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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126050
SMC0215-0006
Bollettino Giunte e Commissioni n. 215 del 21 settembre 1995 - edizione definitiva - (SMC12-215)
(suddiviso in 47 Unità Documento)
Unità Documento n.6 (che inizia a pag.8 dello stampato)
               ...I COMMISSIONE PERMANENTE
  (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni)
 
 
...IN SEDE REFERENTE
C1741; C1973. LAVCOMM
C1741; C1973.
Abbinate proposte di legge: ZACCHERA: Norme per l'attuazione del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 277, istitutivo della provincia del Verbano-Cusio-Ossola (1741). (Parere della V Commissione). POLLI ed altri: Norme in materia di dislocazione degli uffici pubblici nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola (1973). (Parere della IV, della V e della XIII Commissione).
(Seguito dell'esame e rinvio).
Mauro POLLI.
Giovedì 21 settembre 1995. - Presidenza del Presidente Gustavo SELVA. - Interviene il Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Agostino Gambino e il Sottosegretario di Stato per l'interno Corrado Scivoletto.
ZZSMC ZZRES ZZSMC210995 ZZSMC950921 ZZSMC000995 ZZSMC000095 ZZSMC215 ZZ12 ZZD ZZC1 ZZRE ZZHH ZZII ZZFF
     La Commissione prosegue l'esame delle abbinate proposte di
  legge.
     Gustavo SELVA,  presidente,  ricorda che nella seduta
  del 14 settembre scorso ha svolto, nella sua qualità di
  relatore, la relazione introduttiva ed è iniziato il dibattito
  sul contenuto delle proposte di legge.
 
     Mauro POLLI (gruppo misto), illustrando le motivazioni
  ed il contenuto che ispirano la sua proposta di legge n. 1973,
  ricorda anzitutto che da un punto di vista geografico
  nell'ambito della nuova provincia del Verbano-Cusio-Ossola
  circa il 70 per cento del territorio è rappresentato dalla Val
  d'Ossola, una zona che confina con la Svizzera; si tratta
  pertanto in gran parte di una provincia transfrontaliera.
  Proprio in relazione a queste caratteristiche geografiche, si
  impone un'adeguata differenziazione che corrisponda alla
  diversa realtà territoriale, economica e sociale.  Questo
  spiega in particolare il significato dell'articolo 1, comma 2,
  della sua proposta di legge che prevede la localizzazione nel
  comune di Domodossola degli uffici della prefettura, della
  protezione civile, dei comandi provinciali dei vigili del
 
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  fuoco, dei carabinieri, della Guardia di finanza, della
  polizia di Stato e del Corpo forestale dello Stato della
  provincia.  Questa disposizione appare necessaria tenendo conto
  che Domodossola rappresenta una zona di confine ad alto tasso
  di criminalità; la penetrazione malavitosa è fortemente
  radicata a livello del traffico d'armi e del commercio di
  sostanze stupefacenti.  Vi è quindi una forte richiesta di
  rafforzare i presidi dell'ordine pubblico.  Inoltre va
  ricordato che la Val d'Ossola è un'area montuosa, spesso
  colpita da calamità naturali; ciò motiva il fatto di
  localizzare a Domodossola i Comandi in particolare della
  protezione civile e dei Vigili del fuoco.
     Queste richieste rispondono ad una comune volontà politica
  sul territorio; va ricordato che già nella prima riunione del
  nuovo consiglio provinciale è stata indicata l'opportunità di
  trasferire a Domodossola i Comandi della protezione civile e
  dei Vigili del fuoco.  Anche il gruppo di forza Italia si è
  dichiarato favorevole alla localizzazione a Domodossola della
  prefettura.  Non mancano inoltre altre voci a sostegno di
  questo orientamento; il deputato Borghezio in un recente
  intervento in Assemblea si è dichiarato favorevole alla
  necessità di un maggiore decentramento e nella stessa
  direzione va anche la proposta di legge n. 1741 anch'essa
  all'esame della Commissione.  Alla luce di questa
  considerazione si potrebbe sostenere che sarebbe stata una
  scelta migliore quella di istituire la provincia a
  Domodossola; ma a questo punto si tratta di una scelta
  difficilmente percorribile ed occorre pertanto procedere nel
  senso di venire incontro il più possibile alle esigenze delle
  popolazioni.  Del resto, va ricordato che lo stesso parere
  espresso dalla I Sezione del Consiglio di Stato il 18 marzo
  1992 sulla possibilità di istituire un doppio capoluogo
  rappresenta un elemento a sostegno della necessità di trovare
  forme alternative che consentano una migliore redistribuzione
  sul territorio degli uffici e delle strutture della nuova
  provincia, in maniera più coerente con un'equa ponderazione di
  tutti gli elementi che hanno determinato tale  status quo.
  Va inoltre osservato che, per poter collocare la sede degli
  uffici statali in zone diverse dal capoluogo di provincia, è
  necessaria, sulla base della legislazione vigente, una
  autorizzazione fondata su una fonte di rango legislativo.  Di
  qui la necessità e l'urgenza di approvare tale legge proprio
  perché le scelte organizzative indicate nella sua proposta di
  legge non possono che essere realizzate mediante una norma di
  fonte primaria.
     Il sottosegretario Corrado SCIVOLETTO osserva che la
  proposta di legge n. 1741 prevede che il Governo, in sede di
  attuazione del decreto legislativo n. 277/1992, istitutivo
  della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, sia autorizzato a
  disporre affinché ciascuna amministrazione dello Stato possa
  istituire uffici, sedi e strutture nella nuova provincia anche
  al di fuori del comune capoluogo di Verbania, per garantire un
  immediato collegamento tra gli organi periferici dello Stato e
  le comunità locali del Verbano-Cusio-Ossola.  Al riguardo,
  suscita perplessità la prefigurata possibilità di una generica
  istituzione di uffici o strutture decentrate dello Stato in
  comuni diversi dal capoluogo di provincia.  Infatti - con
  richiamo a quanto affermato dal Consiglio di Stato - Sez.  I
  con il parere n. 716/92 a proposito della ventilata creazione,
  poi non realizzata, del doppio capoluogo nella provincia del
  Verbano - va evidenziato che dalla legislazione vigente si
  desume anzitutto la necessità dell'esistenza nella provincia
  di un solo capoluogo e, in secondo luogo, il principio per cui
  gli uffici periferici statali di livello provinciale debbono
  aver sede nel capoluogo.  Certamente al legislatore non è
  precluso di disegnare una diversa dislocazione di detti
  uffici, ma ciò implicherebbe l'avvio di una riforma
  complessiva, secondo linee di tendenze innovative armoniche e
  razionali, che configuri una specifica individuazione degli
  uffici per i quali risulti compatibile la dislocazione in una
  sede diversa da quella del capoluogo di provincia.
     Tale principio vale a maggior ragione se si tratta di
  creare uffici distaccati e decentrati di strutture che
  l'ordinamento attuale
 
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  concepisce come unitarie e necessariamente accentrate
  nel capoluogo di provincia.  Nuove figure di ufficio statale
  subprovinciale, attualmente non previste, potrebbero essere
  create ma soltanto nel contesto di una riforma complessiva
  dell'amministrazione periferica dello Stato.  Dovrebbe,
  peraltro, essere rimessa alla singola amministrazione statale
  competente la valutazione circa l'istituzione od il riordino
  di uffici la cui creazione in ambito subprovinciale è già
  prevista dalla legislazione vigente.  Si potrebbe prospettare
  l'ipotesi dell'istituzione, non di veri e propri uffici
  distaccati e decentrati, ma solo di quelli che si potrebbe
  definire "servizi distaccati" o "sportelli", senza rilevanza
  giuridica esterna e senza l'attribuzione di una propria
  competenza territorialmente definita.  Detti "sportelli"
  avrebbero essenzialmente la funzione di facilitare l'accesso
  dei cittadini per il disbrigo di pratiche, la presentazione di
  istanze ed altro.  In altre parole, si tratterebbe di una
  soluzione assimilabile a quella adottata da varie
  amministrazioni comunali che, indipendentemente dalla rete
  delle circoscrizioni come organi di decentramento,
  distribuiscono sul territorio una serie di "sportelli"
  anagrafici, collegati telematicamente.
     Tali considerazioni valgono in generale anche ai fini
  della valutazione della proposta di legge n. 1973.
 
     Mauro POLLI (gruppo misto) fa presente che la sua
  proposta di legge non è volta a chiedere di istituire un
  doppio capoluogo di provincia, ma è volta a rispondere alle
  necessità ed alle esigenze avvertite diffusamente dalla
  cittadinanza e che egli è in dovere di trasmettere al
  Parlamento.  Quest'area geografica reclama e deve avere
  un'adeguata protezione sia a livello di ordine pubblico che
  sul piano della protezione civile.  A queste richieste deve
  rispondere il legislatore attraverso un opportuno
  decentramento di alcuni servizi.
     Il sottosegretario Corrado SCIVOLETTO, nel ribadire le
  osservazioni già svolte in precedenza, sottolinea che una
  dislocazione della prefettura in un luogo diverso dal
  capoluogo di provincia comporterebbe anche problemi non lievi
  di carattere finanziario.
 
     Mauro POLLI (gruppo misto) ritiene che non vi sia tanto
  una questione di costi quanto semmai della necessità di
  distribuire i fondi in luoghi diversi.  Ribadisce che in Val
  d'Ossola vi è una primaria esigenza di rafforzare i servizi
  dell'ordine pubblico e della protezione civile.
     Gustavo SELVA,  presidente e relatore,  sottolinea di
  aver egli stesso raccolto personalmente molte opinioni da
  parte della popolazione interessata che sono in linea con
  quanto ha osservato il deputato Polli; vi è indubbiamente la
  necessità di un rafforzamento dell'ordine pubblico e di avere
  in generale dei servizi adeguati.  Il legislatore deve perciò
  farsi carico di rispondere a tali sollecitazioni provenienti
  dalle amministrazioni locali.  In questa prospettiva non
  ritiene sufficiente la generica perplessità avanzata dal
  Governo; è necessario piuttosto che da parte dell'Esecutivo si
  indichi su quali decentramenti di uffici vi può essere un
  consenso.  E' necessario inoltre coordinare il contenuto delle
  due proposte di legge all'ordine del giorno visto che entrambi
  i progetti vanno nel senso di un decentramento ma la proposta
  di legge n. 1973 indica anche nel dettaglio per quali uffici
  si debba prevedere una diversa dislocazione.  Per dar modo di
  approfondire queste tematiche e le questioni sollevate ritiene
  opportuno, e la Commissione concorda, rinviare ad altra seduta
  il seguito dell'esame.
 
     La seduta termina alle 18,10.
 
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