| MARIA CARAZZI. ...in relazione alla contrazione della
massa salariale ed anche al valore unitario delle
retribuzioni, senza contare l'ulteriore decurtazione
derivante dagli indispensabili interventi di sostegno del
reddito. Sugli interventi volti alla creazione di posti di
lavoro vorremmo un giorno poter leggere un documento
ufficiale che ci spieghi - e lo chiedo al Governo - cosa
abbiano prodotto le agevolazioni fiscali introdotte con la
legge n. 489 del 1994 recante disposizioni tributarie per
accelerare la ripresa dell'economia. Avevamo il dubbio
che, invece di creare occupazione aggiuntiva, questo tipo
di detassazione rendesse meno costosa la quota di
occupazione che comunque si sarebbe ottenuta, mentre
esistono forme di politica attiva del lavoro che non
presentano questa ambiguità.
Siamo lieti di constatare che anche la Corte dei conti,
nel capitolo relativo alle finanze dell'analisi dedicata
ai ministeri, si pone lo stesso interrogativo. Poiché al
nostro dubbio non è stata data risposta, chissà che non
venga presa sul serio l'osservazione della Corte!
Regimi di favore a parte, tutto lo scenario del gettito
tendenziale resta oscuro, non per colpa del rendiconto, ma
perché anche in questo documento si trascinano gli effetti
distorsivi prodotti da quella forma di intervento
legislativo contro cui abbiamo già espresso forti
critiche. Intendo riferirmi all'accertamento con adesione,
perché vi è una forte inattendibilità delle somme
previste, derivante dalla natura stessa del
provvedimento.
Avevamo predisposto alcuni emendamenti, che però in
Commissione sono stati considerati inammissibili; noi non
riteniamo che lo fossero. In ogni caso ci riserviamo di
riproporre le stesse linee di intervento in sede di esame
della manovra finanziaria.
In relazione ad alcuni ministeri volevo anche segnalare la
forte consistenza dei
residui passivi, ma in parte i colleghi lo hanno già
fatto. Un caso particolarmente grave è quello della
sanità, rispetto al quale abbiamo presentato due ordini
del giorno (di cui il rappresentante del Governo ha già
preannunciato l'accoglimento) in relazione al disegno di
legge di assestamento del bilancio.
Vi sarebbe molto da dire sul Ministero della difesa.
Dovremmo chiederci se il comitato di valutazione della
spesa costituito nell'ambito di tale dicastero sia in
attività (a me pare di no). Anche in tale bilancio vi sono
molte cose da osservare con la lente d'ingrandimento e mi
permetto di rilevare che il parere della IV Commissione in
proposito è forse un po' troppo indulgente. Lo è un po'
meno quello espresso dall'VIII Commissione, mentre la XI
Commissione ha respinto la proposta di parere
favorevole.
Desidero fare ancora un'osservazione sulla tabella del
Ministero del tesoro. Si sa che i grandi comparti di
spesa, aspetto sul quale i colleghi si sono più diffusi,
sono quelli relativi ai trasferimenti ed agli interessi
sul debito. Vale però la pena di rilevare che una voce di
minor consistenza, ma pure importante, quale quella
relativa all'acquisto di beni e servizi, non presenta
decrementi, bensì continui aumenti: le ragioni non le
conosco.
Quanto al Ministero del bilancio, cui fa capo il
monitoraggio delle politiche regionali e la famosa cabina
di regia, ricordo un'osservazione della Corte dei conti,
la quale auspica una riforma del dicastero per renderlo
atto a sostenere il compito programmatorio. L'osservazione
è interessante, ma chissà quale compito programmatorio
vede la magistratura contabile nell'attuale momento
politico: l'unico elemento di programmazione che noi
registriamo - ed è rispecchiato nei documenti - è il
rientro dal debito, assunto come polarità esclusiva
dell'intera politica economica. Noi invece crediamo - e
forse lo ritiene anche la Corte dei conti - che il
bilancio dello Stato dovrebbe, o almeno potrebbe,
esprimere alcuni indirizzi di generale programmazione; ma
lo Stato si sta ritirando dal ruolo regolatore in tempo per
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rassicurare i mercati, vendere il patrimonio dello Stato
stesso, lasciare mano libera al capitale nei confronti del
lavoro, al capitale finanziario anche a scapito dello
stesso capitale industriale e dei piccoli produttori
indipendenti.
In molti interventi - sia in quelli a favore, sia in
quelli di opposizione - ho rilevato elementi di imbarazzo
per quel cambio della guardia cui in precedenza facevo
riferimento.
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