Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


125258
STA0241-0028
Stenografico d'Aula n. 241 del 19 settembre 1995 (STA12-241)
(suddiviso in 107 Unità Documento)
Unità Documento n.28 (che inizia a pag.14923 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.8)
DISCUSSIONE: C2990; C2989. LAVASS
...DISCUSSIONE: C2990; C2989.
RAFFAELE VALENSISE.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAFFAELE DELLA VALLE (Ore 9,58).
ZZSTA ZZRES ZZSTA190995 ZZSTA950919 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA241 ZZ12 ZZDI ZZLL
    RAFFAELE VALENSISE.  Signor Presidente, la ringrazio, ma
  credo di essere il solo iscritto a parlare del mio
  gruppo.
    Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione la
  relazione dell'onorevole Di Rosa che, nonostante il suo
  cognome, non ha potuto, nella sua onestà intellettuale,
  vedere tutto rosa nei disegni di legge relativi al
  rendiconto e all'assestamento.
    Vorrei dedicare alle preoccupazioni oneste con le quali
  l'onorevole Di Rosa ha accompagnato le proprie relazioni
  scritta ed orale qualche ricordo, delle proposte
  strutturali che la nostra parte politica avanzò in sede di
  riforma della legge n. 468, quando era in fase di
  elaborazione il testo della legge n. 362 attualmente in
  vigore.
    Proponemmo che il bilancio di assestamento fosse
  l'occasione per una sessione di programma.  Esaminare il
  rendiconto e l'assestamento senza una valutazione della
  situazione economica generale del paese e, soprattutto,
  senza una ricognizione di quello che e stato speso e degli
  obiettivi che sono stati o meno conseguiti non ha senso
  perché non pone il Parlamento nella condizione di creare
  le premesse per i nuovi indirizzi di bilancio.
    Noi proponevamo l'istituzione di una sessione di programma
  in concomitanza con la sessione del rendiconto e
  dell'assestamento che oggi stiamo celebrando.  I fatti ci
  danno ragione e ci dà ragione anche l'onestà intellettuale
  del relatore che ha dovuto registrare diverse incongruenze
  nella situazione al nostro esame.
    Dobbiamo rilevare che purtroppo anche il
 
                             Pag. 14924
 
  rendiconto  per l'esercizio finanziario 1994 e
  l'assestamento per il 1995 vengono presentati senza che la
  contabilità generale dello Stato disponga dei supporti di
  natura tecnico-informatica che tutti auspicano ma che
  ancora non vengono utilizzati.  Il comitato di controllo
  per la spesa pubblica ha proceduto nelle scorse settimane
  ad una serie di interessantissime audizioni, nel corso
  delle quali è sato possibile constatare che gli organi
  dello Stato che presiedono alla spesa pubblica dispongono
  di un completa informatizzazione, la cui utilizzazione non
  è pero funzionale agli scopi conoscitivi che rappresentano
  la premessa per la sessione di bilancio 1996.  Il vecchio
  adagio "conoscere per deliberare" non viene rispettato se
  non ci si avvale di strumenti moderni come quelli
  informatici.
    Nel comitato per il controllo della spesa pubblica
  un'autorità nel campo dell'informatica ci aveva assicurato
  che era stata effettuata l'informatizzazione degli organi
  contabili dello Stato, ma il Governo dei tecnici non ha
  dato la spinta necessaria per l'utilizzazione dei dati
  raccolti.  Questa sarebbe stata la base idonea per la
  formazione del prossimo bilancio dello Stato, le cui
  fondamenta vengono gettate in fase di assestamento.
    Non possiamo, quindi, cogliere gli aspetti rosei su cui si
  è soffermato il relatore, onorevole Di Rosa, ma dobbiamo
  prendere nella dovuta considerazione, con onestà
  intellettuale perché si tratta di dati oggettivi
  pregludiziali al risanamento della finanza pubblica,
  alcune delle valutazioni del relatore medesimo.
    In primo luogo non si può non riscontrare che
  l'assestamento concerne dati numerici e non tiene conto
  delle carenze che si sono registrate in questo periodo, né
  delle direttive, eseguite e non.
    Vi è poi una considerazione di ordine politico da fare,
  dal momento che esaminiamo il rendiconto e l'assestamento
  del bilancio dello Stato in una situazione politica
  anomala perché il rendiconto riguarda il bilancio gestito
  da un Governo, mentre l'assestamento concerne il bilancio
  gestito da un successivo Governo, il cosiddetto Governo
  dei tecnici (in Commissione ho fatto anche un conto in
  dodicesimi, ma non è
  questo il punto).  Il fatto è che tutti dobbiamo  auspicare
  - è un dato che il relatore deve registrare - che la
  procedura di bilancio abbia il respiro di una legislatura,
  perché soltanto questa, insieme con un Governo che abbia
  il respiro di una legislatura, potrebbe dare sollievo alla
  finanza pubblica e consentire di affrontare i problemi
  irrisolti della stessa.  Essi incidono in senso negatfvo
  sulla situazione sociale ed economica italiana e non
  trovano soluzione a causa della ipoteca, per così dire,
  politica-non politica che blocca il respiro di
  legislatura.  Lo ripeto, solo una procedura di bilancio che
  abbia il respiro di una legislatura potrebbe produrre
  risultati confacenti alle esigenze di sviluppo e di
  crescita dell'intera comunità nazionale.
    Il Governo dei tecnici si è presentato con una manovra
  aggiuntiva, la legge n. 85 del 1995.  Noi della nostra
  parte politica abbiamo preso posizione contro una manovra
  che si è manifestata inopportuna e che ha dato esiti
  negativi.  A consuntivo, infatti, si sono registrati un
  aumento dell'inflazione ed una battuta d'arresto dello
  sviluppo socio-economico del paese, come risulta dai
  pareri espressi dalle Commissioni.  Alcune situazioni non
  sono state sanate proprio a causa del respiro corto,
  provvisorio, transeunte della legislatura.  Tutto è
  passeggero nella vita degli uomini e delle comunità, ma a
  livello istituzionale la precarietà - tra l'altro da una
  gestione mese per mese si sta degradando ad una gestione
  settimana per settimana, se non addirittura giorno per
  giorno - è contraria all'interesse nazionale.
      La richiesta di dar luogo alla consultazione popolare e di
  termine di questa fase provvisoria del Governo in carica -
  il cosiddetto Governo dei tecnici, che si è autodefinito
  provvisorio e che non ha rispondenza alcuna se non nella
  sua istituzione e nomina da parte del Capo dello Stato ed
  è sorretto da maggioranze manifestatesi occasionalmente -
  dovrebbe rappresentare quindi un dato di fatto, anche alla
  luce dell'incidenza negativa del suo operato sui conti
  pubblici.
    Il Governo Dini mena vanto di taluni risultati che si
  sarebbero ottenuti in questo periodo (ve ne sono alcuni
  echi anche nella relazione dell'onorevole Di Rosa);
  tuttavia, vi sono, a mio avviso, alcuni aspetti che non
 
                             Pag. 14925
 
  possono essere ignorati.  Mi riferisco in primo luoo allo
  stimolo dato ai processi inflattivi - come dicevo poc'anzi
  - con le ricadute ad essi connesse e, in secondo luogo,
   allo stato delle autonomie locali.  Non è accettabile che
  le economie di bilancio vengano realizzate - mi riferisco
  alla legge n. 85, alla manovra, suppletiva del Governo
  Dini - attraverso una ricaduta pesantemente negativa sui
  bilanci degli enti locali e delle autonomie locali.  Il
  prelievo di 600 miliardi attuato in quell'occasione, in
  danno degli enti locali fortemente contrastato dalla mia
  parte politica - ha, infatti, una ricaduta negativa che
  possiamo rilevare nel bilanci degli enti locali di tutta
  Italia e, in particolare, in quelli del Mezzogiorno.  La
  capacità di prelievo di questi ultimi è, infatti,
  certamente più ristretta poiché, laddove la platea dei
  contribuenti versa in condizioni di disagio
  socio-economico, è evidente che i prelievi diretti degli
  enti locali costituiscono indubbiamente una risorsa
  inferiore, come possibilità di gettito e capacità di
  prelievo, rispetto a quelle di altri territori del
  paese.
    Se consideriamo questo dato di fatto assieme ad altri che
  sono veramente importanti, dobbiamo dare ragione al
  relatore che, dopo una introduzione in parte elogiativa
  della situazione relativa all'assestamento per il 1995, è
  però costretto a riconoscere l'esistenza di elementi di
  incertezza, alcuni dei quali vengono segnalati nella
  relazione che accompagna lo stesso disegno di legge per
  l'ascestamento: "il forte aumento degli oneri per
  interesse (per oltre 13 mila miliardi), l'aumento per
  oltre 4 mila miliardi di alcune voci di spesa
  (trasferimenti alle regioni, supplenze scolastiche,
  rimborsi di imposte).  Anche la stima di gettito del
  concordato fiscale appare ottimistica: numerosi centri
  studi segnalano un probabile gettito di 6 mila miliardi
  circa la metà della cifra iscritta in bilancio.  L'adesione
  dei contribuenti potrebbe essere inferiore al previsto,
  per l'incertezza sui contributi previdenziali ed
  assistenziali dovuti per le forti sanzioni e gli elevati
  interessi di mora".  In questa parte della relazione
  leggiamo una condanna - ringraziamo il relatore per la sua
  onestà intellettuale - della politica fiscale del Governo
  che ci presenta l'assestamento.  Quando il relatore
  - lo ripeto - nella sua onestà intellettuale è costretto
  ad ammettere per iscritto fatti di questo genere, non ci
  resta che dire al Governo Dini, ad un Governo dei tecnici,
  che non è capace di prelevare le imposte in maniera
  sensibile e ordinata della platea dei contribuenti, dando
  luogo addirittura ad una incertezza sui contributi
  previdenziali ed assistenziali dovuti, a forti sanzioni e
  ad elevati interessi di mora!  Si tratta quindi di una
  politica fiscale che dimostra che il Governo Dini non è
  proprio all'altezza della definizione di Governo dei
  tecnici che gli viene attribuita correntemente dai
  giornali, ma che viene smentita dai fatti citati dal
  relatore.
    Si legge ancora nella relazione: "Anche gli oneri per
  interessi potrebbero superare la cifra di 192 mila
  miliardi stimata nell'ultima relazione trimestrale di
  cassa.  L'elevato <premio al rischio+ sulle emissioni di
  titoli, l'incerto quadro politico, la ripresa
  dell'inflazione e le difficoltà del dollaro sono i fattori
  principali che condizioneranno il collocamento dei titoli
  (...)".  Sono tutte situazioni oggettive, onorevole
  Presidente, onorevoli colleghi, che vorremmo rassegnare
  anche all'attenzione di quell'altissima autorità, la quale
  pensa che si possa continuare in una condizione di questo
  genere.  Non sono tra coloro i quali si appassionano alle
  dispute sui concetti di democrazia sospesa, di democrazia
  interrotta, o altro, ma appartengo alla categoria dei
  rappresentanti del popolo.  Mi onoro, anzi, di appartenere
  a quest'Assemblea, liberamente eletta, nella quale la
  nostra libera voce deve denunziare uno stato di fatto che
  conclama la necessità di creare urgentemente le condizioni
  affinché il paese possa riprendere - sulla base di
  maggioranze liberamente espresse e non tradite da vicende
  personali, da scelte individuali o di piccoli gruppi - il
  proprio cammino.  Ciò deve avvenire, ripeto, nella
  legittimità della rappresentanza espressa dal voto
  popolare e nell'ambito di un disegno che non può che avere
  una sua organicità attraverso l'individuazione degli
  obiettivi da realizzare, degli strumenti per realizzarli,
  attraverso cioè l'individuazione di tutto ciò che è
  necessario ad una comunità civilmente organizzata per
  realizzare le sue finalità, in
 
                             Pag. 14926
 
  senso politico, dando a questo aggettivo il  significato
  più alto che esso ha e merita nella cultura del nostro
  tempo, ma direi anche di tutti i tempi.
    Vorrei ricordare ancora una volta "lo scrivano
  fiorentino", Niccolò Machiavelli, il quale può essere
  considerato come si vuole, ma certo non può essere
  tacciato di incompetenza in materia di princìpi della
  politica, poiché egli ha inventato determinati teoremi,
  sui quali ancora oggi ci arrovelliamo e la cui
  utilizzazione è doverosa.  Nell'elaborare le sue tesi di
  scienza politica Machiavelli era giunto alla riflessione
  secondo la quale con le parole non si governano gli Stati.
  Abbiamo invece l'impressione che qui si voglia mandare
  avanti il Governo della  res publica,  della comunità
  nazionale, con le parole.  Non ci siamo, perché contano i
  fatti, e le parole non possono cancellare i fatti ai quali
  ha dato luogo la spinta popolare, il convincimento, la
  decisione popolare manifestata nelle elezioni.  Ma quando
  tale decisione viene offuscata da determinate scelte
  successive di gruppi o individui, la volontà popolare deve
  essere di nuovo riaffermata nella sua libertà, affinché il
  popolo stesso possa provvedere attraverso il consenso o il
  dissenso, a creare gli indirizzi generali per il cammino
  ulteriore della comunità.  Le mie, onorevole Presidente,
  non sono divagazioni, ma constatazioni, la cui veridicità
  ci viene suggerita anche dalla relazione che è sotto i
  nostri occhi.
    Vorrei inoltre fare cenno all'impegno che i colleghi hanno
  onestamente profuso nelle Commissioni di merito, i cui
  pareri vanno considerati in questa fase.  Infatti, se in
  sede di discussione sulle linee generali non ampliamo la
  eco delle osservazini che sono state avanzate in
  Commissione, manchiamo di riguardo al lavorn che i
  colleghi hanno svolto con fatica e non facciamo il nostro
  dovere nell'ambito di una considerazione generale dei
  problemi che sono stati sollevati in quella sede.  Quasi
  tutte le Commissioni hanno manifestato le loro riserve e
  soprattutto hanno preceduto il relatore nel sottolineare
  la dilatazione del fenomeno dei residui passivi.  La
  dilatazione, per così dire, dei residui passivi dipende da
  determinate anomalie della contabilità
  di Stato; ancora una volta ci troviamo d'accordo con il
  relatore e dobbiamo riconoscere la sua onestà
  intellettuale: è urgente ed  indifferibile la fissazione,
  sul terreno politico, di regole, per dare al bilancio un
  significato, per predisporre non un formale documento
  contabile, che trascina da un esercizio all'altro le poste
  di bilancio, ma un documento realistico, il più vivo
  possibile, che faccia fronte all'esigenza da noi
  prospettata in quest'aula, anni or sono, in sede di
  riforme della legge sulla contabilità dello Stato.
  Dovrebbe essere, dunque, il documento riassuntivo della
  sessione di programma che dovrebbe tenersi in questa
  occasione ed il cui scopo è constatare i risultati delle
  spese, la realizzazione delle spese autorizzate.  Penso
  alla differenza fra spese autorizzate e residui passivi e
  al fatto che tali spese sono maggiori dei residui stessi:
  l'intersecarsi tra i due dati richlamati non rende
  trasparente il bilancio ed induce in errore coloro che su
  di esso devono deliberare.
    Si tratta di riforme strutturali a cui avrebbe dovuto
  porre mano il Governo dei tecnici, al quale avremmo dato
  il conforto del nostro modesto suggerimento; l'esecutivo
  avrebbe potuto cercare di accelerare la realizzazione di
  queste riforma e nei mesi passati, avrebbe potuto fornire
  il suo contributo per l'attuazione dell'impostazione
  richiamata, al fine di dare frutti capaci - questi sì - di
  influire positivamente sui mercati.  Riordino della finanza
  pubblica, riduzione, fino all'abolizione, dei residui
  passivi: questi sono i provvedimenti tecnici che avrebbero
  potuto dare un respiro nuovo alla finanza pubblica in
  relazione alle esigenze alle necessità della comunità
  nazionale.
    Consideriamo i pareri espressi dalle varie Commissioni.
  Intendo in primo luogo evidenziare le osservazioni
  dell'VIII Commissione (ambiente, territorio e lavori
  pubblici).  Si afferma che "per quanto riguarda il
  rendiconto ANAS, come si rileva dalla relazione della
  Corte dei conti, risultano residui passivi sostanziosi, di
  cui circa il 35 per cento sono residui di stanziamento, e
  preso atto che negli approfondimenti svolti dalla
  Commissione (...) è stata evidenziata da
 
                             Pag. 14927
 
  parte dell'ente stesso una disponibilità di  residui
  notevolmente inferiore, si sottolinea l'esigenza di un
  chiarimento di merito al riguardo".  Sono aspetti che
  devono essere sottolineati con forza in Assemblea, perché
  indicano una patologia nella manovra in riferimento a
  soggetti pubblici come l'Azienda nazionale autonoma delle
  strade; si tratta di questioni che devono essere
  approfondite e che io intendo evidenziare.  Si richiamano,
  poi, "le gravissime difficoltà di programmazione" che
  emergono dal rendiconto "e di gestione dell'intervento nei
  diversi settori, documentate da un notevole accumulo di
  residui passivi"; tutto ciò per quanto riguarda i
  Ministeri dell'ambiente e dei lavori pubblici.  Sono
  affermazioni contenute, ripeto, nel parere espresso
  dall'VIII Commissione (ambiente, territorio e lavori
  pubblici).
    Citerò qualche altro parere delle Commissioni; in quello
  della X Commissione (attività produttive) è scritto tra
  l'altro: "considerato che i livelli dei residui passivi
  registrano valori ancora assai elevati, segnalando la
  inadeguatezza della capacità di spesa dell'apparato
  amministrativo dello Stato, ritenuto che tale dato sia
  preoccupante relativamente allo stato di previsione del
  Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato
  ed agli altri capitoli di competenza della Commissione, i
  quali direttamente incidono sui processi di sviluppo
  economico ed industriale che pure registrano nella attuale
  congiuntura segnali positivi".
    La macchina dello Stato, dunque, non funziona; che cosa
  occorre di più per avere un parere fortemente negativo su
  ciò che si è verificato?  Non ha funzionato non per colpa
  di condizionamenti politici o quant'altro, ma per
  responsabilità diretta di un Governo di tecnici il quale,
  nella sua terzietà, nella sua estraneità rispetto alla
  politica, avrebbe potuto, quanto meno, censurare con forza
  la situazione esistente.  Indubbiamente vi sono stati
  sforzi individuali; conosciamo la competenza dei ministri
  e il giudizio che esprimo non riguarda le singole persone,
  non ho difficoltà a riconoscere la rispettabilità di
  chiunque.  Tuttavia devo registrare la inaccettabilità
  politica di un
  Governo di tecnici che si presenta con un  assestamento
  che ha prodotto quei giudizi negativi che culminano in
  quello netto della Commissione lavoro la quale,
  all'indomani della riforma pensionistica, ha deliberato di
  riferire in senso contrario sulla manovra di assestamento
  del bilancio e sul rendiconto dello Stato.
    Il nostro discorso, dunque, signor Presidente, non è
  pretestuoso ma parte da un preciso angolo visuale, cioè
  dalla piattaforma centrale, quella dei doveri del
  Parlamento.  Ebbene tale nostro ragionamento, sulla base di
  argomenti inoppugnabili di natra documentale riconosciuti
  dagli stessi settori che hanno deciso di sostenere il
  cosiddetto Governo dei tecnici, giunge alla conclusione
  che non si può proseguire in questo modo.  Vorrei che di
  tali elementi, dei dati concreti, dell'incapacità nella
  gestione della spesa, della paralisi nell'assunzione delle
  decisioni, dello scandaloso andamento dei conti pubblici
  per cui da un lato si tassano i cittadini e dall'altro si
  accumulano residui passivi, di una situazione
  intollerabile che produce disoccupazione e disagio
  nell'intera comunità nazionale, si tenesse conto nelle
  sedi responsabili - Presidenze dei due rami del Parlamento
  e Presidenza della Repubblica - affinché si giunga alla
  conclusione prevista dalla Carta costituzionale.
    Lo scioglimento delle Camere non è un dramma
  istituzionale: chi è presente in questa Camera da qualche
  legislatura sa bene che la temperie politica italiana è
  tale per cui sono più le legislature che si concludono
  incompiutamente rispetto a quelle che giungono al loro
  termine naturale.  Sono alla mia settima legislatura ed ho
  visto una sola legislatura completa (e che legislatura!),
  quella dal 1987 al 1992.  Essa è stata completata perché
  cosi doveva essere: sembrava la zattera della Medusa sulla
  quale i naufraghi, addentandosi fra di loro, cercavano di
  raggiunere lidi di salvezza (così non è stato, ma ciò non
  interessa il dibattito odierno).
    Concludo, signor Presidente con l'auspicio che i lavori
  dedicati alla discussione dei disegni di legge concernenti
  il rendiconto e l'assestamento si svolgano considerando il
 
                             Pag. 14928
 
  realismo delle cifre e il significato politico  grave che
  tali documenti assumono nel momento presente; un momento
  che può contribuire a far prendere quelle decisioni dovute
  nel rispetto del grande protagonista delle venture o delle
  sventure della patria, il popolo italiano  (Applausi dei
  deputati del gruppo di alleanza nazionale).
 
DATA=950919 FASCID=STA12-241 TIPOSTA=STA LEGISL=12 NCOMM= SEDE= NSTA=0241 TOTPAG=0068 TOTDOC=0107 NDOC=0028 TIPDOC=O DOCTIT=0008 COMM= DI PAGINIZ=0015 RIGINIZ=051 PAGFIN=0020 RIGFIN=007 UPAG=NO PAGEIN=14923 PAGEFIN=14928 SORTRES=9509193 SORTDDL= FASCIDC=12STA 00241 SORTNAV=59509192 00241 200000 ZZSTA241 NDOC0028 TIPDOCO DOCTIT0008 NDOC0008



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