| SALVATORE CICU. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
ascoltato con doverosa e rispettosa attenzione
l'intervento dell'onorevole Campatelli, il quale ha fatto
risalire al 1994 e, in particolare, al Governo Berlusconi,
il ricorso a certi toni demagogici. Ritengo che proprio
l'intervento dell'onorevole Campatelli sia pieno di
demagogia e carente di quei dati obiettivi, essenziali e
determinanti, utili a riportare il dibattito ad un livello
produttivo. Affermo ciò perché, conoscendo la capacità e
l'esperienza dell'onorevole Campatelli non ritengo che
egli intendesse ricondurre lo sfascio dei conti pubblici
della nazione alla gestione di sette mesi, meno di un
anno, del Governo Berlusconi. Credo sia doveroso ricordare
come questo sfascio abbia radici ben più lontane nel
tempo, anche se non andrò nei riferimenti oltre l'anno
1980.
Io e la mia parte politica riteniamo doveroso ricordare
una serie di dati. Nel 1980 il debito pubblico era di poco
superiore ai 200 mila miliardi, pari al 55 per cento circa
del prodotto interno lordo; oggi ha superato i 2 milioni
di miliardi ed ammonta al 120 per cento del PIL. Nel 1980
le spese del settore pubblico erano pari a 169 mila
miliardi, vale a dire il 43,5 per cento del PIL; oggi
marciano su cifre dell'ordine di 950 mila miliardi, oltre
il 56 per cento del PIL. Sempre nel 1980 le entrate totali
furono pari al 34,6 per cento del PIL, mentre oggi
superano il 47 per cento. Se affrontiamo la questione
sulla base di elementi obiettivi, di indici statistici
inconfutabili, possiamo vedere come la demagogia sia
altrove. I fatti parlano ed i fatti sono, per esempio,
quelli riferiti alla questione dell'occupazione durante la
gestione del Governo Berlusconi. Tra il 1993 e il 1994 si
è registrata una perdita di posti di lavoro di 552 mila
unità. Se tuttavia, compariamo i dati del gennaio 1993 con
quelli del gennaio 1994 la perdita ammonta addirittura a
836 mila unità, senza contare i lavoratori posti in cassa
integrazione, che risultano statisticamente occupati. Nel
corso del 1994, tra il mese di gennaio e il mese di
luglio, si è riscontrata una crescita di occupati di 205
mila unità. E non basta perché i dati sono inficiati
dall'effetto della cassa integrazione che nel
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1993 era in notevole aumento e che nella seconda metà del
1994 ha invece subito un crollo.
Tutto ciò significa che nel 1993, durante la gestione del
Governo Ciampi, i disoccupati effettivi erano molti di più
(si è allora toccato il fondo) rispetto al 1994,
caratterizzato da un'accentuata inversione di tendenza.
D'altronde, tutti gli indicatori confermano l'aumento
dell'impiego della forza lavoro in base alla riduzione
della cassa integrazione (oltre il 40 per cento con punte
del 60 per cento in taluni settori).
Ritengo dunque che la relazione dell'onorevole Di Rosa
pecchi in qualche modo di erroneità nell'individuazione
dell'impostazione politica che ha determinato le linee
programmatiche del Governo Berlusconi.
Con riferimento ai dati della bilancia commerciale la
quale ha registrato un incremento di importazione di merci
(quindi un vasto recupero della domanda interna), il dato
statistico è di circa 45 mila miliardi di saldo positivo.
Faccio rilevare al relatore che con riferimento
all'inflazione (visto e considerato che sin dal 1993 tutto
era andato bene e che l'unico "buco" sarebbe stato creato
lo scorso anno!) nel 1994, quest'ultima ha continuato a
scendere fino a portarsi, per la prima volta dopo 25 anni,
al di sotto del 4 per cento.
Avevamo avvisato, nel febbraio del 1995, nel momento in
cui si andava ad approvare una manovra finanziaria
correttiva, che con quel tipo di impostazione vi era il
rischio che l'inflazione raggiungesse livelli eccessivi,
il che avrebbe posto in condizioni di notevole difficoltà
il risanamento dei conti pubblici. Credo sia questo il
modo corretto di effettuare comparazioni, basandosi su
dati precisi e rapportati ai momenti storici della finanza
pubblica italiana.
La produzione industriale nel 1994 registrava un
incremento di poco superiore al 5 per cento, riportandosi
così ai livelli del 1990, anno pre-crisi. Il prodotto
interno lordo, invece, nel 1994 si è attestato su un
livello superiore del 2 per cento, con un profilo che
trascina sul 1995 un elevato tasso di crescita. Riteniamo,
signor Presidente onorevoli colleghi, che finalmente si
sia avuta la vera svolta nella finanza pubblica
italiana, con la determinazione, la chiarezza di intenti,
con una visibilità esterna forte. Non credo che il livello
internazionale abbia subito un momento di decadimento, in
quell'anno, con quel Governo. Credo invece che, in
quell'anno e con quel Governo, appunto, si sia ripresa
quell'attività internazionale che ha dato finalmente
segnali forti di ripresa, di spinta economica e,
soprattutto, di correttezza nella gestione dei conti
pubblici. Ciò ha posto in rilievo la necessità di
ripristinare quello che i portatori di idee istituzionali
e costituzionali avevano impostato prima del 1980, quindi
la necessità di riforme che diano a questo paese la
possibilità di non cadere in un baratro da cui non ci si
può risollevare.
Ritengo quindi doveroso affermare in modo obiettivo che,
da un punto di vista formale, vi è stato sicuramente un
pareggio, una situazione di correttezza che è stata posta
in evidenza dallo stesso relatore. Con il mio brevissimo
intervento desidero però far rilevare che, invece,
sull'impostazione politica non concordiamo in alcun modo.
Soprattutto, non accettiamo la possibilità che i dati
vengano travisati, strumentalizzati ed utilizzati in
maniera distorta. Oggi abbiamo sentito l'onorevole
Campatelli affermare con determinazione che la sua parte
politica si è assunta piena responsabilità nel sostenere
un Governo di tecnici. E' una novità che abbiamo appreso
da poco, perché nel momento in cui tale Governo di tecnici
nasceva non sembrava che la parte politica dell'onorevole
Campatelli fosse intenzionata ad accollarsi tutta questa
responsabilità. Tuttavia, non vogliamo certamente aprire
su questo punto una spaccatura che porti a
contrapposizioni, intendiamo semplicemente far rilevare
che con il Governo Berlusconi le forze politiche di
centro-destra si erano assunte, con piena visibilità, un
impegno nei confronti del paese, con un patto per i
cittadini, con un programma ben definito che hanno inteso
coraggiosamente portare avanti e, soprattutto, con un
mandato elettorale democratico ricevuto dal paese. Oggi
siamo di fronte alla sospensione di quel patto democratico
di legittimazione e nessuna responsabilità credo possa
essere assunta con toni trionfalistici.
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Ritengo, pertanto che la mia parte politica debba,
serenamente e con grande equilibrio, valutare i dati che
sono stati da me immodestamente riportati, per svolgere
alcune considerazioni finali, che certamente ci vedranno
ancora una volta partecipi della storia e della crescita
di questa nazione e, soprattutto, della dialettica e del
dibattito che si sviluppano in Parlamento; ci vedranno
altresì (come ci hanno visti in momenti determinanti per
il sostegno dell'economia) compiere ancora una volta
scelte coraggiose affinché si possa procedere verso quelle
riforme che ancora oggi non vengono realizzate. Riteniamo
peraltro importante che la nostra impostazione politica
venga ripresa nella prossima immediata manovra
finanziaria. Una legge finanziaria che dovrà fare i conti
con il divario, sempre più accentuato, tra nord e sud, con
un progetto per il risanamento del Mezzogiorno che
contenga elementi di trasparenza, di sussidiarietà, che
contempli la possibilità di una crescita studiata,
progettata, non demandata ancora una volta ad
un'impostazione di spesa pubblica finalizzata unicamente
allo sviluppo di un discorso elettorale (Applausi dei
deputati dei gruppi di forza Italia e federalisti e
liberaldemocratici).
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