| LUIGI MARINO. Vengo al merito delle questioni. Dalla
relazione della Corte dei conti apprendiamo che nel 1994
lo sforzo di riequilibrare la finanza pubblica ha subìto
un rallentamento, come ha ricordato il relatore, collega
Di Rosa. Fabbisogno del settore statale e avanzo primario
si sono discostati dagli obiettivi originari: i risultati,
quindi, non sono lusinghieri. Inoltre, se è vero che la
pressione fiscale si è abbassata dal 43,4 per cento del
1993 al 40,6 per cento del 1944, ciò è dovuto soprattutto
alla scelta dei condoni fatta dal Governo precedente.
Si è registrata invece un'ulteriore caduta delle spese in
conto capitale per la grave paralisi degli investimenti,
soprattutto nelle opere pubbliche.
La crescita dei residui passivi, soprattutto in ordine
alle spese in conto capitale, è dovuta anche ad una
maggiore prudenza (così come ha detto il sottosegretario
Vegas, stanti le recenti vicende giudiziarie. Tuttavia, la
riduzione delle spese di investimenti non è piu
praticabile; vi è invece l'esigenza di intervenire in
materia di difesa del suolo - basti pensare alle
recentissime calamità naturali che si sono verificate -,
la necessità di captare le acque, l'esigenza di avviare
infrastrutture, soprattutto nelle aree economicamente più
svantaggiate, per tutelare l'ambiente.
Ebbene, per quanto riguarda la mia parte politica, il
gruppo parlamentare di rifondazione
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comunista votò contro quel bilancio di previsione; a
maggior ragione oggi vota contro questo rendiconto dal
quale emerge, tra l'altro, una gestione del bilancio
ancora più censurabile.
E non si comprende questa disattenzione sul rendiconto
generale e sull'assestamento del bilancio, questa
sottovalutazione dell'importanza di tali documenti
contabili persino da parte del Parlamento, soprattutto
quando invece si è fatta maggiore la sensibilità della
stessa opinione pubblica in questi ultimi anni sui temi
del risanamento finanziario. Il modo in cui procedere al
risanamento è diventato una scelta di classe!
L'indebitamento e il deficit di bilancio sono temi che
ormai interessano ambiti sempre più vasti di
discussione.
E veniamo alle entrate. Mi richiamo in buona parte a
quanto detto dal relatore: nel 1994, anche rispetto alle
previsioni definitive, le entrate accertate sono risultate
superiori, perché sono stati emessi titoli del debito
pubblico per l'importo complessivo di 337.203 miliardi,
con un incremento del 23, 6 per cento rispetto al 1993. Si
è trattato della maggiore accensione di prestiti dal 1980
in poi. Questo perché si voleva ridurre l'indebitamento.
Tuttavia, al di là della necessità inderogabile di
rinnovare i titoli in scadenza e dell'esigenza di far
fronte alle maggiori spese, si è trattato essenzialmente
di un errore di previsione non corretto in sede di
assestamento di bilancio per il 1994. E soprattutto non
deve sfuggire all 'attenzione della Camera il modesto
incremento delle entrate tributarie a fronte invece di un
notevole aumento del gettito delle tasse e delle imposte
sugli affari; il che sta a dimostrare il nulla di fatto
del 1994 in termini di lotta concreta all'elusione e
all'evasione fiscale, come d'altra parte recentemente ha
segnalato la stessa Banca d'Italia nelle considerazioni
finali del Governatore.
Pertanto, mentre il problema del risanamento della finanza
pubblica accende la vita nazionale e comporta tanti
sacrifici imposti in questi ultimi anni a senso unico ai
lavoratori, appare invece sottovalutata l'esigenza
ineludibile di rendere concreta la lotta all'evasione e
all'elusione, perché sono state,
e sono, le mancate entrate e il non avere ampliato la
platea dei contribuenti a determinare storicamente la
crescita dell'indebitamento.
Desidero poi ricordare quanto già registrato dalla Corte
dei conti in ordine alla presenza anomala di residui
attivi con importi negativi, che derivano da casi di
accertamento e/o di versamenti superiori alle somme
registrate come da riscuotere o da versare. All'articolo 7
del testo in esame vi è una sanatoria ex post;
risultano eccedenze di impegni e di pagamenti sul conto di
competenza, sul conto residui e sul conto di cassa. Vi
sono sfondamenti assai rilevanti: addirittura 1.207
miliardi, cioè il triplo rispetto al 1993. L'eccedenza più
vistosa ha interessato il capitolo 3514 del Ministero
delle finanze.
E allora, si è trattato di una sottostima della spesa?
L'eccedenza corrisponde ad un incremento delle giocate? Il
capitolo, però, ha subìto una riduzione di mille miliardi;
pare che nel corso del 1994 si sia effettuata su questo
stesso capitolo una variazione in meno in favore
dell'azienda monopoli per l'avvio della gestione del lotto
automatizzato tramite il consorzio "lottomatica".
Pertanto, si registrano eccedenza di spesa e sfondamento
di capitoli; accanto a ciò vi è poi il fenomeno
consistente dei residui passivi del 1994, malgrado le
procedure di spesa più accelerate per l'introduzione, come
è stato ricordato, del mandato informatico, concentrati
soprattutto nelle spese di trasferimento, e malgrado le
riduzioni apportate alle poste di bilancio in termini
anche percentuali.
I nuovi residui sono pari a 90.759 miliardi, e ciò è
legato soprattutto alla difficoltà da parte degli enti di
realizzare gli interventi finanziari dello Stato, con
particolare riferimento all'intervento nelle aree
depresse.
Vorrei soffermarmi ora sui mezzi di copertura delle leggi.
Anche qui, niente di nuovo rispetto al passato! Abbiamo
ancora una volta - la Corte dei conti lo ha segnalato -
l'utilizzo delle disponibilità di bilancio per coperture
di spese permanenti (il che non è affatto corretto); i
limiti di impegno senza fissazione della durata (vi è
stata una polemica tra l'allora ministro Tremonti e la
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Commissione bilancio circa la riduzione di imposte a
fronte dell'incertezza di ulteriori entrate); una
violazione dell'articolo 11- ter, primo comma,
lettera c), della legge n. 468; slittamenti di
copertura; coperture a rischio, assicurate da gettiti non
valutati con criteri prudenziali (quindi in contrasto con
il principio della certezza, liquidità ed esigibilità);
l'8 per mille utilizzato in difformità dalla procedura
espressamente prevista; contestuali modifiche alle
autorizzazioni di spesa stabilite in precedenti leggi.
Nulla di nuovo, quindi, da questo punto di vista. Nel 1994
si è proseguito come nel passato, nonostante gli impegni
assunti all'atto della formazione del Governo (ricordo
benissimo la discussione che si svolse lo scorso anno sul
rendiconto del 1993).
Vi è quindi una sostanziale elusione dell'obbligo di
copertura della spesa La Corte dei conti ha
sostanzialmente bocciato i metodi di copertura
(soprattutto quelli indicati dall'allora ministro
Tremonti) mediante eventuali aumenti di entrata a seguito
di effetti indotti sull'economia dalle agevolazioni
concesse. Sono metodi estranei alla legge n. 468 del 1978;
comunque, le coperture a rischio vanno sempre verificate
a posteriori, e quindi non possono essere
utilizzate. Occorre in questo senso usare la massima
cautela.
Sempre con riferimento ai capitoli riguardanti il
Ministero del tesoro, per l'acquisto di beni e servizi si
registra una percentuale del 18,5 per cento in più
rispetto all'esercizio precedente. Per il settore
dell'informatica dal rendiconto risultano cose molto
strane. In una audizione del 20 ottobre dello scorso anno,
chiedemmo chiarimenti circa il sistema informatico
sanitario (capitolo 4201) al ministro della sanità di
allora, onorevole Costa, il quale accennò alla delicatezza
della questione. Ciò non toglie che, sui 102 miliardi di
competenza, le somme pagate ammontano a 66 miliardi, per
cui sono rimasti da pagare 36 miliardi. Il quesito
sollevato circa la correttezza della procedura, quindi,
resta in piedi.
Per quanto riguarda il Ministero del lavoro, in
particolare il capitolo relativo all'osservatorio del
lavoro (quindi il servizio informatico), restano da pagare
30 miliardi. Gli
impegni sono stati assunti, ma, come ebbe a dire l'allora
ministro Mastella nella seduta del 25 ottobre dello scorso
anno, la questione è nelle mani della magistratura. Dal
rendiconto non riusciamo a comprendere come sia stato
gestito il capitolo in questione.
Non mi soffermerò sull'infinità di capitoli che riguardano
il Ministero delle finanze; cito solo i capitoli 1134,
1135, 5388, 3128 e 3848, che stanziano più di mille
miliardi per il sistema informatico. Mi chiedo se, in
Commissione, non fosse nostro dovere soffermarsi su queste
cifre, che non sono certamente minime, ma molto
impegnative. Tutto questo non è avvenuto.
Un giudizio complessivo sulla finanza statale del 1994 non
può ignorare le risultanze del conto patrimoniale, che
costituisce l'altra componente del rendiconto. Per il
secondo anno consecutivo la Corte dei conti ha esteso il
proprio giudizio anche al conto patrimoniale che, come
sappiamo tutti, non costituisce oggetto di decisione
parlamentare, ma deve comunque essere oggetto di
valutazione del Parlamento. Ancora una volta dall'analisi
delle poste del conto di cui si parla emerge (come ha
sottolineato nella sua requisitoria il procuratore
generale della Corte dei conti Di Giovanbattista) "un
ritornello fisso ed immutato: abuso, incongrua
utilizzazione, degrado, furto". Niente di nuovo, quindi,
anche nel 1994 sotto il profilo di un uso dei beni del
demani e degli altri beni di proprietà pubblica più
rispondente ai criteri di una buona amministrazione.
Persistono ancora incertezze sulla reale entità dei beni
(per non parlare del valore degli stessi) e si registra un
utilizzo certamente non funzionale all'efficienza e
all'economicità. Lo stesso procuratore generale della
Corte dei conti si è soffermato sull'assoluta
inadeguatezza del valore assurdamente attribuito al
patrimonio dei beni storico-artistici, che ammonta a soli
2400 miliardi. Ma quello che sfugge completamente alla
discussione è il carattere patrimoniale connesso alla
insensata (a nostro avviso) politica delle dismissioni
che, una volta realizzate, non potranno non incidere sullo
stato dell'azienda Italia, dal momento che un'enorme
ricchezza passerà dalla mano pubblica a
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quella privata. Qual è il valore di quello che si sta
cedendo? Persino un giornalista liberista - che non può
certamente essere accusato di statalismo - come Giorgio
Bocca, negli ultimi tempi (mentre apprendo dalla stampa,
ancora questa mattina, di un'ulteriore accelerazione delle
dismissioni ENI ed ENEL) è intervenuto contro la
privatizzazione dell'ENEL che a suo avviso, nonostante i
pedaggi richiesti dai politici, ha dato saldezza e
sicurezza alla produzione ed alla distribuzione
dell'energia elettrica ricavando utili e dell'ENI, che ci
ha emancipato dalla sudditanza petroliera nei confronti
della "sette sorelle" e che chiude i suoi conti in
profitto. Su l' Unità del 29 luglio scorso Napoleone
Colajanni affermava: "Non riesco a capire perché lo Stato
deve disfarsi dell'ENEL e soprattutto perché deve venderlo
a pezzetti: così hanno fatto in Inghilterra e lì le
tariffe sono aumentate"; in merito alla STET affermava di
non comprendere perché si voglia impedirle di allacciare
10 milioni di abitazioni con le fibre ottiche.
Mentre da una parte si registrano ripensamenti, vediamo
cosa accade a livello di rendiconto. Relativamente alle
privatizzazioni ed ai loro effetti immediati sulla finanza
pubblica, il procuratore generale afferma che si deve
constatare come gli obiettivi indicati nel programma di
riordino siano stati centrati solo parzialmente, così come
non è stata ancora concretamente conseguita la riduzione
del debito. Beata ingenuità!
Tutto questo lo abbiamo detto tante volte. Lo stesso
ragioniere generale dello Stato, Monorchio, ha affermato
che anche se svendessimo tutto non riusciremmo a
recuperare nemmeno il 5 per cento dell'attuale
indebitamento.
Signor Presidente, al capitolo 2965 delle entrate del
rendiconto sono registrati utili e dividendi conseguiti da
queste aziende per un ammontare di 73 miliardi. Abbiamo
posto in Commissione una domanda che ripetiamo in questa
sede perché venga almeno verbalizzata. Non sono stati
ancora assunti in bilancio gli utili ed i dividendi che
queste aziende hanno registrato nel 1994. Il Ministero del
tesoro è forse il più grande azionista del mondo poiché
detiene il 100 per cento delle aziende in questione; il
sottosegretario
Giarda, nell'ultima seduta della Commissione, ha affermato
che stanno per essere assunti in bilancio gli utili
maturati nel 1994, per un ammontare di circa 800 miliardi.
Si tenga presente che l'ENI ha maturato più di 3 mila
miliardi di utili nel 1994 e l'ENEL oltre mille miliardi.
Non si riesce pertanto a comprendere perché sia stata
indicata una cifra così bassa. Sappiamo che una parte
degli utili è utilizzata per coprire il deficit di altre
aziende collegate, ma anche nel 1993 queste aziende hanno
realizzato utili per migliaia di miliardi. Come è
possibile che nel rendiconto figurino utili e dividendi
per soli 73 miliardi? A questa domanda non è mai stata
fornita un'adeguata risposta. Com'è possibile un introito
così insignificante per utili e dividendi quando il
Ministero del tesoro partecipa al capitale delle imprese
per 8 mila miliardi per l'ENI, 1.374 miliardi per l'IRI e
12.126 miliardi per l'ENEL? Le partite relative alle
partecipazioni al capitale di queste società sono state
dichiarate irregolari dalla Corte dei conti rispetto alle
altre del conto patrimoniale.
Bisognerebbe soffermarsi a lungo sulle dismissioni
immobiliari. Basti ricordare che con il provvedimento di
assestamento presentato dal Governo Berlusconi furono
consistentemente incrementati, per più di 40 miliardi, gli
stanziamenti di vari dicasteri per l'affitto di locali,
senza chiarire se si trattasse di contratti stipulati in
precedenza o di nuovi contratti. Dal rendiconto 1994
apprendiamo che dal capitolo 6855 (fondo spese impreviste)
sono stati prelevati più di 16 miliardi sempre per
l'affitto di locali. Si è proceduto, nel corso del 1994,
ad una verifica degli affitti? Citerò solo un dato; il
Ministero delle finanze, delegato a dismettere i beni
immobiliari dello Stato, per i capitoli 1091, 3098, 3432,
3840 e 5381 spende la bellezza di oltre 150 miliardi! E'
possibile da un lato continuare a svendere e dall'altro
far pagare centinaia di miliardi per l'affitto dei locali?
Di grazia, cosa è stato venduto per incassare solo 5
miliardi (cifra che ricaviamo dal rendiconto) dalla
dismissione dei beni immobiliari? E intanto gli utenti dei
beni pubblici continuano a corrispondere canoni
inadeguati, se non irrisori.
L'allora ministro Tremonti, forse troppo
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impegnato con i condoni, non ritenne di fornire alla
Corte dei conti gli elementi richiesti circa la
consistenza e la destinazione dei beni immobili
amministrati dal Ministero delle finanze. Si consideri che
la consistenza di quelli disponibili per la vendita
ammonta, al 31 dicembre 1994, a 1.367 miliardi.
La Corte, sempre per il Ministero delle finanze, ha
rilevato che sono stati iscritti negli inventari valori di
beni ed opere, acquistati e realizzati mediante attività
contrattuale, per i quali non vi è corrispondenza tra
spese sostenute e reale valore. Da qui, la dichiarazione
di irregolarità delle relative partite. La Corte, quindi,
ha ritenuto che l'esclusione, nelle procedure di
alienazione dei beni immobili, delle norme di contabilità
di Stato non possa escludere l'applicazione dei principi
generali di contabilità pubblica. Il gruppo di
rifondazione comunista-progressisti è favorevole ad una
razionale utilizzazione di questi beni, il che presuppone
una ricognizione dei beni stessi; un aggiornamento del
loro valore ed il riconoscimento di un diritto di
prelazione in favore degli enti pubblici di previdenza ed
assistenza per i beni ritenuti - da altri - inservibili;
una rivisitazione dei fitti, sia di quelli a carico dello
Stato sia di quelli pagati allo Stato.
Per quanto riguarda il Ministero della difesa, risulta che
sono state spesso utilizzate disponibilità recate da vari
capitoli di spesa, incrementati poi con l'assestamento o
con decreti di variazione in corso di esercizio: ciò
succederà anche con questo assestamento, sul quale mi
soffermerò in seguito.
Per i residui attivi il Ministero delle finanze non ha mai
dato riscontro alle richieste della Corte dei conti sui
riaccertamenti in diminuzione dei residui degli esercizi
anteriori.
Procedo rapidamente. Non si comprende perché, mentre con
il decreto legislativo n. 77 del 1995 si è provveduto a
dettare criteri per gli enti locali per la valutazione dei
beni demaniali ai fini dell'iscrizione nel conto
patrimoniale, non sia stata adottata un'analoga disciplina
per lo Stato. Inoltre, i beni culturali e museali, le
pinacoteche e così via, non solo non risultano
completamente inventariati, ma soprattutto non risultano
valutati, per la difficoltà stessa della
loro valutazione. Lo Stato italiano, dal punto di vista
patrimoniale, è forse il più ricco del mondo.
E' assolutamente evasiva, poi, la relazione della Corte
dei conti in ordine al riordino delle partecipazioni
pubbliche, soprattutto per quanto concerne la partita
degli utili e dei dividendi di spettanza dello Stato
azionista. Voglio solamente rilevare che alle tabelle del
Ministero del tesoro andava allegata la relazione
espressamente prevista dalla legge sull'accelerazione
delle procedure di dismissione, per cui il Governo deve
rendere conto delle dismissioni effettuate nel semestre
precedente, degli oneri per le consulenze e di quelli per
le operazioni complementari e strumentali. Tutto questo è
venuto meno, malgrado lo specifico obbligo di legge, per
cui ci riserviamo, anche nel corso della discussione, di
intervenire ancora su tale aspetto.
La Corte dei conti ha ancora rilevato che a carico del
bilancio dello Stato continuano a permanere oneri ingenti
legati a logiche di assistenzialismo. Per quanto riguarda
l'acquisto di beni e servizi, ha rilevato la
frammentazione degli acquisti stessi, quindi condizioni
meno favorevoli, e lunghezza dei procedimenti di spesa.
Infine - un caso tra tanti - le assunzioni della Consob
(una di quelle authorities di cui tanto abbiamo
parlato ultimamente) sono avvenute senza le opportune
forme di pubblicità, senza indicazione dei requisiti e dei
criteri di selezione del personale e con trattamenti
economici in deroga alle disposizioni interne.
Procederò rapidamente nell'esame dell'assestamento del
bilancio dello Stato perché, purtroppo, il tempo
assegnatomi non è molto, ma desideravo comunque citare
alcune perle...
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