| ADRIANO VIGNALI. Signor Presidente, desidero intervenire
sull'ordine del giorno Burani Procaccini ed altri n.
9/1788/4, sul quale si è soffermato poc'anzi l'onorevole
D'Onofrio. Condivido le considerazioni svolte dal collega
circa l'estrema urgenza e importanza del problema
affrontato da tale ordine del giorno. Nel merito,
peraltro, sono d'accordo con la posizione espressa dal
rappresentante del Governo, sia per le ragioni evidenziate
dall'onorevole Mattarella (cioè perché stiamo trattando di
una disposizione di legge che ha un diverso contesto) sia
perché, pur essendo vero che il Governo deve muoversi
nella direzione indicata, ciò deve avvenire nell'ambito di
un rapporto di confronto e di dialogo su una materia che è
ampiamente "magmatica", che non ha cioè una sua
qualificazione.
Essendo stato ministro della pubblica istruzione,
l'onorevole D'Onofrio sa che il problema non può essere
affrontato unilateralmente. Le soluzioni concrete che la
scuola italiana ha dato al problema della collocazione
dell'insegnamento della religione sono molto diversificate
sul territorio, sia per la carenza di strutture sia per
l'infelice o difficile collocazione che le famiglie degli
studenti che intendono avvalersi di scelte alternative
danno in concreto a questa materia. Gli insegnanti di
religione devono essere legittimamente inseriti, a pieno
titolo, nell'ambito scolastico, proprio per il loro ruolo
didattico che spesso, in concreto, riguarda una materia
che di per sé ha poco a che fare con la religione. Nella
prassi didattica, infatti, l'insegnamento in questione
concerne da un lato la religione cristiana nella sua
specificazione cattolica e dall'altro argomenti di varia
umanità. Ciò spiega perché nella scuola italiana, in cui
l'aspetto personale è largamente disatteso, molti studenti
scelgano questa materia. Se gli insegnanti di religione
devono essere inseriti a pieno titolo nella scuola e
svolgere un ruolo didattico, ciò deve essere consentito
anche a coloro che insegnano materie alternative. E' molto
importante legiferare al riguardo, ma ciò deve avvenire in
un contesto diverso.
L'insistenza con cui alcune parti politiche si muovono
nella direzione di garantire, nonostante il secondo
Concordato, uno status
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privilegiato, da un lato penalizza l'insegnamento a tutti
gli studenti della storia delle religioni e dall'altro
colloca in una posizione diversa l'insegnamento della
religione cattolica che, attinendo all'ambito della
coscienza individuale, in uno Stato laico dovrebbe avere
una differente collocazione.
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