| NADIA MASINI. Signor Presidente, intervengo per dichiarare
il voto favorevole dei deputati del gruppo
progressisti-federativo su un provvedimento che da molto
tempo si trascinava e che, pur con alcune ombre e con
talune norme che necessiteranno forse di ulteriore
approfondimento, ha introdotto comunque modifiche
significative e coerenti ricorrendo non a grandi
cambiamenti o riforme (non si tratta infatti di un disegno
di legge che introduce riforme di sostanza), ma portando
ad una positiva soluzione problemi aperti che avevano
comunque bisogno di una risposta legislativa da molto
tempo!
Vorrei sottolineare in particolare due aspetti positivi
contenuti nel provvedimento, che sono il frutto delle
modificazioni introdotte nel corso del suo iter
parlamentare. Mi riferisco, in primo luogo, alla questione
relativa alle graduatorie degli aspiranti a supplenza
delle accademie e dei conservatori. Dopo un contenzioso
durato per anni, la modificazione introdotta porta
all'autentica e corretta interpretazione della fonte
normativa originale - la legge n. 417 del 1989 -
ripristinando a tutti gli effetti il carattere nazionale
delle graduatorie e consentendo, quindi, che anche quelle
che saranno emesse per il prossimo anno accademico possano
essere assolutamente corrispondenti alle previsioni
normative contenute nella sopra citata legge.
La seconda scelta che riteniamo significativa (l'abbiamo
sostenuta per anni e l'abbiamo riprodotta con molta
chiarezza nel testo in esame) e che è stata assunta con
una larga maggioranza è quella relativa al trasferimento
del personale in dipendenza dagli enti locali che opera
nella scuola. Preciso che anche in questo caso non si
tratta di una riforma e che ben altro occorrerà fare e
prevedere a partire dalla legge sull'autonomia (con
quest'ultimo termine intendo riferirmi ad un complesso di
riforme strutturali) in merito alle questioni attinenti
alle forme di reclutamento e di utilizzo di tale
personale. Nel caso di specie, si introduce soltanto una
razionalizzazione che corrisponde ad un bisogno avvertito
da molti anni soprattutto dalle amministrazioni locali e
che consentirà, quindi, attraverso la riunificazione in un
unico ente istituzionale, una diversa gestione, perché
fonti normative consentono di poter mettere mano ad una
razionalizzazione del settore ed alle conseguenti
revisioni di tabelle ed organici.
Rimangono ancora aperte talune questioni - che hanno
generato questa mattina perplessità e rispetto alle quali
mi auguro che nel corso del successivo iter si possano
trovare soluzioni anche in termini di ulteriori modifiche
da apportare al testo - come quelle relative agli
insegnanti tecnico-pratici. Mi pare che per costoro il
testo riconosca la piena applicazione del loro diritto di
partecipazione nonché le modalità di espressione del voto
all'interno del consiglio di classe.
Altre questioni, che forse necessiteranno di ulteriori
approfondimenti, concernono i docenti italiani che
insegnano all'estero e i problemi legati alle graduatorie,
rispetto ai quali - ancorché si sia cercato di affrontarli
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nella contingenza ed anche in relazione allo sviluppo
dell'iter normativo (ricordo la legge n. 604) e dei
successivi procedimenti di natura giudiziaria (penso ai
ricorsi al TAR e ai pronunciamenti di organi
giurisdizionali) - si pone ancora una volta l'urgente
necessità di porre mano all'intera materia con un assetto
riformatore. Mi auguro almeno che la discussione che si è
sviluppata intorno a questi problemi possa consentire - in
attesa di una riforma che oggi, lo ripeto, acquista un
carattere di particolare urgenza - il dispiegarsi di una
corretta amministrazione da parte dei ministeri
competenti, che in passato non abbiamo visto sempre
applicata.
Per queste ragioni e con la piena consapevolezza che si
tratta di un provvedimento che tende a dare risposte a
questioni contingenti, quindi non di carattere
riformatore, abbiamo assunto un determinato atteggiamento
sulla serie di emendamenti che riguardavano materie sul
cui merito avremmo anche potuto discutere ma che
ritenevamo, per ragioni di opportunità e talora anche di
spesa, avessero una migliore collocazione in altri
provvedimenti.
Vorrei sottolineare un ultimissimo aspetto che non è stato
possibile affrontare e che costituisce un elemento sul
quale tornare a riflettere. Mi riferisco alla questione
che riguarda l'abrogazione della norma relativa al
passaggio dei trasferimenti finanziari per le scuole
all'ente poste. Si può anche convenire che non fosse
questa la scelta migliore; non vi è dubbio, ma avrei
preferito che di tale argomento si tornasse a parlare
nella sede propria, ossia nel corso dell'esame del disegno
di legge finanziaria e dei documenti di bilancio. In ogni
caso, infatti, si tratta di un provvedimento che comporta
una spesa e di questo occorreva avere consapevolezza. Non
e una questione di merito, ma avremmo preferito - ripeto -
affrontarla più compiutamente in una sede più propria che
non nell'ambito di un provvedimento che presenta le
caratteristiche alle quali facevo riferimento.
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