| FORTUNATO ALOI. Signor Presidente, vorrei ribadire che
l'oggetto dell'ordine del giorno Burani Procaccini ed
altri n. 9/1788/4 non investe questioni di politica
internazionale e di rapporti tra Stati diversi. Esso,
quindi, non riguarda il Concordato e la problematica che è
emersa nel dibattito.
Con l'ordine del giorno in questione vogliamo sottolineare
quanto sia assurdo che nell'ambito del consiglio di classe
il professore di religione abbia un ruolo subalterno e
mortificante. La nostra laicità o, peggio, il nostro
laicismo andremo a trovarlo altrove! Mi sembra davvero
inconcepibile che, di fronte ad un ordine del giorno con
il quale si invita il Governo ad adottare opportune
iniziative in relazione ad un oggetto specifico, si vadano
a trovare le ricadute di ordine istituzionale,
costituzionale ed internazionale.
Per quanto concerne la questione religiosa, da laico mi
sembra strano che determinati fatti recenti, come la
storia del crocifisso nelle scuole (che dimostra una certa
chiusura dal punto di vista della libertà dell'uomo),
debbano essere portati come testimonianza quasi di un
delitto di lesa laicità o di lesa libertà.
Dico questo perché voglio ricordare ai
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colleghi che pensatori liberi, come Benedetto Croce, con
la sua famosa proposizione "perché non possiamo non dirci
cristiani?", o anche Gentile, andando al di là, con la sua
domanda "perché non possiamo non dirci cattolici?", si
rifacevano alla nostra civiltà ed alla nostra cultura, che
caratterizzano il nostro modo di essere, senza togliere
nulla agli altri.
Debbo anche dire - e concludo - che, se il principio della
reciprocità vale, naturalmente, per noi, deve valere anche
per coloro - che noi rispettiamo - i quali appartengono ad
altre professioni religiose. Dico questo senza nulla
togliere al valore del primo e del secondo Concordato (che
è un piccolo Concordato, per la verità). Quando vedo che
in Italia giustamente viene salvaguardata la professione
di fede degli stranieri, auspico con forza che altrettanto
si faccia nei confronti dei cattolici che rappresentano
una minoranza in altre parti del mondo (Applausi).
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