| MARIA CARAZZI. Intervengo sul rendiconto, ma preannuncio
anche il voto contrario
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sul disegno di legge per l'assestamento. Rilevo brevemente
che, osservando gli effetti piuttosto paradossali delle
votazioni fin qui svolte, si potrebbe innestare
un'ulteriore polemica politica sul cambio della guardia
tra sostenitori e detrattori degli indirizzi economici per
il 1994. Preferisco tuttavia spostare il discorso in un
ambito più economico.
Sappiamo bene, colleghi, che il passaggio parlamentare dei
documenti di bilancio è molto vincolato e che
l'assestamento non può essere caricato di funzioni ad esso
non proprie, non essendo uno strumento di manovra
anticongiunturale né, come giustamente ha affermato il
sottosegretario, un correttivo di finanza pubblica, bensì
una rimodulazione delle previsioni di gettito e di spesa
oltre che una presa d'atto della consistenza dei residui.
Tuttavia è questo uno dei pochi momenti di passaggio in
cui si può cogliere l'occasione di parlare di politica
economica. In generale la nostra opposizione
all'approvazione del rendiconto per il 1994 (e
dell'assestamento per il 1995) risiede nel giudizio
negativo che abbiamo già dato delle linee di politica
economica espresse dalla manovra finanziaria dell'anno
scorso, nonché dalla "manovrina" di febbraio. Al di là di
quest'affermazione generale, vorrei tuttavia ricordare
qualche punto particolare di dissenso rispetto
all'impostazione dei suddetti documenti.
Il collega Marino ha già sottolineato che il rendiconto è
reticente in alcuni importanti capitoli come quello delle
privatizzazioni, o meglio sull'ipotetico contributo da
esse fornito all'abbattimento del debito. Anche su altri
temi il Governo è stato chiamato a fornire chiarimenti, ma
ne sappiano ancora troppo poco. Lo stesso relatore, come è
stato già detto, in sede di discussione in Commissione
bilancio aveva avanzato un quesito a proposito del fondo
di ammortamento dei titoli di Stato...
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