| VASSILI CAMPATELLI. Quelle escogitazioni apparivano tanto
intelligenti e mostravano tuttavia la loro reale
incapacità ed impossibilità di incidere in maniera
duratura sul risanamento dei conti pubblici del nostro
paese. Questo è il nodo della perdita di credibilità
internazionale che si è avuta all'indomani della nascita
del Governo Berlusconi.
E allora, che senso ha oggi la crescente agitazione sul
tema, per esempio, del concordato fiscale? Che senso ha
che oggi, coloro che solo un anno fa hanno giurato e
scommesso sulle grandi virtù di quel processo e in base a
quella previsione in finanziaria hanno appostato 12.500
miliardi di entrate, preparando le condizioni del rischio
di esplosione del malcontento così diffuso, di fronte al
fatto che si arriva al dunque ritraggono la mano quasi
impauriti e cercano in modo affannoso e talvolta penoso di
ritirare la loro firma e la loro paternità da una misura
rispetto alla quale chi vi parla ebbe a dichiarare, quando
altra maggioranza ed altri colleghi sostenevano il
concordato fiscale, tutta la sua strumentalità? Si
trattava infatti - e i colleghi lo sapevano bene - di
celare un deficit di 12.500 miliardi (perché le entrate
non ci sarebbero state) oppure semplicemente di chiamare
con un altro nome quello che in realtà oggi è un prelievo
di 12.500 miliardi!
Ma era il tempo in cui si diceva che si potevano risanare
i conti dello Stato diminuendo la pressione fiscale e si
escogitavano queste manovre che - lo ripeto - avevano solo
una duplice lettura: o nascondere la realtà, e quindi
nascondere che ci sarebbe stato qualcuno che avrebbe
pagato quei 12.500 miliardi, oppure ammettere che questi
soldi non sarebbero entrati e quindi la via del
risanamento non sarebbe stata perseguita...
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