| RAFFAELE VALENSISE. Signor Presidente, la ringrazio, ma
credo di essere il solo iscritto a parlare del mio
gruppo.
Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione la
relazione dell'onorevole Di Rosa che, nonostante il suo
cognome, non ha potuto, nella sua onestà intellettuale,
vedere tutto rosa nei disegni di legge relativi al
rendiconto e all'assestamento.
Vorrei dedicare alle preoccupazioni oneste con le quali
l'onorevole Di Rosa ha accompagnato le proprie relazioni
scritta ed orale qualche ricordo, delle proposte
strutturali che la nostra parte politica avanzò in sede di
riforma della legge n. 468, quando era in fase di
elaborazione il testo della legge n. 362 attualmente in
vigore.
Proponemmo che il bilancio di assestamento fosse
l'occasione per una sessione di programma. Esaminare il
rendiconto e l'assestamento senza una valutazione della
situazione economica generale del paese e, soprattutto,
senza una ricognizione di quello che e stato speso e degli
obiettivi che sono stati o meno conseguiti non ha senso
perché non pone il Parlamento nella condizione di creare
le premesse per i nuovi indirizzi di bilancio.
Noi proponevamo l'istituzione di una sessione di programma
in concomitanza con la sessione del rendiconto e
dell'assestamento che oggi stiamo celebrando. I fatti ci
danno ragione e ci dà ragione anche l'onestà intellettuale
del relatore che ha dovuto registrare diverse incongruenze
nella situazione al nostro esame.
Dobbiamo rilevare che purtroppo anche il
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rendiconto per l'esercizio finanziario 1994 e
l'assestamento per il 1995 vengono presentati senza che la
contabilità generale dello Stato disponga dei supporti di
natura tecnico-informatica che tutti auspicano ma che
ancora non vengono utilizzati. Il comitato di controllo
per la spesa pubblica ha proceduto nelle scorse settimane
ad una serie di interessantissime audizioni, nel corso
delle quali è sato possibile constatare che gli organi
dello Stato che presiedono alla spesa pubblica dispongono
di un completa informatizzazione, la cui utilizzazione non
è pero funzionale agli scopi conoscitivi che rappresentano
la premessa per la sessione di bilancio 1996. Il vecchio
adagio "conoscere per deliberare" non viene rispettato se
non ci si avvale di strumenti moderni come quelli
informatici.
Nel comitato per il controllo della spesa pubblica
un'autorità nel campo dell'informatica ci aveva assicurato
che era stata effettuata l'informatizzazione degli organi
contabili dello Stato, ma il Governo dei tecnici non ha
dato la spinta necessaria per l'utilizzazione dei dati
raccolti. Questa sarebbe stata la base idonea per la
formazione del prossimo bilancio dello Stato, le cui
fondamenta vengono gettate in fase di assestamento.
Non possiamo, quindi, cogliere gli aspetti rosei su cui si
è soffermato il relatore, onorevole Di Rosa, ma dobbiamo
prendere nella dovuta considerazione, con onestà
intellettuale perché si tratta di dati oggettivi
pregludiziali al risanamento della finanza pubblica,
alcune delle valutazioni del relatore medesimo.
In primo luogo non si può non riscontrare che
l'assestamento concerne dati numerici e non tiene conto
delle carenze che si sono registrate in questo periodo, né
delle direttive, eseguite e non.
Vi è poi una considerazione di ordine politico da fare,
dal momento che esaminiamo il rendiconto e l'assestamento
del bilancio dello Stato in una situazione politica
anomala perché il rendiconto riguarda il bilancio gestito
da un Governo, mentre l'assestamento concerne il bilancio
gestito da un successivo Governo, il cosiddetto Governo
dei tecnici (in Commissione ho fatto anche un conto in
dodicesimi, ma non è
questo il punto). Il fatto è che tutti dobbiamo auspicare
- è un dato che il relatore deve registrare - che la
procedura di bilancio abbia il respiro di una legislatura,
perché soltanto questa, insieme con un Governo che abbia
il respiro di una legislatura, potrebbe dare sollievo alla
finanza pubblica e consentire di affrontare i problemi
irrisolti della stessa. Essi incidono in senso negatfvo
sulla situazione sociale ed economica italiana e non
trovano soluzione a causa della ipoteca, per così dire,
politica-non politica che blocca il respiro di
legislatura. Lo ripeto, solo una procedura di bilancio che
abbia il respiro di una legislatura potrebbe produrre
risultati confacenti alle esigenze di sviluppo e di
crescita dell'intera comunità nazionale.
Il Governo dei tecnici si è presentato con una manovra
aggiuntiva, la legge n. 85 del 1995. Noi della nostra
parte politica abbiamo preso posizione contro una manovra
che si è manifestata inopportuna e che ha dato esiti
negativi. A consuntivo, infatti, si sono registrati un
aumento dell'inflazione ed una battuta d'arresto dello
sviluppo socio-economico del paese, come risulta dai
pareri espressi dalle Commissioni. Alcune situazioni non
sono state sanate proprio a causa del respiro corto,
provvisorio, transeunte della legislatura. Tutto è
passeggero nella vita degli uomini e delle comunità, ma a
livello istituzionale la precarietà - tra l'altro da una
gestione mese per mese si sta degradando ad una gestione
settimana per settimana, se non addirittura giorno per
giorno - è contraria all'interesse nazionale.
La richiesta di dar luogo alla consultazione popolare e di
termine di questa fase provvisoria del Governo in carica -
il cosiddetto Governo dei tecnici, che si è autodefinito
provvisorio e che non ha rispondenza alcuna se non nella
sua istituzione e nomina da parte del Capo dello Stato ed
è sorretto da maggioranze manifestatesi occasionalmente -
dovrebbe rappresentare quindi un dato di fatto, anche alla
luce dell'incidenza negativa del suo operato sui conti
pubblici.
Il Governo Dini mena vanto di taluni risultati che si
sarebbero ottenuti in questo periodo (ve ne sono alcuni
echi anche nella relazione dell'onorevole Di Rosa);
tuttavia, vi sono, a mio avviso, alcuni aspetti che non
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possono essere ignorati. Mi riferisco in primo luoo allo
stimolo dato ai processi inflattivi - come dicevo poc'anzi
- con le ricadute ad essi connesse e, in secondo luogo,
allo stato delle autonomie locali. Non è accettabile che
le economie di bilancio vengano realizzate - mi riferisco
alla legge n. 85, alla manovra, suppletiva del Governo
Dini - attraverso una ricaduta pesantemente negativa sui
bilanci degli enti locali e delle autonomie locali. Il
prelievo di 600 miliardi attuato in quell'occasione, in
danno degli enti locali fortemente contrastato dalla mia
parte politica - ha, infatti, una ricaduta negativa che
possiamo rilevare nel bilanci degli enti locali di tutta
Italia e, in particolare, in quelli del Mezzogiorno. La
capacità di prelievo di questi ultimi è, infatti,
certamente più ristretta poiché, laddove la platea dei
contribuenti versa in condizioni di disagio
socio-economico, è evidente che i prelievi diretti degli
enti locali costituiscono indubbiamente una risorsa
inferiore, come possibilità di gettito e capacità di
prelievo, rispetto a quelle di altri territori del
paese.
Se consideriamo questo dato di fatto assieme ad altri che
sono veramente importanti, dobbiamo dare ragione al
relatore che, dopo una introduzione in parte elogiativa
della situazione relativa all'assestamento per il 1995, è
però costretto a riconoscere l'esistenza di elementi di
incertezza, alcuni dei quali vengono segnalati nella
relazione che accompagna lo stesso disegno di legge per
l'ascestamento: "il forte aumento degli oneri per
interesse (per oltre 13 mila miliardi), l'aumento per
oltre 4 mila miliardi di alcune voci di spesa
(trasferimenti alle regioni, supplenze scolastiche,
rimborsi di imposte). Anche la stima di gettito del
concordato fiscale appare ottimistica: numerosi centri
studi segnalano un probabile gettito di 6 mila miliardi
circa la metà della cifra iscritta in bilancio. L'adesione
dei contribuenti potrebbe essere inferiore al previsto,
per l'incertezza sui contributi previdenziali ed
assistenziali dovuti per le forti sanzioni e gli elevati
interessi di mora". In questa parte della relazione
leggiamo una condanna - ringraziamo il relatore per la sua
onestà intellettuale - della politica fiscale del Governo
che ci presenta l'assestamento. Quando il relatore
- lo ripeto - nella sua onestà intellettuale è costretto
ad ammettere per iscritto fatti di questo genere, non ci
resta che dire al Governo Dini, ad un Governo dei tecnici,
che non è capace di prelevare le imposte in maniera
sensibile e ordinata della platea dei contribuenti, dando
luogo addirittura ad una incertezza sui contributi
previdenziali ed assistenziali dovuti, a forti sanzioni e
ad elevati interessi di mora! Si tratta quindi di una
politica fiscale che dimostra che il Governo Dini non è
proprio all'altezza della definizione di Governo dei
tecnici che gli viene attribuita correntemente dai
giornali, ma che viene smentita dai fatti citati dal
relatore.
Si legge ancora nella relazione: "Anche gli oneri per
interessi potrebbero superare la cifra di 192 mila
miliardi stimata nell'ultima relazione trimestrale di
cassa. L'elevato <premio al rischio+ sulle emissioni di
titoli, l'incerto quadro politico, la ripresa
dell'inflazione e le difficoltà del dollaro sono i fattori
principali che condizioneranno il collocamento dei titoli
(...)". Sono tutte situazioni oggettive, onorevole
Presidente, onorevoli colleghi, che vorremmo rassegnare
anche all'attenzione di quell'altissima autorità, la quale
pensa che si possa continuare in una condizione di questo
genere. Non sono tra coloro i quali si appassionano alle
dispute sui concetti di democrazia sospesa, di democrazia
interrotta, o altro, ma appartengo alla categoria dei
rappresentanti del popolo. Mi onoro, anzi, di appartenere
a quest'Assemblea, liberamente eletta, nella quale la
nostra libera voce deve denunziare uno stato di fatto che
conclama la necessità di creare urgentemente le condizioni
affinché il paese possa riprendere - sulla base di
maggioranze liberamente espresse e non tradite da vicende
personali, da scelte individuali o di piccoli gruppi - il
proprio cammino. Ciò deve avvenire, ripeto, nella
legittimità della rappresentanza espressa dal voto
popolare e nell'ambito di un disegno che non può che avere
una sua organicità attraverso l'individuazione degli
obiettivi da realizzare, degli strumenti per realizzarli,
attraverso cioè l'individuazione di tutto ciò che è
necessario ad una comunità civilmente organizzata per
realizzare le sue finalità, in
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senso politico, dando a questo aggettivo il significato
più alto che esso ha e merita nella cultura del nostro
tempo, ma direi anche di tutti i tempi.
Vorrei ricordare ancora una volta "lo scrivano
fiorentino", Niccolò Machiavelli, il quale può essere
considerato come si vuole, ma certo non può essere
tacciato di incompetenza in materia di princìpi della
politica, poiché egli ha inventato determinati teoremi,
sui quali ancora oggi ci arrovelliamo e la cui
utilizzazione è doverosa. Nell'elaborare le sue tesi di
scienza politica Machiavelli era giunto alla riflessione
secondo la quale con le parole non si governano gli Stati.
Abbiamo invece l'impressione che qui si voglia mandare
avanti il Governo della res publica, della comunità
nazionale, con le parole. Non ci siamo, perché contano i
fatti, e le parole non possono cancellare i fatti ai quali
ha dato luogo la spinta popolare, il convincimento, la
decisione popolare manifestata nelle elezioni. Ma quando
tale decisione viene offuscata da determinate scelte
successive di gruppi o individui, la volontà popolare deve
essere di nuovo riaffermata nella sua libertà, affinché il
popolo stesso possa provvedere attraverso il consenso o il
dissenso, a creare gli indirizzi generali per il cammino
ulteriore della comunità. Le mie, onorevole Presidente,
non sono divagazioni, ma constatazioni, la cui veridicità
ci viene suggerita anche dalla relazione che è sotto i
nostri occhi.
Vorrei inoltre fare cenno all'impegno che i colleghi hanno
onestamente profuso nelle Commissioni di merito, i cui
pareri vanno considerati in questa fase. Infatti, se in
sede di discussione sulle linee generali non ampliamo la
eco delle osservazini che sono state avanzate in
Commissione, manchiamo di riguardo al lavorn che i
colleghi hanno svolto con fatica e non facciamo il nostro
dovere nell'ambito di una considerazione generale dei
problemi che sono stati sollevati in quella sede. Quasi
tutte le Commissioni hanno manifestato le loro riserve e
soprattutto hanno preceduto il relatore nel sottolineare
la dilatazione del fenomeno dei residui passivi. La
dilatazione, per così dire, dei residui passivi dipende da
determinate anomalie della contabilità
di Stato; ancora una volta ci troviamo d'accordo con il
relatore e dobbiamo riconoscere la sua onestà
intellettuale: è urgente ed indifferibile la fissazione,
sul terreno politico, di regole, per dare al bilancio un
significato, per predisporre non un formale documento
contabile, che trascina da un esercizio all'altro le poste
di bilancio, ma un documento realistico, il più vivo
possibile, che faccia fronte all'esigenza da noi
prospettata in quest'aula, anni or sono, in sede di
riforme della legge sulla contabilità dello Stato.
Dovrebbe essere, dunque, il documento riassuntivo della
sessione di programma che dovrebbe tenersi in questa
occasione ed il cui scopo è constatare i risultati delle
spese, la realizzazione delle spese autorizzate. Penso
alla differenza fra spese autorizzate e residui passivi e
al fatto che tali spese sono maggiori dei residui stessi:
l'intersecarsi tra i due dati richlamati non rende
trasparente il bilancio ed induce in errore coloro che su
di esso devono deliberare.
Si tratta di riforme strutturali a cui avrebbe dovuto
porre mano il Governo dei tecnici, al quale avremmo dato
il conforto del nostro modesto suggerimento; l'esecutivo
avrebbe potuto cercare di accelerare la realizzazione di
queste riforma e nei mesi passati, avrebbe potuto fornire
il suo contributo per l'attuazione dell'impostazione
richiamata, al fine di dare frutti capaci - questi sì - di
influire positivamente sui mercati. Riordino della finanza
pubblica, riduzione, fino all'abolizione, dei residui
passivi: questi sono i provvedimenti tecnici che avrebbero
potuto dare un respiro nuovo alla finanza pubblica in
relazione alle esigenze alle necessità della comunità
nazionale.
Consideriamo i pareri espressi dalle varie Commissioni.
Intendo in primo luogo evidenziare le osservazioni
dell'VIII Commissione (ambiente, territorio e lavori
pubblici). Si afferma che "per quanto riguarda il
rendiconto ANAS, come si rileva dalla relazione della
Corte dei conti, risultano residui passivi sostanziosi, di
cui circa il 35 per cento sono residui di stanziamento, e
preso atto che negli approfondimenti svolti dalla
Commissione (...) è stata evidenziata da
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parte dell'ente stesso una disponibilità di residui
notevolmente inferiore, si sottolinea l'esigenza di un
chiarimento di merito al riguardo". Sono aspetti che
devono essere sottolineati con forza in Assemblea, perché
indicano una patologia nella manovra in riferimento a
soggetti pubblici come l'Azienda nazionale autonoma delle
strade; si tratta di questioni che devono essere
approfondite e che io intendo evidenziare. Si richiamano,
poi, "le gravissime difficoltà di programmazione" che
emergono dal rendiconto "e di gestione dell'intervento nei
diversi settori, documentate da un notevole accumulo di
residui passivi"; tutto ciò per quanto riguarda i
Ministeri dell'ambiente e dei lavori pubblici. Sono
affermazioni contenute, ripeto, nel parere espresso
dall'VIII Commissione (ambiente, territorio e lavori
pubblici).
Citerò qualche altro parere delle Commissioni; in quello
della X Commissione (attività produttive) è scritto tra
l'altro: "considerato che i livelli dei residui passivi
registrano valori ancora assai elevati, segnalando la
inadeguatezza della capacità di spesa dell'apparato
amministrativo dello Stato, ritenuto che tale dato sia
preoccupante relativamente allo stato di previsione del
Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato
ed agli altri capitoli di competenza della Commissione, i
quali direttamente incidono sui processi di sviluppo
economico ed industriale che pure registrano nella attuale
congiuntura segnali positivi".
La macchina dello Stato, dunque, non funziona; che cosa
occorre di più per avere un parere fortemente negativo su
ciò che si è verificato? Non ha funzionato non per colpa
di condizionamenti politici o quant'altro, ma per
responsabilità diretta di un Governo di tecnici il quale,
nella sua terzietà, nella sua estraneità rispetto alla
politica, avrebbe potuto, quanto meno, censurare con forza
la situazione esistente. Indubbiamente vi sono stati
sforzi individuali; conosciamo la competenza dei ministri
e il giudizio che esprimo non riguarda le singole persone,
non ho difficoltà a riconoscere la rispettabilità di
chiunque. Tuttavia devo registrare la inaccettabilità
politica di un
Governo di tecnici che si presenta con un assestamento
che ha prodotto quei giudizi negativi che culminano in
quello netto della Commissione lavoro la quale,
all'indomani della riforma pensionistica, ha deliberato di
riferire in senso contrario sulla manovra di assestamento
del bilancio e sul rendiconto dello Stato.
Il nostro discorso, dunque, signor Presidente, non è
pretestuoso ma parte da un preciso angolo visuale, cioè
dalla piattaforma centrale, quella dei doveri del
Parlamento. Ebbene tale nostro ragionamento, sulla base di
argomenti inoppugnabili di natra documentale riconosciuti
dagli stessi settori che hanno deciso di sostenere il
cosiddetto Governo dei tecnici, giunge alla conclusione
che non si può proseguire in questo modo. Vorrei che di
tali elementi, dei dati concreti, dell'incapacità nella
gestione della spesa, della paralisi nell'assunzione delle
decisioni, dello scandaloso andamento dei conti pubblici
per cui da un lato si tassano i cittadini e dall'altro si
accumulano residui passivi, di una situazione
intollerabile che produce disoccupazione e disagio
nell'intera comunità nazionale, si tenesse conto nelle
sedi responsabili - Presidenze dei due rami del Parlamento
e Presidenza della Repubblica - affinché si giunga alla
conclusione prevista dalla Carta costituzionale.
Lo scioglimento delle Camere non è un dramma
istituzionale: chi è presente in questa Camera da qualche
legislatura sa bene che la temperie politica italiana è
tale per cui sono più le legislature che si concludono
incompiutamente rispetto a quelle che giungono al loro
termine naturale. Sono alla mia settima legislatura ed ho
visto una sola legislatura completa (e che legislatura!),
quella dal 1987 al 1992. Essa è stata completata perché
cosi doveva essere: sembrava la zattera della Medusa sulla
quale i naufraghi, addentandosi fra di loro, cercavano di
raggiunere lidi di salvezza (così non è stato, ma ciò non
interessa il dibattito odierno).
Concludo, signor Presidente con l'auspicio che i lavori
dedicati alla discussione dei disegni di legge concernenti
il rendiconto e l'assestamento si svolgano considerando il
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realismo delle cifre e il significato politico grave che
tali documenti assumono nel momento presente; un momento
che può contribuire a far prendere quelle decisioni dovute
nel rispetto del grande protagonista delle venture o delle
sventure della patria, il popolo italiano (Applausi dei
deputati del gruppo di alleanza nazionale).
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