| LUIGI MARINO. Come dicevo, affinché si possa intervenire
seriamente sul fenomeno dei residui passivi occorre
rivedere, appunto intervento per intervento, capitolo per
capitolo, nonché le leggi di supporto, le procedure, i
nodi burocratici-organizzativi al fine di apportare le
semplificazioni e i rimedi necessari. Ma anche per i
provvedimenti legislativi assunti nel corso del 1994 non
ci sembra si siano realizzate premesse e condizioni volte
ad incidere positivamente sul
fenomeno. Va ricordato che la risoluzione Liotta del 3
agosto 1994 impegnava il Governo, tra l'altro, ad una
ricognizione della legislazione di spesa sottesa ai
singoli stanziamenti ai fini della soppressione della
norma e degli stanziamenti ritenuti non più essenziali. Ma
di tutto ciò non è stato tenuto conto quando poi si è
provveduto, da parte del Governo, a presentare il bilancio
di previsione del corrente esercizio finanziario.
Ora, alla luce delle risultanze del rendiconto 1994 e
della consistenza effettiva dei residui - non presi
globalmente, bensì analizzati, ripeto, intervento per
intervento -, sarebbe stato possibile da parte del Governo
Dini riesaminare le scelte effettuate in sede di bilancio
di previsione e, al di là delle riduzioni e dei tagli
apportati con la "manovra bis ", cogliere l'occasione
dell'assestamento per provvedere, sulla base di una più
attenta considerazione dell'esigenza degli stanziamenti di
bilancio, alle necessarie variazioni nei limiti stabiliti
dal quadro macrofinanziario approvato con il bilancio
stesso (mi riferisco alle esigenze del Ministero del
lavoro, degli enti locali, delle aree depresse e così
via). Purtroppo, al contrario, dobbiamo constatare che
quella dell'assesamento di bilancio è stata un'occasione
mancata.
Ora, mi rendo conto che l'area di emendabilità è
senz'altro limitata ai capitoli le cui dotazioni non siano
rigidamente predeterminate da leggi sostanziali, però il
miglioramento del saldo netto da finanziare, pari a 7.266
miliardi, è stato conseguito grazie alla "manovra
bis ", cioè essenziamente a spese dei ceti più
deboli, oltre che in seguito al miglioramento del quadro
macroeconomico. Le risorse liberate a seguito della
riduzione del saldo netto da finanziare, pur
rappresentando allo stato una previsione di risparmio,
avrebbero potuto essere impiegate, almeno per una quota
consistente, per investimenti funzionali allo sviluppo
dell'occupazione, del reddito, della produzione, o almeno
per sanare la drastica riduzione di 674 miliardi apportata
nel corso dell'esercizio con la "manovra bis " ai
trasferimenti agli enti locali; per trovare, quindi,
soluzioni ai problemi più impellenti (relativi alla
scuola, alle aree depresse e quant'altro). Invece,
l'assestamento evidenzia in modo inequivocabile
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il trasferimento di ricchezza intervenuto: da una parte,
le maggiori entrate derivanti dalla "manovra bis "
(oltre 21 mila miliardi), che ha pesato essenzialmente
sulle fasce più deboli, dall'altra le maggiori spese per
interessi (13 mila miliardi) ai detentori dei titoli di
Stato.
Non ho purtroppo la possibilità di soffermarmi molto sulle
diverse problematiche e mi limiterò a citare semplicemente
l'articolo 2. Anche a questo riguardo è venuto meno un
chiarimento in Commissione circa la riassegnazione al
fondo ammortamento titoli delle somme uscite dalla parte
relativa all'entrata; sempre nella tabella del tesoro, il
fondo spese obbligatorie presenta una variazione in più di
mille miliardi per ricostruire - si dice - lo stanziamento
iniziale a seguito del prelievo effettuato per lo
svolgimento dei referendum; non si riesce, però, a
comprendere il dato di mille miliardi a pochi mesi dalla
fine dell'anno. Sui 6.855 più 25 miliardi relativi al
fondo spese impreviste non viene neppure enunciata, nelle
note, una motivazione minima. E ancora: in merito ai
capitoli 5963 e 5976 - rispettivamente, 1.400 e mille
miliardi in meno - non esiste nelle note alcuna
indicazione, non vi è stato alcun chiarimento in
Commissione.
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