| VASSILI CAMPATELLI. Questa è la realtà, la ricostruzione
dello stato dei fatti; questa è l'eredità che il 1994 ha
lasciato ai conti pubblici e alla politica del nostro
paese in termini di problemi irrisolti.
Signor Presidente, colleghi, nell'esame in Commissione
abbiamo ritenuto (e voglio ribadire questo intendimento
anche nella discussione in Assemblea) di dover esaminare i
disegni di legge in questione con una attenzione
oggettiva. Sappiamo che l'incertezza politica ha riflessi
sull'attribuzione della responsabilità di gestione, nel
senso che vi sono governi che gestiscono bilanci di
previsione fatti da altri esecutivi e che le maggioranze
che sostengono i rendiconti e i bilanci di assestamento
possono essere diverse. Ci saremmo augurati (e ancora ci
auguriamo) una maggiore oggettività ed un maggior spirito
di servizio da parte di tutti i gruppi politici e
parlamentari nell'esame dei documenti di cui stiamo
parlando. Se infatti si lascerà diffondere di nuovo la
sensazione che il risanamento finanziario non rappresenta
di per sé, "la priorità" e che ai fini del rilancio
dell'economia si può abbassare la guardia sulla questione
delle entrate fiscali o del rigore finanziario nella
copertura delle leggi di spesa, diventerà assai
problematico e difficile non solo proseguire sulla via del
risanamento, ma anche cercare di collegare il risanamento
finanziario del paese con
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le necessarie prospettive di rilancio e di riforma.
L'esperienza ci ha insegnato che non si deve dare la
sensazione che il peggio sia passato e che sia possibile
allentare l'attenzione sotto il profilo del rigore dei
conti pubblici. Sulla base di tale convinzione,
occorrerebbe cercare di raggiungere una intesa tra le
parti politiche, in quanto ciò rappresenta il presupposto
per l'azione di qualunque governo e di qualunque
maggioranza che abbiano a cuore le sorti del paese. Se vi
fosse una convergenza in questo senso, potremmo dare una
forte immagine di stabilità, di raggiunta stabilizzazione,
di efficacia nell'azione di risanamento e, per questa via,
potremmo garantire anche la credibilità internazionale del
nostro paese.
Avendo presente tale quadro complessivo e sulla base delle
considerazioni di carattere generale che ho svolto,
abbiamo valutato la correttezza formale del rendiconto
(che, ripeto, appartiene ad un Governo e ad una
maggioranza di cui non facevamo parte) sotto il profilo
della rispondenza alle normative vigenti e non abbiamo
"pesato" i mesi in cui siamo stati nella maggioranza e
quelli all'opposizione. Con la consapevolezza di svolgere,
anche attraverso questa scelta, il nostro dovere al
servizio del paese, abbiamo ritenuto necessario e giusto
dare il nostro appoggio e il nostro voto faorevole sia al
rendiconto del 1994 (mantenendo peraltro il giudizio
politico sull'esperienza che poc'anzi mi sono permesso di
richiamare sommariamente) sia al bilancio di assestamento
per il 1995. Quest'ultimo, in particolare, ci appare
corretto dal punto di vista formale e, nei suoi dati,
porta già il segno di una inversione di tendenza sul piano
della serietà e dell'efficienza della gestione, che è
stata possibile con il nuovo Governo e - mi sia permesso
dirlo - grazie al contributo delle forze che hanno ad esso
consentito di nascere e di superare i momenti più
difficili del suo cammino (Applausi dei deputati del
gruppo progressisti-federativo).
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