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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


125277
STA0241-0047
Stenografico d'Aula n. 241 del 19 settembre 1995 (STA12-241)
(suddiviso in 107 Unità Documento)
Unità Documento n.47 (che inizia a pag.14934 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.8)
DISCUSSIONE: C2990; C2989. LAVASS
...DISCUSSIONE: C2990; C2989.
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per il tesoro. ZZGOV GOVERNO
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAFFAELE DELLA VALLE (Ore 9,58).
ZZSTA ZZRES ZZSTA190995 ZZSTA950919 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA241 ZZ12 ZZDI ZZLL
    GIUSEPPE VEGAS,  Sottosegretario di Stato per il
  tesoro.  Signor Presidente, onorevoli deputati, anche
  nel dibattito odierno è emerso come il periodo di
  transizione che attraversa il nostro paese, non possa non
  riflettersi pure sulla questione della finanza pubblica e
  sulla struttura dei documenti nei quali essa viene
  evidenziata.  Non a caso, il problema principale sollevato
  nel dibattito odierno e in quello svoltosi nelle
  Commissioni di merito riguarda la formazione crescente e
  la consistenza elevata dei residui.  Tale questione, che è
  sicuramente di grandissimo rilievo e per la quale il
  Governo si è adoperato in questi mesi al fine di giungere
  alla fissazione di più solleciti meccanismi di spesa nasce
  sostanzialmente da un periodo di finanza determinato da
  eventi di carattere straordinario - che si sono
  manifestati, appunto, in modo da creare una sorta di
  finanza straordinaria - che ha visto l'utilizzo di
  meccanismi di entrate, spesso caratterizzate dalla
  limitatezza degli effetti temporali delle stesse,
  contrapposti a periodi nei quali, ai fini del contenimento
  della spesa, si è intervenuti con meccanismi di blocco di
  impegni.  Questo fenomeno si è riflesso automaticamente -
  oserei dire - sui meccanismi di spesa, creando, dunque,
  problemi di crescita ulteriore dei residui, oltre a quelli
  che meccanismi amministrativi di difficile movimentazione e la
 
                             Pag. 14935
 
  contingenza politica degli ultimi anni hanno provocato a tale
  settore.  Il mandato informatico adottato l'anno scorso - il
  quale, peraltro, ha rappresentato uno strumento utile per
  garantire una maggiore spesa delle erogazioni di parte
  corrente - non rappresenta sicuramente uno strumento tale
  da garantire un'accelerazione delle procedure di spesa
  che, invece, dovrebbero essere sveltite con l'adozione di
  migliori misure di carattere amministrativo e con una
  costante azione del Governo tesa alla spendita delle
  risorse a disposizione.
    Un ulteriore problema sollevato nel dibattito odierno -
  sempre legato a quello della spendita delle risorse - è
  quello dei rapporti tra la cassa, la competenza e la
  tesoreria.  Il nostro bilancio pubblico presenta
  sicuramente una sorta di vizio d'origine in base al quale,
  pur essendo strutturato secondo cassa e competenza,
  presenta caratteristiche tali da rendere più simile la
  cassa alla competenza e da slegare, invece, la gestione di
  tesoreria - attraverso la quale vengono erogate
  materialmente le spese - dalle impostazioni di competenza.
  Tale esigenza è peraltro ben tenuta presente dal Governo,
  come pure quella - sollevata in questa sede - della
  revisione della legge di contabilità.  Talché non vi è
  dubbio che, probabilmente, potrà essere attuato un
  intervento correttivo di questi meccanismi, in modo tale
  da far emergere con chiarezza le erogazioni di tesoreria e
  da riportare anche a bilancio alcune gestioni che vengono
  effettuate attraverso la tesoreria e che sfuggono, per
  molti aspetti, alla quantificazione presente nei capitoli
  del bilancio dello Stato.
    E' anche vero, inoltre, che una certa azione correttiva è
  stata principalmente indirizzata, con il meccanismo della
  tesoreria, verso una stretta della spesa; d'altronde, i
  meccanismi del nostro bilancio sono tali per cui la
  maggior parte della spesa, soprattutto in conto corrente,
  presenta caratteristiche di rigidità che rendono molto
  difficile la realizzazione di manovre annuali, o
  infrannuali.  Spesso, dunque, allorché si è trattato di
  dover adottare interventi di carattere contingente, si è
  provveduto, da parte di questo ma anche dei Governi
  precedenti,
  con l'adozione di interventi che avessero come obiettivo
  principale quello della limitazione dei flussi di
  tesoreria che, come tali, non potevano riflettersi sulle
  spese di carattere meno rigido, dunque su quelle non
  correnti.
    Esiste, poi, un problema di leggibilità del bilancio, che
  è stato sollevato anche in molte Commissioni di questo
  ramo del Parlamento.  Si tratta di un problema all'esame da
  molti anni e, se vi saranno le condizioni, potrà essere
  affrontato e risolto in breve tempo.
    In ordine alla questione del conto del patrimonio, che è
  stata sollevata, sottolineo che sicuramente alcune
  appostazioni di questo conto possono presentarsi come non
  realistiche, anche se esiste il problema della
  quantificazione da dare ad alcune voci; mi riferisco, per
  esempio, al valore da attribuire ad alcuni beni immobili
  di particolare pregio, se cioè esso debba essere quello di
  libro, oppure se si debba far riferimento ad una possibile
  rendita e quale possa essere il tipo di rendimento di tali
  beni.  Si tratta, quindi, di problemi di non facile
  soluzione; non vi è dubbio, tuttavia, che il conto del
  patrimonio andrà rivisto e potrebbe anche valutarsi
  l'opportunità di un suo esame parlamentare più accurato,
  che si concluda eventualmente con una votazione.
    Nel corso del dibattito è stata affrontata anche la
  questione dell'andamento dell'economia.  Il nostro paese si
  trova di fronte a gravi difficoltà economiche, tuttavia le
  manovre già attuate ci consentono di valutare con
  ragionevole ottimismo il prossimo futuro, tenendo anche
  conto che dopo la pausa estiva gli andamenti
  dell'inflazione e dell'occupazione sembrano mostrare
  un'evoluzione non sfavorevole.  In entrambi i rami del
  Parlamento è stato chiesto di utilizzare le risorse che si
  erano liberate a seguito dell'adozione del decreto-legge
  n. 41, la cosiddetta "manovrina" di febbraio, al fine di
  indirizzarle ad interventi di carattere produttivo.  In
  materia vi sono due questioni.  Innanzitutto, quella
  manovra era stata realizzata non tanto al fine di reperire
  risorse da indirizzare ad ulteriori interventi, quanto al
  fine di operare un intervento di riduzione del saldo netto
  per consentire di
 
                             Pag. 14936
 
  realizzare gli obiettivi di politica economica  che il
  Governo attuale, ma anche i precedenti, in una sorta di
  continuità, si erano posti.  Utilizzare dunque risorse per
  procedere a spese configurerebbe sicuramente un contrasto
  con quanto si era già deliberato; d'altronde, la natura
  stessa dei documenti al nostro esame, principalmente
  dell'assestamento, è tale da indurre, per le condizioni
  cronologiche in cui si colloca, a valutazioni di carattere
  economico-prospettico, ma non è tale, proprio per la
  struttura dei documenti stessi, da indurre a ritenere che
  con essi si possano realizzare interventi di politica
  economica.  Ricordo che l'assestamento è un documento che
  sostanzialmente riflette decisioni economiche già assunte;
  in effetti, com'è stato ricordato, anche la sua area di
  emendabilità è assai limitata.  In passato il ministro del
  tesoro Carli propose di mutare la sostanza del documento
  di assestamento, consentendo ad esso di assumere anche
  valore di legge sostanziale, ma il Parlamento allora si
  oppose.  In ogni caso, a parte la situazione contingente in
  cui si svolse quel dibattito, occorre tener presente che
  l'assestamento non potrebbe avere natura diversa da quella
  che ha sostanzialmente la legge di bilancio; ove, quindi,
  si modificasse non tanto la struttura quanto la funzione
  di quest'ultima, si potrebbe anche porre il problema di un
  utilizzo dell'assestamento come strumento di politica
  economica, mentre attualmente di sicuro esso risulta
  limitato nella sua efficacia.
    Sempre in questa sede è stata sollevata la questione della
  funzione del rendiconto dello Stato.  Non vi è dubbio che,
  così come strutturato, esso è un documento che si presta a
  scarsa attenzione da parte sia del Parlamento che
  dell'opinione pubblica, proprio perché il bilancio dello
  Stato si fonda su un meccanismo di autorizzazione, a
  differenza di quanto avviene nelle aziende commerciali, in
  cui il rendiconto dimostra la bontà dell'attività svolta.
  Una revisione dello strumento e una dotazione dello stesso
  potrebbero portare, se non ad uno svilimento del bilancio
  nei confronti del rendiconto, ad un maggiore interesse,
  valutandosi la bontà dell'azione amministrativa
  sulla base delle impostazioni del rendiconto.
    Sempre in merito ad alcune prospettive di riforma della
  legge di contabilità delineate in questa sede, certamente
  la principale linea di intervento dovrà essere quella
  tendente a rendere più difficile l'approvazione di leggi
  con coperture insufficienti o del tutto carenti; si tratta
  di una direzione seguita dal Governo.  E' stato osservato
  che alcune leggi sono state varate con coperture non
  sempre soddisfacenti; non vi è dubbio che se vi sono state
  storture, esse andranno corrette utilizzando le speciali
  procedure previste dalla legge di contabilità, con
  particolare riferimento al comma 7 dell'articolo
  11- ter,  che consente di intervenire in corso d'opera
  per la copertura di leggi che al momento dell'applicazione
  si dimostrassero carenti sotto il profilo della
  quantificazione della copertura stessa.  E' già stato
  approvato dal Senato un provvedimento in materia, che è
  all'esame della Camera; il Governo auspica che possa
  essere varato con le opportune correzioni in tempi
  brevi.
    Mi sia consentito trattare velocemente alcuni aspetti
  concreti emersi durante il dibattito.  Circa la questione
  della spesa per l'informatica, alcuni ritardi concernenti
  i relativi investimenti derivano dall'accentramento in
  un'apposita agenzia delle decisioni; nella fase iniziale,
  dunque, si registrano ritardi, che auspicabilmente saranno
  superati quando l'agenzia opererà a regime.
    Mi sono già soffermato sul valore dei beni patrimonio;
  circa la questione, sollevata dall'onorevole Luigi Marino,
  degli utili e dei dividendi delle privatizzazioni, occorre
  tener presente che la normativa è stata recentemente
  modificata.  In un primo tempo gli utili e i dividendi
  erano destinati al fondo ammortamento titoli; in base ad
  un recente decreto-legge sono invece direttamente
  incamerati nel bilancio dello Stato.
    Il problema degli immobili dello Stato è di particolare
  rilevanza e riguarda non solo la definizione di procedure
  per la più agevole alienazione, laddove ciò sia utile, ma
  anche la proficua gestione degli stessi.  In molti casi
  essi non producono reddito sufficiente, mentre in numerosissimi
 
                             Pag. 14937
 
  altri l'amministrazione spende cifre ragguardevoli per
  l'affitto di locali utilizzati principalmente come uffici;
  sarebbe opportuno stabilire meccanismi che consentano, se non
   altro, compensazioni di immobili disponibili, al fine di
  contenere la spesa corrente per fitti passivi.
    E' necessario, infine, un breve accenno sul concordato di
  massa; si deve tener conto del fatto che il gettito
  presente è stato definito già nella legge finanziaria per
  il 1995.  Dunque le difficoltà di realizzazione dello
  stesso pongono problemi per il raggiungimento degli
  obiettivi della legge finanziaria attualmente vigente.  In
  questo senso il Governo si è attivato al fine di mantenere
  gli obiettivi già definiti nella legislazione che si è
  trovato a dover gestire.
    Mi sia consentito ora anticipare brevemente alcune
  considerazioni sugli ordini del giorno.
 
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