| GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per il
tesoro. Signor Presidente, onorevoli deputati, anche
nel dibattito odierno è emerso come il periodo di
transizione che attraversa il nostro paese, non possa non
riflettersi pure sulla questione della finanza pubblica e
sulla struttura dei documenti nei quali essa viene
evidenziata. Non a caso, il problema principale sollevato
nel dibattito odierno e in quello svoltosi nelle
Commissioni di merito riguarda la formazione crescente e
la consistenza elevata dei residui. Tale questione, che è
sicuramente di grandissimo rilievo e per la quale il
Governo si è adoperato in questi mesi al fine di giungere
alla fissazione di più solleciti meccanismi di spesa nasce
sostanzialmente da un periodo di finanza determinato da
eventi di carattere straordinario - che si sono
manifestati, appunto, in modo da creare una sorta di
finanza straordinaria - che ha visto l'utilizzo di
meccanismi di entrate, spesso caratterizzate dalla
limitatezza degli effetti temporali delle stesse,
contrapposti a periodi nei quali, ai fini del contenimento
della spesa, si è intervenuti con meccanismi di blocco di
impegni. Questo fenomeno si è riflesso automaticamente -
oserei dire - sui meccanismi di spesa, creando, dunque,
problemi di crescita ulteriore dei residui, oltre a quelli
che meccanismi amministrativi di difficile movimentazione e la
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contingenza politica degli ultimi anni hanno provocato a tale
settore. Il mandato informatico adottato l'anno scorso - il
quale, peraltro, ha rappresentato uno strumento utile per
garantire una maggiore spesa delle erogazioni di parte
corrente - non rappresenta sicuramente uno strumento tale
da garantire un'accelerazione delle procedure di spesa
che, invece, dovrebbero essere sveltite con l'adozione di
migliori misure di carattere amministrativo e con una
costante azione del Governo tesa alla spendita delle
risorse a disposizione.
Un ulteriore problema sollevato nel dibattito odierno -
sempre legato a quello della spendita delle risorse - è
quello dei rapporti tra la cassa, la competenza e la
tesoreria. Il nostro bilancio pubblico presenta
sicuramente una sorta di vizio d'origine in base al quale,
pur essendo strutturato secondo cassa e competenza,
presenta caratteristiche tali da rendere più simile la
cassa alla competenza e da slegare, invece, la gestione di
tesoreria - attraverso la quale vengono erogate
materialmente le spese - dalle impostazioni di competenza.
Tale esigenza è peraltro ben tenuta presente dal Governo,
come pure quella - sollevata in questa sede - della
revisione della legge di contabilità. Talché non vi è
dubbio che, probabilmente, potrà essere attuato un
intervento correttivo di questi meccanismi, in modo tale
da far emergere con chiarezza le erogazioni di tesoreria e
da riportare anche a bilancio alcune gestioni che vengono
effettuate attraverso la tesoreria e che sfuggono, per
molti aspetti, alla quantificazione presente nei capitoli
del bilancio dello Stato.
E' anche vero, inoltre, che una certa azione correttiva è
stata principalmente indirizzata, con il meccanismo della
tesoreria, verso una stretta della spesa; d'altronde, i
meccanismi del nostro bilancio sono tali per cui la
maggior parte della spesa, soprattutto in conto corrente,
presenta caratteristiche di rigidità che rendono molto
difficile la realizzazione di manovre annuali, o
infrannuali. Spesso, dunque, allorché si è trattato di
dover adottare interventi di carattere contingente, si è
provveduto, da parte di questo ma anche dei Governi
precedenti,
con l'adozione di interventi che avessero come obiettivo
principale quello della limitazione dei flussi di
tesoreria che, come tali, non potevano riflettersi sulle
spese di carattere meno rigido, dunque su quelle non
correnti.
Esiste, poi, un problema di leggibilità del bilancio, che
è stato sollevato anche in molte Commissioni di questo
ramo del Parlamento. Si tratta di un problema all'esame da
molti anni e, se vi saranno le condizioni, potrà essere
affrontato e risolto in breve tempo.
In ordine alla questione del conto del patrimonio, che è
stata sollevata, sottolineo che sicuramente alcune
appostazioni di questo conto possono presentarsi come non
realistiche, anche se esiste il problema della
quantificazione da dare ad alcune voci; mi riferisco, per
esempio, al valore da attribuire ad alcuni beni immobili
di particolare pregio, se cioè esso debba essere quello di
libro, oppure se si debba far riferimento ad una possibile
rendita e quale possa essere il tipo di rendimento di tali
beni. Si tratta, quindi, di problemi di non facile
soluzione; non vi è dubbio, tuttavia, che il conto del
patrimonio andrà rivisto e potrebbe anche valutarsi
l'opportunità di un suo esame parlamentare più accurato,
che si concluda eventualmente con una votazione.
Nel corso del dibattito è stata affrontata anche la
questione dell'andamento dell'economia. Il nostro paese si
trova di fronte a gravi difficoltà economiche, tuttavia le
manovre già attuate ci consentono di valutare con
ragionevole ottimismo il prossimo futuro, tenendo anche
conto che dopo la pausa estiva gli andamenti
dell'inflazione e dell'occupazione sembrano mostrare
un'evoluzione non sfavorevole. In entrambi i rami del
Parlamento è stato chiesto di utilizzare le risorse che si
erano liberate a seguito dell'adozione del decreto-legge
n. 41, la cosiddetta "manovrina" di febbraio, al fine di
indirizzarle ad interventi di carattere produttivo. In
materia vi sono due questioni. Innanzitutto, quella
manovra era stata realizzata non tanto al fine di reperire
risorse da indirizzare ad ulteriori interventi, quanto al
fine di operare un intervento di riduzione del saldo netto
per consentire di
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realizzare gli obiettivi di politica economica che il
Governo attuale, ma anche i precedenti, in una sorta di
continuità, si erano posti. Utilizzare dunque risorse per
procedere a spese configurerebbe sicuramente un contrasto
con quanto si era già deliberato; d'altronde, la natura
stessa dei documenti al nostro esame, principalmente
dell'assestamento, è tale da indurre, per le condizioni
cronologiche in cui si colloca, a valutazioni di carattere
economico-prospettico, ma non è tale, proprio per la
struttura dei documenti stessi, da indurre a ritenere che
con essi si possano realizzare interventi di politica
economica. Ricordo che l'assestamento è un documento che
sostanzialmente riflette decisioni economiche già assunte;
in effetti, com'è stato ricordato, anche la sua area di
emendabilità è assai limitata. In passato il ministro del
tesoro Carli propose di mutare la sostanza del documento
di assestamento, consentendo ad esso di assumere anche
valore di legge sostanziale, ma il Parlamento allora si
oppose. In ogni caso, a parte la situazione contingente in
cui si svolse quel dibattito, occorre tener presente che
l'assestamento non potrebbe avere natura diversa da quella
che ha sostanzialmente la legge di bilancio; ove, quindi,
si modificasse non tanto la struttura quanto la funzione
di quest'ultima, si potrebbe anche porre il problema di un
utilizzo dell'assestamento come strumento di politica
economica, mentre attualmente di sicuro esso risulta
limitato nella sua efficacia.
Sempre in questa sede è stata sollevata la questione della
funzione del rendiconto dello Stato. Non vi è dubbio che,
così come strutturato, esso è un documento che si presta a
scarsa attenzione da parte sia del Parlamento che
dell'opinione pubblica, proprio perché il bilancio dello
Stato si fonda su un meccanismo di autorizzazione, a
differenza di quanto avviene nelle aziende commerciali, in
cui il rendiconto dimostra la bontà dell'attività svolta.
Una revisione dello strumento e una dotazione dello stesso
potrebbero portare, se non ad uno svilimento del bilancio
nei confronti del rendiconto, ad un maggiore interesse,
valutandosi la bontà dell'azione amministrativa
sulla base delle impostazioni del rendiconto.
Sempre in merito ad alcune prospettive di riforma della
legge di contabilità delineate in questa sede, certamente
la principale linea di intervento dovrà essere quella
tendente a rendere più difficile l'approvazione di leggi
con coperture insufficienti o del tutto carenti; si tratta
di una direzione seguita dal Governo. E' stato osservato
che alcune leggi sono state varate con coperture non
sempre soddisfacenti; non vi è dubbio che se vi sono state
storture, esse andranno corrette utilizzando le speciali
procedure previste dalla legge di contabilità, con
particolare riferimento al comma 7 dell'articolo
11- ter, che consente di intervenire in corso d'opera
per la copertura di leggi che al momento dell'applicazione
si dimostrassero carenti sotto il profilo della
quantificazione della copertura stessa. E' già stato
approvato dal Senato un provvedimento in materia, che è
all'esame della Camera; il Governo auspica che possa
essere varato con le opportune correzioni in tempi
brevi.
Mi sia consentito trattare velocemente alcuni aspetti
concreti emersi durante il dibattito. Circa la questione
della spesa per l'informatica, alcuni ritardi concernenti
i relativi investimenti derivano dall'accentramento in
un'apposita agenzia delle decisioni; nella fase iniziale,
dunque, si registrano ritardi, che auspicabilmente saranno
superati quando l'agenzia opererà a regime.
Mi sono già soffermato sul valore dei beni patrimonio;
circa la questione, sollevata dall'onorevole Luigi Marino,
degli utili e dei dividendi delle privatizzazioni, occorre
tener presente che la normativa è stata recentemente
modificata. In un primo tempo gli utili e i dividendi
erano destinati al fondo ammortamento titoli; in base ad
un recente decreto-legge sono invece direttamente
incamerati nel bilancio dello Stato.
Il problema degli immobili dello Stato è di particolare
rilevanza e riguarda non solo la definizione di procedure
per la più agevole alienazione, laddove ciò sia utile, ma
anche la proficua gestione degli stessi. In molti casi
essi non producono reddito sufficiente, mentre in numerosissimi
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altri l'amministrazione spende cifre ragguardevoli per
l'affitto di locali utilizzati principalmente come uffici;
sarebbe opportuno stabilire meccanismi che consentano, se non
altro, compensazioni di immobili disponibili, al fine di
contenere la spesa corrente per fitti passivi.
E' necessario, infine, un breve accenno sul concordato di
massa; si deve tener conto del fatto che il gettito
presente è stato definito già nella legge finanziaria per
il 1995. Dunque le difficoltà di realizzazione dello
stesso pongono problemi per il raggiungimento degli
obiettivi della legge finanziaria attualmente vigente. In
questo senso il Governo si è attivato al fine di mantenere
gli obiettivi già definiti nella legislazione che si è
trovato a dover gestire.
Mi sia consentito ora anticipare brevemente alcune
considerazioni sugli ordini del giorno.
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