| VASSILI CAMPATELLI. Presidente, le parole pronunciate dal
collega Valensise che mi ha preceduto, le considerazioni e
le denunce da lui svolte in riferimento alla situazione di
difficoltà che si evince dai numeri alla nostra attenzione
con il consuntivo del 1994, costituiscono, al di là delle
intenzioni del collega Valensise, la migliore
dimostrazione e riprova di quanto tra breve esporrò.
I dati del rendiconto per il 1994 dimostrano in tutta
evidenza quanto grande sia la loro distanza dalle pompose
autodefinizioni del Governo Berlusconi e della sua
maggioranza. Quella maggioranza e quel Governo si
presentavano con piglio rivoluzionario, con pompose
dichiarazioni di volontà di aprire una nuova era nella
gestione della cosa pubblica. Dopo di che il consuntivo
dimostra in modo grave per il paese, ma assai malinconico
per le velleità dichiarate da quella maggioranza e da
quella compagine governativa, come in effetti (lo ripeto:
oggi possiamo dimostrarlo a consuntivo e riprendo una
dichiarazione del relatore, che pure da alcune parti è
stata criticata) i risultati della finanza pubblica per il
1994, in particolare (ciò si evidenzia dai conti, se
vogliamo leggerli con attenzione) a causa degli
accadimenti della seconda metà di quell'anno, facciano
segnalare un rallentamento nel processo di riequilibrio
avviato, a caro prezzo e con duri sacrifici soprattutto
del mondo del lavoro, l'inizio degli anni novanta.
Questo è il punto riassuntivo di un'esperienza di Governo
che ha davvero rischiato di dilapidare nel corso del 1994
la possibilità di innescare un circuito virtuoso insieme
cli risanamento dei conti pubblici e di rilancio di un
duraturo sviluppo del nostro paese.
Questo è il punto, di giudizio politico, attorno al quale
ruota l'analisi, il sezionamento dei singoli aspetti dei
documenti al nostro esame, in particolare del rendiconto,
ma anche dell'assestamento, per i riflessi che esso ha,
del cambiamento di indirizzo che si è manifestato con il
Governo dei tecnici e con la nuova maggioranza, la quale
si è sobbarcata l'onere di cercare di rimettere su binari
corretti la finanza pubblica del nostro paese.
E' un fatto da constatare, cari colleghi, che insieme a
questo stato del rendiconto 1994, al di là dei risultati
di bilancio, il fenomeno - certo, fisiologico nel nostro
paese - di uno stock pesante e crescente di residui
di passivi, dell'incapacità dello Stato (e
dell'amministrazione pubblica in senso lato) di usare con
efficienza ed efficacia le risorse che pure vengono
stanziate, nel corso del 1994 questo male antico, che non
poteva essere avviato a completa soluzione - era
impossibile pretenderlo, ma abbiamo ascoltato promesse
demagogiche anche in questo senso - ha semmai subito un
aggravamento.
Ed allora, dobbiamo mostrare tutti grande cautela, prima
nel promettere e poi nell'esaminare e prospettare gli
scenari futuri. Mi pongo allora una domanda - ecco il
punto politico di legame tra l'esame del rendiconto 1994 e
dell'assestamento - e la pongo ai colleghi che sono più
critici (questo mi sembra il senso delle espressioni di
anomalia o di sospensione del momento politico in cui ci
troviamo).
Se il Governo Dini e questa maggioranza - e non è
un'impressione ma un dato di fatto - non si fossero
assunti talune responsabilità, in modo particolare
l'onerosa - sul piano politico - responsabilità della
manovra del decreto-legge n. 41 del marzo scorso, sarebbe
possibile oggi, in sede di assestamento del bilancio di
previsione per il 1995 attestare che per la prima volta
dopo un triennio vi è stato un miglioramento della
situazione della finanza pubblica, un miglioramento del
saldo netto da finanziare pari a 7.266 miliardi?
Certo, abbiamo avuto una pesante eredità, in modo
particolare per quanto riguarda quelle misure una
tantum, i condoni, i concordati, quelle escogitazioni...
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