| DOMENICO NANIA, Relatore di minoranza, rileva che
il dibattito svolto sulle proposte di modifica costituzionale
non ha portato rilevanti elementi di novità. Si evince, ancora
una volta, l'affermarsi di una cultura del sospetto: la paura
che la destra, vincendo le elezioni, possa costituire un
pericolo per la democrazia. Questa cultura del sospetto
traspare dalle posizioni del centro-sinistra, basti pensare
alla stessa impostazione della proposta di legge
costituzionale Bassanini ed altri. Tale atteggiamento non è
funzionale ad un serio dibattito in tema di riforma
costituzionale per il suo carattere propagandistico. E'
infatti paradossale che, da una parte, si invochi una riforma
costituzionale che ripari al rischio che la maggioranza possa
modificare la Costituzione a propri piacimento; dall'altra si
richiede una riforma elettorale che garantisca l'affermarsi di
una maggioranza in grado di governare. Dunque, alcune proposte
emergenti dal dibattito sono chiaramente strumentali ed
animate da questa cultura del sospetto. Dalle posizioni del
centro-sinistra emerge la convinzione che il corpo elettorale
non possa dire l'ultima parola su elementi portanti
dell'assetto istituzionale.
L'articolo 138 della Costituzione disciplina questo
rapporto della sovranità popolare con il procedimento di
revisione costituzionale: si tratta di una fase estremamente
delicata che trova molto sensibile il gruppo di alleanza
nazionale. Gli equilibri raggiunti con la previsione
dell'articolo 138, pur con talune incertezze, non pregiudica
l'accesso del corpo elettorale
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al procedimento di modifica costituzionale, se non in
presenza di una larghissima maggioranza parlamentare. Con la
proposta costituzionale Bassanini ed altri un terzo dei
parlamentari può impedire il procedimento di revisione
costituzionale.
Si tratta di una posizione che si pone in netto contrasto
con la necessità di cambiamento che emergono dall'opinione
pubblica.
Nel nuovo contesto politico, che intende favorire un
bipolarismo maturo, non è possibile erigere steccati
costituzionali per ostacolare l'affermazione politica
dell'avversario. Il problema del rapporto tra il sistema
maggioritario ed il procedimento di revisione di cui
all'articolo 138 della Costituzione era già emerso nella
scorsa legislatura, quando si paventava il pericolo che una
determinata maggioranza parlamentare poteva comprimere
l'autortità popolare; ma tale questione si può risolvere
ampliando, non eliminando, la possibilità di ricorrere al
giudizio del corpo elettorale. E se si vogliono "blindare"
taluni princìpi irrinunciabili, quali quelli di libertà e di
unità nazionale, non bisogna però dimenticare l'esigenza di
introdurre nella Costituzione nuovi princìpi che la pongano al
passo dei tempi; ad esempio quelli della unità europea, della
tutela dell'ambiente e della tutela della collettività nel
procedimento di formazione del pensiero nei rapporti con i
mezzi di comunicazioni di massa (Applausi dei deputati dei
gruppi di alleanza nazionale e di forza Italia).
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