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CARLO AMEDEO GIOVANARDI. Signor Presidente, si è detto
che questo ordine del giorno è inopportuno: si è messa
dunque in discussione l'opportunità della discussione e
della sua votazione, anche se poi si è riconosciuta
l'importanza morale e civile del ruolo svolto dagli
insegnanti di religione, che in qualche modo può apparire
subalterno rispetto a quello delle altre figure docenti.
Si è detto che esso è inopportuno perché potrebbe apparire
come un appunto mosso ad una controparte concordataria.
Vorrei a questo punto rivendicare in Parlamento la laicità
della nostra posizione. Mi è stato insegnato che il
Parlamento è sovrano e dà indirizzi al Governo sulla base
di una linea che i suoi membri ritengono giusta ed
opportuna per gli interessi del popolo italiano. Ciò
naturalmente presuppone una visione laica che nel momento
concordatario dovrà confrontarsi con un'altra posizione.
E' tuttavia nostra ferma convinzione che sia necessario
giungere ad una soluzione come quella indicata nell'ordine
del giorno Burani Procaccini ed altri n. 9/1788/4, sul
quale vorremmo il Governo si impegnasse.
Quando si pongono questioni di principio che coinvolgono
la responsabilità dei parlamentari, non ci si può
nascondere dietro l'affermazione che quello attuale non
sarebbe il momento opportuno per affrontare tali problemi.
Più serio sarebbe dire che vi possono essere opinioni
contrastanti in ordine al merito: vi è chi ritiene che i
professori di religione svolgano all'interno del sistema
scolastico un ruolo avente pari dignità rispetto a quello
di altri docenti e chi, invece, è di avviso diverso.
Rivolgendo dunque questo invito al Governo, i parlamentari
che esprimono il voto credo non dovrebbero
strumentalizzare il contenuto dell'ordine del giorno, ma
piuttosto fornire una risposta in ordine ad un problema
rilevante, quello dell'insegnamento della religione nelle
scuole di questo Stato.
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