| VALENTINA APREA. Signor Presidente, si
Pag. 15001
tratta di un emendamento molto importante, che introduce
l'aspetto estremamente rilevante del differimento di
termini. Di fatto, con gli articoli del disegno di legge
che riguardano questa materia si intende praticamente
favorire la statalizzazione del personale degli enti
locali. A tale proposito, un calcolo strettamente
razionale potrebbe certamente consigliare la soluzione del
trasferimento allo Stato di tutto il personale dipendente
dagli enti locali, ma le modalità con cui si propone di
attuare tale operazione sono da respingere e noi lo
facciamo con forza. Non si tratta, infatti, di un semplice
mutamento dell'ente titolare, ma della massiccia
assunzione di migliaia di ausiliari e amministrativi,
poiché oggi il personale dipendente dagli enti locali è
inferiore del 60 per cento rispetto a quello previsto
dalle "generose" tabelle organiche del personale ATA dello
Stato. Si tratta, approssimativamente, di circa 30 mila
unità, con una spesa presunta di circa 900 miliardi
(calcolando in media 31 milioni di stipendio lordo).
Comuni e province hanno provveduto gradualmente, e per
effetto del blocco delle assunzioni, a sostituire parte
del personale ausiliario con appalti a ditte
specializzate, per cui le scuole, una volta venuta meno la
competenza di comuni e province, sarebbero comunque
costrette a chiedere l'assunzione di ulteriore personale
(le risorse economiche eventualmente trasferite dagli enti
locali al Ministero della pubblica istruzione vengono
calcolate sulle unità di personale in servizio al momento
del trasferimento, ma non comprendono le spese oggi
sostenute dagli enti locali per gli appalti). Inoltre, si
porrebbero problemi di inquadramento e di perequazione
interna al comparto. Ad esempio, gli attuali segretari
degli istituti tecnici commerciali sono inquadrati nella
VII qualifica dei direttivi delle province, mentre i
coordinatori amministrativi delle altre scuole sono al VI
livello. Come inquadrarli? Con quale contratto? Sono tutti
argomenti che abbiamo discusso in Commissione in maniera
anche molto vivace.
Il trasferimento del personale degli enti locali dovrebbe
comunque avvenire su domanda, e quindi si pone il problema
di assumere personale nuovo e precario per
coprire le vacanze di organico create da coloro che non
vogliono passare alle dipendenze dello Stato.
Queste sono le ragioni tecniche fondamentali, alle quali,
però, vorrei aggiungerne altre di tipo organizzativo.
L'assunzione di personale a basso livello di
qualificazione (ausiliari e applicati) non è necessario
alle scuole, le quali soffrono di una cattiva
distribuzione, non di carenza di personale, che ha già
raggiunto una percentuale elevatissima nelle nostre scuole
statali (15 per cento, cioè uno ogni cinquantasette
alunni: l'impresa di pulizia più grande d'Europa!),
nonostante i processi di informatizzazione che avrebbero
dovuto consigliarne la graduale riduzione.
Tale assunzione, fra l'altro, impedirebbe per molto tempo
qualsiasi politica di reclutamento di figure
specializzate, di cui la scuola sente invece un forte
bisogno: formatori, bibliotecari, orientatori, eccetera.
L'incremento del personale ATA è in contrasto con
l'auspicata attuazione dell'articolo 31 del decreto
legislativo del 3 febbraio 1993, n. 29 e successive
modificazioni, che assegna ai provveditori il compito di
adeguare gli organici alle effettive necessità delle
scuole, attraverso una razionale distribuzione del
personale "nel limite massimo della consitenza numerica
complessiva delle unità di personale previste nelle
predette tabelle".
Questa operazione di programmazione del personale dovrebbe
essere estesa piuttosto che contrastata prevedendo ad
esempio che il provveditore possa assegnare personale in
esubero anche alle scuole dove la competenza è degli enti
locali. Ciò permetterebbe una graduale sostituzione del
personale di tali enti con dipendenti dello Stato, senza
nessuna maggiore spesa.
Vi sono poi altri modi per collocare razionalmente il
personale: la possibilità per tutte le scuole...
| |