| FRANCESCO D'ONOFRIO. Signor Presidente, non avendo avuto -
purtroppo per colpa mia - la possibilità di intervenire,
in sede di discussione sulle linee generali, sulla tabella
relativa al Ministero della pubblica istruzione, svolgerò
ora, intervenendo sull'articolo 1 di questo disegno di
legge, una puntualizzazione che ho avuto modo di fare in
Commissione cultura e che ritengo doveroso, dal punto di
vista della verità storica ripetere in Assemblea. Mi
riferisco alla vicenda, della quale ci siamo occupati in
aula qualche mese fa in occasione dell'esame di strumenti
del sindacato ispettivo, relativa all'esistenza o meno nel
bilancio per l'anno finanziario 1995 del Ministero della
pubblica istruzione dei fondi per poter corrispondere il
compenso ai supplenti, i quali sono di due categorie,
quelli annuali e quelli temporanei. Poiché nel corso del
1995, dopo la formazione del Governo Dini, era risultato
che i fondi previsti originariamente nel bilancio per le
supplenze brevi (500 miliardi) erano inferiori di non poco
(oltre 700 miliardi) rispetto alle necessità che nel corso
dell'anno si venivano evidenziando, ci si chiedeva se, per
avventura, il Governo precedente - certamente con la
responsabilità collegiale dell'esecutivo e con quella
specifica del ministro dell'istruzione - non avesse, per
così dire, commesso un grave errore di sottostima delle
retribuzioni dei supplenti.
Ciò non è avvenuto - è bene risulti
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anche in questo ramo del Parlamento - non perché - come
la collega Sbarbati ha cortesemente sostenuto in sede di
Commissione cultura - saremmo insensibili ai ritardi nella
corresponsione delle retribuzioni dei supplenti, ma
perché, proprio per la sensibilità che il Governo
precedente aveva dimostrato anche per questo aspetto,
avevamo proceduto nel modo che illustrerò.
E' consentito al Governo e al ministro della pubblica
istruzione acquisire il dato della riduzione del numero di
classi al termine dell'anno scolastico sulla base dei
provvedimenti cosiddetti di razionalizzazione scolastica
dell'anno precedente e del rapporto alunno-classe. Ciò ci
aveva indotto a sovrastimare le poste relative alla
corresponsione degli stipendi dei docenti; ciò è tanto
vero che nel bilancio per il 1995 sono stati rinvenuti
oltre 700 miliardi che dai capitoli relativi alla
corresponsione di retribuzioni per i docenti sono stati
trasferiti alle supplenze. In altri termini, da un punto
di vista di stretta attenzione alle necessità complessive
della retribuzione dei docenti, supplenti o non, nel
bilancio per il 1995, di fatto, non vi è stata quasi una
lira che non fosse prevista.
Le difficoltà insorte da febbraio in poi, quindi, non
hanno imposto al tesoro di trovare fondi aggiuntivi per la
pubblica istruzione (la voce relativa agli oneri pregressi
è totalmente diversa), ma quel Ministero ha trovato nel
bilancio ciò che era necessario e possibile trovare.
E' tanto vera questa difesa, che ritengo doverosa, del
Governo precedente - non foss'altro che per la cortesia
che ritengo di dovere al Presidente del Consiglio Dini,
che era allora il ministro del tesoro in carica e quindi
poteva, anche attraverso il Ragionniere generale dello
Stato, verificare la correttezza delle previsioni di spesa
- che nella relazione della Corte dei conti sul Ministero
della pubblica istruzione per il 1994, a pagina 21,
espressamente si dice che: "Nel complesso sembra di poter
cogliere un miglioramento nella capacità
dell'Amministrazione di commisurare le risorse finanziarie
alle effettive esigenze, in particolare per i capitoli
riguardanti le retribuzioni del personale".
Non si tratta di riaprire una polemica che, ovviamente,
non ha alcun senso adesso, a settembre, ma di rilevare
ancora una volta che dal punto di vista della gestione del
bilancio 1995 possono esservi state, nel Ministero della
pubblica istruzione, come in altri, compensazioni tra le
diverse partite previste, tali da consentire di far fronte
alle varie esigenze. Se il Ministero della pubblica
istruzione ha incontrato difficoltà, esse sono state
attribuite al fatto che, essendo subentrato il nuovo
ministro a fine gennaio, può aver incontrato qualche
problema prima di provvedere alle variazioni di
bilancio.
Da ultimo, signor Presidente, onorevoli colleghi, in
merito al bilancio 1995, sono da tener presenti due
avvenimenti che nel Governo Berlusconi erano stati dati
per acquisiti e che invece non lo sono stati. Nella legge
finanziaria si configurava la possibilità di adottare il
provvedimento definitivo in materia di pensioni entro la
fine del 1994; questo non è avvenuto. Si prevedeva,
inoltre, che i corsi di recupero, per l'abolizione degli
esami di settembre, fossero svolti obbligatoriamente dai
docenti di ruolo; il Senato ha suggerito, invece, di
ricorrere a tali docenti solo con il loro consenso. Sono
due modifiche rispetto all'impostazione generale della
manovra per il 1995-1997 e del bilancio 1995; si è
ritenuta così sufficiente la previsione relativa alle
supplenze. Ripeto: la questione più importante è che gli
oltre 700 miliardi necessari nel 1995 per pagare le
supplenze brevi sono stati tutti rinvenuti nei capitoli di
spesa riguardanti il personale docente di ruolo. Non
scendo nei dettagli, l'ho già fatto in Commissione
cultura; intendevo solo ristabilire la verità dei fatti
anche in Assemblea.
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