autorizzativo, quello del controllo sulla
  economicità della gestione pubblica, sull'efficienza delle
  sue strutture e sull'efficacia dei risultati della sua
  azione.
    A conferma della necessità di operare in questa direzione,
  va la riforma recentemente approvata della Corte dei
  conti, a cui è stata, attribuita, tra l'altro, la funzione di
 
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  controllo sui risultati dell'azione amministrativa.  Se non
  si vuole vanificare tale nuova ed importante funzione
  della Corte dei  conti, occorre certamente misurarsi in
  termini risolutivi con il problema della riforma del
  bilancio dello Stato, sulla quale si sta lavorando da
  tempo e la cui necessità è sottolineata anche nella
  relazione della Corte dei conti sul rendiconto per il
  1994.  Si deve naturalmente concretizzare anche una
  condizione politica più generale: quella della
  costituzione di governi di legislatura, compiutamente
  responsabili per un arco di tempo significativo sia della
  predisposizione dei bilanci annuali e pluriennali sia
  della loro gestione.
    Negli ultimi anni vi è stata una continua sovrapposizione
  di responsabilità in quanto la gestione dei bilanci è
  avvenuta quasi sempre da parte di Governi diversi da
  quelli che li avevano impostati; certamente è stato così
  per il rendiconto 1994 e per l'assestamento 1995.
    Rinvio alla relazione scritta in ordine alle osservazioni
  puntuali e alle riserve espresse dalla Corte dei conti sul
  rendiconto 1994.  Voglio invece richiamare il giudizio
  finale sul rendiconto, per esprimere il quale occorre
  mettere a confronto gli obiettivi posti nella manovra di
  finanza pubblica per l'anno 1994 e i risultati che
  conseguono, per l'appunto, dal rendiconto generale 1994.
    Il documento di programmazione economico-finanziaria
  1994-1996 fissava gli obiettivi iniziali per il 1994 per
  il fabbisogno complessivo in 144.200 miliardi e per
  l'avanzo primario in 31.800 miliardi.  Già nel marzo 1994
  si rendeva evidente un significativo scostamento tra
  tendenze ed obiettivi programmatici, scostamento prodotto
  innanzitutto da un andamento più sfavorevole del ciclo
  economico, talché il fabbisogno del settore statale si
  situava a 159 mila miliardi e l'avanzo primario scendeva a
  circa 10 mila miliardi.  Il DPEF 1995-1997, presentato dal
  Governo nel luglio 1994, confermava gli andamenti negativi
  emersi a marzo e, conseguentemente, delineava gli
  interventi necessari per colmare, almeno in parte, gli
  scostamenti che si profilavano nei saldi differenziali.
  Gli obiettivi programmatici per il 1994 venivano così
  ridefiniti: fabbisogno 154
  mila miliardi, avanzo primario circa 15 mila  miliardi.
    Il Governo attuava solo in parte la manovra correttiva
  prevista dal documento di programmazione
  economico-finanziaria, talché i risultati del consuntivo
  (155.167 miliardi per il fabbisogno complessivo e 17.634
  miliardi per l'avanzo primario) presentano un
  peggioramento rispetto agli obiettivi iniziali e quello
  del fabbisogno del settore statale anche nel confronto con
  l'obiettivo programmatico, così come era stato ridefinito
  nel luglio 1994.
    Come sappiamo, il debito del settore statale ha superato,
  nel corso del 1994, i 2 milioni di miliardi, con un
  aumento del 9 per cento sul 1993 e con un'incidenza sul
  PIL pari al 124,3 per cento.  E' del tutto condivisibile il
  giudizio che su tali risultati formula la Corte dei conti:
  "I risultati della finanza pubblica per il 1994 segnalano
  un rallentamento nel processo di riequilibrio avviato con
  l'inizio degli anni '90, anche se, considerato il quadro
  economico interno ed internazionale entro il quale si sono
  verificati, possono costituire una base di partenza per
  un'evoluzione positiva dei conti pubblici nel 1995 e negli
  anni seguenti".  Rinvio alla relazione scritta per un esame
  più articolato delle risultanze contabili.
    Per quanto riguarda le entrate, mi limito a sottolineare
  come quelle tributarie abbiano registrato un risultato
  positivo, con un aumento di circa 12 mila miliardi
  rispetto alle previsioni.  Per quanto concerne poi le spese
  del 1994, credo si debba fare un discorso più
  articolato.
    L'andamento delle spese presenta sia luci che ombre; nel
  secondo semestre del 1994 non sono stati confermati gli
  eccellenti risultati del periodo gennaio-giugno, che
  avevano portato a ridurre le erogazioni di bilancio di
  mezzo punto rispetto allo stesso periodo del 1993.  Nel
  complesso la spesa corrente mostra, rispetto alle
  previsioni definitive, una diminuzione di 11.885 miliardi
  in termini di competenza, quella in conto capitale una
  diminuzione di circa 2 mila miliardi; in aumento, rispetto
  alle previsioni, le erogazioni per interessi, che hanno
  risentito del rialzo dei tassi verificatosi nella seconda
  metà del 1994 e della modifica della composizione
 
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  del debito pubblico, con un incremento significativo dei
  titoli a breve scadenza.
    In termini di cassa crescono anche i trasferimenti
  correnti, che toccano 209 mila miliardi invece dei circa
  196 mila previsti un anno fa.  In linea con le previsioni è
  la spesa per l'acquisto di beni e servizi della pubblica
  amministrazione, mentre stipendi e pensioni pubbliche sono
  rimasti praticamente stabili; in forte flessione sono i
  pagamenti di capitali (meno 30 per cento), che producono
  oltre 26 mila miliardi di residui di nuova formazione.
  Questa tendenza trova riscontro nei dati della relazione
  generale sulla situazione economica del paese, che
  sottolinea come gli investimenti della pubblica
  amministrazione registrino nel 1994 un calo del 7,4 per
  cento, che fa seguito a quello del 1993, pari al 9,4.
  Ancora più marcata è la riduzione degli investimenti delle
  imprese a partecipazione pubblica: secondo la relazione
  generale sulla situazione economica del paese, nel 1994
  sono diminuiti quasi del 30 per cento, passando da 25 mila
  a meno di 17 mila miliardi, con una flessione rilevante
  anche nelle aree del Mezzogiorno.
    In merito ai residui passivi, l'accumulo di risorse
  stanziate e non utilizzate è un fenomeno consueto, che
  negli ultimi anni ha assunto, però, dimensioni
  patologiche, complice l'abitudine del legislatore di
  gonfiare il bilancio di competenza di fondi per
  investimenti promessi ma spesso non realizzati e di
  accantonamenti finanziari a disposizione di nuove leggi
  che poi non vengono approvate.  Su questo si innesta
  l'inefficienza delle amministrazioni pubbliche e, spesso,
  la scarsa vigilanza del Parlamento sull'attuazione delle
  leggi di spesa.  Nel 1994 i residui passivi registrano un
  ulteriore aumento, con un incremento del 9,2 per cento sul
  1993.  Di 137.762 miliardi, circa 22 mila risultano non
  impegnati; la percentuale più elevata di residui di
  stanziamento si rileva tra i residui in conto capitale.  La
  formazione di nuovi residui è particolarmente elevata:
  quasi 91 mila miliardi.
    La relazione scritta dà conto dei residui più
  significativi che emergono dal rendiconto 1994: in testa è
  il Ministero del tesoro (è comprensibile, visto che
  gestisce circa la
  metà del bilancio dello Stato), segue il Ministero
  dell'interno e al terzo posto troviamo  il Ministero delle
  finanze; non fa eccezione neppure la Presidenza del
  Consiglio dei ministri.
    Nel bilancio, aggregando le diverse voci riconducibili in
  qualche modo al  welfare State,  troviamo 21 mila
  miliardi non utilizzati.  Gli investimenti in
  infrastrutture e in attività produttive sono i più
  penalizzati dall'inefficienza delle amministrazioni;
  complessivamente le risorse stanziate ma non spese negli
  ultimi anni sono pari a 60 mila miliardi, di cui ben 16
  mila mai impegnati.  Non a caso la percentuale più elevata
  di risorse inutilizzate si concentra nei Ministeri
  dell'industria, dei lavori pubblici e dell'agricoltura, ma
  anche il Ministero dell'ambiente ha accumulato
  significativi residui: 3.634, su un  budget
    complessivo di 4.465 miliardi.
    La forte incidenza dei residui appare un fenomeno che va
  spiegato, al di là della normale fisiologia della
  formazione dei residui, soprattutto alla luce
  dell'adozione di nuove norme di gestione della spesa e
  dell'introduzione del mandato informatico.
    Le risultanze del consuntivo riguardante il conto capitale
  meritano qualche ulteriore considerazione.  Richiamo i dati
  complessivi: la gestione di competenza indica una
  differenza negativa di circa 2 mila miliardi tra impegni e
  previsioni definitive; la gestione di cassa fa registrare
  una capacità di spesa del 66,5 per cento rispetto alle
  previsioni definitive, che scende al 52,4 per cento se la
  si rapporta alla massa spendibile.  Non vi è dubbio che
  anche questa ridotta capacità di impegnare e soprattutto
  di spendere gli stanziamenti destinati agli investimenti
  ha contribuito al contenimento complessivo della spesa, ma
  non si può non cogliere la contraddizione che ne deriva
  per gli effetti negativi che la riduzione degli
  investimenti produce sullo stato dell'economia.
    Il governatore della Banca d'Italia ha recentemente
  ricordato che gli investimenti pubblici, tra il 199l e il
  1994, sono passati da 46.587 miliardi a 38.111 miliardi ed
  ha indicato come obiettivo necessario un recupero a breve
  scadenza di evasione fiscale pari all'1,5 del PIL da
  indirizzare ad investimenti pubblici.  Lo stesso documento
 
                             Pag. 14916
 
  di programmazione economico-finanziaria, tra le condizioni
  essenziali per il conseguimento nel 1996 del tasso di crescita
  del reddito del 3 per cento, indica un aumento degli
  investimenti complessivi pubblici e privati ad un tasso pari ad
  almeno il 6 per cento.
    Ciò che appare particolarmente grave è che alla
  diminuzione di fondi per gli investimenti si è sommata
  l'inefficienza delle amministrazioni pubbliche, che spesso
  non hanno utilizzato compiutamente le risorse disponibili,
  come documentato dalle risultanze del rendiconto 1994 e,
  recentemente, anche dal libro bianco della Presidenza del
  Consiglio dei ministri sul rilancio delle grandi opere
  infrastrutturali per lo sviluppo e l'occupazione.
    Aumento degli investimenti pubblici ed efficienza della
  gestione pubblica costituiscono, in stretta relazione fra
  loro, due condizioni di fondo per realizzare una politica
  di sostegno allo sviluppo e all'occupazione.  Tali
  obiettivi sono chiaramente indicati nel documento di
  programmazione economico-finanziaria recentemente
  approvato, anche se l'impegno prioritario - visto il
  permanere delle condizioni di difficoltà della finanza
  pubblica - sembra dispiegarsi piuttosto verso il recupero
  di condizioni di efficienza operativa al fine di spendere
  le risorse disponibili; lo stesso libro bianco prima
  citato si muove in tale direzione.  Verificheremo nei fatti
  se tale impegno produrrà i risultati sperati e
  necessari.
    Rinvio alla relazione scritta per quanto concerne le
  considerazioni sui rendiconti delle aziende autonome i
  quali vengono approvati insieme al bilancio dello Stato.
    Per quanto riguarda l'assestamento 1995 quest'anno per la
  prima volta, dopo un triennio, emerge un miglioramento
  della situazione della finanza pubblica.  Il saldo netto da
  finanziare diminuisce da 156.675 miliardi a 149.409
  miliardi con un vantaggio di 7.266 miliardi.  Il ricorso
  netto al mercato si attesta su 130 mila miliardi che
  corrispondono al nuovo limite del fabbisogno determinato
  grazie alla manovra di aggiustamento approvata in
  primavera.  L'avanzo primario alla fine dell'anno dovrebbe
  superare i 40 mila miliardi.  Sulla base dei più recenti
  dati sul deficit, nei primi sei mesi
  dell'anno è lecito sperare in un risultato  ancora più
  brillante.
    Nel primo semestre del 1995 il deficit è stato pari a
  51.300 miliardi con una riduzione di oltre 14 mila
  miliardi rispetto al corrispondente periodo del 1994.  E'
  un risultato ottenuto grazie al consistente incremento del
  gettito delle imposte dirette ed alla riduzione nella
  prima metà dell'anno degli impegni di spesa per l'acquisto
  di beni e servizi e per investimenti.
    Il miglioramento complessivo dell'andamento della finanza
  pubblica nel 1995 è ascrivibile sia alla maggiore crescita
  economica sia soprattutto agli effetti della manovra
  correttiva presentata dal Governo nel mese di febbraio.
    Alla riduzione del deficit di bilancio si accompagna il
  netto calo delle spese discrezionali dei ministeri.
  Secondo i dati del servizio informatico RGS, tra gennaio e
  giugno 1995 si è registrata una riduzione del 12 per cento
  della spesa per acquisto di beni e servizi mentre
  diminuiscono del 2,5 per cento anche gli impegni sul
  totale delle spese correnti.  Gli esborsi dei ministeri, a
  differenza degli impegni, sono in aumento; quasi tutti i
  dicasteri nel primo semestre del 1995 hanno accelerato le
  procedure di pagamento.  In conclusione, nella prima metà
  dell'anno i pagamenti per spese correnti sono aumentati
  del 4,8 per cento e quelli in conto capitale del 2,5 per
  cento anche rispettando pienamente gli obiettivi fissati
  nel documento di programmazione economico-finanziaria.
  Questo quadro, sostanzialmente positivo, non è privo di
  elementi di incertezza, alcuni dei quali segnalati dalla
  relazione del Governo di accompagnamento all'assestamento
  del bilancio dello Stato per il 1995.  Ricordo per tutti il
  forte aumento degli oneri per interessi.
    Qualche parola deve essere destinata ad un fenomeno
  particolare, quello delle autorizzazioni di cassa.  Con
  l'assestamento si ripropone, come previsto dalla legge di
  contabilità, l'iscrizione dell'enorme quantità di residui
  che si sono formati negli anni precedenti.  Aumentano così
  a dismisura le autorizzazioni di cassa (45 miliardi in
  più), rendendo poco significativi i saldi di bilancio.
  Sarebbe più corretto costruire il bilancio di
 
                             Pag. 14917
 
  assestamento a legislazione vigente sulla base degli
  indici di realizzazione della spesa  degli esercizi
  precedenti, ridimensionando le autorizzazioni di spesa ed
  offrendo maggiore significatività al bilancio di cassa.
  Occorre naturalmente modificare la legge di contabilità e
  credo di poter affermare che esiste un impegno di tutta la
  Commissione bilancio per arrivare al più presto a questo
  risultato.
 
DATA=950919 FASCID=STA12-241 TIPOSTA=STA LEGISL=12 NCOMM= SEDE= NSTA=0241 TOTPAG=0068 TOTDOC=0107 NDOC=0011 TIPDOC=O DOCTIT=0008 COMM= DI PAGINIZ=0005 RIGINIZ=050 PAGFIN=0009 RIGFIN=009 UPAG=NO PAGEIN=14913 PAGEFIN=14917 SORTRES=9509193 SORTDDL= FASCIDC=12STA 00241 SORTNAV=59509192 00241 200000 ZZSTA241 NDOC0011 TIPDOCO DOCTIT0008 NDOC0008



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