| NICOLA BONO. Onorevoli colleghi, ancora una volta, in
occasione dell'esame dei disegni di legge recanti,
rispettivamente, il rendiconto generale
dell'amministrazione dello Stato e disposizioni per
l'assestamento di bilancio, emerge lo scontro fra due
impostazioni di carattere politico, tra due visioni del
modo in cui si deve gestire l'economia del paese,
soprattutto la finanza pubblica. Abbiamo però rilevato un
indugiare forse eccessivo, da parte dei gruppi del
centro-sinistra, sotto l'aspetto di analisi un po'
superficiali, non approfondite, molto spesso orientate
quasi esclusivamente a privilegiare il profilo
propagandistico e non dirette al contrario
all'approfondimento delle argomentazioni. Che sia così lo
si può cogliere non solo dalle valutazioni compiute dai
colleghi del polo delle libertà - in particolare
dall'onorevole Valensise, intervenuto in sede di
discussione sulle linee generali - ma anche dal modo in
cui sono state affrontate talune specifiche questioni
in alcuni interventi. Segnatamente, quando il collega
Campatelli ha parlato del concordato, attaccando tutta la
politica fiscale del Governo Berlusconi, si è riferito a
quel complesso di misure facente in qualche modo torto
alla ragione nel momento in cui non ha voluto ammettere
che l'attuale normativa è cosa diversa dal provvedimento
originariamente approvato dalla maggioranza che sosteneva
quell'esecutivo, che questo concordato ha travisato le
impostazioni di fondo del vecchio e, in modo particolare,
è stato ancor peggio gestito. Infatti, se si parte dal
presupposto che il concordato è innanzitutto una scelta
volontaria del contribuente, appare alquanto strano che
altissimi esponenti dell'esecutivo, dal Presidente del
Consiglio al ministro delle finanze, in più occasioni
abbiano sottolineato alla platea dei contribuenti
l'esigenza di ricorrervi, pena conseguenza quasi certa di
incorrere in accertamenti fiscali a tappeto.
Ma non si tratta solo di questo. E' stata fortemente
ridotta fino a renderla inesistente la capacità di
concorso alla determinazione dei valori del concordato, da
parte degli uffici, realizzando un modo diverso di gestire
uno strumento che non era certo nato con l'esclusivo
obiettivo di drenare denaro. La verità è che il concordato
era stato concepito per dare soluzione alle vicende sorte
in un regime di fisco "terroristico" e per consentire di
adottare una impostazione nuova rifondando i rapporti tra
Stato e contribuente.
Il Governo ha dunque maliziosamente modificato quello
strumento per cercare di drenare quanto più denaro
possibile. Il principio dal quale la maggioranza del polo
era partita si basava sul fatto che i contribuenti fossero
tanti, ma che dovessero pagare poco, ma esso è stato
trasformato dalla nuova maggioranza di sinistra nel senso
che i contribuenti dovevano restare tanti e dovessero
pagare molto più! Da qui la giusta, legittima, motivata
reazione delle categorie imprenditoriali e professionali
che hanno rilevato l'onerosità di un concordato che, di
fatto, è diverso da quello concepito dalla precedente
maggioranza di centro-destra, nonostante i tentativi palesi
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di quella attuale di negare responsabilità che invece non
solo esistono, ma sono palesemente innegabili.
Qual è un altro aspetto che emerge dal dibattito di oggi e
dall'esame di questi documenti? Quasi tutte le previsioni
di carattere macroeconomico poste alla base del programma
economico del Governo Berlusconi si stanno rivelando
realistiche. Basti pensare al dato che indica un aumento
dell'occupazione nei primi mesi del 1995 nella misura di
ben 300 mila nuovi posti di lavoro. Quello che preoccupa,
semmai, è il ritorno al passato di certe politiche e,
conseguentemente, la discontinuità tra le scelte del
Governo Berlusconi e quelle dell'attuale esecutivo,
composto da soggetti che si definiscono tecnici, ma che di
fatto sono politici in servizio permanente effettivo e
che, in termini di politica economica, rappresenta una
continuazione dei governi della prima Repubblica.
L'attuale esecutivo ha operato una serie di scelte
sbagliate che noi abbiamo denunciato e che hanno
comportato conseguenze dirette e negative nei confronti
del sistema economico. Mi riferisco, innanzitutto
all'aumento dell'inflazione che, nonostante venga
costantemente minimizzato dal Governo ad ogni rilevazione
dell'ISTAT, diventa sempre più rilevante. I dati
dell'ultimo mese, che dovrebbero essere diffusi tra domani
e dopodomani, confermeranno la tendenza ad un ulteriore
aumento. Da cosa dipende tale incremento se non dalle
scelte sbagliate di politica economica operate
dall'attuale Governo?
Per questo siamo particolarmente preoccupati per il fatto
che l'attuale esecutivo si caratterizzi per un ritorno al
passato: mi riferisco per esempio, alla politica degli
slogans per il Mezzogiorno, che è priva di contenuti
reali; come ad esempio all'annuncio della realizzazione di
opere pubbliche per centomila e più miliardi contenuto in
un libro bianco (salvo poi scoprire che si tratta di opere
in cantiere da otto, dieci, quindici anni, molte delle
quali non sono state realizzate per impossibilità
oggettiva o per motivi ancora attualmente non superati).
Ci preoccupa soprattutto il passo indietro
che si è compiuto in relazione alla cabina di regia. E'
davanti agli occhi di tutti che si è realizzato quello che
i deputati di alleanza nazionale avevano previsto in
quest'aula: non si è avuto il coraggio di costituire un
organo capace di incidere realmente nell'esecuzione delle
scelte a tutti i livelli istituzionali ed innanzitutto a
livello regionale, dove alligna il grande buco nero del
mancato utilizzo dei fondi nazionali ed UE destinati al
riequilibrio territoriale, perché non si riesca ad
attivare i meccanismi di spesa. Per queste ragioni
alleanza nazionale aveva pronosticato il fallimento
sostanziale di tale strumento.
Ci confrontiamo oggi con il fatto che il Governo sta per
varare una cabina di regia composta da funzionari di medio
livello e non più da soggetti che per prestigio, capacità
e ruolo, sarebbero stati in grado di realizzare un organo
che consentisse di volare alto. Noi voliamo basso.
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