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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


125273
STA0241-0043
Stenografico d'Aula n. 241 del 19 settembre 1995 (STA12-241)
(suddiviso in 107 Unità Documento)
Unità Documento n.43 (che inizia a pag.14932 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.8)
DISCUSSIONE: C2990; C2989. LAVASS
...DISCUSSIONE: C2990; C2989.
ANTONELLO SORO.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAFFAELE DELLA VALLE (Ore 9,58).
ZZSTA ZZRES ZZSTA190995 ZZSTA950919 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA241 ZZ12 ZZDI ZZLL
    ANTONELLO SORO.  Signor Presidente, ricordo i termini del
  dibattito che svolgemmo in quest'aula circa un anno fa, in
  occasione dell'esame del conto consuntivo per il 1993 e
  delle disposizioni per l'assestamento del bilancio dello
  Stato per l'anno 1994.  I giudizi, le attese, le stime
  avevano, in quella circostanza, toni e accenti forse più
  aspri rispetto a quelli apparsi in questa prima fase di
  discussione ma, sostanzialmente, giocati sugli stessi
  dati, sulla stessa tendenza alla decodificazione di alcune
  cifre, assumendo le variazioni in esame come indicatori di
  grandi tendenze politiche.
    La lettura degli atti oggi in esame mi ha dato la
  sensazione che una valutazione estesa all'intero 1994
  abbia sostanzialmente modificato alcune presunzioni ed
  alcune certezze.  Concordo con l'onorevole Valensise
  sulla necessità di richiamare, nell'esercizio critico del
  controllo sulla gestione del bilancio dello Stato un
  periodo di tempo esteso; e credo sarebbe auspicabile, da
  parte di tutti che il giudizio vero sulla corretta
  gestione del bilancio dello Stato da parte del Governo e
  della pubblica amministrazione tenesse conto di un arco
  temporale coincidente con la legislatura.  Ma,
  naturalmente, noi abbiamo oggi la necessità di compiere un
  atto di controllo doveroso che tuttavia rappresenta, nel
  contempo, un'occasione per un giudizio consapevole su
  quanto si è verificato nel 1994, al fine di valutare la
  coerenza delle contabilità dello Stato e, più
  concretamente, dei comportamenti della pubblica
  amministrazione e del Governo rispetto agli indirizzi che
  il legislativo aveva dato, su proposta dell'esecutivo, in
  materia di gestione del bilancio.
    Sinceramente non mi appassiono al conflitto fra i
  detrattori del Governo che ha preceduto l'attuale, basato
  su una oscillazione percentuale, centesimale, di qualche
  indicatore di bilancio, così come credo sia fuori luogo un
  comportamento contrario.  Ritengo che dovremmo compiere uno
  sforzo di lettura del conto consuntivo per cogliere
  davvero - al di là di tutte le cifre che sono state
  richiamate - la coerenza rispetto alle indicazioni che il
  Parlamento aveva dato all'approvazione del bilancio di
  previsione.
    Concordo con quanti hanno sostenuto come l'esercizio del
  controllo sia fortemente condizionato, limitato
  dall'indisponibilità di un'intera serie di presidi che
  potrebbero rendere il parlamentare consapevole
  nell'esercizio del controllo stesso e, insieme, dai tempi
  che di solito accompagnano l'esame del conto consuntivo.
    Esiste una divaricazione profonda tra la posizione che il
  conto consuntivo occupa nell'ordinamento ed il peso che la
  politica assegna all'esame dello stesso, riducendolo
  spesso ad una passerella di numeri e di cifre aride, prive
  di corrispondenza reale rispetto agli atti di
  amministrazione e di governo.
    Io credo invece si debba cercare questa coerenza del
  complesso degli atti di governo, del funzionamento della
  pubblica amministrazione rispetto agli indirizzi programmatici
 
                             Pag. 14933
 
  che l'esecutivo che ha svolto la sua attività nel 1994 -
  trattandosi di un consuntivo riferito a quell'anno - ha
  registrato e comprendere dalle cifre, dalla variazione
  condizionata dei flussi monetari e dalla tempesta che ha
  accompagnato l'andamento della finanza europea ed italiana
  in quell'anno quanto il risanamento economico, che
  rappresentava un obiettivo comune del Parlamento e del
  Governo, sia stato perseguito.
    Richiamo la relazione dell'onorevole Di Rosa per dire che
  non entrerò nei singoli dettagli e che mi fermerò ad una
  valutazione generale, depurandola da tutte le variabili
  indotte sul nostro bilancio dal complesso meccanismo
  monetario.
    Faccio una sola considerazione: nel 1994 si disse che
  erano cresciuti in misura ragguardevole i residui passivi
  e cioè che era cresciuto il divario tra le risorse
  stanziate, quelle impegnate e, ancora di più, quelle
  spese.  Si tratta, evidentemente, di un fatto non nuovo,
  che ha origini lontane nel tempo, di questa nostra
  democrazia repubblicana e della nostra consuetudine
  parlamentare, da un lato, di procedere all'accantonamento
  di grandi risorse per leggi di un certo futuro e
  dall'altro, di gonfiare le poste di investimento che in
  qualche misura si ritengono possibili, ma che poi non si
  utilizzano concretamente.  Ritengo si tratti della spia più
  severa e rigorosa della inefficienza della pubblica
  amministrazione nella sua accezione più ampia.
    Nel 1994 i nuovi residui sono stati pari a 91 mila
  miliardi e la gestione di cassa ha fatto registrare una
  capacità di spesa pari a poco più del 66 per cento
  rispetto alla previsione definitiva.  Io credo che qui
  risieda uno degli aspetti più importani rispetto al quale
  valutare la coerenza degli atti amministrativi e di
  governo in relazione alle indicazioni date: la ridotta
  capacità di utilizzare gli stanziamenti destinati agli
  investimenti ha prodotto, infatti, effetti pesanti
  sull'economia del nostro paese.  Al di là delle cifre una
  cosa è certa: nel 1994 è continuato il processo di
  decremento del flusso degli investimenti pubblici nella
  nostra economia, che è sceso ancora più pesantemente nelle
  aree nelle quali il bisogno
  di crescita dell'economia era più acuto creando una
  condizione per effetto della quale se l'obiettivo era
  quello dello sviluppo economico come condizione per il
  rilancio dell'economia del nostro paese, tale caduta degli
  investimenti pubblici ha inciso negativamente, molto
  negativamente, sulla possibilità di una crescita vera
  della ricchezza del nostro paese e, soprattutto, delle
  aree che più si attardano nella fase di aggiornamento del
  proprio sistema produttivo.
    Il documento di programmazione economico-finanziaria, al
  di là delle finzioni, indica tra le condizioni essenziali
  per raggiungere nel 1996 l'obiettivo di un tasso di
  crescita pari al 3 per cento - condizione che secondo i
  parametri macroeconomici comporta la stabilità del tasso
  di occupazione -, quindi un obiettivo che non consentirà
  un consistente rilancio dell'occupazione in un paese in
  gran parte investito dal dramma della disoccupazione, una
  crescita complessiva degli investimenti pubblici e privati
  pari al 6 per cento.  Se partiamo dalla considerazione che
  gli investimenti pubblici nel 1994 hanno registrato un
  saldo decisamente negativo in ragione della incapacità di
  spendere le pur scarse risorse, ritenute indispensabili
  per realizzare determinati investimenti, comprendiamo che
  i residui passivi, in special modo quelli concernenti gli
  investimenti, rappresentano un indice del fallimento
  rispetto all'obiettivo che il Parlamento si è dato di
  insistere sulla strada del risanamento economico al fine
  di favorire la ripresa dello sviluppo e dell'occupazione.
  Infatti, non vi possono essere sviluppo e occupazione se
  non vi sono investimenti e non ci saranno investimenti se
  la macchina complessiva della pubblica amministrazione del
  paese non compirà un salto di qualità.  Si deve quindi
  tradurre la contabilità astratta in una politica concreta
  di rilancio della nostra economia attraverso gli
  investimenti nelle regioni e nelle aree in cui è più
  necessario.
    Non mi appassiona il confronto tra i dati riferibili
  all'assestamento 1995 e quelli concernenti il consuntivo
  1994.  L'entità del problema è tale da non consentire
  recuperi nelle oscillazioni di un semestre; una soluzione
  va ricercata invece nelle più generali
 
                             Pag. 14934
 
  tendenze di politica economica del paese  negli ultimi
  anni.  E' rispetto a tali dati che va fondata in modo
  consapevole un'impostazione del bilancio di previsione per
  il 1996 che, lo ripeto, deve essere collegato alle
  aspettative più vere del paese.
    Se è vero che lo sviluppo nazionale è in qualche misura
  condizionato dalla capacità della nostra pubblica
  amministrazione di diventare efficiente, dobbiamo avere
  anche la consapevolezza che lo sviluppo non è un dato
  astratto.  Ad esso è collegata l'aspettativa di una parte
  importante degli italiani che non lavora e che vede nello
  sviluppo un'opportunità, ancorché non immediata, per
  risolvere il dramma dell'occupazione.  Questo infatti è un
  vero problema di democrazia nel paese.  La questione della
  democrazia in molte regioni d'Italia è collegata e
  strettamente intrecciata con le opportunità che vengono
  offerte ad una generazione di trentenni che non ha mai
  lavorato e che non vede nemmeno avvicinarsi la prospettiva
  di poter lavorare.
    Il giudizio sul rendiconto dello Stato quindi non deve
  muovere da valutazioni astratte, bensì da considerazioni
  concrete e da queste si deve partire al momento di
  predisporre il bilancio di previsione per il 1996.  Gli
  orizzonti del nostro lavoro non possono non inglobare il
  futuro del nostro sistema istituzionale.  Tutti infatti
  hanno giudicato impensabile una corretta esplicazione
  delle aspettative implicite nei bilanci e nelle leggi
  dello Stato in assenza di un sistema governabile e
  stabile.  Quindi la ripresa complessiva del paese si gioca
  tutta intorno alla nostra capacità di porre nel restante
  scorcio di legislatura le condizioni che rendano compiuto
  il disegno democratico nella prossima.
    Credo che tutti dovremmo avvertire che questa è la vera
  posta in gioco!  Dovremmo avere, inoltre, un supplemento di
  fiducia nelle nostre capacità di essere responsabili del
  mandato che abbiamo ricevuto affinché la fine della XII
  legislatura - ancorché anticipata rispetto alla sua
  scadenza ordinaria - possa essere impiegata per costruire
  le condizioni che nella prossima legislatura potranno
  consentire che il regime della democrazia compiuta e della
  alternanza nei
  ruoli di governo, di controllo e di opposizione, possa
  giocarsi correttamente.  Per il  raggiungimento di tale
  obiettivo, occorre davvero un atto di grande
  responsabilità da parte di tutti noi  (Applausi dei
  deputati del gruppo del partito popolare italiano).
 
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