| GIUSEPPE PERICU, Relatore per la maggioranza,
ricorda come numerosi interventi siano stati condizionati
da problemi contingenti, come quello della data delle
elezioni. Molti si sono riferiti al complessivo disegno di
riforma costituzionale, altri si sono soffermati sulle
questioni attinenti all'articolo 138 della Costituzione, poca
attenzione hanno ricevuto le altre proposte di carattere
garantista per la modifica degli articoli della Carta
fondamenale riguardanti i regolamenti parlamentari, l'elezione
del Presidente della Repubblica e dei giudici
costituzionali.
Da quasi tutti è stata espressa adesione ai princìpi
fondamentali che ispirano la Costituzione, i quali debbono
essere approfonditi e aggiornati, ma non modificati. Si è
richiesta, poi, d'ogni parte un incisivo e organico
ripensamento della forma di
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Stato e di Governo, con una particolare attenzione ai
rapporti fra Parlamento ed Esecutivo.
Vi è una forte tendenza alla destrutturazione dello Stato
con la valorizzazione delle autonomie locali, anche laddove ad
esso si accompagni un rafforzamento delle strutture centrali;
parimenti, si richiedeva consolidamento della posizione del
Governo rispetto al Parlamento.
Diverso trattamento possono quindi avere - pur nella
considerazione delle necessarie connessioni fra le due parti -
le norme costituzionali attinenti ai princìpi e ai diritti
rispetto a quelle che disciplinano la forma di governo.
V'è quindi lo spazio per una riforma organica della
seconda parte della Costituzione, che non può affidarsi
all'insufficiente strumento della legge elettorale.
Sulla materia toccata dal provvedimento in esame sono
state presentate proposte di legge da quasi tutti i gruppi.
L'esigenza riconosciuta e comune è quella di mantenere il
carattere rigido della Costituzione, a garanzia dei diritti e
della stabilità dell'odinamento. Si palesa d'altronde la
consapevolezza del fatto che il meccanismo dell'articolo 138
della Costituzione, pensato per modifiche parziali, non si
presta alla realizzazione di grandi e organiche riforme. Si è
pensato quindi a diversificare il quorum , necessario
per le modifiche rispettivamente alla prima e alla seconda
parte della Costituzione, elevando il primo alla maggioranza
dei due terzi. V'è altresì l'esigenza di individuare - in
forme diverse - un meccanismo alternativo di riforma, che
contempli eventualmente il pronunziamento del corpo
elettorale.
E' necessario comprendere se vi siano concrete possibilità
di portare a buon fine questo procedimento.
In realtà, il dibattito ha dimostrato che i problemi della
grande riforma non sono stati ancora sufficientemente
approfonditi, né sul piano politico, né su quello culturale.
Il Parlamento della XII legislatura compirebbe grande e degna
opera se esso giungesse a definire il percorso da tenere per
la realizzazione di tale riforma, che sarà altrimenti oggetto
di dibattito e di scontro nel prossimo Parlmento.
Le norme costituzionali non possono tuttavia essere
approvate a colpi di maggioranza: in tal caso, infatti, si
porrebbero le premesse per una estraneità di larghe parti
della cittadinanza e delle forze politiche rispetto ai
fondamenti del vivere associato e dello Stato. E' invece
necessario trovare su queste materie un punto comune
d'incontro, che il Parlamento di questa legislatura, proprio
per il sostanziale equilibrio che esiste in esso tra due
diversi orientamenti politici, è nelle migliori condizioni per
poter raggiungere. Ritiene quindi che debbano ricercarsi le
vie più acconce per conseguire questo risultato
(Applausi).
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