| GIOVANNI DE MURTAS. Intervengo brevemente, Presidente,
per confermare il giudizio di merito, sostanzialmente
negativo, che il gruppo di rifondazione
comunista-progressisti ha già espresso in sede di
discussione sulle linee generali sul provvedimento. Ne
abbiamo denunciato i limiti di disomogeneità ed i vizi
determinati dall'assenza di un respiro progettuale,
fondato su previsioni di strategia e sorretto da un quadro
di riferimento normativo certo. La logica che permane,
invece, è quella della navigazione a vista e degli
aggiustamenti temporanei. Dunque, anche al di là della
portata specifica del provvedimento, ribadiamo che non è
all'interno di simili orizzonti legislativi che si
troveranno soluzioni durature e valide che vadano nel
senso del rilancio della scuola pubblica, della
valorizzazione delle attività di formazione e di
insegnamento e della tutela delle attività di
apprendimento.
Queste valutazioni generali hanno trovato conferma, a
nostro parere, sia nell'andamento del dibattito in
Assemblea, sia con il voto sugli emendamenti che pure -
come ha sottolineato poco fa qualche collega - alcuni
risultati positivi ha permesso di ottenere, come nel caso
della situazione degli insegnanti tecnico-pratici. Ad ogni
modo, al di là di questi parziali risultati positivi,
emerge con chiarezza la debolezza di un provvedimento che
si situa in una linea di sostanziale continuità con le
politiche scolastiche perseguite finora anche dai
precedenti Governi.
Ci interessa ribadire con nettezza, in questo contesto, la
nostra valutazione negativa: a nostro avviso questo
provvedimento manca di una carica innovativa coerente e
continua anche - e questo potrebbe rappresentare un
handicap per il futuro ancora più grave - a nascondersi
dietro l'alibi dell'emergenza e dell'urgenza.
In questa direzione non vediamo segnali positivi e
riteniamo che a queste condizioni il disegno di legge in
esame non possa e non debba essere considerato alla
stregua di un valido presupposto legislativo né per le
ipotesi di riforma della scuola, né per la legge
sull'autonomia, e riteniamo che alla fine non potrà avere
neppure effetti positivi in senso generale, dal punto di
vista degli esiti di
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razionalizzazione del sistema scolastico, che peraltro
allo stato attuale appaiono ampiamente contestabili e non
condivisibili. Questo genere di valutazioni ci induce,
dunque, ad annunciare l'astensione dal voto sul
provvedimento in esame.
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