Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


125248
STA0241-0018
Stenografico d'Aula n. 241 del 19 settembre 1995 (STA12-241)
(suddiviso in 107 Unità Documento)
Unità Documento n.18 (che inizia a pag.14917 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.8)
DISCUSSIONE: C2990; C2989. LAVASS
...DISCUSSIONE: C2990; C2989.
LUIGI MARINO.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAFFAELE DELLA VALLE (Ore 9,58).
ZZSTA ZZRES ZZSTA190995 ZZSTA950919 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA241 ZZ12 ZZDI ZZLL
    LUIGI  MARINO.  Vengo al merito delle questioni.  Dalla
  relazione della Corte dei conti apprendiamo che nel 1994
  lo sforzo di riequilibrare la finanza pubblica ha subìto
  un rallentamento, come ha ricordato il relatore, collega
  Di Rosa.  Fabbisogno del settore statale e avanzo primario
  si sono discostati dagli obiettivi originari: i risultati,
  quindi, non sono lusinghieri.  Inoltre, se è vero che la
  pressione fiscale si è abbassata dal 43,4 per cento del
  1993 al 40,6 per cento del 1944, ciò è dovuto soprattutto
  alla scelta dei condoni fatta dal Governo precedente.
    Si è registrata invece un'ulteriore caduta delle spese in
  conto capitale per la grave paralisi degli investimenti,
  soprattutto nelle opere pubbliche.
    La crescita dei residui passivi, soprattutto in ordine
  alle spese in conto capitale, è dovuta anche ad una
  maggiore prudenza (così come ha detto il sottosegretario
  Vegas, stanti le recenti vicende giudiziarie.  Tuttavia, la
  riduzione delle spese di investimenti non è piu
  praticabile; vi è invece l'esigenza di intervenire in
  materia di difesa del suolo - basti pensare alle
  recentissime calamità naturali che si sono verificate -,
  la necessità di captare le acque, l'esigenza di avviare
  infrastrutture, soprattutto nelle aree economicamente più
  svantaggiate, per tutelare l'ambiente.
    Ebbene, per quanto riguarda la mia parte politica, il
  gruppo parlamentare di rifondazione
 
                             Pag. 14918
 
  comunista votò contro quel bilancio di previsione; a
  maggior ragione oggi vota contro questo rendiconto dal
  quale emerge, tra l'altro, una gestione del bilancio
  ancora più censurabile.
    E non si comprende questa disattenzione sul rendiconto
  generale e sull'assestamento del bilancio, questa
  sottovalutazione dell'importanza di tali documenti
  contabili persino da parte del Parlamento, soprattutto
  quando invece si è fatta maggiore la sensibilità della
  stessa opinione pubblica in questi ultimi anni sui temi
  del risanamento finanziario.  Il modo in cui procedere al
  risanamento è diventato una scelta di classe!
  L'indebitamento e il deficit di bilancio sono temi che
  ormai interessano ambiti sempre più vasti di
  discussione.
    E veniamo alle entrate.  Mi richiamo in buona parte a
  quanto detto dal relatore: nel 1994, anche rispetto alle
  previsioni definitive, le entrate accertate sono risultate
  superiori, perché sono stati emessi titoli del debito
  pubblico per l'importo complessivo di 337.203 miliardi,
  con un incremento del 23, 6 per cento rispetto al 1993.  Si
  è trattato della maggiore accensione di prestiti dal 1980
  in poi.  Questo perché si voleva ridurre l'indebitamento.
    Tuttavia, al di là della necessità inderogabile di
  rinnovare i titoli in scadenza e dell'esigenza di far
  fronte alle maggiori spese, si è trattato essenzialmente
  di un errore di previsione non corretto in sede di
  assestamento di bilancio per il 1994.  E soprattutto non
  deve sfuggire all 'attenzione della Camera il modesto
  incremento delle entrate tributarie a fronte invece di un
  notevole aumento del gettito delle tasse e delle imposte
  sugli affari; il che sta a dimostrare il nulla di fatto
  del 1994 in termini di lotta concreta all'elusione e
  all'evasione fiscale, come d'altra parte recentemente ha
  segnalato la stessa Banca d'Italia nelle considerazioni
  finali del Governatore.
    Pertanto, mentre il problema del risanamento della finanza
  pubblica accende la vita nazionale e comporta tanti
  sacrifici imposti in questi ultimi anni a senso unico ai
  lavoratori, appare invece sottovalutata l'esigenza
  ineludibile di rendere concreta la lotta all'evasione e
  all'elusione, perché sono state,
  e sono, le mancate entrate e il non avere ampliato la
  platea dei contribuenti a determinare storicamente la
  crescita dell'indebitamento.
    Desidero poi ricordare quanto già registrato dalla Corte
  dei conti in ordine alla presenza anomala di residui
  attivi con importi negativi, che derivano da casi di
  accertamento e/o di versamenti superiori alle somme
  registrate come da riscuotere o da versare.  All'articolo 7
  del testo in esame vi è una sanatoria  ex post;
  risultano eccedenze di impegni e di pagamenti sul conto di
  competenza, sul conto residui e sul conto di cassa.  Vi
  sono sfondamenti assai rilevanti: addirittura 1.207
  miliardi, cioè il triplo rispetto al 1993.  L'eccedenza più
  vistosa ha interessato il capitolo 3514 del Ministero
  delle finanze.
    E allora, si è trattato di una sottostima della spesa?
  L'eccedenza corrisponde ad un incremento delle giocate?  Il
  capitolo, però, ha subìto una riduzione di mille miliardi;
  pare che nel corso del 1994 si sia effettuata su questo
  stesso capitolo una variazione in meno in favore
  dell'azienda monopoli per l'avvio della gestione del lotto
  automatizzato tramite il consorzio "lottomatica".
    Pertanto, si registrano eccedenza di spesa e sfondamento
  di capitoli; accanto a ciò vi è poi il fenomeno
  consistente dei residui passivi del 1994, malgrado le
  procedure di spesa più accelerate per l'introduzione, come
  è stato ricordato, del mandato informatico, concentrati
  soprattutto nelle spese di trasferimento, e malgrado le
  riduzioni apportate alle poste di bilancio in termini
  anche percentuali.
    I nuovi residui sono pari a 90.759 miliardi, e ciò è
  legato soprattutto alla difficoltà da parte degli enti di
  realizzare gli interventi finanziari dello Stato, con
  particolare riferimento all'intervento nelle aree
  depresse.
    Vorrei soffermarmi ora sui mezzi di copertura delle leggi.
  Anche qui, niente di nuovo rispetto al passato!  Abbiamo
  ancora una volta - la Corte dei conti lo ha segnalato -
  l'utilizzo delle disponibilità di bilancio per coperture
  di spese permanenti (il che non è affatto corretto); i
  limiti di impegno senza fissazione della durata (vi è
  stata una polemica tra l'allora ministro Tremonti e la
 
                             Pag. 14919
 
  Commissione bilancio circa la riduzione di  imposte a
  fronte dell'incertezza di ulteriori entrate); una
  violazione dell'articolo 11- ter,  primo comma,
  lettera  c),  della legge n. 468; slittamenti di
  copertura; coperture a rischio, assicurate da gettiti non
  valutati con criteri prudenziali (quindi in contrasto con
  il principio della certezza, liquidità ed esigibilità);
  l'8 per mille utilizzato in difformità dalla procedura
  espressamente prevista; contestuali modifiche alle
  autorizzazioni di spesa stabilite in precedenti leggi.
  Nulla di nuovo, quindi, da questo punto di vista.  Nel 1994
  si è proseguito come nel passato, nonostante gli impegni
  assunti all'atto della formazione del Governo (ricordo
  benissimo la discussione che si svolse lo scorso anno sul
  rendiconto del 1993).
    Vi è quindi una sostanziale elusione dell'obbligo di
  copertura della spesa La Corte dei conti ha
  sostanzialmente bocciato i metodi di copertura
  (soprattutto quelli indicati dall'allora ministro
  Tremonti) mediante eventuali aumenti di entrata a seguito
  di effetti indotti sull'economia dalle agevolazioni
  concesse.  Sono metodi estranei alla legge n. 468 del 1978;
  comunque, le coperture a rischio vanno sempre verificate
  a posteriori,  e quindi non possono essere
  utilizzate.  Occorre in questo senso usare la massima
  cautela.
    Sempre con riferimento ai capitoli riguardanti il
  Ministero del tesoro, per l'acquisto di beni e servizi si
  registra una percentuale del 18,5 per cento in più
  rispetto all'esercizio precedente.  Per il settore
  dell'informatica dal rendiconto risultano cose molto
  strane.  In una audizione del 20 ottobre dello scorso anno,
  chiedemmo chiarimenti circa il sistema informatico
  sanitario (capitolo 4201) al ministro della sanità di
  allora, onorevole Costa, il quale accennò alla delicatezza
  della questione.  Ciò non toglie che, sui 102 miliardi di
  competenza, le somme pagate ammontano a 66 miliardi, per
  cui sono rimasti da pagare 36 miliardi.  Il quesito
  sollevato circa la correttezza della procedura, quindi,
  resta in piedi.
    Per quanto riguarda il Ministero del lavoro, in
  particolare il capitolo relativo all'osservatorio del
  lavoro (quindi il servizio informatico), restano da pagare
  30 miliardi.  Gli
  impegni sono stati assunti, ma, come ebbe  a dire l'allora
  ministro Mastella nella seduta del 25 ottobre dello scorso
  anno, la questione è nelle mani della magistratura.  Dal
  rendiconto non riusciamo a comprendere come sia stato
  gestito il capitolo in questione.
    Non mi soffermerò sull'infinità di capitoli che riguardano
  il Ministero delle finanze; cito solo i capitoli 1134,
  1135, 5388, 3128 e 3848, che stanziano più di mille
  miliardi per il sistema informatico.  Mi chiedo se, in
  Commissione, non fosse nostro dovere soffermarsi su queste
  cifre, che non sono certamente minime, ma molto
  impegnative.  Tutto questo non è avvenuto.
      Un giudizio complessivo sulla finanza statale del 1994 non
  può ignorare le risultanze del conto patrimoniale, che
  costituisce l'altra componente del rendiconto.  Per il
  secondo anno consecutivo la Corte dei conti ha esteso il
  proprio giudizio anche al conto patrimoniale che, come
  sappiamo tutti, non costituisce oggetto di decisione
  parlamentare, ma deve comunque essere oggetto di
  valutazione del Parlamento.  Ancora una volta dall'analisi
  delle poste del conto di cui si parla emerge (come ha
  sottolineato nella sua requisitoria il procuratore
  generale della Corte dei conti Di Giovanbattista) "un
  ritornello fisso ed immutato: abuso, incongrua
  utilizzazione, degrado, furto".  Niente di nuovo, quindi,
  anche nel 1994 sotto il profilo di un uso dei beni del
  demani e degli altri beni di proprietà pubblica più
  rispondente ai criteri di una buona amministrazione.
    Persistono ancora incertezze sulla reale entità dei beni
  (per non parlare del valore degli stessi) e si registra un
  utilizzo certamente non funzionale all'efficienza e
  all'economicità.  Lo stesso procuratore generale della
  Corte dei conti si è soffermato sull'assoluta
  inadeguatezza del valore assurdamente attribuito al
  patrimonio dei beni storico-artistici, che ammonta a soli
  2400 miliardi.  Ma quello che sfugge completamente alla
  discussione è il carattere patrimoniale connesso alla
  insensata (a nostro avviso) politica delle dismissioni
  che, una volta realizzate, non potranno non incidere sullo
  stato dell'azienda Italia, dal momento che un'enorme
  ricchezza passerà dalla mano pubblica a
 
                             Pag. 14920
 
  quella privata.  Qual è il valore di quello che  si sta
  cedendo?  Persino un giornalista liberista - che non può
  certamente essere accusato di statalismo - come Giorgio
  Bocca, negli ultimi tempi (mentre apprendo dalla stampa,
  ancora questa mattina, di un'ulteriore accelerazione delle
  dismissioni ENI ed ENEL) è intervenuto contro la
  privatizzazione dell'ENEL che a suo avviso, nonostante i
  pedaggi richiesti dai politici, ha dato saldezza e
  sicurezza alla produzione ed alla distribuzione
  dell'energia elettrica ricavando utili e dell'ENI, che ci
  ha emancipato dalla sudditanza petroliera nei confronti
  della "sette sorelle" e che chiude i suoi conti in
  profitto.  Su l' Unità  del 29 luglio scorso Napoleone
  Colajanni affermava: "Non riesco a capire perché lo Stato
  deve disfarsi dell'ENEL e soprattutto perché deve venderlo
  a pezzetti: così hanno fatto in Inghilterra e lì le
  tariffe sono aumentate"; in merito alla STET affermava di
  non comprendere perché si voglia impedirle di allacciare
  10 milioni di abitazioni con le fibre ottiche.
    Mentre da una parte si registrano ripensamenti, vediamo
  cosa accade a livello di rendiconto.  Relativamente alle
  privatizzazioni ed ai loro effetti immediati sulla finanza
  pubblica, il procuratore generale afferma che si deve
  constatare come gli obiettivi indicati nel programma di
  riordino siano stati centrati solo parzialmente, così come
  non è stata ancora concretamente conseguita la riduzione
  del debito.  Beata ingenuità!
    Tutto questo lo abbiamo detto tante volte.  Lo stesso
  ragioniere generale dello Stato, Monorchio, ha affermato
  che anche se svendessimo tutto non riusciremmo a
  recuperare nemmeno il 5 per cento dell'attuale
  indebitamento.
    Signor Presidente, al capitolo 2965 delle entrate del
  rendiconto sono registrati utili e dividendi conseguiti da
  queste aziende per un ammontare di 73 miliardi.  Abbiamo
  posto in Commissione una domanda che ripetiamo in questa
  sede perché venga almeno verbalizzata.  Non sono stati
  ancora assunti in bilancio gli utili ed i dividendi che
  queste aziende hanno registrato nel 1994.  Il Ministero del
  tesoro è forse il più grande azionista del mondo poiché
  detiene il 100 per cento delle aziende in questione; il
  sottosegretario
  Giarda, nell'ultima seduta della Commissione, ha affermato
  che stanno per essere assunti in bilancio gli utili
  maturati nel 1994, per un ammontare di circa 800 miliardi.
  Si tenga presente che l'ENI ha maturato più di 3 mila
  miliardi di utili nel 1994 e l'ENEL oltre mille miliardi.
  Non si riesce pertanto a comprendere perché sia stata
  indicata una cifra così bassa.  Sappiamo che una parte
  degli utili è utilizzata per coprire il deficit di altre
  aziende collegate, ma anche nel 1993 queste aziende hanno
  realizzato utili per migliaia di miliardi.  Come è
  possibile che nel rendiconto figurino utili e dividendi
  per soli 73 miliardi?  A questa domanda non è mai stata
  fornita un'adeguata risposta.  Com'è possibile un introito
  così insignificante per utili e dividendi quando il
  Ministero del tesoro partecipa al capitale delle imprese
  per 8 mila miliardi per l'ENI, 1.374 miliardi per l'IRI e
  12.126 miliardi per l'ENEL?  Le partite relative alle
  partecipazioni al capitale di queste società sono state
  dichiarate irregolari dalla Corte dei conti rispetto alle
  altre del conto patrimoniale.
    Bisognerebbe soffermarsi a lungo sulle dismissioni
  immobiliari.  Basti ricordare che con il provvedimento di
  assestamento presentato dal Governo Berlusconi furono
  consistentemente incrementati, per più di 40 miliardi, gli
  stanziamenti di vari dicasteri per l'affitto di locali,
  senza chiarire se si trattasse di contratti stipulati in
  precedenza o di nuovi contratti.  Dal rendiconto 1994
  apprendiamo che dal capitolo 6855 (fondo spese impreviste)
  sono stati prelevati più di 16 miliardi sempre per
  l'affitto di locali.  Si è proceduto, nel corso del 1994,
  ad una verifica degli affitti?  Citerò solo un dato; il
  Ministero delle finanze, delegato a dismettere i beni
  immobiliari dello Stato, per i capitoli 1091, 3098, 3432,
  3840 e 5381 spende la bellezza di oltre 150 miliardi!  E'
  possibile da un lato continuare a svendere e dall'altro
  far pagare centinaia di miliardi per l'affitto dei locali?
  Di grazia, cosa è stato venduto per incassare solo 5
  miliardi (cifra che ricaviamo dal rendiconto) dalla
  dismissione dei beni immobiliari?  E intanto gli utenti dei
  beni pubblici continuano a corrispondere canoni
  inadeguati, se non irrisori.
    L'allora ministro Tremonti, forse troppo
 
                             Pag. 14921
 
  impegnato con i condoni, non ritenne di  fornire alla
  Corte dei conti gli elementi richiesti circa la
  consistenza e la destinazione dei beni immobili
  amministrati dal Ministero delle finanze.  Si consideri che
  la consistenza di quelli disponibili per la vendita
  ammonta, al 31 dicembre 1994, a 1.367 miliardi.
    La Corte, sempre per il Ministero delle finanze, ha
  rilevato che sono stati iscritti negli inventari valori di
  beni ed opere, acquistati e realizzati mediante attività
  contrattuale, per i quali non vi è corrispondenza tra
  spese sostenute e reale valore.  Da qui, la dichiarazione
  di irregolarità delle relative partite.  La Corte, quindi,
  ha ritenuto che l'esclusione, nelle procedure di
  alienazione dei beni immobili, delle norme di contabilità
  di Stato non possa escludere l'applicazione dei principi
  generali di contabilità pubblica.  Il gruppo di
  rifondazione comunista-progressisti è favorevole ad una
  razionale utilizzazione di questi beni, il che presuppone
  una ricognizione dei beni stessi; un aggiornamento del
  loro valore ed il riconoscimento di un diritto di
  prelazione in favore degli enti pubblici di previdenza ed
  assistenza per i beni ritenuti - da altri - inservibili;
  una rivisitazione dei fitti, sia di quelli a carico dello
  Stato sia di quelli pagati allo Stato.
    Per quanto riguarda il Ministero della difesa, risulta che
  sono state spesso utilizzate disponibilità recate da vari
  capitoli di spesa, incrementati poi con l'assestamento o
  con decreti di variazione in corso di esercizio: ciò
  succederà anche con questo assestamento, sul quale mi
  soffermerò in seguito.
    Per i residui attivi il Ministero delle finanze non ha mai
  dato riscontro alle richieste della Corte dei conti sui
  riaccertamenti in diminuzione dei residui degli esercizi
  anteriori.
    Procedo rapidamente.  Non si comprende perché, mentre con
  il decreto legislativo n. 77 del 1995 si è provveduto a
  dettare criteri per gli enti locali per la valutazione dei
  beni demaniali ai fini dell'iscrizione nel conto
  patrimoniale, non sia stata adottata un'analoga disciplina
  per lo Stato.  Inoltre, i beni culturali e museali, le
  pinacoteche e così via, non solo non risultano
  completamente inventariati, ma soprattutto non risultano
  valutati, per la difficoltà stessa della
  loro valutazione.  Lo Stato italiano, dal punto  di vista
  patrimoniale, è forse il più ricco del mondo.
    E' assolutamente evasiva, poi, la relazione della Corte
  dei conti in ordine al riordino delle partecipazioni
  pubbliche, soprattutto per quanto concerne la partita
  degli utili e dei dividendi di spettanza dello Stato
  azionista.  Voglio solamente rilevare che alle tabelle del
  Ministero del tesoro andava allegata la relazione
  espressamente prevista dalla legge sull'accelerazione
  delle procedure di dismissione, per cui il Governo deve
  rendere conto delle dismissioni effettuate nel semestre
  precedente, degli oneri per le consulenze e di quelli per
  le operazioni complementari e strumentali.  Tutto questo è
  venuto meno, malgrado lo specifico obbligo di legge, per
  cui ci riserviamo, anche nel corso della discussione, di
  intervenire ancora su tale aspetto.
    La Corte dei conti ha ancora rilevato che a carico del
  bilancio dello Stato continuano a permanere oneri ingenti
  legati a logiche di assistenzialismo.  Per quanto riguarda
  l'acquisto di beni e servizi, ha rilevato la
  frammentazione degli acquisti stessi, quindi condizioni
  meno favorevoli, e lunghezza dei procedimenti di spesa.
  Infine - un caso tra tanti - le assunzioni della Consob
  (una di quelle  authorities  di cui tanto abbiamo
  parlato ultimamente) sono avvenute senza le opportune
  forme di pubblicità, senza indicazione dei requisiti e dei
  criteri di selezione del personale e con trattamenti
  economici in deroga alle disposizioni interne.
    Procederò rapidamente nell'esame dell'assestamento del
  bilancio dello Stato perché, purtroppo, il tempo
  assegnatomi non è molto, ma desideravo comunque citare
  alcune perle...
 
DATA=950919 FASCID=STA12-241 TIPOSTA=STA LEGISL=12 NCOMM= SEDE= NSTA=0241 TOTPAG=0068 TOTDOC=0107 NDOC=0018 TIPDOC=O DOCTIT=0008 COMM= DI PAGINIZ=0009 RIGINIZ=052 PAGFIN=0013 RIGFIN=076 UPAG=NO PAGEIN=14917 PAGEFIN=14921 SORTRES=9509193 SORTDDL= FASCIDC=12STA 00241 SORTNAV=59509192 00241 200000 ZZSTA241 NDOC0018 TIPDOCO DOCTIT0008 NDOC0008



Ritorna al menu della banca dati