Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


125271
STA0241-0041
Stenografico d'Aula n. 241 del 19 settembre 1995 (STA12-241)
(suddiviso in 107 Unità Documento)
Unità Documento n.41 (che inizia a pag.14930 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.8)
DISCUSSIONE: C2990; C2989. LAVASS
...DISCUSSIONE: C2990; C2989.
SALVATORE CICU.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAFFAELE DELLA VALLE (Ore 9,58).
ZZSTA ZZRES ZZSTA190995 ZZSTA950919 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA241 ZZ12 ZZDI ZZLL
    SALVATORE  CICU.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
  ascoltato con doverosa e rispettosa attenzione
  l'intervento dell'onorevole Campatelli, il quale ha fatto
  risalire al 1994 e, in particolare, al Governo Berlusconi,
  il ricorso a certi toni demagogici.  Ritengo che proprio
  l'intervento dell'onorevole Campatelli sia pieno di
  demagogia e carente di quei dati obiettivi, essenziali e
  determinanti, utili a riportare il dibattito ad un livello
  produttivo.  Affermo ciò perché, conoscendo la capacità e
  l'esperienza dell'onorevole Campatelli non ritengo che
  egli intendesse ricondurre lo sfascio dei conti pubblici
  della nazione alla gestione di sette mesi, meno di un
  anno, del Governo Berlusconi.  Credo sia doveroso ricordare
  come questo sfascio abbia radici ben più lontane nel
  tempo, anche se non andrò nei riferimenti oltre l'anno
  1980.
    Io e la mia parte politica riteniamo doveroso ricordare
  una serie di dati.  Nel 1980 il debito pubblico era di poco
  superiore ai 200 mila miliardi, pari al 55 per cento circa
  del prodotto interno lordo; oggi ha superato i 2 milioni
  di miliardi ed ammonta al 120 per cento del PIL.  Nel 1980
  le spese del settore pubblico erano pari a 169 mila
  miliardi, vale a dire il 43,5 per cento del PIL; oggi
  marciano su cifre dell'ordine di 950 mila miliardi, oltre
  il 56 per cento del PIL.  Sempre nel 1980 le entrate totali
  furono pari al 34,6 per cento del PIL, mentre oggi
  superano il 47 per cento.  Se affrontiamo la questione
  sulla base di elementi obiettivi, di indici statistici
  inconfutabili, possiamo vedere come la demagogia sia
  altrove.  I fatti parlano ed i fatti sono, per esempio,
  quelli riferiti alla questione dell'occupazione durante la
  gestione del Governo Berlusconi.  Tra il 1993 e il 1994 si
  è registrata una perdita di posti di lavoro di 552 mila
  unità.  Se tuttavia, compariamo i dati del gennaio 1993 con
  quelli del gennaio 1994 la perdita ammonta addirittura a
  836 mila unità, senza contare i lavoratori posti in cassa
  integrazione, che risultano statisticamente occupati.  Nel
  corso del 1994, tra il mese di gennaio e il mese di
  luglio, si è riscontrata una crescita di occupati di 205
  mila unità.  E non basta perché i dati sono inficiati
  dall'effetto della cassa integrazione che nel
 
                             Pag. 14931
 
  1993 era in notevole aumento e che nella  seconda metà del
  1994 ha invece subito un crollo.
    Tutto ciò significa che nel 1993, durante la gestione del
  Governo Ciampi, i disoccupati effettivi erano molti di più
  (si è allora toccato il fondo) rispetto al 1994,
  caratterizzato da un'accentuata inversione di tendenza.
  D'altronde, tutti gli indicatori confermano l'aumento
  dell'impiego della forza lavoro in base alla riduzione
  della cassa integrazione (oltre il 40 per cento con punte
  del 60 per cento in taluni settori).
    Ritengo dunque che la relazione dell'onorevole Di Rosa
  pecchi in qualche modo di erroneità nell'individuazione
  dell'impostazione politica che ha determinato le linee
  programmatiche del Governo Berlusconi.
    Con riferimento ai dati della bilancia commerciale la
  quale ha registrato un incremento di importazione di merci
  (quindi un vasto recupero della domanda interna), il dato
  statistico è di circa 45 mila miliardi di saldo positivo.
  Faccio rilevare al relatore che con riferimento
  all'inflazione (visto e considerato che sin dal 1993 tutto
  era andato bene e che l'unico "buco" sarebbe stato creato
  lo scorso anno!) nel 1994, quest'ultima ha continuato a
  scendere fino a portarsi, per la prima volta dopo 25 anni,
  al di sotto del 4 per cento.
    Avevamo avvisato, nel febbraio del 1995, nel momento in
  cui si andava ad approvare una manovra finanziaria
  correttiva, che con quel tipo di impostazione vi era il
  rischio che l'inflazione raggiungesse livelli eccessivi,
  il che avrebbe posto in condizioni di notevole difficoltà
  il risanamento dei conti pubblici.  Credo sia questo il
  modo corretto di effettuare comparazioni, basandosi su
  dati precisi e rapportati ai momenti storici della finanza
  pubblica italiana.
      La produzione industriale nel 1994 registrava un
  incremento di poco superiore al 5 per cento, riportandosi
  così ai livelli del 1990, anno pre-crisi.  Il prodotto
  interno lordo, invece, nel 1994 si è attestato su un
  livello superiore del 2 per cento, con un profilo che
  trascina sul 1995 un elevato tasso di crescita.  Riteniamo,
  signor Presidente onorevoli colleghi, che finalmente si
  sia avuta la vera svolta nella finanza pubblica
  italiana, con la determinazione, la chiarezza di intenti,
  con una visibilità esterna forte.  Non credo che il livello
  internazionale abbia subito un momento di decadimento, in
  quell'anno, con quel Governo.  Credo invece che, in
  quell'anno e con quel Governo, appunto, si sia ripresa
  quell'attività internazionale che ha dato finalmente
  segnali forti di ripresa, di spinta economica e,
  soprattutto, di correttezza nella gestione dei conti
  pubblici.  Ciò ha posto in rilievo la necessità di
  ripristinare quello che i portatori di idee istituzionali
  e costituzionali avevano impostato prima del 1980, quindi
  la necessità di riforme che diano a questo paese la
  possibilità di non cadere in un baratro da cui non ci si
  può risollevare.
    Ritengo quindi doveroso affermare in modo obiettivo che,
  da un punto di vista formale, vi è stato sicuramente un
  pareggio, una situazione di correttezza che è stata posta
  in evidenza dallo stesso relatore.  Con il mio brevissimo
  intervento desidero però far rilevare che, invece,
  sull'impostazione politica non concordiamo in alcun modo.
  Soprattutto, non accettiamo la possibilità che i dati
  vengano travisati, strumentalizzati ed utilizzati in
  maniera distorta.  Oggi abbiamo sentito l'onorevole
  Campatelli affermare con determinazione che la sua parte
  politica si è assunta piena responsabilità nel sostenere
  un Governo di tecnici.  E' una novità che abbiamo appreso
  da poco, perché nel momento in cui tale Governo di tecnici
  nasceva non sembrava che la parte politica dell'onorevole
  Campatelli fosse intenzionata ad accollarsi tutta questa
  responsabilità.  Tuttavia, non vogliamo certamente aprire
  su questo punto una spaccatura che porti a
  contrapposizioni, intendiamo semplicemente far rilevare
  che con il Governo Berlusconi le forze politiche di
  centro-destra si erano assunte, con piena visibilità, un
  impegno nei confronti del paese, con un patto per i
  cittadini, con un programma ben definito che hanno inteso
  coraggiosamente portare avanti e, soprattutto, con un
  mandato elettorale democratico ricevuto dal paese.  Oggi
  siamo di fronte alla sospensione di quel patto democratico
  di legittimazione e nessuna responsabilità credo possa
  essere assunta con toni trionfalistici.
 
                             Pag. 14932
 
  Ritengo, pertanto che la mia parte politica debba,
  serenamente e con grande equilibrio, valutare i dati che
  sono stati da me immodestamente riportati, per svolgere
  alcune considerazioni finali, che certamente ci vedranno
  ancora una volta partecipi della storia e della crescita
  di questa nazione e, soprattutto, della dialettica e del
  dibattito che si sviluppano in Parlamento; ci vedranno
  altresì (come ci hanno visti in momenti determinanti per
  il sostegno dell'economia) compiere ancora una volta
  scelte coraggiose affinché si possa procedere verso quelle
  riforme che ancora oggi non vengono realizzate.  Riteniamo
  peraltro importante che la nostra impostazione politica
  venga ripresa nella prossima immediata manovra
  finanziaria.  Una legge finanziaria che dovrà fare i conti
  con il divario, sempre più accentuato, tra nord e sud, con
  un progetto per il risanamento del Mezzogiorno che
  contenga elementi di trasparenza, di sussidiarietà, che
  contempli la possibilità di una crescita studiata,
  progettata, non demandata ancora una volta ad
  un'impostazione di spesa pubblica finalizzata unicamente
  allo sviluppo di un discorso elettorale  (Applausi dei
  deputati dei gruppi di forza Italia e federalisti e
  liberaldemocratici).
 
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